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 MICIADIALI/ E non solo al primo giorno gli effetti negativi dell'orare legale per il benessere psico... di giuseppe
 
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"...Contro tutto questo voi non dovete far altro che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare...”.

Pier Paolo Pasolini
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di giuseppe (del 18/09/2007 @ 17:44:40, in blog, linkato 3338 volte)

Il Premio “PUBLIO ELVIO PERTINACE”, fondato a Torino nel 1985, giunge quest’anno alla sua XX edizione.

Esso è dedicato alla figura dell’unico Imperatore romano di origine piemontese, vissuto tra il 126 e il 193 d.C. (seguì Commodo e precedette Settimio Severo). Il prestigioso riconoscimento è stato istituito allo scopo di premiare chi si distingua in campo artistico, culturale o scientifico, dando lustro al Piemonte e ben rappresentando qualità ed attitudini tipiche della nostra regione.

Il premio sarà assegnato quest’anno a VITTORIO MATHIEU, professore emerito di Filosofia Morale dell’Università di Torino, Accademico dei Lincei, socio nazionale dell’Accademia delle Scienze di Torino, già membro e vicepresidente del Consiglio esecutivo dell’Unesco (Parigi).

La targa-ricordo gli verrà consegnata giovedì 4 ottobre (ore 21) presso il CIDAS, il Centro Italiano Documentazione Azione Studi di via della Consolata, 12 - Torino, dal Bruno Labate, presidente dell'Associazione Poesia attiva e fondatore del Premio.

L’ingresso alla manifestazione è libero.

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Vittorio Mathieu è nato a Varazze il 12 dicembre 1923.

Laureato in Filosofia teoretica a Torino nel 1946 e libero docente nella stessa materia nel 1956, dal 1958 è stato incaricato e dal 1961 ordinario di Filosofia teoretica all'Università di Trieste.

Primo vincitore del concorso di Storia della Filosofia del 1960, dal 1967 è stato ordinario di Filosofia, poi di Filosofia morale, nella Università di Torino.

Attualmente è comandato al Centro interdisciplinare dell'Accademia dei Lincei, di cui è Socio nazionale dal 1990. Dal 1972 al 1980 è stato membro del Comitato 08 del CNR. Dal 1976 al 1980 è stato membro e poi Vicepresidente del Consiglio esecutivo dell'UNESCO (Parigi).

E’ autore di numerosi studi e saggi, fra cui:

 -L'oggettività nella scienza e nella filosofia contemporanea, Torino, 1960;

-Dialettica della libertà, Napoli, 1970;

 -La speranza nella rivoluzione, Milano, 1972;

-Perché punire, Milano, 1980;

-Cancro in Occidente, Milano, 1983;

-Filosofia del denaro, Roma, 1985;

Inoltre è autore di una conosciutissima Storia della filosofia.

Gli interessi attuali di Mathieu vertono sul rapporto tra scienza e filosofia, entrambe indispensabili per intendere la realtà da punti di vista complementari. La scienza elabora concetti operativi, e perciò oggettivi, che però non esauriscono la realtà in tutti i suoi aspetti. La filosofia interpreta la realtà, anche in quegli aspetti che non si lasciano oggettivare operativamente, ma non sono per questo meno reali e dotati di valore. L'attività "ermeneutica" - ossia interpretativa del reale - si esplica in campo estetico, etico, storico, oltre che di filosofia generale, alla quale Mathieu cerca di contribuire con una metafisica della "differenza.

Fra i molteplici contributi di Mathieu alla filosofia civile, importantissimi i libri dedicati allo “stato spirituale dell'Occidente”, in cui denuncia il pericolo dell’assenza dei valori e critica le ideologie totalitarie e nichiliste.

 
Di giuseppe (del 17/09/2007 @ 16:22:14, in blog, linkato 2102 volte)

...sono gli scienziati, tutti eminenti ricercatori, docenti universitari e autorità nel loro campo a livello internazionale, che hanno elaborato varie e documentate teorie a dimostrazione della tesi che le modificazioni climatiche della Terra sono legate a fenomeni naturali, primo fra tutti le irradiazioni solari, e a cicli secolari e anzi millenari di progressivo raffreddamento e riscaldamento.

Studi seri e autorevoli, che però non trovano una vasta eco sui mass - media, perchè questi prediligono ovviamente per fare audience i catastrofismi e gli allarmismi alla Al Gore, alla Pecoraro Scanio e alla...Emilio Fede.

Io nel mio precedente blog "Apocalypse now" non ho inventato niente, al massimo ho ragionato. ma siccome non sono scienziato, cito uno studio scientifico vero e proprio, ai tanti che mi hanno chiesto delucidazioni su quelle che NON sono mie invenzioni, e non sono stravaganze.

