Immagine
 INFREDDOLITO/ All'ombre dei portici di carta sabato mattina a Torino... di giuseppe
 
"
"Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono niente, o non vale niente lui".

Ezra Pound
"
 
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di giuseppe (del 20/06/2009 @ 20:38:43, in blog, linkato 2162 volte)

A compimento del primo anno del nuovo governo, Silvio Berlusconi pare travolto da un’ondata di “rivelazioni” che ben presto sondano in maniera irrefrenabile dalla sfera delle vicende intime, per coinvolgerlo inevitabilmente nella dimensione politica.

I sussurri diventano già grida, quando, al solito a mezzo stampa, sua moglie manifesta l’intenzione di lasciarlo, di divorziare, imputandogli “la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere”, pare di capire in aggiunta, quale aggravante, alle frequentazioni femminili extraconiugali: un Cesare, un Napoleone anzi che ha perso ogni senso della realtà, travolto dalla lussuria a pagamento.

Ben presto, alcune pesantissime allusioni trovano nomi e cognomi e innestano una serie di imbarazzate, parziali e sostanzialmente poco credibili “spiegazioni” da parte del premier, il quale appare non rendersi conto della pesantezza dell’onda montante, anzi ben presto un vero e proprio tsunami.

Non regge la tesi del gossip, della spazzatura, dei “comunisti” senza argomenti per fare seriamente opposizione, della magistratura da essi manovrata.

Beh, i fatti dicono che l’inchiesta dei magistrati di Bari, da cui, a margine, in seguito ad alcune intercettazioni telefoniche, si era poi sviluppato il filone degli incontri a pagamento, riguardava la corruzione in sanità e aveva accusato l’amministrazione di centro – sinistra della Regione Puglia ( già coinvolta, peraltro, allo stesso modo, anni prima ai tempi del governatore Fitto di centro – destra ).

Bari, già. La stessa città in cui era iniziata negli anni Ottanta un’altra edificante vicenda, raccontata agli inizi degli anni Novanta – e dunque segnando con ciò la fine della così detta “prima repubblica”, così come questa di adesso sembra proprio voler segnare la fine della seconda – da Alberto Selvaggi, nel libretto “Membri di partito”, un racconto in cui i membri non vanno intesi quali componenti di consigli di amministrazione, e che non parla di politica.

Da Bari, iniziano adesso i nuovi intrighi di corte, con tutta una serie di altre protagoniste, che si aggiungono a una lunga lista, della quale sembrava essere, se non altro per ragioni anagrafiche, al top la napoletana, oramai famosa Noemi: dividono con lei però, oltre le frequentazioni, anche l’appellativo del lessico famigliare: “Papi”.

Oramai pare insostenibile la leggerezza delle sempre più imbarazzate dichiarazioni a difesa, e di quelle ancora più incredibili all’attacco.

No, non è così: non è così!

La mia educazione sentimentale e avvenuta negli anni Settanta e quindi credo che “il personale” sia “politico”.

So poi per antica scuola che i comportamenti privati non devono avere soluzione di continuità con quelli pubblici.

Se questo vale per chiunque faccia Politica, tanto più vale per il Presidente del Consiglio. In ogni caso, queste non sono la storia delle ( Cosimo ) Mele del peccato, episodiche e frammentarie, d’un peones che non resiste alle lusinghe del suo status.

Siamo di fronte invece a una pare inarrestabile valanga di rivelazioni, che si susseguono giorno dopo giorno e che documentano una situazione oramai irreversibile di cupio dissolvi: Berlusconi si è incastrato da solo, con questa sua ostinazione a perseguire non innocenti evasioni, ma comportamenti autodistruttivi.

Così, il berlusconismo, partito nel 1994 come ventata rivoluzionaria di modernità e di cambiamento in positivo, che avrebbe dato a tutti, o almeno a chi ci avesse creduto, una carica ottimistica di vitalismo, oltre che possibilità concrete, dopo essersi scontrato con l’incapacità progettuale, la sterilità ideale ed essersi ridotto ad amministrazione della ordinaria amministrazione, oltre che degli affari privati, sta finendo agonizzando fra le feste e i festini dei Palazzi ( e delle Ville ) del potere.

In un contesto del genere, il moralismo e pure la morale non c’entra niente.

Si tratta di capire invece che cosa è il rispetto delle Istituzioni, che cosa è il senso dello Stato, che cosa significa fare Politica e insomma tutta una serie di concetti che quasi tutti i rappresentanti di Forza Italia non avevano nelle loro radici ( che anzi non avevano proprio ) e che non hanno mai acquisito: quindi sarebbe fatica vana, più che impresa disperata, sperare che riescano a capirlo adesso.

Ecco, per fare un esempio, pensare che la questione delle ultime ore non tocchi il Premier in quanto egli è stato soltanto l’”utilizzatore finale” delle ragazze, come ha dichiarato poco fa l’avvocato nominato onorevole del presidente del Consiglio, è una paradigmatica dimostrazione di quanto ho cercato finora di dire.

Certo, da un punto di vista giuridico, andare a puttane non è reato. Per quanto mi riguarda, poi, non è nemmeno immorale. Però e sono però quanto una casa, anzi, quanto un Palazzo Grazioli, e una villa Certosa, ecco…

Nella fattispecie, non è più una questione giuridica, e non attiene più nemmeno soltanto alla morale, ma diventa un problema prettamente Politico.

Perché gli incontri avvenivano in sedi para – istituzionali, comunque alla presenza di Capi di Stato e di Governo e Ministri e altri ancora.

Perché richiedenti altri favori per il soddisfacimento dei quali occorreva utilizzare una gestione comunque non corretta della res publica.

Perché i loro mandatari erano spesso personaggi a loro volta a vario titolo inseriti in assai discutibili ingranaggi di potere, in un guazzabuglio pressoché inestricabile di interessi pubblici e privati.

Perché una classe dirigente non si seleziona sui book fotografici e sui curriculum delle agenzie, o sulla base di capacità assai diverse dalla formazione e dalla cultura politica... perché comportamenti simili, non occasionali, ma elevati a sistema, a regola di vita, stile orgia del potere, ostentazione dell’egoismo materiale e dell’impunità ostentata, costringono poi inevitabilmente a mentire, dove le mezze verità sono assimilabili alle bugie.

Perché comunque un Primo Ministro rappresenta lo Stato e rappresenta un popolo: ora, le istituzioni hanno il loro decoro, e un popolo ha diritto a modelli migliori cui ispirarsi e da cui essere rappresentato.

 
Di giuseppe (del 08/06/2009 @ 16:27:47, in blog, linkato 1583 volte)

Alberto Cruciani conduce “Complotti”, il nuovo programma de “La7”.

