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 STREMATO/ Dall'uso del nuovo pc... di giuseppe
 
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"...Contro tutto questo voi non dovete far altro che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare...”.

Pier Paolo Pasolini
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di giuseppe (del 08/05/2008 @ 18:36:01, in blog, linkato 1769 volte)

Oggi, conferenza – stampa “all’estero”, evento esportato dal capoluogo piemontese.

Novara sta a un centinaio di chilometri da Torino e a una quarantina da Milano, però, quindi “appartiene” alla Lombardia, checché ne dica la geografia “politica”, che tanto, come pure quella fisica, nessuno studia più e comunque ha il baricentro sposato sulla Lombardia, sulla grande Milano gravita e non sul Piemonte.

L'autostrada fra le due metropoli, a proposito, non una strada qualsiasi, è ancora in parte ridotta a un pericolosissimo percorso da gincana automobilistica, con tanto di trappole e di passaggi segreti, roba incredibile, a volerla descrivere nemmeno ci si riesce, per via di lavori eterni, che, per le solite storie italiane di mafie e intrallazzi, sono diventati permanenti, se non eterni, roba che in altri Paesi avrebbero costruito centomila chilometri di autostrade e di alta velocità ferroviaria, nel tempo, ormai infinito, sono anni e anni, in cui in Italia non si riescono a concludere i meno di centocinquanta chilomentri fra Milano e Torino, con costi economici esorbitanti e pure non indifferenti costi sociali. 

Questo anche storicamente, al confine del Lombardo –Veneto degli Austriaci e del Piemonte di casa Savoia: terra di contese e di battaglie, ai tempi delle guerre di Indipendenza. Di “piemontese” ha, nei campi vicini, le risaie ( A PRANZO, D’OBBLIGO IL RISOTTINO, NEH? ) e, in centro, la cupola della basilica di San Gaudenzio, opera dell’Antonelli, verso la fine dell’Ottocento, dopo l’Unità, un po’ il suo simbolo, visto che la sovrasta tutta quanta e si vede da ogni lato da lontano: poi, l’Antonelli era originario di queste zone e, infine, la sua cupola novarese è più bella e più imponente della meglio conosciuta e meglio celebrata “mole” torinese, ma va beh.

Il centro storico è medioevale, come l’impianto originario della cattedrale, poi riedificata ancora nel Seicento, prima dell’ultimo tocco, di classe, di Alessandro Antonelli, come detto: ordinato, pulito, con i portici sotto ai palazzi e l’acciottolato per terra; chiuso al traffico, percorso dalle biciclette, negozi e negozietti, bar, a seguire e le sedi delle istituzioni; vicina, la stazione ferroviaria.

Mezz’ora da Milano in treno, giusto fino alla Centrale, di fronte al Pirellone, anche meno in auto, sull’autostrada: migliaia e migliaia di persone che ogni giorno fanno su e giù, da e verso la grande Milano, col suo abitatissimo hinterland, di cui Novara ormai fa praticamente parte, coi suoi centomila residenti.

Si vede il tg3 della Lombardia, mica quello del Piemonte; “La Repubblica” esce con l’edizione di Milano, mica con quella di Torino. Ma è provincia, la profonda provincia italiana, ed è questa la vera differenza, ormai, non fra nord e sud, ma fra metropoli e città di provincia. In provincia la vita scorre senza fretta e ogni occasione è buona per sentirsi un po’ protagonisti, anche la "conferenza - stampa" del "presidente che viene da Torino", senza l’egoismo esasperato, la fretta, l’anonimato delle metropoli. Quando qualcuno ti parla perché sei un essere umano, e non un numero, o un oggetto, o soggetto soltanto di consumo; e magari – pensa un po’ – ha pure la faccia che sorride, che cerca comunque di rendersi simpatica, non tante facce che diventano una e finiscono per confondersi e annullarsi, dopo aver annullato tutti quelli che guardano, con tristezza e anzi pure ostentata, misteriosa sofferenza, la pena di vivere così.