La storia della Groenlandia è verissima. Come è vera la storia che vi racconto adesso di più di mille anni prima, quella di quando i Romani sbarcarono in Britannia, nel primo secolo avanti Cristo.

C'era un clima mite in tutta la grande isola, vi portarono la vite e la coltivarono con profitto, come si continuò a fare in seguito per alcuni secoli, fino alla successiva ondata di freddo, che la fece scomparire da tutta l'Inghilterra.

Lo studio scientifico di Fred Singer e Dennis Avery si intitola "Unstoppable global warming" e fra l' altro sostiene che sono i cicli di freddo e non quelli di caldo - come quello in corso - che scatenano i problemmi maggiori, tipo epidemie e carestie.

Infine, comprova un'altra tranquillizzante e beneagurante evidenza: gli uomini, gli animali e gli ambienti naturali in cui vivono si sono sempre adattati a tutti i cicli di variazione termica.

 
Di giuseppe (del 13/09/2007 @ 18:29:53, in blog, linkato 2087 volte)

In una conferenza internazionale da egli stesso indetta in auto - celebrazione a Roma, ieri il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha parlato delle modificazioni climatiche planetarie, disegnando scenari apocalittici, a breve termine.

Se avesse avuto un minimo di decenza, Alfonso Pecoraro Scanio, ministro “verde” di un governo “progressista” si sarebbe dovuto dimettere il mese scorso, quando, dopo un anno e passa, sono aumentate del 250% le aree colpite e del 70% il numero gli incendi nei boschi, questi sì con effetti catastrofici, e immediati.

Dovevamo avere un ministro “verde” all’ambiente, per assistere a questo scempio, così come dovevamo avere un ministro comunista al lavoro per assistere quotidianamente con ritmi ormai impressionanti allo stillicidio quotidiano di morti e feriti per infortuni sul lavoro.

Poi dice che Prodi perde consensi...

Buoni soltanto a parlare, questi verdi e questi rossi. Come sulla guerra. Ah, sì! Sono contrari alla guerra, sì. Ma sono attaccati alle loro poltrone.

Se avessero un minimo di ritegno, i verdi tutti quanto meno dovrebbero stare zitti: sono stati loro, manipolando artatamente e soffocando l’opinione pubblica, vent’anni fa, a imporre la scelta sbagliatissima, deleteria, della rinuncia al nucleare, energia pulita e a basso costo: col risultato che oggi siamo dipendenti dall’estero per i nostri bisogni energetici, per cui spendiamo tanto e ci ritroviamo carichi di emissioni inquinanti ci carbone e petrolio.

Adesso invece soltanto Pierferdinando Casini sostiene il ritorno al nucleare. Stranamente non intervistato dal giornale del padre della sua convivente, ma sul Corriere della sera, ha auspicato la costruzione di nuove centrali nucleari.

Ed ha ragione, è giustissimo, è l’unica cosa sensata da fare nell’immediato, mentre si studiano e si incrementano le possibilità offerte dall’idrogeno. Ma guarda se io mi devo trovare d’accordo con Casini!

Va beh, succede pure questo, pazienza e c’è di peggio nella vita, amen.

Ma torniamo ad Alfonso.

Oggi in tanti parlano di modificazioni climatiche. La scienza non riesce a sapere che tempo farà fra una settimana e questi invece pretendono di sapere già tutto!

Sono scienziati che mascherano così la loro impotenza; politici che nascondono così la loro incapacità; imprenditori che celano così i loro affarismi, personaggi in cerca di pubblicità e, infine, giornalisti da avanspettacolo, che fanno la faccia scura e coprono i buchi lasciati dai loro servizi servili in questo modo, cazzo, però, ha fatto caldo ad agosto!

Intendiamoci: questo non vuol dire che bisogna inquinare, anzi. Magari Pecorano Scanio avesse fatto arrestare qualche inquinatore, almeno qualche piromane! Magari avesse chiuso qualche industria che scarica nei fiumi, magari avesse ripulito qualche corso d’acqua, magari...Tutte cose che NON ha fatto, non ha saputo e non ha voluto fare: sa soltanto parlare di cose di cui non conosce le ragioni e di cui ignora, come tutti, le profondissime e ancora ignote dinamiche.

Le mutazioni climatiche, il caldo e il freddo, sono come yang e yin, sono il respiro dentro e fuori del pianeta e di tutte le emissioni umane, a cominciare dalle parole emesse ieri da Alfonso Pecoraro Scanio, se ne strafottono.

Lasciamo perciò al bar dello sport e al telegiornale di Emilio Fede, ora anche al nostro ministro verde, certi discorsi sul che caldo ha fatto, intorno a ferragosto, cazzo, che caldo ha fatto, davvero, veramente, assolutamente, e sui ghiacciai che si sciolgono.