La seconda puntata di martedì 9 giugno è per metà dedicata al mio libro, che ha riaperto il caso della tragica morte di Edoardo Agnelli. Vi invito tutti a vederlo e…PASSA PAROLA! ( magari inoltrando il mio invito ai vostri amici, grazie! ).

 

La trasmissione si basa su di una serie di interviste realizzate a Roma lo scorso mese di febbraio, fra cui, ovviamente, quella con me. Mi fecero decine di domande davanti la telecamera, per quasi un’ora, anche se sono già che manderanno in onda soltanto due-tre minuti e speriamo bene...

Piccola confessione. Mi vedrete leggermente come dire? alterato. Proprio mentre stavo andando negli studi de La7 ricevetti una chiamata, sul telefonino, giusto prima di spegnerlo, con tutta una serie di accuse nei miei confronti, fra l’altro completamente campate in aria. Non ebbi nemmeno il modo non dico di giustificarmi, ché non avevo fatto nulla, ma nemmeno di replicare, in quanto quello mi stava aspettando su per l’intervista.

Durante le riprese, non vedevo l’ora che finissero, per poter richiamare e poter chiarire. E se ci penso adesso, per tante ragioni, mi altero ancora di più.

 
Di giuseppe (del 29/05/2009 @ 19:15:23, in blog, linkato 2796 volte)

“Sono abbastanza grande adesso per diventarti amico”

L’INCONTRO DI PIER PAOLO PASOLINI CON EZRA POUND

e altri incontri decisivi _________________________________

 

PERFORMANCE TEATRALE

Ideata, scritta e presentata da

GIUSEPPE PUPPO

Interpretata da

SANDRA MAGGIO

LAURA MARTELLI

LUCA FOLLINI

ALDO MORI

 

Direzione artistica e regia di

PIETRO DI GIORGIO

Una produzione

ITALIANA TEATRO

2010

per la

MORE & MORE PARTNERS

Promozione e comunicazione

 

I make a pact with you. I have detested you long enough. I come to you as a grown child Who has had a pig-headed father. I am old enough now to make friends. It was you who broke the new wood, Now is a time for carving. We have one sap and one root. Let there be commerce between us.

EZRA POUND, a Walt Whitman, 1913

 

Stringo un patto con te. Ti ho detestato abbastanza a lungo. Vengo da te come un figlio ormai cresciuto che ha avuto un padre un po’ carogna. Sono abbastanza grande adesso per diventarti amico. Sei stato tu a tagliare il legno nuovo, adesso è tempo di inciderlo. Abbiamo un solo fusto e una sola radice. Ci sia dunque dialogo, fra di noi.

PIER PAOLO PASOLINI, a Ezra Pound, 1967

 

Nel 1967, per una delle trasmissioni televisive che Pier Paolo Pasolini aveva realizzato, o aveva in programma, chiese un’intervista a Ezra Pound.

L’intellettuale più famoso, per quanto eretico, del comunismo italiano andava a rendere omaggio, col suo interessamento, all’intellettuale fascista più famoso, per quanto eretico, fra l’altro, non dimentichiamolo, nel particolare clima di quegli anni. L’uno allora all’apice della gloria della cultura ufficiale, l’altro dalla cultura ufficiale allora praticamente negato e relegato in disparte.

Eppure due poeti, grandi e veri, ma non solo: fra i massimi protagonisti della cultura contemporanea, quali autori versatili, studiosi di multiforme ingegno, saggisti, filologi e animatori ideali. Oltre a questo, al di là delle etichette di comodo, pure solide fondamenta ideologiche a unirli: l’uno legato al mito dell’Italia rurale e contadina, l’altro al mito dell’America dei pionieri, con la feroce, conseguente avversione di entrambi alla guerra, all’usura, all’egoismo del capitalismo, nell’amore vivissimo per le espressioni nazionali, popolari e tradizionali, nella convinzione del valore della cultura e del potere dell’educazione.

Un’intervista che fece bene a entrambi, negli ultimi anni della loro vita: Ezra Pound interruppe così il lungo periodo del “tempus tacendi” che aveva iniziato, nel 1958, al suo rientro in Italia dal manicomio criminale in cui lo avevano internato i suoi compatrioti americani, finita la guerra; Pier Paolo Pasolini iniziò la bellissima stagione da lucido e profetico polemista, da corsaro capace di individuare quello che stava avvenendo e delineare quello che sarebbe avvenuto.

Nel chiedergli l’intervista, Pasolini mandò a Pound, in italiano, alcuni versi che il poeta americano aveva dedicato più di mezzo secolo prima a Walt Whitman: “Bene. Amici allora! Pax tibi, pax mundi” – fu la risposta che ricevette.

Il fotografo Gianfranco Contini capì subito che si sarebbe trattato di un avvenimento storico e chiese alla direzione Rai di poterlo filmare: l’incontro avvenne a Venezia il 26 ottobre 1967; lo straordinario documentario andò poi in onda l’anno dopo, col titolo “Un’ora con Ezra Pound”, a firma di Vanni Ronsisvalle.

***

“Sono abbastanza grande adesso per diventarti amico” è il titolo, mutuato dal verso di Pound, a sua volta utilizzato da Pasolini, della performance teatrale originale che Giuseppe Puppo sta scrivendo in questi giorni, e che è affidata alla compagnia “Italiana teatro”, per la regia di Pietro Di Giorgio.

Lo spettacolo ( dopo le prove previste in autunno ) debutterà a Casale Monferrato sabato 16 gennaio 2010; sarà poi subito replicato, il giorno dopo, a Torino, a cura di Bruno Labate, presidente dell’Associazione Poesia Attiva.

Seguiranno nei mesi successivi altre date, che la “More & More Partners” sta già organizzando in tutta Italia.

Sulla scena, l’attrice Sandra Maggio, la quale, nel 2009, nel centenario del Futurismo, ha interpretato Filippo Tommaso Marinetti, farà “sentire” la poesia di Pasolini, un altro autore tanto citato, quanto poco e niente recitato; mentre l’altra voce recitante, Laura Martelli, darà forma e contenuto ai versi di Pound.

Gli attori Luca Follini ( Pasolini ) e Aldo Mori ( Pound ) interpreteranno i due poeti e rievocheranno le loro forti, ancora, anzi, oggi più che mai, attualissime prese di posizione storiche, politiche e culturali.

Infatti, ancora, oltre far sentire la poesia, “Sono abbastanza grande per diventarti amico” non vuole meccanicamente raccontare il dialogo, le parole che si dissero i due poeti in quella precisa occasione. Vuole invece raccontare la profondissima intesa, le parole che non furono dette, ma che entrambi avevano ben presenti dentro di sé, nel loro portato genetico.

