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 PROLIFICO/ Lo scrittore Francesco Rodolfo Russo, del quale parla l'ultimo numero della rivista "L-T"... di giuseppe
 
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"Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono niente, o non vale niente lui".

Ezra Pound
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di giuseppe (del 21/09/2008 @ 19:37:01, in blog, linkato 1143 volte)

Tra i modelli di comportamento dettati dall’antifascismo cui gli iscritti della disciolta Alleanza nazionale dovrebbero ora votarsi ci sono quelli della menzogna, della sopraffazione, dell’odio e della violenza.

Ne abbiamo avuto una riprova proprio in questi giorni, a Torino, dove è accaduto un edificante episodio, che vale la pena di raccontare.

Non è fatica vana ricordare prima, però, visto che quasi tutti sembrano averlo dimenticato, che le categorie del fascismo e dell’antifascismo andrebbero ricondotte alla Storia e non all’attualità, al dibattito scientifico e non alla polemica politica. Sono passati sessanta anni e volerne discuterne in termini di attualità ha lo stesso significato che riproporre adesso le tematiche della prima guerra mondiale, o dell’epopea napoleonica.

Ma tant’è. In nome dell’antifascismo, gli antifascisti di oggi hanno costruito a lungo il loro consenso, imposto terrore, commesso delitti di inaudita barbarie, scatenato una vera e propria guerra civile. Sembravano anch’esse pagine passate. E invece…

E’ tornato d’attualità, il dibattito fascismo-antifascismo, d’attualità, capite? Mi ricordo che ero ragazzino e già non ne potevo più! Figuratevi adesso, trent’anni dopo! Ancora? E ancora per bocca –perché ha cominciato lui ‘stavolta e in maniera gratuita - di uno che senza nessuna ragione, se non quella di accreditare maggiormente la sua carriera…

Va beh, ho giurato di non occuparmi più di quello che dice e intendo mantenere l’impegno.

Vi racconto però quanto successo a Torino, proprio nei giorni scorsi. E’ successo che un’associazione culturale, il centro – studi l’ Araldo, molti dei cui animatori, dediti a un ammirevole e incessante lavoro di diffusione di libri e riviste, io conosco e stimo, aveva organizzato un dibattito a due voce sulla realtà della destra politica italiana.

Aveva invitato a confrontarsi uno studioso di sinistra, Ugo Maria Tassinari, e uno di destra, Gabriele Adinolfi. In previsione di una certa affluenza di pubblico, certo interessato a un vivace e comunque stimolante scambio, se non scontro di opinioni come quello in programma, aveva previsto di non tenere la manifestazione nei suoi angusti locali, bensì in una sala pubblica, regolarmente richiesta, prenotata e concessa dalla circoscrizione cittadina.

Bene, allora...Apriamo il dibattito?

No.

Infatti, raccogliendo le vesti dei fantasmi del passato, qualcuno aveva deciso di impedire questa manifestazione di civile confronto e di stimolante dialogo. In nome dell’antifascismo. Quindi, seguendo un collaudato copione, per quanto ormai logoro, stantio, ammuffito, hanno cominciato a starnazzare i partiti dell’estrema sinistra, contro il dibattito.

Capito? Contro un civile, democratico, educatissimo confronto di idee, fra l’altro provenienti da posizioni diverse.

“I fascisti non devono parlare”- titolava il quotidiano cittadino e trent’anni dopo non ci potevo credere. No al fascismo, dai…

Poi, secondo copione, appunto, ecco gli extraparlamentari mobilitarsi e annunciare manco a dirlo un presidio antifascista in prossimità del luogo dove si sarebbe dovuto tenere il dibattito, cioè annunciare la volontà di impedirlo con la forza.

A questo punto, sempre secondo copione, ecco le dichiarazioni della sinistra più moderata, che si dice seriamente preoccupata, del clima di violenza, della tensione, delle prese di posizione neo – fasciste ( bah ). Da qui, parte comunque una nutrita e ben articolata serie di menzogne, cui seguono vere e proprie offese e calunnie.