Si sono sciolti i ghiacciai, già tante volte e la specie umana non solo è sopravvissuta, ma si è adattata e si è evoluta.

Sapete tutti che la Groenlandia si trova in cima al mondo, in mezzo a oceani ghiacciati e con un freddo della madonna.

Bene.

Forse non sapete perché si chiama così.

La chiamarono così, terra verde, green land nell’adattamento in inglese, gli antichi navigatori Vichinghi, quando vi giunsero comodamente, prima dell’anno mille e la videro coperta di lussureggiante vegetazione: c’erano gli agricoltori che vi coltivavano la vite e tante altre piante mediterranee; i pesci d’acqua dolce e salata saltellanti e i pescatori; e in un quadro bucolico le greggi di pecore e i pastori. Non c’erano i pecorari, però: quelli, purtroppo, ce li abbiamo noi adesso.

 
Di giuseppe (del 12/09/2007 @ 19:33:50, in blog, linkato 2468 volte)

Ieri l’europarlamentare ed esponente storico della Lega Nord Mario Borghezio è finito in carcere a Bruxelles, dove manifestava contro gli Islamici in Europa, o qualcosa del genere: nel bel mezzo di un corteo non autorizzato, portato di peso a suon di botte dalla polizia belga in questura, dove è rimasto sei ore a prendersela con l’universo mondo, prima di essere rilasciato, senza scuse.

Di supporto all’edificante episodio, oggi su Repubblica Meo Ponte rievoca altre più squallide imprese di cui il “politico” torinese è stato artefice negli anni passati, su cui, tutti, è meglio stendere il pietoso velo del silenzio.

Mi è rimasta impressa, però, una frase, che poi è una dichiarazione di Borghezio stesso: “Mi sono formato sugli scritti di Evola e di Guenon”.

Ora, i libri, oltre che leggerli, bisogna pure capirli.

Borghezio quei libri li avrà pure letti, ma o non li ha capiti, o li ha completamente dimenticati.

La Lega Nord è nata sul pregiudizio contro i meridionali d’Italia ed è cresciuta sul pregiudizio razziale contro gli immigrati extracomunitari, mentre ora si vorrebbe alimentare con una specie di crociata contro Islam. Qualcosa di vergognoso, così come improponibili sono le sue teorie per così dire più propriamente politiche, come quando parla di federalismo, senza aver capito nulla di Cattaneo, o Gioberti, oppure della risibile Padania: ma che cazzo è questa Padania?

Ora Borghezio non si permetta di associare alle sue idee e alle sue azioni ideali le sue letture giovanili, che, ripeto, o non ha capito, o ha del tutto dimenticato, bestemmiando quei nomi sacri per la vera cultura di destra.

Evola non era razzista: era spiritualista, meritocratico, statalista, patriottico, elitario. Comunque nopn sarebbe mai andato a spruzzare con il deodorante i neri, o a bruciare i ricoveri di fortuna dei nord-africani. Non avrebbe mai vilipeso il tricolore.

Guenon, che fra le religioni predicava il confronto e fra le civiltà il dialogo, dell’islamismo era un ammiratore.

 
Di giuseppe (del 11/09/2007 @ 11:42:49, in blog, linkato 2059 volte)

Dopo sei anni, queste celebrazioni di tutti i tipi grondanti di retorica e di bugie hanno stufato.

Ormai, quelli che all’inizio apparvero subito più che sospetti hanno il conforto delle prove inconfutabili e sono fatti incontrovertibili.

Ricordiamo allora, certo, con commozione le quasi tremila vittime innocenti, altre di una storia che è ancora sangue, dolore e tragedia.

Però, diciamo pure le verità:

Bin Laden è una creatura degli Stati Uniti d’America;

è stato a lungo allevato e coccolato;

l’amministrazione americana sapeva dell’attacco che stava preparando con i suoi fanatici e non ha fatto nulla per fermarlo;

essa stessa ha predisposto l’abbattimento con cariche di tritolo delle torri e delle costruzioni vicine, in concomitanza dell’attacco;

l’aereo contro il Pentagono è un’altra colossale messinscena;

tutto ciò è servito quale pretesto per scatenare due guerre, contro l’ Afghanistan e contro l’ Iraq;

queste due guerre sono servite alle industrie di armamenti e alle industrie petrolifere – le multinazionali che sostengono l’amministrazione americana – per fare enormi profitti e reggere meglio l’intero sistema dell’imperialismo economico che sottende la globalizzazione;

queste due guerre sono costate decine di migliaia di vittime innocenti, fra le popolazioni civili dell’ Afghanistan e dell’ Iraq;

queste due guerre hanno provocato anche molti morti di soldati americani: ché poi sono sempre i soldati a pagare e i soldati sono sempre i poveri, gli emarginati e gli esclusi, che si arruolano per questo e vengono usati come carne da macello, da chi si serve delle guerre e delle sue tragedie per speculazioni e affari, per diventare sempre più ricco;

in memoriam anche dei soldati italiani caduti in queste due guerre assurde, volute da Bush e dai suoi sostenitori;

e diciamola, infine, chiaramente: in aperto contrasto con la propria Costituzione, di cui Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano non hanno saputo essere garanti, in quanto espressioni di quelle stesse forze politiche che l’hanno violata, l’Italia è complice, parte attiva di queste due guerre, con l’adesione pressoché unanime della politica, da Alleanza nazionale e Forza Italia, a Rifondazione comunista e Comunisti italiani, passando per Romano Prodi e Massimo D’Alema.