 
Di giuseppe (del 15/04/2008 @ 19:08:42, in blog, linkato 26007 volte)

Poche, sintetiche, chiarissime indicazioni dai risultati elettorali, da tenere ben presente, per i nuovi scenari che si aprono da oggi.

1) Benvenuti in America! Due grossi partiti, due facce della stessa medaglia, soltanto apparentemente contrapposti, in realtà simili se non uguali, che si sostengono l’un l’altro e occupano così il sistema, forti delle loro clientele e dei loro apparati di potere, la così detta “casta”: entrambi ampiamente incapaci di andare oltre l’ordinaria amministrazione, di risolvere le drammatiche emergenze nazionali ed epocali già massicciamente operanti. Un sistema di potere compiuto, in cui trovano espressione da un lato le banche, la finanza, l’altra imprenditoria; dall’altro, i piccoli e medi imprenditori e i professionisti. Non fanno paura le loro idee, perché non ne hanno. Fanno paura le loro conclamate impossibilità a risolvere e a costruire. Nella fattispecie, dopo il peggior governo della storia repubblicana, con quel minimo potere decisionale residuale concesso dalla legge elettorale antidemocratica vigente, gli Italiani hanno punito quello così detto di centro – sinistra e premiato ampiamente quello di così detto centro – destra, ignari del fatto che tanto comunque non cambierà proprio niente, tranne che privilegiare questo piuttosto che quell’altro blocco di potere, a loro esclusivo vantaggio.

2) L’astensionismo – attivo, e pure passivo…- c’è stato; ma non certo ai livelli americani; si è dimostrato comunque fallimentare e comunque lo sarà in futuro, anche se i livelli americani dovesse prima o poi raggiungere, con ciò agevolando l’occupazione dei sistema da parte dei due blocchi di potere apparentemente contrapposti. Grillo fa ridere, ma manca di ogni proposta costruttiva e risolutiva; non è un leader politico, non è un possibile protagonista reale e non è tante altre cose ancora.

3) Il vento dell’antipolitica, che pure soffiava fortissimo, in realtà ha modellato e premiato due variabili funzionali, non soltanto alleate, ma organiche, al sistema, ognuno sul suo versante, e pure della peggior specie. Si tratta dell’Italia dei valori, che esprime l’anelito a una giustizia giusta, ma dal punto di vista penale e non certo sociale; e della Lega, che esprime invece l’egoismo sociale più becero e il più rozzo attentato al bene comune dello Stato.

4) Il comunismo è storicamente fallito e ogni richiamo ad esso rende improponibile qualunque proposta concreta. Nella variante italiana, paga inoltre la lunga e supina integrazione nel sistema e la frammentazione.

5) Pure la destra alternativa, le forze nazional – popolari, gli eredi del glorioso Msi e di tutta la sua Tradizione storica, politica e sociale, rimangono fuori dal Parlamento. Pagano intanto sia il troppo poco tempo avuto a disposizione per organizzarsi, sia l’affidamento a una leadership per tanti versi discutibile. Devono ora evitare la frammentazione e l’appiattimento. Bisogna invece serrare le fila intorno a un progetto organico di modernizzazione e di attualizzazione della nostra Identità e della nostra Tradizione.

Post scriptum personale al punto 5.

Mi sento disponibile - e anzi ne sarei contento - a partecipare attivamente, dal punto di vista culturale e non propriamente politico, ma in prima persona, a una simile prospettiva. da militante prima, da intellettuale poi e mai da politicante. Adesso, nella fase di sfida epocale che si è così aperta, convinto dei nostri Ideali e delle nostre idee,  e per costruire il futuro.

Ho fatto politica dai quattordici anni, dal 1971 e fino a quando è esistito il Msi, fino al 1995, quando decisi di dedicarmi compiutamente al giornalismo, alla comunicazione e all’elaborazione culturale, senza più partiti di riferimento.

Fino a quando l’ho fatta, l’ho fatta sempre fatta in quel partito, resistendo alle lusinghe delle varie altre organizzazioni pur notevoli, come Ordine nuovo e Avanguardia nazionale che operavano quando io ero ragazzo.