Ritroveranno così forma e sostanza, nei dialoghi sulla scena fra Pasolini e Pound, i ricordi evocati e messi in disparte, quelli talmente belli, da fare male; le malinconie senza rimedio; le ferite senza cicatrici; i discorsi intasati e momentaneamente sospesi; i sogni infranti e le speranze tradite; le grandi idee capaci di muovere il mondo; le folli passioni e le lucide profezie.

Ancora, in senso più propriamente spettacolare, le due attrici ridaranno vita ad alcune figure femminili indissolubilmente legate alla vita di Pasolini e Pound: Laura Martelli sarà Olga Rudge e Patty Pravo; Sandra Maggio, Mary de Rachelwitz e Maria Callas, in altri incontri per tutti decisivi.

Infine, la vera e propria “chicca” della rievocazione dell’ultima apparizione in pubblico di Pier Paolo Pasolini, la sua “conversazione” tenuta al liceo classico“G. Palmieri” di Lecce, il 21 ottobre del 1975, di cui l’autore, allora studente del III liceo, per una coincidenza significativa, fu non solo testimone, ma, sia pur parzialmente, protagonista, come attestano le tracce audio e le trascrizioni di quest’altro memorabile evento.

***

Uno spettacolo dunque realmente originale, non solo di gradevole presenza scenica, per gli spettatori, e di indubbio valore poetico, ma pure, per tanti versi, pieno di suggestioni culturali di estremo interesse, che riusciranno probabilmente a far positivamente discutere, certamente a far creativamente pensare, nella più autentica lezione del “teatro di parola” pasoliniano, in cui contano le idee espresse, dibattute e fatte lievitare negli spettatori.

 
Di giuseppe (del 21/05/2009 @ 18:25:38, in blog, linkato 1404 volte)

Anche se, soltanto negli ultimi mesi, per motivi contingenti, ho fatto registrare qualche frequentazione diretta in sala, da quando non si può fumare non vado più al cinema ( e dire che da giornalista nemmeno pago il biglietto ), ma mi segno i film che mi interessano e aspetto che li diano in tv, rigorosamente quelle in chiaro, visibili da tutti.

Il “passaggio” ( del film ) segna per me una visione partecipata, nonché l’avvenuta considerazione nazional-popolare.

Tutto ciò premesso, ieri sera, con grande, finanche esagerata, dirompente addirittura, partecipazione emotiva, ho visto, dopo “appena” tre anni, uno di quei film che stavo aspettando: “Notte prima degli esami”.

Il “passaggio” ( in questa esperienza fondamentale ) segna il momento decisivo in cui si comincia a diventare grandi. Ho detto: si comincia, ché grandi si diventa abbastanza dopo, e io, per esempio, lo devo ancora diventare; ma insomma: si lascia il guscio protettivo e costrittivo al tempo stesso della scuola, e si entra nella fase in cui si può decidere, ma ci si deve prendere e per la prima volta le proprie responsabilità.

Sapevo della canzone di Antonello Venditti, che a sua volta racconta la propria esperienza degli anni Sessanta.

Ieri sera ho visto il film omonimo, che parla dei “dorati” anni Ottanta, ricostruiti a Roma, delicatamente fra “personale” e “politico”, come si diceva negli anni Settanta, in cui anche io passai la mia notte prima degli esami.

Ripensare al passato è sempre un esercizio meritorio, trovo nemmeno triste, anzi proprio piacevole, se lo si può storicizzare, rivisitandolo con consapevolezza. Poi, certo, in genere, come insegnava Filippo Tommaso Marinetti, non bisogna pensare al passato, e nemmeno al domani, ma al dopodomani!

Ma ogni tanto, per storicizzare, per acquisire consapevolezza, ci sta, e può diventare almeno piacevole, se non divertente.

Ieri sera ho ricordato i miei esami di maturità.

Lecce, luglio 1976. Pure nella mia classe c’era un mio compagno che aveva messo incinta un’altra compagna della stessa classe. Pure quell’anno si verificarono “fughe di notizie” sulle tracce dei temi, anzi ce ne furono talmente tante, che all’ultimo momento la prima prova fu annullata, e il giorno dopo le buste dei temi, radicalmente cambiati, arrivarono con i Carabinieri.

Nel mio film, quei flash che scorrono ora nitidamente, rivedo appunto un tema superbo. Fui l’unico a contestare, delicatamente, ma profondamente, la frase di don Lorenzo Milani sulla “lingua che ci fa uguali”. Feci tesoro di una conferenza tenuta proprio nella mia scuola, il glorioso liceo-ginnasio di Stato “G. Palmieri” di Lecce, da Pier Paolo Pisolini, il 30 ottobre precedente, anzi, fu quella l’ultima sua apparizione pubblica, prima di trovare, tornato a Roma, la tragica morte che tutti sappiamo. Quale profetico regalo ( altro che fughe di notizie, o leggende metropolitane ) aveva anticipato il tema che sarebbe uscito alla maturità. Io scrissi i concetti che egli aveva espresso in quell’occasione, sull’omologazione linguistica, la valorizzazione dei dialetti, le degenerazioni del consumismo. Lo spiegai all’esterrefatto commissario, che mi chiese come avessi fatto a formulare tali straordinarie elaborazioni, prima di mostrarmi il voto che mi aveva dato: 10. Dieci, era scritto proprio così, me lo ricordo bene.

L’altro scritto, la versione di latino, di un Cicerone antipatico, nemmeno oratorio, o filosofico, proprio ostico, nelle sue tesi civili, sul dovere di non procurare danni agli altri per il proprio tornaconto, filò liscio secondo il collaudato copione che era stato ampiamente previsto e predisposto, e cioè copiare dal più bravo.

Orale.

Mi ricordo che anche la tesina di italiano era sui dialetti, sul poeta milanese Carlo Porta, per la precisione, e fu così che il voto finale, nonostante una media di ammissione bassa, tranne italiano, arrivò a 54.

Ma la cosa che ricordo con maggiore piacere fu la tesina che avevo preparato per storia, e cioè le nuove tesi di Renzo De Felice sul fascismo. Oggi sono unanimante accettate e ampiamente condivise, ma allora, quando uscirono, suscitarono un putiferio che la metà bastava, ovviamente da parte della sinistra, che sull’antifascismo dei luoghi comuni aveva costruito le sue fortune politiche.

Benché dissuaso da un po’ tutti, professori in testa, preside compreso, scongiurato addirittura di non farlo, con l’avvertimento – minaccia che il presidente della Commissione era un partigiano, niente, io presentai un blocco di fogli alto quattro dita, insieme a quel libretto, bianco e blu che mi è rimasto impresso “Intervista sul fascismo”.