 
Di giuseppe (del 10/09/2007 @ 13:06:11, in blog, linkato 2039 volte)

E’ talmente nota la tristissima, tragica, recente vicenda di Erba, che non c’è bisogno di riassumerla.

Un po’ meno noti, però, per esempio sono gli omicidi avvenuti qualche giorno fa, a Torino e dintorni e legati allo stesso motivo scatenante.

Pochi sanno, infine, che la giustizia italiana, già di per sé paralizzata per fatti propri, è ancora di più ingolfata da centinaia di migliaia e migliaia di cause intentate per futili motivi, tipo querele e denunce legati a fatti e misfatti fra vicini di casa.

Poi, puntualmente, se ci fate caso, ci scappa il morto. Con una frequenza regolare, per quanto misconosciuta e insondata e senza che nessuno abbia nulla da dire e tanto da fare in proposito.

Eppure, gli omicidi, i delitti di vario genere, i reati vari sono soltanto la spia visibile di un fenomeno gigantesco, che sempre di più condiziona negativamente, o avvelena del tutto, la nostra esistenza quotidiana, tranne, ovviamente, soltanto quelli che hanno la fortuna di vivere in ville isolate su quattro lati e magari circondate da giardini o terreni. Se no, tutti coinvolti, senza distinzione più fra nord e sud, metropoli e provincia, città e paesi, dotti e analfabeti, ricchi e poveri.

Siamo sicuri che ognuno potrebbe raccontare la sua personale esperienza, in una casistica sterminata.

Per molti, diventa una vera e propria condizione patologica, dover sopportare rumori ritenuti, a torto, o a ragione, non importa, molesti, oppure offendere, colpire il vicino “nemico” con tutta una serie di pressioni, o dispetti, o interventi anche delinquenziali.

Una macchina parcheggiata male nel cortile, oppure una radio tenuta a volume ritenuto troppo alto, bastano e avanzano per far maturare vere e proprie tragedie.

Se, manzonianamente, è sempre difficile separare in maniera netta il torto e la ragione, ci sono però persone che sembrano vivere per questo: per gridare e prendersela con il vicino, al quale concedono al massimo di respirare ( piano, beninteso...). Poi, per sparlare di lui, col portiere, con gli altri condomini. Ahhh...

E niente va mai bene, c’è sempre qualcosa su cui avere da ridire o da ri – gridare, per cui bussare al muro, se magari appena appena uno alza la voce, o tiene accesa la lavatrice.

Questa la causa principale del triste fenomeno: queste persone abiette e meschine, che non fanno altro nella loro squallida vita, che prendersela col vicino, colpevole di vivere, per riversare su di lui il proprio fallimento, la propria solitudine disperata e disperante, il proprio squallore morale: ecco, bisognerebbe colpire e isolare in via preventiva, per vie giudiziarie, penali addirittura, queste persone, dopo averle fatte seguire come veri e propri casi sociali dagli assistenti sociali, o da psicologi e psichiatri.

Poi, nei condomini si litiga principalmente e nell’ordine: per i rumori molesti, per i cattivi odori nelle scale o nei cortili, per questioni relative ai confini di proprietà, per la divisione delle spese, per le contestazioni all’amministratore sui conti, per l’utilizzo delle parti comuni (ad esempio i cortili).

Milioni e mezzo di famiglie italiane vivono in condominio, ma nel nostro Paese non esiste ancora una legge che disciplini in modo specifico e organico questa materia. Del resto, le norme del codice civile e del codice penale, tanto meno gli ampollosi, barocchi regolamenti condominiali che si trovano a volte ancora appesi negli androni, quelli che vietano praticamente tutto, letti i quali viene la voglia di suicidarsi, per non arrecare disturbo, non bastano di per sé a risolvere la questione.

Poi, non è un problema di leggi. Se anche ci fosse – ma intanto non c’è – una legge organica, che disciplinasse in maniera compiuta e ordinata cosa è giusto e cosa non è giusto all’interno di un condominio, in maniera chiara e incontrovertibile, c’è comunque lo sfascio della giustizia, l’incapacità di incidere nella vita quotidiana, di forze di polizia e magistrati.