Poter fare adesso l’extraparlamentare di destra, a 50 anni, mi fa sentire più giovane di quel che già mi sento per conto mio! Che dico contento? Entusiasta addirittura, di questo mio possibile ritorno al futuro!

 
Di giuseppe (del 12/04/2008 @ 18:28:38, in blog, linkato 1828 volte)

"...C'è una omologazione delle idee. Si confrontano due comitati elettorali, non partiti...Proprio perchè il voto ha un grande valore, il "non voto", in questa situazione politica, non è un atto di indifferenza, ma il più alto esercizio di voto, la migliore espressione democratica del raccapriccio che come cittadini proviamo di fronte alla degenerazione della politica. Non si può delegare ai partiti la scelta di chi debba rappresentarci. Non si possono votare entità astratte, simboli elettorali. Il voto deve essere dato alle persone, con un nome, che rispondano di ciò che fanno al popolo che rappresentano".

MARIA FIDA MORO, "Epolis" di oggi.

 
Di giuseppe (del 09/04/2008 @ 17:19:47, in blog, linkato 2149 volte)

Puntatona ieri sera fuori calendario di “Report”, il bel programma di Milena Gabanelli, uno dei pochi e ultimi esempi di giornalismo di inchiesta, e di indipendenza.

A distanza di mesi da un’esplosiva indagine condotta sulle finanze delle Regioni, ieri sera la conduttrice e le sue inviate hanno riproposto il tema dell’indebitamento degli enti locali con le banche, italiane e internazionali. Senza nemmeno saperlo, grazie a operazioni finanziarie fraudolente, ordite dagli istituti di credito, gli amministratori di Comuni e Regioni italiane sono pesantemente indebitati e sempre di più con tutta probabilità lo saranno in futuro, con l’alta finanza internazionale.

Mentre pagano i cittadini ( io personalmente pago circa 15 euro al comune di Torino, e 35 alla Regione Piemonte, prelevati direttamente e forzatamente dalla mia busta paga ogni mese, grazie ai mutui accesi, tutti, dall’assessore Paolo Peveraro, a beneficio della Merril Lynch ) e sempre di più pagheranno i loro discendenti, nessuno, dico: nessuno, ha parlato di questo mega scandalo parcellizzato sul territorio in campagna elettorale. E sì che soltanto lo Stato avrebbe l’autorità di dichiarare nulli i mutui fraudolenti e usurai e liberare quindi i cittadini di Comuni e Regioni da tasse suppletive...Ma ti credo che nessuno lo abbia fatto: ci sono dentro tutti e tutti sono per uno Stato debole, se non assente.

Per la verità, tutti tranne uno: il candidato premier del partito comunista dei lavoratori e tanto gli va reso di giustizia, il quale ha espressamente parlato di “espropriare” le banche dagli utili fraudolenti e di liberare i cittadini dai mutui usurai, e ha ragione e gli va riconosciuto e pensa un po’ se proprio io devo fare l’elogio di un vetero comunista, come Marco Ferrando, ma lo faccio e lo amplifico, perché se lo merita.

E sempre per la verità, è noto che l’alta finanza internazionale è amica di D’Alema e di Prodi, e che in questa tornata elettorale tutte le grandi banche sostengono Veltroni. Ci sarà un perché; no?

Il perché è che questa operazione di indebitamento fraudolento e usuraio perpetrato dalle grandi banche italiane e dell’alta finanza internazionale ai danni degli Enti Locali italiani, che negli ultimi anni ha fatto registrare un vero e proprio boom di operazioni, è stata promossa e favorita dagli ambienti ben precisi dei democratici di sinistra prima e del partito democratico di adesso.

Un esempio? Nel governo Prodi, che è ancora, se pur formalmente in carica, siede un ministro, di nome Linda Lanzillotta, ministro, guarda caso, “per gli affari regionali e le autonomie locali” e moglie di Franco Bassanini, esponente di primo piano dei democratici e artefice di riforme della pubblica amministrazione, la quale per anni ha svolto funzione di consulente nei confronti delle grandi banche: evidentemente, le ha consigliate proprio bene!