Quale ciliegine sulla torta, ecco poi le dichiarazioni di qualche vecchio e serioso storico esponente, che deve disperatamente pur provare di essere ancora politicamente vivo e soltanto in simili occasioni ormai ci riesce, chiamare alla vigilanza, alla mobilitazione, alla repressione.

Di solito, a questo punto le varianti sono due: il questore democrticamente vieta la manifestazione, per ragioni di ordine pubblico e quindi esultano gli antifascisti; o se non la vieta, gli extraparlamentari di sinistra attaccano e comunque vada, a loro va bene: minimo, spaventano e spargono odio, massimo scatenano incidenti, di cui poi ovviamente la colpa ricade sui “fascisti”, e certo.

Oddio, un ritorno al passato vecchio di trent’anni, questi giorni a Torino.

L’unica differenza, la variante del caso, è stato che quelli dell’Araldo hanno rinunciato essi stessi a tenere la loro conferenza, e non so nemmeno se abbiano fatto bene, o male, comunque l’hanno annullata essi stessi. E comunque abbiamo avuta un’attualizzazione di che cosa significa l’antifascismo: spargere menzogne, offendere, ferire, spargere odio, seminare e far crescere violenza.

Meditino i nuovi antifascisti. Mentre quelli vecchi vadano a rileggersi cosa scriveva dell’antifascismo, giusto trent’anni fa, uno di loro, Pier Paolo Pasolini e in più leggano cosa ne ha scritto sempre uno di loro, Giampaolo Pansa, adesso.

 
Di giuseppe (del 05/09/2008 @ 21:06:45, in blog, linkato 2155 volte)

Qualche sera fa, un’altra sera di solitudine. Davanti la tv, un film, che in teoria valeva la pena di provare a vedere. In pratica, poi, impressione confermata. Con un gioiellino.

Il film era una commedia americana, ma una volta tanto non un’ americanata, in agro dolce, di qualche anno fa, 2003 per la precisione, “In her shoes”, titolo tradotto a vanvera con “Se fossi lei” in italiano, di Curtis Hanson.

In estrema sintesi, è la storia di due sorelle assai dissimili fra loro, tanto svampita e leggera l’una, quanto austera e seriosa l’altra, che però sanno rispettarsi e re - inventarsi, crescendo entrambe, e migliorandosi. Gradevole. Voto: 7-

C’è però il gioiellino nascosto. Verso la fine, quando al matrimonio della seriosa, la svampita prende la parola e le recita una poesia. Noterete lo sguardo di terrore nell’una, che si aspetta l’ennesimo guaio provocatole dalla sorella. Invece no, ‘stavolta è diverso. Un capolavoro di sentimento, un vero regalo. Una poesia. L’aveva imparata anche vincendo la propria dislessia.

Un miracolo della poesia. La poesia, che è una delle rarissime cose rimaste ancora capace di prendere la mente e far fremere il cuore.

Da me vista, sentita, ritrovata, tradotta, presa e regalata a mia volta. Non si possiede veramente qualcosa, se non la regali a qualcuno. Adesso noi la regaliamo a tutti voi, ancora capaci di “sentire” la poesia e credere ai suoi miracoli.

http://www.youtube.com/watch?v=zkBdA1hclNw

 

 I carry your heart with me(i carry it in) BY E. E. CUMMINGS ( 1894 – 1962 )

i carry your heart with me(i carry it in my heart)

i am never without it(anywhere i go you go,my dear;and whatever is done by only me is your doing,my darling)

i fear no fate(for you are my fate,my sweet)

i want no world(for beautiful you are my world,my true) and it’s you are whatever a moon has always meant and whatever a sun will always sing is you

here is the deepest secret nobody knows (here is the root of the root and the bud of the bud and the sky of the sky of a tree called life;which grows higher than soul can hope or mind can hide)

and this is the wonder that's keeping the stars apart

i carry your heart(i carry it in my heart)

"i carry your heart with me(i carry it in". Copyright 1952, ¦copy; 1980, 1991 by the Trustees for the E. E. Cummings Trust, from Complete Poems: 1904-1962 by E. E. Cummings, edited by George J. Firmage. Used by permission of Liveright Publishing Corporation. Source: Complete Poems: 1904-1962 (Liveright Publishing Corporation, 1991).