Non c’è più l’autorità dello Stato che, detta in un altro modo, è l’autorità della comunità, quella in cui si vive.

Dalle scuole, dalle scuole di ogni ordine e grado, è sparita del tutto l’educazione civica, non si insegna più a nessuno niente a proposito di buone maniere, di vivere civile, né le altre istituzioni aiutano in nessun modo, né a prevenire, né a reprimere.

Dominano incontrastati l’egoismo, l’egocentrismo, il cinismo, la prepotenza, l’incuria, il menefreghismo. Quelle che all’estero sono esempi consolidati e quotidiani di virtù praticate e diffuse, in Italia sono sconosciute astrazioni, smentite regolarmente nella pratica con comportamenti esattamente contrari, come contraria, per ragioni ataviche, è proprio l’impostazione mentale.

Che fare allora?

Beh, qualche soluzione pratica ci sarebbe.

Oggi esistono materiali edilizi completamente isolanti, che fra l’altro non costano nemmeno più degli altri, a parte i doppi vetri e sarebbe buona cosa cominciare ad edificare esclusivamente con questi le nuove abitazioni, imponendolo per legge ai costruttori. Poi, nei limiti delle proprie possibilità economiche, ognuno potrebbe provvedere da sé, magari utilizzando opportune agevolazioni finanziarie.

Ma, poiché non è pensabile di abbattere e ricostruire tutti i nostri palazzi, compresi quelli dove da una casa all’altra si sentono finanche i passi in pantofola e i bisbigli all’orecchio, cosa si può fare in pratica?

Ecco, per esempio si potrebbe istituire un’apposita sezione di pronto intervento dei vigili urbani, opportunamente istruita a sua volta e predisposta con tutta l’autorità del caso, compresa quella di arresto istantaneo e processo per direttissima, là dove fallissero gli altri interventi sanzionatori ed educativi.

Ben inteso, sia per chi disturba oltre ogni ragionevole limite, sia per chi protesta senza alcun fondamento né giuridico, né ragionevole, soltanto perché non ha di meglio da fare che prendersela con il vicino, per molti l’unica ragione della propria esistenza. Infine, bisogna urgentemente introdurre l’educazione civica a scuola, dall’asilo infantile, alla tesi di laurea e anzi farla diventare la materia principale di ogni corso e di ogni indirizzo. Ci vorranno un paio di generazioni. Ma prima o poi bisognerà pur cominciare...

 
Di giuseppe (del 06/09/2007 @ 13:52:44, in blog, linkato 1611 volte)
Sessanta anni sono un bel traguardo per tutti, anche per Luca Cordero di Montezemolo, che l’ha raggiunto qualche giorno fa, al culmine di un’estate vissuta alla grande, in cui ha fatto vedere il suo...pisello, immortalato dalle foto di un settimanale di pettegolezzi e poi rimbalzato sulle pagine dei quotidiani, per effetto di quel servilismo per giunta stupidissimo che contraddistingue certo giornalismo italiano. Come l’articolo su La stampa di Torino, in cui Carlo Rossella, un tempo giornalista importante, ha raccontato con sdolcinature stomachevoli e risibili ossequi la festa di compleanno, svoltasi a Capri cui ha partecipato da invitato, omettendo di dire che si tratta di un suo vecchio amico e consolidato sodale. A parte la lirica descrizione degli scherzi degli amici suoi, commovente era poi la rivelazione che tanto di anni Luca ne dimostra di meno, anzi, “molti” di meno, come la ridondante prosa di Carlo Rossella assicura. A parte il caso umano di Carlo Rossella e il caso sociale della Stampa di Torino, col potente di turno, capo dell’associazione degli industriali, il giornalismo è sempre mogio mogio, certo di non sbagliare, mostrandosi forte con i deboli e debole con i forti. Ma poiché i giornali sono quasi tutti di banchieri e industriali, che ne parliamo a fare? Ora Luca Cordero di Montezemolo è diventato l’incensato campione dell’antipolitica, il severo fustigatore dei costumi, dopo i suoi discorsi sui costi e i privilegi della politica. Peccato si sia ..dimenticato di dire quanto le industrie, soprattutto quelle più grandi, abbiano avuto e abbiano continuamente dalla politica, sotto svariate forme, dai contributi a fondo perduto, alla cassa integrazione, dalle agevolazioni, ai privilegi fiscali: somme astronomiche, per cui per esempio Fiat e Ferrari si possono permettere di pagargli uno stiupendio di 12 milioni 850mila euro l’anno. E peccato che non ci sia stato nessun anti-Rossella, che abbia ricordato di quando lo stesso Luca Cordero di Montezemolo, all’epoca addetto alle pubbliche relazioni della casa madre, si faceva pagare in nero, per presentare qualcuno all’Avvocato... Relazioni pubbliche e pure private, insomma...
 