 
Di giuseppe (del 30/03/2008 @ 13:41:25, in blog, linkato 20940 volte)
..Ma è venuto in mente a qualcuno, spostando in avanti le lancette dell'orologio, di chiedersi a che cosa serva quest'ora legale? O di verificare le stime tragicomiche di risparmi energetici tanto strombazzati quanto del tutto inesistenti? Ci sarà un candidato eletto al Parlamento che voglia presentare la MIA proposta per l'abolizione dell'ora legale, se non altro per l'attento che essa compie ogni anno al cervello, oltre che alla salute, di tutti noi? Beppe Grillo, almeno tu, ascoltami, adotta la mia solitaria battaglia!
 
Di giuseppe (del 29/03/2008 @ 17:35:20, in blog, linkato 1743 volte)

MA GUARDA CHE MASSACRO HANNO PORTATO GLI AMERICANI IN IRAQ!

Il popolo iracheno non si arrende, però, agli invasori e controlla buona parte del territorio. I soldati del governo - fantoccio servo degli Usa si arrendono agli insorti e sono perdonati. Per rabbia e vendetta, gli Americani se la prendono con i civili, come hanno sempre fatto del resto e bombardano le case, uccidendo anziani, donne e bambini.

Tornano in mente le parole di Saddam e del suo ministro dell'informazione, Mohamed Said al Saaf, quando dovettero arrendersi, cinque anni fa...Lucide e profetiche! Che la guerra non finiva, che il popolo iraqueno non si sarebbe arreso.

A proposito, nelle zone dove stavano gli Italiani, che hanno pagato moltissimo in termini economici e di vite umane, la sciocca servitù agli Americani, voluta da Fini e da Berlusconi, da D'Alema e da Prodi, ora ci stanno nuovamente i miliziani del popolo.

 
Di giuseppe (del 27/03/2008 @ 15:36:50, in blog, linkato 2797 volte)

..Evvaiii!!!

La polemica a distanza fra Alessandra Mussolini e Daniela Santanché è il solo aspetto interessante e finanche divertente di questa noiosissima campagna elettorale.

Per fortuna a distanza, a colpi di dichiarazioni a giornali e agenzie di stampa, ché altrimenti si sarebbero graffiate per davvero con “le unghie laccate di rosso”, come ormai molti anni fa ebbe a dire Francesco Storace di un onorevole avversario, Paissan, dei verdi, reo di aver polemizzato con lui attraverso una dichiarazione, quando ancora faceva battute divertenti; come quella dopo un’ accusa rivoltagli dall’onorevole leghista Bricolo: “Vedo che un certo Bricolo mi attacca. Oggi convocherò una riunione con Eolo e Brontolo per rispondere...".

Ma anche se metaforiche, le unghiate sono state talmente taglienti e profonde, da lasciare ferite che non si rimargineranno tanto facilmente e lasceranno il segno.

Ne esce peggio la Santanché, a dire il vero, anzi, appare deturpata e malconcia, mentre i danni della Mussolini sembrano tutto sommato limitati.

Ci facciamo due risate? Invece di piangere, sulle sorti, sugli approdi e sulle derive di tutto un mondo politico e culturale, quello degenerato dopo la prematura scomparsa del glorioso Movimento Sociale Italiano, che era un partito vero, con una Storia e, checché ne abbia pensato Gianfranco Fini e i suoi, un presente da protagonista e, soprattutto, con un futuro, invece negato e rinnegato?

Fascisticamente, ridiamo e ce ne freghiamo?

...Evvaiii...Che unghiate, ragazzi!