“Mi porto il tuo cuore appresso”

di Edward Estlin Cummings

Mi porto il tuo cuore appresso, lo porto sempre nel mio. Non ne sono mai senza:

e perciò dovunque io vada, tu vieni con me, amore mio

e qualunque cosa io faccia, oh cara, pure tu la fai con me.

Così, adesso io non temo più il destino: perché sei tu il mio destino, la mia dolcezza.

Così, non desidero nessun altro mondo: perché la tua bellezza è il mio mondo, la mia verità.

Poi, per me tu sei qualsiasi cosa abbia mai voluto dire la luna, qualsiasi cosa abbia mai cantato il sole.

Ecco, proprio qui sta il segreto più profondo che nessuno conosce,

la radice delle radici,

la gemma delle gemme e il cielo dei cieli di quell’albero che chiamano vita;

l’albero che cresce più alto di quanto l’ anima possa sperare, o la mente nascondere;

ecco, davvero questa è la meraviglia che tiene divise le stelle:

che io mi porto appresso il tuo cuore

e lo porto sempre nel mio.

 
Di giuseppe (del 30/08/2008 @ 11:49:46, in blog, linkato 1849 volte)

Dovrebbe farmi piacere, invece mi mette di cattivo umore, aver ragione: perché spesso significa che qualcosa è andata male, qualcosa che mi sta molto a cuore.

Le sorti della “destra” italiana, per esempio, affidate all’ultimo appuntamento elettorale a Daniela Santanchè, la quale ora invece brama di tornare a casa, nel partito unico al servizio di Silvio Berlusconi.

A leggere le sue dichiarazioni di questi giorni, poi, si provano moti di vera e propria stizza. Per l’ultima volta, lettura e reazione, allora, sia pur al minimo, perché intanto l’ho inserita fra le persone delle quali non leggo più nulla, semplicemente passando avanti con lo sguardo quando mi imbatto nei loro nomi, e poi perché non mi piace infierire, allo stesso modo in cui non mi piace farmi sangue acido. Ma la Daniela Santanché che si lamenta di aver pagato caffè e aperitivo centoventi euro a un bar della sua Costa Smeralda, quando al suo locale della sua Costa Smeralda una bottiglia di champagne costa dieci volte tanto, mille e duecento euro, proprio non la riesco a sopportare.

 
Di giuseppe (del 04/08/2008 @ 17:19:47, in blog, linkato 2145 volte)

…Un colpo di fulmine, altro che cento colpi di spazzola!

Un lampo acceso dal destino, sì…

Un’intera nottata inseguendo il fantasma di Edo.

Poi, per sfinimento, per reazione

Nel mio silenzio

Ho scritto Lettere piene d’amore

 … a te…

http://www.youtube.com/watch?v=FSea1YPxK1c

 
Di giuseppe (del 30/07/2008 @ 15:58:27, in blog, linkato 1859 volte)

E ti pareva.

Non solo il governo non ha sbattuto fuori Umberto Bossi e non lo ha nemmeno invitato a scusarsi, il che era almeno il minimo che dovesse fare, dopo l’ennesimo sacrilegio perpetrato giorni fa dal capo leghista, no; ma ora, per bocca di un altro suo ministro, Altero Matteoli, ha invitato a scusarsi...la Ryan Air, rea, secondo gli alteri quanto deliranti ragionamenti del titolare delle infrastrutture, di aver riportato in un volantino pubblicitario la foto del gestaccio, rivolto – ricordiamolo - agli Italiani, di ieri e di oggi, all’Inno, alla Bandiera.

Ora, a parte che le campagne pubblicitarie della Ryan Air bisognerebbe studiarle sempre, come tutte le sue strategie aziendali e ci sarebbe sempre da imparare, con la sua esternazione il ministro Matteoli ha perso un’altra ottima occasione per starsene zitto, mentre ha aggiunto l’ennesima sconvolgente riprova del grave stato di disagio, politico e psichico, in cui si dibattono, pur nelle loro comodissime carriere di lungo corso berlusconiano, gli esponenti della disciolta Alleanza nazionale.