Di giuseppe (del 05/09/2007 @ 15:57:06, in blog, linkato 2136 volte)

DIECI PUNTI DI RICOSTRUZIONE MULTIMEDIALE E DI RICERCA INTERDISCIPLINARE

A differenza di tutti gli altri, che sono qui riportati per esteso, anche quelli che hanno il rimando - segnalazione sulla home page, questo blog esiste solamente e direttamente proprio sulla home page. Ciò non solo per la lunghezza del testo, ma soprattutto per le particolarità tecniche di questo mio blog davvero speciale.

Lo troverete però non appena saranno ultimati il rifacimento e il restyling dell'intero sito, cioè non appena il grafico Stefano Stradella finirà il suo lavoro, come al solito geniale. Questione di pochissimi giorni e pertanto ne do già l'annuncio, dedicandolo a tutti coloro i quali mi seguono con affetto, nella speranza di migliorare così la partecipazione di tutti e per tutti accrescere l' interesse.

ORA PUOI TROVARE TUTTO SU QUESTO CASO, COMPRESI GLI AGGIORNAMENTI SUCESSIVI, DIRETTAMENTE SULLA HOME PAGE: vai o ritorna quindi su

www.giuseppepuppo.it

 
Di giuseppe (del 30/08/2007 @ 13:38:59, in blog, linkato 11940 volte)

Non replico mai, nel bene e nel male, alle reazioni, agli interventi, ai commenti che giungono sul sito: rispetto la libertà di tutti, esaltata da internet e non voglio avere l’ultima parola.

Replico invece a voce a chi a voce mi chiama, mi incontra e mi affida le proprie sensazioni, come è successo molto a proposito dell’articolo di ieri, “calcio d’inizio”.

A proposito, notando come un argomento tutto sommato marginale, no? se vogliamo, almeno rispetto a tante tematiche affrontate in questa sede, abbia suscitato un vespaio di polemiche reazioni, dico soltanto che confermo e sottoscrivo tutto quanto scritto ieri. Punto.

Rimango oggi più o meno vicino al tema, perché la mia attenzione è stata attratta da un’intervista di Milly Moratti, di professione moglie di Massimo Moratti, presidente dell’Inter, cognata del fratello di lui GianMarcoMoratti, presidente del gruppo e della sorella di lui Letizia Moratti e basta così perché non riesco mai a raccapezzarmi bene in queste dinastie, tipo la famiglia Agnelli, quella reale inglese e generazioni simili.

Comunque, per dire che la signora si è sentita gratificata dalle recenti affermazioni di Walter Veltroni, a proposito della ricchezza, che non è a suo dire nemica della sinistra, anzi. E certo. Così la signora si esalta e passa a sostenere tesi talmente deliranti, che non meritano nemmeno repliche di sorta.

Merita invece sottolineare come gran parte della famiglia Moratti sia notoriamente schierata a sinistra, mentre ha lasciato, smarcata, all’ala destra, la Letizia, come è noto nel cuore di Berlusconi, già ministro della pubblica istruzione, in fondo alla classifica del peggior ministro della storia, ora sempre per volontà di Berlusconi sindaco di Milano e papabile delfina del leader del centro-destra, naturalmente fra trenta anni, quando, varcata la soglia dei cento anni, settanta di età biologica, il buon Silvio si sarà orientato ad andare in pensione... Questo per evidenziare la natura dei veri, grandi, ricchi, sapientemente a cavallo e in sella per dare ordini e foraggio, sia da destra, sia da sinistra. Ma di calcio e non di ippica e nemmeno di politica dovevamo parlare, no?

Ecco, sono risaputi gli straordinari interessi che il calcio muove.

Soltanto gli spiriti più critici avvertono invece la deriva commerciale che sta progressivamente deteriorando il calcio, dove vige la legge del più forte economicamente, con meccanismi autoreferenziali. Grandi sì, perché grandi economicamente.

L’Inter in primo luogo. Sono anni e anni che la società compra giocatori incredibili, in senso positivo, ma pure in senso negativo e poi li ricopre di cifre esagerate, assurde, con ciò a volte rovinandoli.

Qualche nome? Uno su tutti, tal Alvaro Recoba, che da un decennio percepisce milioni di euro, senza aver mai fatto nulla da un punto di vista calcistico.

Poi, le storie di Vieri, Ronaldo e Adriano, che con la maglia dell’Inter frequentavano più le discoteche che i campi di calcio sono di pubblico dominio e non c’è bisogno di raccontarle.

Ecco, di tutto questo c’è un solo responsabile, Massimo Moratti, per giunta capace di vincere dopo centinaia di milioni di euro sperperati in tanti anni soltanto uno scudetto, lo scorso anno, quando le squadre rivali o non c’erano, o erano squalificate, in seguito alle note vicende di calciopoli.