Quanto al “personale”, poco da aggiungere. All’epoca, con le ragazze ero imbranato cronico. Nonostante avessi occasioni a ripetizione e profferte a iosa ( perché ero l’intellettuale della scuola e il leader politico, insomma anche per questo fascino aggiunto ce n’erano sempre tre o quattro che mi stavano appiccicate addosso, prima di stancarsi e trovarmi alla fine noioso ) non solo non ero fidanzato, ma non mi davo proprio da fare. La mia prima e unica esperienza era avvenuta due anni prima, grazie all’intraprendenza estrema, insistita e ostinata, di una mia compagna di classe, che aveva praticamente fatto tutto lei. Poi più niente.

In quella calda estate del 1976, non avevo quindi “cosce tese chiuse come le chiese quando ti vuoi confessare”, e tanto meno aperte, su cui poter esercitare le mie mani. In mancanza di meglio, le esercitavo, per così dire, in maniera alternativa. La notte prima degli esami, dopo aver esercitato la mente pensando a Renzo De Felice, esercitai pure le mani pensando a una signora di dieci, o venti anni più grande di me, di Taranto, Norma, si chiamava, e somigliava alla Edwige Fenech dell’epoca, anzi era pure meglio.

L’ avevo conosciuta qualche settimana prima in un incontro politico. Nonostante avessi sfiancato pure lei, coi soliti discorsi politici, invece di parlare di altro e soprattutto di fare altro, continuava a telefonarmi, a casa, chissà perché sempre all’ora di pranzo.

L’ultima volta m’aveva detto che subito dopo gli esami sarebbe venuta a trovarmi, di sera, con la sua macchina, per farmi fare un giro e l’aveva detto in un modo che pure io avevo capito che cosa voleva dire.

La notte prima degli esami immaginai che cosa sarebbe potuto succedere, quando Norma sarebbe venuta a trovarmi, con la sua auto, di notte, per le strade deserte della Lecce ancora solitaria e isolata, ma sempre trepida e sapida, degli anni Settanta.

Devo dire che la realtà superò poi la più fervida fantasia. Infatti, finiti gli esami, dopo gli orali, il giorno, anzi la notte dopo, con la sua auto, una grande Mercedes, bianca, monumentale, Norma venne davvero a Lecce, a prendermi e a farmi fare un giro nei dintorni solitari.

Fu così che cominciai a diventare grande.

 
Di giuseppe (del 08/05/2009 @ 20:23:49, in blog, linkato 1605 volte)

Abbiamo mandato una nostra squadra martedì pomeriggio: hanno visto cadaveri di donne e bambini, fosse comuni, case distrutte”.

Così Jessica Barry, della Croce Rossa, in Afghanistan.

A Bala Boluk ci sono state altre centinaia di vittime innocenti della popolazione civile dopo un altro bombardamento degli Americani, che, come era ampiamente prevedibile, anche sotto la nuova presidenza di Obama, nel sostanziale silenzio dei grandi media internazionali, continuano la loro sciagurata e criminale opera di distruzione, per affermare il potere di controllo sul mondo e sostenere la loro scalcinata economia, dell’ingiustizia e della disuguaglianza, dell’egoismo e della sopraffazione, con gli apparati militari.

 
Di giuseppe (del 03/05/2009 @ 00:13:09, in blog, linkato 2971 volte)

Questa è la storia di “Mr. Bojangles”, una storia vera, inquietante e disperata come sanno esserle certe storie americane piene di violenza e di umanità negata, derisa e vilipesa dal sistema del sogno infranto e oggi miseramente fallito, un’umanità che però protesta la propria sia pur tragica, ma solenne dignità.

Scopertala per caso, ma sagacemente ricostruitala con la maggiore approssimazione possibile, io qui, ora, ve la voglio raccontare, provando a scriverla come l’avrebbe scritta, nel suo stile scarno, quanto efficace, Ernest Hemingway, anche se poi, nella fattispecie, ci vorrebbero meglio i versi di Edgar Lee Masters.

Ma sono necessari alcuni chiarimenti preliminari, che spero non vi annoino, se avrete la pazienza di aspettare, e qualche dettaglio, che vi permetterà di apprezzarla compiutamente.

“Mr. Bojangles” è anche il titolo della canzone che questa storia ha scoperto per prima e raccontato per davvero. L’ha composta nel 1968 ( pensate a Robert Kennedy, a Martin Luther King, alle immagini in bianco e nero degli Stati Uniti di quel periodo per tanti versi memorabile ) il cantautore Jerry Jeff Walker, l’ io narrans del testo. Una canzone bella e triste interpretata anche da artisti del calibro di Bob Dylan, Sammy Davis Junior, Robbie Williams e tanti altri ancora, ma se volete sentirla, io vi consiglio di ascoltare la versione più recente, dell’ “Alberto Traversi Quartet”, un’eccezione clamorosa alla regola che le cover non sono mai all’altezza dell’originale, perché qui, l’interpretazione del vocalist, incredibilmente italiano, di spregiudicata duttilità espressiva, mi sembra che sia una rilettura stupenda, e, nell’insieme della resa musicale, una acquisizione insuperabile nella sensibilità dimostrata, carezzevole, struggente e passionale, per lo swing di fondo e per le variazioni sul tema prodotte.

Voi potete trovarla su

www.myspace.com/albertotraversiquartet

in solo audio, nella versione discografica, tratto dal primo album del gruppo, “The art of swing”; io, rimasto folgorato dalla bellezza e dalla tristezza, l’ho scoperta sere fa, seduto accanto a una ragazza, a guardare distrattamente la tv nel programma che voleva, e a lei, sempre bella, dentro e fuori, e spesso triste, in questi giorni poi di nuovo triste della sua malinconica disperazione senza rimedio, che non riesco a sopportare, questa storia voglio dedicare, quale ottimo auspicio che altre cose belle mi faccia scoprire e mi faccia fare, e se volete vederla ( la canzone, non la ragazza ) come l’ho vista e scoperta io, sere fa, per caso, davanti la tv, potete farlo su

http://www.youtube.com/watch?v=CsoogCS86_A

“Mr. Bojangles”, infine, era un ballerino e cantante di colore della prima metà del secolo, Bill "Bojangles" Robinson, famoso in tutti gli States ed per questo che così, nel suo ricordo, con questo nome, chiamano il protagonista della nostra storia, il nostro Mr. Bojangles, che, per inciso, era un bianco.

Era la fine di luglio, mi ricordo bene, ma l’anno no, il 1965, forse, o giù di lì, ma che importa?