Prima però un sintetico pro – memoria. Alessandra Mussolini entrò in ritardo in politica, ma con grinta e passione; suscitò consenso e fu più volte eletta dal popolo; svolse un ruolo, magari fin troppo sopra le righe, e comunque ha un passato. Ha ondeggiato e sbandato poi ai tempi di Alleanza nazionale, ma c’è da capirla. Sempre in tempi non sospetti, ha abbandonato Gianfranco Fini e ha compiuto un tentativo, mal riuscito, d’accordo, ma comunque serio, di creare un’aggregazione al di fuori degli schemi, la sua “Alternativa sociale”, che era bella già nel nome programmatico. Ha subito azioni infamanti da parte di Francesco Storace, su cui il giudizio politico è già definito, ben prioritario e ben più pesante di quello che verrà dalla magistratura ordinaria. Ora ha accettato l’offerta di Silvio Berlusconi, a entrare nel “listone” berlusconiano, con quel che rimane del suo tentativo di aggregazione ( praticamente nulla ) , ma c’è da capirla anche adesso, che non aveva alternative, né politiche, né tanto meno sociali: comprendere però non vuol dire giustificare.

Su come e perché sia diventata onorevole Daniela Santanché, invece, la carità umana mi impone di stendere quel pietoso velo del silenzio; poi, è stata nominata dal vertice e non scelta dal popolo. Non aveva un passato politico e non lo ha nemmeno adesso, visto che le sue due uniche imprese in questi anni sono state quella di salvare un governo, in quanto venne a mancare il suo voto decisivo mentre se ne stava al bar a prendere un caffè e quella di mostrare il dito medio della mano a un gruppo di ragazzi che protestavano davanti Montecitorio. Ora, mandata da Berlusconi a “controllare” la scissione pilotata di “La destra”, per questo pronta a rompere con Fini, si è ritrovata invece spiazzata dalla diversa evoluzione degli eventi e apparentemente isolata, quale possibile specchietto mediatico di un mondo cui si richiama, ma cui è totalmente estranea e avulsa. Che adoperi lei ( sicuramente ignara, ma pronta a recitare le imbeccate ) il motto primo del Msi, “Non restaurare e non rinnegare” è un sacrilegio; che usi la frase di Almirante, di poter guardare gli Italiani negli occhi, una bestemmia.

Ha cominciato a tirarle i capelli, per questo, Alessandra Mussolini, la quale, per inciso, ce l’ha più con Francesco Storace che con lei; e allora Daniela Santanché si è fatta trascinare nella rissa, mentre avrebbe sicuramente fatto meglio a stare zitta, incassando e limitando i danni.

Invece, ha risposto con qualche unghiatina: “Le italiane sanno bene come Berlusconi consideri le donne, c’è tutta una pubblicistica a dimostrarlo. Credo che suo nonno Benito si rivolti nella tomba a vederla fare la valletta di chi ha definito il fascismo il male assoluto”.

La frase di Fini purtroppo è vera. Ma da quindici anni a questa parte, Fini su tutto ha detto tutto e il contrario di tutto: semplicemente, ormai quello che dice Gianfranco Fini non vale, non esiste proprio.

Piuttosto, una sciocchezza colossale definire Alessandra valletta di Gianfranco. Chi sa appena un po’ di queste cose abbastanza recenti, ma che evidentemente non rientravano negli interessi di Daniela, ancora in tempi recentissimi in tutt’altre facende affaccendata, sa che ai tempi del Msi prima e di Alleanza nazionale poi Fini era arrivato a subire il ruolo e la presenza stessa della Mussolini, anzi era arrivato ad averne paura, la evitava oppure le diceva di sì, perché aveva il terrore che potesse fargli una scenata, o lo aggredisse, altro che valletta!

Se le avesse detto una parolaccia, Alessandra si sarebbe incazzata poco e punto con Daniela, sicuro; ma sentirsi definire “valletta” di Fini evidentemente l’ha mandata fuori dai gangheri: ha tirato fuori le unghie evvaiii – che poi, succede di rado, con furia, ma quando succede, quando si ci mettono, le donne, a litigare e a tirarsi i capelli, sono tremende – giù botte sulla povera Daniela: “Berlusconi è galante con le donne, ma è anche molto rispettoso nei loro confronti. Invece la Santanchè parla delle donne come se fossero schiave del sesso, proprio lei che sta sotto Storace. Nel partito dove è stata fino a poche settimane fa è sempre stata protetta a discapito del merito, a partire dall’elezione in parlamento, sempre avvenuta orizzontalmente, grazie a un posizionamento d’onore”.