Le parole che non t’ha detto lui, come nessuno, però, io ho trovato lo stesso, ieri, per caso, mentre stavo lavorando alle ultime battute del mio nuovo saggio.

Stavano in una lettera scritta da Edoardo Agnelli a Umberto Bossi nel 1993, ma evidentemente le offese leghiste all’ Italia e agli Italiani sono roba vecchia.

Ecco le parole che Edoardo Agnelli sentì il bisogno di indirizzare personalmente a Umberto Bossi appena arrivato a Torino:

Augurandole oggi buona festa di Ognissanti si desidera cogliere tale festività come evento per comunicarle di quanto Le siamo grati per aver contribuito a portare aria fresca e pulita, quindi reale e positivo rinnovamento, sulla e alla scena politica nazionale. Al contempo però dobbiamo esprimerle il nostro sentito rammarico quando in tale festività Ella cortesemente viene a Torino, città che ha fatto l’Italia e da qui, forse inconsciamente, Ella mi offende l’Italia e quanti nel passato vi hanno lavorato e son anche morti per darci questo patrimonio che è l’Italia Unita. Ora l’Italia Unita è un patrimonio che i nostri avi tra l’altro ci han lasciato, che non è un patrimonio in denaro, bensì molto di più: patrimonio umano, culturale e, se mi permette, anche di solidarietà e amore fra le nostre genti”.

Pur nella presa di posizione ‘forte’, dopo che nobile – fra l’altro in questi giorni di nuovo di grande attualità, a quindici anni di distanza da quando fu così affrontata – si notino il garbo, la generosità, la sensibilità; si notino le maiuscole; si noti quel dativo etico personale – “mi” – che sostituisce all’improvviso il plurale di routine.

Ritorni a studiare, meno altero e meno dimentico di tutto e di tutti, pur di occupare poltrone, Matteoli, e mediti questi concetti, che un tempo conosceva, perché glieli aveva insegnati Giorgio Almirante; li recuperi, se ne è capace, in un soprassalto di dignità, di cui voglio credere sia ancor capace.

 
Edo
Di giuseppe (del 28/07/2008 @ 20:07:06, in blog, linkato 1650 volte)
Come raccontavo qui all'inizio del mese, stavo cercando un editore per il mio nuovo libro, una vera e propria inchiesta giornalistica sulla morte di edo, "Ottanta metri di mistero - La tragica morte di Edoardo Agnelli". Bene, voglio condividere con le mie blogghine e i miei blogghini la notizia. Ho trovato quello che cercavo. ...Come proprio volevo, la mia prima scelta, una casa editrice romana affermata e specializzata nella saggistica, con un'attenzione mirata, un editing particolare e una distribuzione in tutta Italia ricercata e allargata. Già ai primi di novembre, secondo gli accordi intercorsi. Ma mantengo per ora questo piccolo mistero, l'unico... Chi, come me, fa un’inchiesta giornalistica su di un mistero, fra l’altro l’ultimo e assoluto mistero italiano, l’unico rimasto del tutto oscuro, dei tanti che hanno attraversato la nostra storia contemporanea, più o meno noti, più o meno irrisolti, in primo luogo non deve fare egli stesso il misterioso e non deve nascondere niente ai suoi lettori. In questo modo sono andato avanti, sentendo tutti quelli che era necessario sentire, al di là del loro ruolo o delle loro convinzioni, magari diametralmente opposte, ma trattando tutti allo stesso modo, con un solo peso, quello del dubbio, e una sola misura, quella della critica; e poi con l’unico desiderio di capire, per far capire. Non sono un carabiniere, non ho i poteri di un magistrato. Non ho voluto fare indagini poliziesche, o giudiziarie, tanto meno celebrare processi. Ho fatto per passione quello che è la mia missione deontologica, di contribuire come meglio posso alla conoscenza: ricercare, confrontare, acquisire e riferire al servizio dei lettori, ognuno dei quali potrà così sapere e liberamente farsi un’idea, maturare una propria convinzione. “Non c’è dubbio che l’informazione sia e debba avere, per mestiere e per dovere, un alimento di critica pubblica. C’è un giornalismo che pretende di ricostruire la verità. C’è un altro giornalismo che sa di non poter afferrare con presa sicura l’intera storia che racconta. E’ un giornalismo consapevole di un limite e accetta di lavorare a una continua approssimazione della verità, cosciente che non saprà mai davvero che cosa è la verità, ma saprà che cosa è la menzogna. La indicherà ai suoi lettori. Vi si opporrà, per quel che poco o molto che è in grado di fare. E potrà ripetere ai pochi, o ai molti che gli concedono ogni giorno fiducia: non vi abbiamo mentito” Giuseppe D’Avanzo, “La Repubblica”, 23 luglio 2008 Pressoché perfetto. Ecco questo, esattamente questo. Alla verità su Edoardo Agnelli questa mia inchiesta giornalistica non arriverà, perché non può arrivarci. Ma cercherà di avvicinarvisi quanto più possibile. Poi comunque, da qualunque parte la riscontri, griderà contro la menzogna.
 