Vicende in cui l’Inter non è entrata, anzi, ne è stata premiata: peccato che sia invece pesantemente coinvolta in altri scandali, quelli del così detto doping amministrativo, o quelli della Telecom: già, perché il vicepresidente dell’Inter si chiama Tronchetti Provera e sì è sempre lui.

Però è del presidente che vogliamo continuare a dire. Vale la pena in tal senso raccontare un edificante aneddoto. Anni fa uno dei tanti allenatori succedutisi sulla panchina nerazzurra, Hector Cuper, stanco del disimpegno dei suoi calciatori, una domenica sera, dopo l’ennesima, brutta prestazione, per punizione decise di mandarli tutti in ritiro. Bene. La domenica sera stessa in quel ritiro si presentò il presidente Massimo Moratti e per consolare i suoi giocatori della punizione regalò a ciascuno di loro una sterlina d’oro.

Ecco, questo basta e avanza a far capire il personaggio.

Ma dei soldi, vogliamo dire, dei soldi, quelli celebrati dall’intervista di sua moglie Milly, “tifosa”, giacché ci siamo, di Walter Veltroni, da dove venga la ricchezza della famiglia Moratti, trecentonovantacinque milioni di euro di utili netti col petrolio nel 2006, quali appoggi politici abbia per convenzioni e finanziamenti e quali sistemi poi in più usi per procacciarsi liquidità. Lo facciamo anzi dire a due colleghi, Carlo Bonini e Walter Galbiati, autori di una di quelle inchieste, piena di voglia di scoperta, grondante di iniziativa e profumata di libertà, che riconciliano col giornalismo. E’ uscita qualche mese fa su “Repubblica”, col titolo “Quei milioni dello Stato alla raffineria di Moratti”.

Ne riportiamo soltanto l’inizio, tanto basta e avanza a far capire tutto:

Sul mare di Sarroch, 25 chilometri da Cagliari, costa sud-Orientale della Sardegna, si leva la più grande raffineria di petrolio del Mediterraneo. Quindici milioni di tonnellate di greggio lavorate ogni anno (300 mila barili al giorno), pari a un quarto della capacità di raffinazione italiana. Una grande mammella in cui pompano petrolio e succhiano carburanti clienti come "Shell", "Repsol", "Total", "Eni", "Q8", "Tamoil". è un gioiello industriale di proprietà dei Moratti. è il cuore della "Saras", l' azienda di famiglia. Ma, negli ultimi dieci anni, il denaro che lo ha reso tale è uscito dalle casse dello Stato. Circa 200 milioni di euro elargiti a fondo perduto, attraverso tre "Contratti di programma" cui hanno messo la firma i presidenti che si sono succeduti nel tempo alla guida del Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica). Nomi importanti del centrodestra e del centrosinistra (Giancarlo Pagliarini, Carlo Azeglio Ciampi, Vincenzo Visco, Mario Baldassari, Domenico Siniscalco e Giulio Tremonti), specchio del rapporto bipartisan con la politica della famiglia Moratti. Ai Moratti, quei 200 milioni di euro sono costati un nulla in termini finanziari. E, soprattutto, hanno reso bene. Perché, una volta rinnovati gli impianti, la famiglia ha potuto affacciarsi in Borsa quotando una "Saras" tirata a lustro e dunque fare cassa. Oltre due miliardi di euro. Di cui un miliardo e 700 milioni percepiti da Massimo e Gian Marco Moratti e soltanto 360 milioni (frutto di un aumento di capitale) messi a disposizione del gruppo. I "Contratti di programma" sono una leva di politica economica per incentivare le imprese a realizzare progetti strategici in aree depresse in periodi di transizione e il loro valore viene per lo più misurato nella creazione di nuovi posti di lavoro. Tra il 1995 e il 2004, la "Saras", caso pressoché unico tra le aziende che ne hanno beneficiato (tra queste, Eni e Fiat), di contratti di programma ne firma tre. Uno dietro l' altro. "Saras I", "Saras II", "Saras III". Sulla carta, interessano solo in parte gli investimenti industriali nella raffineria (attività estranea, del resto, allo spirito dei contratti di programma). Ma soltanto sulla carta. Nel dettaglio, i tre accordi hanno una struttura simile. Una parte riguarda appunto gli investimenti industriali nello stabilimento di Sarroch, l' altra investimenti collaterali in progetti di ricerca. Ad oggi, dei tre contratti stipulati, solo il "Saras I" si è chiuso, mentre gli altri due devono ancora essere sottoposti alla verifica finale del raggiungimento degli obiettivi. Un passaggio che consente al gruppo di approvare un bilancio in cui i finanziamenti pubblici vengono trasformati dalla voce debiti verso lo Stato in quella di sovvenzioni a fondo perduto. Ecco dunque cosa è accaduto...".