E’ questo un concentrato di puro vetriolo, pure un capolavoro di velenosissime allusioni metaforiche.

Ma il meglio, o il peggio, doveva ancora venire. Ecco la Mussolini continuare: “Ha la pretesa di indicare alle donne chi meglio le rappresenta e non ha niente di vero, anche il cognome è falso, usa quello del marito e non il suo” contro la Santanchè, che allora pensa di colpire in forza dell’identità fascista che ha indossato adesso, giocando a fare la fascista immaginaria, e attacca la rivale, raccontando che nonno Benito sarebbe apparso in sogno alla nipotina e l’avrebbe rimproverata di aver lasciato a lei, a Daniela, appunto, il compito di ricordare quanto di buono realizzato, dai diritti dei lavoratori, alle grandi bonifiche.

Altro errore tremendo. Mai nominare il nome di Benito invano alla Alessandra! Ed ecco quindi la Mussolini allungare e tramortire la Santanché:”Non giochi sul fascismo e sulle cose fatte da mio nonno, sono argomenti che stanno nella Storia e sono troppo seri per lei. Non basta una lettura veloce del Bignami, o un appunto scritto da altri per parlare, a lei, una abituata al Billionaire. Ha detto che i deputati devono prendere 1200 euro al mese, quello che costa una bottiglia di champagne nel locale di Briatore, che lei conosce bene, perché quella è la destra smeralda di cui lei fa parte”.

Amen.

Per quanto principale esponente della destra smeralda eh eh il segretario Francesco Storace non ha messo becco nella furibonda lite a distanza e almeno in questo ha fatto benissimo.

Ha esternato invece Teodoro Bontempo, in un soprassalto di dignità e tiriamo giù il sipario sulla lite a unghiate a distanza fra Mussolini e Santanché appunto con la sua dichiarazione, nobile...C’è poco da fare, l’impronta rautiana rimane in tutti coloro i quali sono stati rautiani, come una specie di segno culturale distintivo, anche se diventati in seguito qualunque cosa, anche presidente della destra smeralda: “In questa miserabile campagna elettorale farebbero bene a stare lontani dalla storia e dagli uomini che hanno fatto la storia di questo Paese. Io credo che queste polemiche danneggino solo l’immagine della politica in un momento nel quale il Paese avrebbe bisogno di credere nella politica. E’ in corso una brutta campagna elettorale che non porterà alla governabilità del Paese né alle riforme necessarie a fare uscire il paese dalla crisi. Una polemica su Benito Mussolini facevano bene a risparmiarsela”.

 
Di giuseppe (del 23/03/2008 @ 14:04:34, in blog, linkato 1718 volte)

...sono intervenuto ad un incontro culturale.

Ma non è di questo che voglio parlare, perché esso è stato mediamente noioso e senza spunti di particolare interesse. Il viaggio che ho fatto, invece sì.

Di quelli che piacciono a me. Un giorno intero, andata e ritorno, per coprire i nemmeno 150 km di distanza da Torino. In treno, con le coincidenze. Potevo prenderne da Alessandria, Tortona, Voghera, o Vercelli, e questo dà subito l’idea della specificità della zona.

Profondo nord, provincia particolarissima, ai due lati del Po, a cavallo di ben cinque regioni: Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e, anche se non attaccata, la poco distante Toscana. Una specie di magia e Milano, in primo luogo, su cui gravita, ma pure Genova, e Torino, tutte vicine e la via Emilia e il mare e i monti dell’Appennino.

Ho scelto Vercelli quale città di scambio e ho fatto benissimo/malissimo. Da Vercelli a Pavia c’è un collegamento delle ferrovie tutto speciale, che di mattina e di pomeriggio fa su e giù ogni due ore, anzi specialissimo, per la lentezza e per i panorami che offre.

Le risaie brulle e di questo periodo vuote, quindi di terra scura spettrale, come pianeti siderali. Un binario che corre fra stazioni impossibili, fatte di case cantoniere abbandonate, con i paesi di riferimento a debita distanza, tranne Mortara, che è una stazione “normale” e tranne Garlasco, che, pur essendo stazione a casa singola, ha le abitazioni ai due lati, le sue villette famigliari, con l’orto e il giardino.