Era un pomeriggio caldo e afoso a New Orleans e l’umidità di quel maledetto fiume mi inzuppava la camicia, nella mia testa i pensieri galleggiavano in un altro fiume di alcol e che cazzo c’ero andato a fare in quella strada uguale a tante altre, nemmeno questo mi ricordo più.

Avevo pure fumato prima, nella mia scalcinata pensioncina e forse è pure per questo che il mio cuore galleggiava leggero, seguiva l’onda.

In tasca avrò avuto dieci dollari in tutto, ma ero felice, allora, io!

Pensavo di essere un grande artista e anzi non lo pensavo nemmeno più: lo ero.

A sera avrei suonato e cantato, io proprio io, c’erano pure le locandine col mio nome davanti il locale ancora deserto, dove ero passato a posare gli strumenti: fra poche ore ognuna di quelle centinaia di persone che avrebbero posato i loro culi sporchi sulle panche di legno si sarebbero sentiti lo stesso soli, disperatamente soli lo stesso, ma almeno non ci avrebbero pensato per un po’ e tanto bastava.

Adesso che sono anche io di nuovo solo e non sono più felice, di Mr. Bojangles mi ricordo bene, però.

Allora, a un certo punto si sentì uno sparo in uno dei negozietti che davano su quella strada, un colpo di fucile, secco, forte, ma nessuno sembrò farci caso più di tanto: tutti continuarono a fare quello che stavano facendo, parlare, camminare, fumare, bestemmiare, pensare ai loro destini sempre in bilico, cercare di fare un po’ di conti e rinunciarci per sfinimento.

Rimasero tutti lì, per qualche minuto, senza nemmeno sapere, o capire, pure io, ovviamente rimasi lì, fino a quando però, dopo pochissimo, arrivò la polizia, con quelle scene dei telefilm che vedevo nelle mie notti insonni nelle camere di albergo tutte uguali, come le città che per un attimo incontravo, e poi lasciavo il giorno dopo.

Fu così che, senza sapere e senza capire, mi ritrovai in un momento, o almeno così mi sembrò, in uno stanzone della caserma, dove i poliziotti mi avevano portato a forza, insieme a una decina di altri ignari e basiti occasionali passanti, dicendo che eravamo tutti sospettati di omicidio, che uno di noi era l’assassino che aveva mandato al camposanto un onesto commerciante, dopo averlo rapinato.

Una manganellata nello stomaco mi aveva strozzato in gola le proteste che pure avevo tentato all’inizio e mi aveva subito definitivamente fatto passare la voglia di chiedere altre spiegazioni.

Ci guardavamo l’un l’altro, mentre i minuti prima, le ore poi passavano senza fretta, con uguale lentezza e inutilità.

Fu così che ho conosciuto un uomo chiamato Mr. Bojangles.

Ballò per noi, in quella grande cella di caserma di polizia, come aveva ballato per tanti anni per tutti voi, che non lo troverete mai più.

Aveva le scarpe rotte, scalcagnate, in testa i capelli d’argento arrivavano alla maglietta lacera e sporca, tenuta fuori da un paio di calzoni rigonfi e spiegazzati tanto da aver perso irrimediabilmente la loro forma originaria.

Saltava alto, però, quando ballò, alto, con una insospettabile agilità, alto, vi dico, eppure ricadeva al suolo con delicatezza, Mr. Bojangles.

Io ero incazzato nero, fatto e confuso, però me lo ricordo bene, ve l’ho detto, l’ho conosciuto a New Orleans, quel maledetto pomeriggio d’un giorno da cani, Mr. Bojangles.

Mi guardava cercando nei miei occhi le età che non aveva più, mi parlò bene, sapete? Mi raccontò della sua vita, oh sì, tutta la sua vita mi raccontò, mentre sbatteva le sue gambe nei passi del tip tap.

Disse che il suo nome era Mr. Bojangles, o almeno così lo chiamavano e i suoi passi di danza seguivano le linee della cella.

Si pigliava i pantaloni e poi per i tacchi, nella posizione migliore; poi si lasciò andare, si lasciò proprio andare, si tolse i vestiti e li buttò via tutt’intorno e “Balla, Mr Bojangles!” – gli dicevamo – “Balla!”, continuavamo a ripetergli.

Era stato un suonatore ambulante, travestito da nero, nelle fiere e i mercati dei paesi di provincia di tutto il Sud.

Raccontò poi fra le lacrime di quando gli era morto il cane, quindici anni prima, il cane che era il suo unico affetto l’aveva lasciato per sempre dopo vent’anni e lui, oh, sì, ancora ne pativa.

Balla, Mr. Bojangles,per favore! Per favore, Mr. Bojanglse, balla! Balla!

Non si era mai più ripreso.

Balla, Mr. Bojangles,per favore! Per favore, Mr. Bojanglse, balla! Balla!

E raccontò che adesso continuava a ballare in quei locali dove suonano l’ honky tonks.

Balla, Mr. Bojangles! Per favore, Mr. Bojanglse, balla! Balla!

Per una bevuta, per qualche spicciolo, se ne stava lì, in questi locali dei paesi passava la maggior parte del suo tempo, ma ormai beveva poco, disse scuotendo il capo, e quando scosse la testa così, io sentii che qualcuno gli ripeteva ancora

Balla, Mr. Bojangles, per favore! Per favore, Mr. Bojanglse, balla! Balla!

 
Di giuseppe (del 05/04/2009 @ 17:03:56, in blog, linkato 1436 volte)

ECCO IL COMUNICATO  - STAMPA DELL'EVENTO DI MARTEDI' POMERIGGIO 7 APRILE A TORINO CHE RICEVO E VOLENTIERI PUBBLICO

Valerio Cignetti mi ha affidato il compito di illustrare il programma con cui la Fiamma Tricolore affronterà le prossime elezioni provinciali del 6 e 7 giugno e a cui ho lavorato personalmente: sono orgoglioso e onorato di intervenire in questa occasione, per cui do appuntamento a tutti coloro i quali potranno partecipare.

______________________________________________________________________________________

 

Conferenza Stampa per le Elezioni Provinciali a Torino: presentazione della lista e del programma della Fiamma Tricolore.

Martedì 7 aprile alle ore 16,30 presso l'Hotel "NH Jolly Ambasciatori" in corso Vittorio Emanuele II n°104 a Torino

la Fiamma Tricolore presenterà la lista dei candidati e i punti principali del programma amministrativo per l'elezione del Consiglio Provinciale di Torino.

Il Segretario Regionale Valerio Cignetti proporrà agli elettori una lista qualificata dalla presenza di molte persone che possono vantare una buona esperienza politica e che già hanno ricoperto importanti ruoli in Parlamento come nelle amministrazioni locali.