Di giuseppe (del 25/07/2008 @ 15:49:47, in blog, linkato 19278 volte)

...Queste cose non mi interessano affatto.

Ma lo sconforto che hai dentro, la tua malinconia senza rimedio, non riesco a sopportarla.

http://www.youtube.com/watch?v=41xyrkhrCZw

 

 
Di giuseppe (del 22/07/2008 @ 22:50:28, in blog, linkato 1981 volte)

Non pensavo di poterne scrivere ancora, dopo un intero capitolo, nel mio ultimo libro sull’amore.

Anzi, non pensavo di voler dire ancora “le parole che non ti ho detto”…

Ma mai dire mai. E infatti… Adesso che ‘stasera - e finalmente! -  mi ha lasciato la malinconia di uno di quei giorni che, e ormai è già notte, ma - e per fortuna! - non è la prima notte di quiete. In questo silenzio di un fragore assordante, con tutto quello che mi scoppia dentro: mai più, sempre, e sempre di più.

Quante volte è tornato questo film nella mia vita e meno male!

Questa volta, più forte di tutte le altre.

Ormai, sono un po’ anche io il “professore” e non è un modo di dire…

In questa notte nuda di parole, cerco invano una carezza deposta nel mio cuore, più forte del vento solitario che vi respira dentro.

E penso e fumo e guardo

 http://it.youtube.com/watch?v=sImv63Uo8qs

 

 
Di giuseppe (del 21/07/2008 @ 15:54:14, in blog, linkato 1825 volte)

Le frasi pronunciate ieri da Umberto Bossi, che, invece di stare in galera, dove si troverebbe, se tre anni fa gli alleati del centro – destra non lo avessero salvato con una legge ad personam, volta a depenalizzare sostanzialmente il reato di vilipendio alla bandiera, quegli stessi alleati che ora fingono di prendere le distanze, misurandole a centimetri, fa purtroppo il ministro, sono di una gravità inaudita.

Sono anche esse di nuovo penalmente rilevanti. La libertà di opinione è una cosa, il vilipendio è un’altra, ben diversa, per di più l’offesa e l’oltraggio ai simboli della Patria e dello Stato e a tutti coloro i quali si sono sacrificati ad essa e per essa lavorano.

Ma al di là degli aspetti penali, c’è una evidentissima questione politica, che si pone dopo i nuovi, offensivi, razzisti, oltraggiosi, deliranti, ignorantissimi e vergognosi insulti di Umberto Bossi allo Stato, alla Nazione, ai suoi servitori, ai suoi martiri, agli Italiani tutti, di ieri, di oggi e di domani: l’evidente incompatibilità con la sua carica di ministro della Repubblica.

Poiché fra un suo delirio sul “Lombardo – Veneto” e “la Padania” e l’altro, condito da quelli sulle congiure meridionalistiche, Umberto Bossi non lo farà mai di sua spontanea volontà, a questo punto è d’obbligo che intervenga il Presidente della Repubblica ( che già avrebbe dovuto intervenire al momento della nomina rifiutandosi di farla, visto i precedenti ) fra l’altro con ciò esercitando un suo preciso dovere e che dietro suo esplicito intervento etico e politico siano immediatamente revocate le deleghe di ministro a un Umberto Bossi indegno di rimanere ancora al suo posto.