Sì, sono tornato così, sia pur di passaggio, in quel Garlasco che tanto mi ha occupato in questi ultimi mesi e inevitabilmente ho ripensato a quanto avevo scritto e a quanto scriverò ancora.

Anzi, arrivato a destinazione, ho trovato le ultime notizie, per quanto interlocutorie, sulle pagine del quotidiano locale, “La provincia pavese”, che ho acquistato con grande soddisfazione, appena uscito dalla stazione, alla prima edicola, di fronte alle strade e alle fermate dei pullman.

Anzi, giacché c’ero, ho chiesto, ottenuto e comprato pure la copia del giorno prima, che un edicolante basito mi ha consegnato con un’aria a metà fra sorpresa e commiserazione.

Ai due lati della via frontale, ci stanno due bar. Uno era chiuso. Quello a destra era aperto, per un buon caffè da sorseggiare guardando le prime pagine delle mie due copie del quotidiano locale.

Ma ho guardato più a lungo e certo con più soddisfazione la barista del locale, a quell’ora deserto, in attesa della sera, per gli aperitivi e la zona disco. Una ragazza la cui visione da sola è valsa il prezzo del biglietto e la fatica del viaggio.

Era vestita tutta di giallo, ho dedotto per mettere in risalto un’abbronzatura cinematografica, che spiccava soprattutto sul viso angelico, fra i capelli biondi, a caschetto: i pantaloni stretti e una maglietta fina, sì, tanto stretta al punto che immaginavo tutto, e poi pure corta, che, senza bisogno di immaginare, faceva vedere proprio direttamente la pancia piatta, l’ombelico col piercing e il bordo delle mutandine.

Così mi sono preso un secondo caffè e poi pure una brioche squisita, fresca, profumata, di burro e zucchero solidificato, e mi sarei preso tante altre cose, pur di rimanere ancora là, se il suo sguardo basito, di nuovo a metà fra sorpresa e commiserazione, non m’avesse indotto, dato anche l’orario e la mission che dovevo assolvere, sia pure a malincuore, ad andare via.

Pavia era bellissima l’altro pomeriggio. C’era un sole freddo, ma splendente e il cielo era azzurro, azzurrissimo, col vento che spazzava le nubi e portava via tutti i cattivi pensieri e l’aria fresca che metteva voglia da sola di fare tante cose belle. Sul viale, i palazzi moderni, tranquilli e ordinati, fino al lungo – fiume, il Ticino che scorreva lentamente, fra i prati, sotto gli argini, ai due lati del parco. Sullo sfondo, la vetta del Duomo.

Anche a Pavia anni fa ci fu il crollo della torre, vicino alla cattedrale: una sola, non ha gemella e non ci andò sopra nessun aereo, ma collassò da sé e ancora adesso, dopo quasi vent’anni, ci sono i resti, le macerie, ormai ruderi: il tutto, quanto avvenuto e quanto non avvenuto, la dice lunga sul grado di considerazione che abbiamo per il nostro patrimonio artistico, pur unico al mondo, per ricchezza e importanza.

Ma il monumento più famoso di Pavia è la Certosa, un imponente complesso medioevale di spiritualità: però è fuori città, anzi, fa comune a sé, e non avevo né tempo, né modo di andarci l’altro pomeriggio.

Sarà per un’altra volta, come pure per la fabbrica di pellicce, che da anni ossessiona tutti con la sua pubblicità multimediale: già, quella che è solo a Pavia, appunto.

Al ritorno, la ragazza del disco – bar, che intanto, nel mio immaginario individuale, avevo ribattezzato, appunto e giustamente, Annabella, non c’era più, sostituita al bancone da un bel maschione, così, giusto, per par condicio dei sessi e soddisfazione alterna degli avventori del locale.

Così, non ho preso più nessun altro caffè e meno male, che ero già nervoso di mio.

Ho ripreso invece il trenino ad altissima velocità, poi la coincidenza da Vercelli e sono ritornato a Torino, che era già notte.