Saranno presenti in sala tutti i candidati, tra gli altri ci preme segnalare: Maurizio Colli, Giorgio Bissacco, Alberto Tognoli, Raffaele Costa, Roberto Rigon e Massimo Robella.

A questi si affiancheranno altri come Bruno Berardi e Marco Bava che, oltre a specifiche competenze, possono vantare una importante attività nei settori di loro interesse.

Durante l'incontro verranno illustrati i punti principali del programma amministrativo della Fiamma Tricolore.

Su questo siamo disposti fin da ora a dialogare, a confrontarci e trovare delle convergenze con altre forze politiche su cui impostare, eventualmente, una collaborazione nell'esclusivo interesse dei cittadini della nostra provincia.

La Fiamma Tricolore andrà avanti, così come fatto negli ultimi 15 anni, nel suo percorso quale continuità ideale, storica e politica dell'M.S.I. senza rinnegare il passato ma ben presente e radicata nel presente contesto politico.

 
Di giuseppe (del 31/03/2009 @ 19:39:12, in blog, linkato 2150 volte)

Ecco il comunicato - stampa degli organizzatori. Sono contento di essere stato invitato a fare da...moderatore, anche se sarò più...provocatore, che moderatore! Rivedrò il mio amico Mario Bozzi Sentieri, col quale da ragazzi giocavamo a fare i giornalisti, a Lecce e senza saperlo facemmo cose rimaste storiche; e Luciano Lanna, col quale ho collaborato al "Roma" e a "L'Italia settimanale". Poi, spero di stare bene insieme a tutti quelli che interverranno; sono sempre belle, queste serate, che lievitano col tempo e lasciano pemsieri e parole preziose.

Ah, io in quanto fascista non immaginario NON ho aderito al Pdl eh eh e poi - sempre gli stessi errori, non so più che fare - NON sono "torinese", anche se continuano a scrivere così...

 

Giovedì 2 aprile alle 20.45 presso la sala convegni dell'Hotel Holiday Inn, piazza Massaua 21 - Torino si svolgerà il secondo incontro della rassegna EDITORIA NON CONFORME, organizzata da Associazione FABER con il contributo della Regione Piemonte, dal titolo: "L'immaginario della Destra italiana. Verso il partito unico: il dibattito sulla cultura di destra dall'uscita di Fascisti Immaginari a oggi"

Luciano Lanna e Mario Bozzi Sentieri affronteranno il tema dell'immaginario culturale e mitologico della destra italiana così come raccontato dapprima in "Fascisti Immaginari" e poi approfondito nel dibattito che negli anni successivi alla pubblicazione del libro si è sviluppato in ampi settori della stampa nazionale; dibattito tornato particolarmente di attualità in questi giorni nei quali la Destra italiana ed il suo storico bagaglio culturale confluiscono nel partito unico del centro-destra.

Nel corso della serata, Mario Bozzi Sentieri presenterà il suo ultimo saggio: "Dal neofascismo alla nuova destra - le riviste 1944/1994" che ripercorre mezzo secolo di elaborazione culturale alternativa e indipendente.

Luciano Lanna, co-autore di "Fascisti Immaginari" è giornalista, saggista, direttore responsabile de "Il Secolo d'Italia".

Mario Bozzi Sentieri è saggista e giornalista.

Modera l'incontro il giornalista e scrittore torinese, Giuseppe Puppo.

Per info: assofaber@gmail.com 3394056681

 
Di giuseppe (del 09/03/2009 @ 19:14:49, in blog, linkato 2085 volte)

Oggi è un giorno importante per tanti motivi e sono felice per tanto che ho detto e sentito.

Qui vi voglio però parlare di una cosa, anzi due, che ho letto, in articoli, il primo dei quali addirittura su la Repubblica che vi riporto integralmente qui di seguito.

Chi mi legge sa- e l'archivio di questo blog ne è prova - che da anni sostengo che l'ora legale non serva a niente e anzi sia dannosa; che si tratti di un colossale luogo comune, che tutti accettano per conformismo e pigrizia; che bisogna abolirla, battendosi contro quest'altra verità ufficiale precostituita.

Chi mi conosce personalmente poi sa che tutti i miei orologi sono sempre, per protesta, sull'ora solare.

Bene, vi annuncio ufficialmente che non sono pazzo, contento del fatto che anche su questo il mondo sta cominciando a darmi ragione.

 __________________________________________

La Repubblica

Negli Usa il via ieri, in Italia scatterà a fine mese e resterà in vigore fino al 25 ottobre. Ma è guerra di dati

Gli scienziati processano l'ora legale "Non è vero che fa risparmiare" di LUIGI BIGNAMI

MILANO - Entro la fine di marzo circa un quarto della popolazione mondiale perderà un'ora di sonno, in compenso guadagnerà un'ora di Sole in più al giorno. Questo grazie all'introduzione dell'ora legale, che negli Stati Uniti è scattata ieri, in anticipo di alcune settimane rispetto all'Europa e all'Italia, dove inizierà il 29 marzo (per terminare il 25 ottobre). Generalmente si sostiene che lo spostamento in avanti delle lancette serva per risparmiare energia, ma, recentemente, alcune ricerche hanno avanzato più di un dubbio. L'idea di spostare le lancette in avanti di un'ora durante l'estate fu avanzata già da Benjamin Franklin nel 1784, ma venne introdotta solo nel periodo della prima guerra mondiale, al fine di economizzare energia. Il primo lavoro di verifica per capire se davvero l'ora legale faccia risparmiare energia venne realizzato nel 1970 dal Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti, il quale giunse alla conclusione che se ne risparmia circa l'1% rispetto a quando si utilizza l'ora solare. Per molto tempo ci si è fidati di tale dato, ma le cose sono via via cambiate quando i condizionatori d'aria sono entrati in modo prepotente in case ed uffici. Nel 2006 per la prima volta l'ora legale venne introdotta nello Stato dell'Indiana e un lavoro realizzato l'anno successivo dall'economista Matthew Kotchen dell'Università della California ha sorprendentemente messo in luce che essa fa addirittura aumentare i consumi di elettricità dell'1%, facendo perdere allo Stato 9 milioni di dollari all'anno. "Sebbene l'ora legale riduca la richiesta di elettricità nelle case - spiega il ricercatore - ne produce anche una più elevata per i condizionatori durante le sere d'estate e per il riscaldamento durante la primavera e l'inizio dell'autunno". In California la Commissione per l'Energia è giunta ad un risultato più o meno simile. Spiega Adrienne Kandel economista della Commissione: "L'aver allungato di 15 giorni il periodo di ora legale nel nostro Stato, non ha portato ad alcun beneficio, in quanto l'anno scorso il risparmio di energia è stato dello 0,2%, ma è un dato che ha un margine d'errore dell'1,5%". Un'indagine dell'Energy Institute australiano sostiene anch'esso che i risparmi sono solo apparenti. Secondo l'Istituto infatti, il risparmio viene sempre calcolato sulle ore interessate dalla maggiore quantità di luce (quelle pomeridiane), mentre se si fa il computo complessivo tra il risparmio pomeridiano e la maggiore richiesta di energia tra le 7 e le 8 del mattino e quella usata nelle ore più tarde perché, mediamente, si rimane svegli più a lungo, il risparmio risulta zero. Non tutti i risultati sono negativi. Nel Rapporto stilato ad ottobre 2008 per il Congresso Usa dal Dipartimento dell'Energia si conclude che l'aver anticipato di 4 settimane l'ora legale ha fatto risparmiare globalmente lo 0,5% dell'energia, che corrisponde a quella utilizzata da 100.000 appartamenti per un intero anno. Per l'Italia Terna, la società responsabile della trasmissione dell'energia elettrica sulla rete, sostiene che negli ultimi anni si sono risparmiati da 70 a 80 milioni di euro all'anno. Ma al di là dell'uso dell'energia c'è un altro elemento da considerare: le ricadute sulla salute. Nonostante si dica che un'ora in più di luce dovrebbe permettere maggiore possibilità di movimento per la gente, secondo il New England Journal of Medicine, durante la prima settimana della nuova ora vi è un aumento del 5% di infarti e questo succede dal 1987. Motivo: l'alterazione che si viene a creare nei ritmi biologici e soprattutto in quelli del sonno.