 
Di giuseppe (del 18/07/2008 @ 17:04:44, in blog, linkato 20315 volte)

Buongiorno.

Avete bisogno di un paio di occhiali, miei cari blogghini e mie care blogghine? Andate a Calimera, da Sara. Vi sta aspettando.

Come, non sapete dove è Calimera? Ora ve lo dico io.

E’ uno dei paesi della Grecìa salentina (mi raccomando a leggere con l’accento giusto), vale a dire uno dei centri della provincia di Lecce dove si parla il dialetto con forti caratterizzazioni di greco antico, quello dei Bizantini, che a lungo soggiornarono in questo estremo lembo della patria italiana. Chi ha fatto il classico, si delizi: il nome di questo paese, in particolare, è rimasto tale e quale, “xalos”, bello, buono e “emera”, giorno, vale a dire una bella giornata, buongiorno, appunto.

Come, non sapete chi è Sara? Ora ve lo dico io.

Sara Nicoletti è la figlia diciannovenne della titolare del negozio di ottica in questione e con la madre lo gestisce quotidianamente.

Come, non sapete perché dovreste andare proprio fino a Calimera, da Sara? Ora ve lo dico io.

Guardate la foto allegata a questo blog, e capirete tutto: in attesa di rifarvi gli occhiali, intanto vi rifarete la vista…

Insomma: la notizia che ha fatto..notizia sta nel fatto che, dovendo preparare un manifesto pubblicitario e invece di pagare una modella professionista, nella fattispecie hanno voluto rimanere in famiglia e la figlia diciannovenne del negozio in questione si è convinta a  fare tutto da sé, di pubblicizzare da sé stessa la propria azienda: apparendo in prima persona, appunto. Un po’ come Giovanni Rana, quello dei tortellini, nei suoi spot pubblicitari.

In pubblicità, si dice appunto quando uno ci mette la faccia… Soltanto che, oltre alla faccia, Sara ci ha messo anche altre parti del suo corpo…

L’idea è stata di quel gran genio del mio amico ( lui saprebbe come fare ) Valerio Melcore, che nella comunicazione è Maestro, con la sua agenzia, che si chiama Sud Pubblicità.

Detto fatto: una corsa al vicino mare Adriatico, Valerio, immagino un po’ sudato e non certo soltanto per il caldo, a scattare, ed ecco pronto il manifesto.

Una bomba.

Ecco come sono andate le cose. I cartelloni pubblicitari ( la campagna di affissioni, curata anch’essa dalla Sud Pubblicità: eh, Valerio fa le cose per bene, pensa a tutto lui ) già da soli non erano passati inosservati, ovviamente. Poi, una parola al quotidiano locale, La Gazzetta del Mezzogiorno e certo un valido suggerimento per un bell’articolo, di costume, di quelli che piacciono tanto ai giornali. E non solo. Piacciono di più alle televisioni.

Subito, un servizio di TeleNorba, che è l’emittente televisiva privata più importante della Puglia.

Risultato? Le vendite raddoppiate in pochi giorni.

Ma il meglio deve ancora venire. Ieri sera, addirittura un servizio di qualche minuto nell’edizione principale delle venti del Tg5. Dico: sul più importante telegiornale nazionale, dopo Bush, Berlusconi, il Papa e la crisi economica, ecco Sara scaccia - crisi, in tutto il suo splendore.

Questa mattina, poi i rotocalchi a telefonare e a chiedere foto e servizi. Dai…

A Valerio e a Sara chiedo anche io qualcuna delle foto che realizzeranno per la prossima campagna pubblicitaria. Spero che mi accontentino e pure che torni presto dai suoi impegni il mio grafico, così potremo vederle tutti dalla home page di questo sito. Eh, sia chiaro, vogliamo approfondire… Studiare… I meccanismi della comunicazione, certo! Abbiamo tanto da imparare, deliziandoci!

Intanto, complimenti a Sara: che guardi lontano, e ci faccia sognare!

E complimenti a quel gran genio del mio amico! Valerio. Grande.

 
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