Questi sono i viaggi che piacciono a me. Non mi piacciono le gite, le vacanze brevi, spezzettate, no; mi piace il periodo di villeggiatura; e, fuori da quel periodo, gli spostamenti dettati da occasioni professionali.

Mi piace la lentezza, che permetta di poter pensare a quello che si fa, quando si fa qualunque cosa, la vera civiltà. 

Mi piacciono i treni, le stazioni, i quotidiani di periferia.

Mi piaceva il mio abito, dell'altro pomeriggio, con giacca e cravatta, semplice, ma decoroso. Le case con l’orto, con la salvia, la menta, l’origano e il rosmarino.

Mi piace dire sempre grazie, rispondere sempre alla mail e alle telefonate, e dare sempre del lei a tutti, anche ad Annabella, che è solo a Pavia.

 
Di giuseppe (del 18/03/2008 @ 19:21:26, in blog, linkato 1739 volte)

..Da più parti, gli amanti del genere anti - berlusconiano, mi hanno sollecitato a commentare l’ultima “esternazione” del cavaliere, delusi dal mio silenzio in materia.

Come è noto, si tratta della risposta data in un dibattito televisivo a una precaria che chiedeva quali fossero le misure previste dal centro – destra per affrontare un problema diventato oramai un dramma: facile, sposare uno ricco, magari proprio suo figlio…

Ragazzi, che cosa volete commentare?

Ho già detto più volte in passato, dovrei ripetermi.

Non ce la fa, non ce la fa proprio…

E’ il suo modo di fare politica, credendo con ciò di essere brillante, ignaro che in politica le parole pesano come macigni, dimentico di ogni dignità espositiva.

E’ migliorato, eh? Almeno, non racconta più le barzellette…

Però è più forte di lui. Siamo vicini alla sua frase peggiore, quella sui figli degli operai che devono continuare a fare gli operai, della scorsa campagna elettorale, un concetto, a proposito, in considerazione negativa, che ha pure la neo presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia.

Non è poi vero, come han sostenuto alcuni, che si tratti del suo stile brillante appositamente ricercato, oppure che si tratti di “carinerie” volute, nemmeno che voglia parlare al suo pubblico, che di fronte a tali trovate andrebbe in brodo di giuggiole, no.

Si tratta di battute estemporanee, che nei suoi intenti lo renderebbero più simpatico e più gradito, invece rivelatrici di colossali lacune e profondissima ignoranza.

Ora, le battute sono una nobile arte. Ma dipende dall’interlocutore, dal momento, oltre che, ovvio, dalla battuta in sé.

Silvio Berlusconi sbaglia interlocutore, sbaglia contesto e spesso esterna battute mediocri. A volte, come in quest’ultimo caso, semplicemente squallide.

 
Di giuseppe (del 16/03/2008 @ 19:36:34, in blog, linkato 1619 volte)

…sono intervento su invito del consigliere comunale Mario Bocchio, organizzatore dell’evento, alla locale tre-giorni-libraria, in compagnia di Bruno Labate, presidente dell’associazione “Poesia attiva” e del romanziere e poeta Manlio Bichiri.

Di fronte a un pubblico poco numeroso, in verità, ma molto partecipe, nel quale spiccava il consigliere regionale Marco Botta, ho presentato, a modo mio, la nuova serie della rivista “Letteratura e tradizione”.

…Infatti, invece che dell’ultimo numero, il 41, uscito adesso, ho parlato del numero 0, del 1982…

Ho letto alcune poesie che vi erano contenute, ho dato conto degli articoli e delle interviste prestigiosissime che vi comparivano e mi sono soffermato sulla necessità di ridare alla poesia il primato sulla cultura, alla cultura di idee-forza sulla politica e, infine, alla politica sull’economia.

E’ stata una bella serata, tonica e vibrante. Sono sempre belle queste serate di incontri e di dibattiti e sono sempre, magari a distanza di mesi, anche di anni, quando ritorna in mente un concetto, o una considerazione sentita e meditata, comunque, un’occasione di crescita interiore per tutti.

Per dire grazie agli organizzatori e ai presenti.

 
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