 __________________________________________

Excite Italia

Ora legale, secondo gli scienziati non fa risparmiare

L'ora legale è finita nel mirino degli studiosi. In Italia il 29 marzo le lancette dell'orologio dovranno essere spostate un'ora avanti, in questo modo oltre a godere della luce del sole per più tempo è possibile risparmiare energia. Almeno questo è ciò che si è sempre creduto. Adesso alcune ricerche hanno sollevato qualche dubbio. Sembra che l'ora legale provochi addirittura un aumento dei consumi. Questo forse anche a causa dell'introduzione, nelle case e negli uffici, dei condizionatori d'aria. L'economista Matthew Kotchen, dell'Università della California, nel 2007 ha realizzato uno studio e ha spiegato: "Sebbene l'ora legale riduca la richiesta di elettricità nelle case ne produce anche una più elevata per i condizionatori durante le sere d'estate e per il riscaldamento durante la primavera e l'inizio dell'autunno". Risparmi apparenti anche secondo Adrienne Kandel, economista della Commissione per l'Energia della California, e l'Energy Institute australiano. Ma c'è anche chi mostra dati positivi. In Italia la società responsabile della trasmissione dell'energia elettrica sulla rete, Terna, ha evidenziato che negli ultimi anni si sono risparmiati da 70 a 80 milioni di euro all'anno. L'ora legale, tuttavia, sembra non convincere. Il New England Journal of Medicine ha addirittura parlato di rischi per la salute. A quanto pare dal 1987 durante la prima settimana della nuova ora vi è un aumento del 5 per cento di infarti a causa dell'alterazione che si viene a creare nei ritmi biologici, in particolar modo in quelli del sonno. Quella sull'ora legale sembra proprio una disputa aperta.

 
Di giuseppe (del 02/03/2009 @ 19:24:14, in blog, linkato 2476 volte)

Internet è un mezzo prezioso, che ha rivoluzionato il nostro modo di essere, di informarci e di comunicare: posta elettronica, motori di ricerca, diffusione della cultura popolare, collegamenti audio/video gratuiti in tempo reale, blog, community e quant'altro sono soltanto alcune delle straordinarie opportunità offerte in tal senso e ormai consolidate negli ultimi anni, fino ad entrare nella nostra identità di contemporanei.

Ma internet è un mezzo e quindi come tale di per sé neutro, il cui valore è dato dall'uso che se ne fa e che pertanto anche effetti oggettivamente negativi può produrre. Senza scomodare il suo Maestro Marshall Mc Luhan, questa fondamentale verità va ricordata al professor Derrick De Kerckhove, che sostiene – fra le altre cose- che My Space ha inventato strategie alternative di socializzazione, mentre dal canto suo un altro professore, l'americano Edward Castronova, esalta l'importanza delle così dette realtà virtuali che ultimamente si stanno affermando quali veri e propri universi paralleli, sul web, tipo "Second life", tanto per intenderci.

Realtà virtuali assai deludenti, va invece aggiunto, in cui trionfano esibizionismo, egoismo e frustrazione. Internet sta assumendo questa brutta, assai negativa e oggettivamente negativa caratterizzazione: di fuga dalla realtà, una realtà dove sempre di più e sempre più spesso siamo incompresi, soli e senza speranze, a favore di paradisi artificiali in cui surrogati virtuali danno un apparente sollievo, per poi invece far sprofondare in condizioni peggiori di solitudine e di frustrazione.

Quanto a "My space" la mia esperienza personale di sperimentazione diretta in tre mesi di frequentazione la scorsa estate e ora definitivamente chiusa - mi porta a una valutazione anch'essa nella fattispecie negativa.

In sintesi estrema, "My space" mi pare un'accozzaglia di vetrine dentro ciascuna delle quali si agita, più o meno saltuariamente, a seconda dei suoi tempi e dei suoi modi, una persona che ha in testa di mettere in mostra quello che fa, e se non altro sé stesso, senza guardare cosa c'è nelle altre. Il trionfo dell'esibizionismo e l' egoismo elevato a sistema, quindi. Le vetrine dei profili sono poi compartimenti stagni, che non comunicano fra di loro.

Come i bambini delle scuole elementari, tutti sono interessati a "farsi amici" un maggior numero di persone possibili: "Mi fai amico? Sì, ti faccio amico, ma tu mi fai amico a me?".

Il brutto è che non c'è nessuna amicizia reale, nessun processo di conoscenza, di condivisione, di partecipazione, ma soltanto l'interesse materiale a poter così appiccicare la propria etichetta sulla vetrina del sedicente e presunto amico.

Poi, c'è chi vende i suoi dischi, chi i suoi prodotti, per ogni settore merceologico, chi pubblicizza negozi e chi club prive; chi vende sé stesso, il proprio corpo, o il proprio cervello; chi si esalta occupando tutte le nicchie più incredibili di quelle che chiamano "perversioni" sessuali; chi pianifica truffe planetarie, cercando di agganciare i single per estorcere informazioni prima e denaro poi e chissà quante altre simili miserie che non ho fatto ancora in tempo a scoprire, perché adesso, all'evidenza dei fatti, mi è scomparso non soltanto ogni entusiasmo, ma pure ogni desiderio di frequentazioni del presunto spazio mio.