E allora, certo, Milly Moratti, viva i ricchi! E sì, Massimo Moratti, forza Inter!

 
Di giuseppe (del 29/08/2007 @ 12:43:13, in blog, linkato 1499 volte)

Un mese di squalifica e 15.000 euro di multa: tanto è costato a Silvio Baldini, allenatore del Catania, l’aver dato un calcio in culo al collega del Parma Mimmo Di Carlo, che lo aveva pesantemente e del tutto gratuitamente offeso, nel corso dell’incontro disputato domenica scorsa allo stadio “Tardini” della città emiliana, valido per la prima giornata del campionato italiano di serie A.

Ok, il prezzo è giusto. Tutto sommato un costo accettabile e una buona reazione. Non si può sempre tacere e ringraziare, quando si è sulle strisce pedonali e si viene insultati dall’automobilista di turno; o si devono sentire le offese del tossico al quale viene rifiutata l’elemosina che avrebbe voluto estorcere; o si va in auto a cinquanta all’ora su strada urbana e si viene sorpassati da uno che bestemmia qualcuno o qualcosa di caro.

Un grande regista cinematografico della storia del cinema, John Ford, ha ricavato un bel film, sull’uomo tranquillo, che però a un certo punto reagisce, oh!

Ecco, nell’ultimo caso, per esempio, si avrebbe voglia di rincorrere, l’automobilista cafone, procurarsi una pistola e freddarlo senza pietà e si avrebbe diritto a una medaglia d’oro al valor civile, mentre purtroppo la legge lo considera, anziché un atto meritorio e liberatorio, omicidio volontario, senza nemmeno l’attenuante della provocazione, anzi, con l’aggravante dei futili motivi.

Denunciare? Cosa si vuol denunciare, considerato il risaputo funzionamento della giustizia in Italia?

Ecco allora che bisogna stare zitti e subire passivamente, dando ragione al violento, cafone e spregevole individuo di turno, perché è il male minore, per quanto faccia sentire deboli, frustrati e impotenti.

Fintanto che un giorno l'uomo tranquillo si ribella, reagisce e diventa – altro che modello diseducativo di cui hanno concionato a sproposito i tanti giornalai, coscione fini dicitrici di sponsor e commentatori da strapazzo dei vari carrozzoni televisivi di questi giorni – un vero e proprio eroe, vendicatore di tutte le persone per bene e tranquille, che se ne stanno a fare i fatti loro, quando vengono insultate e svilite senza motivo.

Silvio Baldini stava facendo tranquillamente il suo lavoro, quando è stato provocato fisicamente e verbalmente mandato affanculo senza motivo da una persona incivile e spregevole rappresentata nella fattispecie da Mimmo Di Carlo. E' di quest'ultimo, del provocatore, la vera violenza.

Ha fatto benissimo quindi Silvio Baldini a reagire e a mollargli quel bel calcione in culo che tutti abbiamo visto e rivisto in tv. Ha fatto benissimo pure a NON chiedergli scusa: ha chiesto scusa a tutti, doverosamente, per non diventare immeritatamente un modello di violenza, ma non a lui.

Ora paga un prezzo tutto sommato accettabile e riceva tutto il nostro plauso.

Tacciano giornalai, coscione e ciarlatani. Non possono parlare, non hanno credibilità. Tanto per fare un solo esempio, ho visto domenica scora, in uno dei programmi seriali, uno che ERA un giornalista, per giunta dotato, ridotto dalla televisione a una macchietta, a un buffone da circo, Maurizio Mosca, tanto per fare nomi e cognomi: ad un certo punto ( il grande padre si sarà rivoltato nella tomba ) si è alzato, ha preso una bomboletta spray e si è divertito, fra la soddisfazione generale, senza che nessuno avesse niente da ridire, anzi col plauso del conduttore e col consenso dello studio, a spruzzare la sostanza bianca in aria e per terra, ridendo istericamente, muovendosi goffamente e gridando come un forsennato.

Ecco, capite bene come da tali ministri di culto e da tali pulpiti non possano venire prediche.

Poi, è ora di finirla pure con questa retorica diventata insopportabile contro la violenza nel calcio, con questo buonismo ipocrita. La violenza è dappertutto nel mondo ed è una violenza peggiore: violenza vera, gravissima, sopraffattrice, annientatrice. 

La violenza nel calcio c’è sempre stata e sempre ci sarà. Non si può espungere la violenza dal calcio: se espungessimo la violenza dal calcio, espungeremmo il calcio stesso.

Piaccia o non piaccia, il calcio è di per sè violenza, per le dinamiche, sia pratiche, sia allegoriche che lo sostanziano e lo caratterizzano.

 
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