Infantilismo di ritorno, egoismo parcellizzato, conformismo elevato a sistema, stupidità diffusa di cui abbonda pure questo Facebook, di cui ho appena infelicemente concluso una sperimentazione durata un mese.

E’ la moda del momento, che ha rapidamente soppiantato prima Second life ( che però era un vero e proprio bluff ) e poi My space, grazie all’effetto di amplificazione che ne hanno fatto, sempre per moda e per conformismo superficiale, un po’ tutti gli altri mass – media, giornali in testa, con quell’abbondante dose di ignoranza, dilettantismo, pressappochismo e fretta che contraddistingue ormai gran parte del giornalismo.

Come tutte le mode, passerà anche questa, così come è iniziata: però, lascerà di sé ben poco.

Cosa ho capito in questo mese?

Innanzitutto che anche Face book è in buona parte un bluff, perché le stratosferiche cifre di adesione tanto strombazzate sono fittizie, e mi spiego: una cosa sono gli iscritti, un’altra e ben diversa e nettamente inferiore, ma proprio inferiore, eh?!? diciamo il 10% degli iscritti sono gli iscritti che lo usano con una certa regolarità. E fanno testi questi ultimi, non i primi.

Poi, gli utenti regolari sono irrimediabilmente afflitti dalle stesse sindromi di quelli di Facebook e che, non vorrei insistere, ho già evidenziato e che ripeto, pur senza infierire: infantilismo di ritorno, egoismo parcellizzato, conformismo elevato a sistema, stupidità diffusa.

L’aggravante è che mentre uno su My space si nascondeva di solito dietro un nick, qui su Face book ci sta col proprio nome e cognome.

Nonostante ciò, eccolo alle prese con i sondaggi più strampalati, con le adesioni ai gruppi più stravaganti, ed eccolo diventare fan di nani, saltimbanchi e ballerine.

La peculiarità di questo sistema è che dovrebbe tenere in collegamento chi già si conosce: quindi, pure noioso è, ché almeno su My Space qualcuno/qualcuna sconosciuta che ti piaceva potevi conoscerla, e la speranza di farci qualcosa era sempre ben viva e presente.

Qui il massimo della trasgressione è che ti ritrovi le ex fidanzate aggregate come “amiche” e ho dovuto così soccombere pure io, nolente, o volente, che del motto vendittiano “amici mai” avevo fatto un imperativo categorico.

Mogli in carica e fidanzate, o sedicenti, o presunte tali in carica, del resto vigilano, e si rovinano il fegato, oltre a rovinare poi il fegato e spesso anche altro dei loro rispettivi iscritti a Face book, quando, per esempio, scoprono che il meschino mandò un messaggio ambiguo a una sua “amica” e la sventurata, come la monaca di Monza, rispose.

Per non dire dei casini di proporzioni bibliche piantati e giustamente alla scoperta della risposta: “relazione complicata” che qualche altro meschino ha dato alla domanda di definire la propria situazione sentimentale. Ma benedetto Face book, dico io... Ahimè, le relazioni di per sé sono tutte complicate e questa dicitura è poi un capolavoro di ipocrisia: vuol dire, oh, sono impegnato, ma non fa niente, voi provateci lo stesso! Avete presente il film “Tre uomini e una gamba”? Quando Aldo, Giovanni e Giacomo, in viaggio perché uno si doveva sposare e invece si innamora della ragazza trovata per strada e sono al tavolo e quello dopo poche ore è innamorato perso e gli altri due cercano di minimizzare, dopo aver maldestramente rivelato i motivo del viaggio? Quando commentano che sì, si deve sposare: “Sì, ma niente di serio, eh!”…

Poi dice che chi scopre la definizione “relazione complicata” al proprio partner su Facebook si incazza!

I peggiori di tutti, i politici, quelli che pensano che Obama abbia vinto le elezioni in America grazie a internet e sognano di fare le preferenze – là dove rimangono – grazie a Facebook, dai! Con qualche lodevole eccezione: ho visto fare a Luca Romagnoli un uso sapiente e meritorio di Facebook, una novità: una discussione in tempo reale con tutti i suoi amici, per decidere le decisioni da adottare, uno strumento di democrazia partecipativa, un aggiornamento della tradizione delle assemblee di partito, senza limiti e confini.

Per il resto, politici del sotto, sotto governo, magari consiglieri di circoscrizione, o di enti utili soltanto a loro, per i loro stipendi, che credono di reggere sulle proprie spalle le sorti del mondo e, come se fossero tanti Martin Luther King, fanno collezione di seguaci e fans, dai e ridai!!

Infine, per tutti, l’effetto Grande fratello. Il sottile piacere ( piacere? Mah… ) di stare sotto i riflettori, almeno questa è l’illusione che regala Face book, facendo perdere il senso delle cose. Se piove, o c’è il sole, spacciato come riflessione profonda sul senso della vita. Un litigio con la fidanzata, quale evento fatidico. Una volta, giuro: poi ho eliminato la responsabile dall’elenco dei miei amici, ma giuro, ho visto che quella aveva scritto cosa aveva mangiato a pranzo e aveva aperto il dibattito e una decina di suoi amici e amiche avevano diligentemente partecipato alla fenomenale discussione, una delle tappe miliari della storia del pensiero del genere umano.

Senza senso della misura, spesso senza nemmeno il senso del ridicolo.

Passerà…Torneremo alle agende cartacee, alle telefonate, agli appuntamenti al solito posto, ai libri, magari, speriamo presto, molto presto, prima di svilirci ulteriormente, visto che ci siamo ridotti così.

 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33
Ci sono  persone collegate

< febbraio 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
    
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
     
             

Cerca per parola chiave
 

Titolo
blog (325)

Catalogati per sezione:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019

Gli interventi pił cliccati

Ultimi commenti:
www.mrxcialisrx.com ...
17/02/2019 @ 06:55:30
Di holviva
cialis boites cialis...
17/02/2019 @ 06:43:04
Di generic cialis liept
cialis dosing inform...
17/02/2019 @ 06:38:34
Di Bradleyjic

Titolo
Bianco e nero (194)

Le fotografie pił cliccate

Titolo
Ti piace questo blog?

 Fantastico!
 Carino...
 Così e così
 Bleah!

Titolo
Listening
Musica...

Reading
Libri...

Watching
Film...


Titolo


17/02/2019 @ 06:55:49
script eseguito in 2997 ms