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 DISASTRATI/ I treni di Trenitalia... di giuseppe
 
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Noi siamo letterati ed artisti, e siamo uomini pensanti e responsabilmente coinvolti nelle cose che cupamente ci attorniano. Traiamo la nostra legittimazione più profonda ed individuata dalla visione, dall’emozione, dalla persuasione della sacralità, dell’identità, della socialità nazionale ed europea. Questo è il nostro mondo e per questo noi viviamo e ci battiamo.

Sandro Giovannini
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di giuseppe (del 19/07/2006 @ 17:00:51, in blog, linkato 8221 volte)

Oltre a quello commentato e rilanciato nell’ultimo blog, per quanto di genere ben diverso, ho conservato un altro “appello”, un altro documento diffuso nei giorni scorsi, anche se soltanto nell’area torinese, ma sorprendentemente ripreso dal quotidiano “Tuttosport”, che l’ha pubblicato domenica scorsa. Sorprendentemente, perché sarebbe stato meglio stenderci sopra non il velo, ma la coperta del silenzio, e invece...

Parla di calcio, delle sentenze del processo del recente scandalo in particolare e racconta le frustrazioni di un gruppo di tifosi juventini, “quasi tutti torinesi”, che protestano contro le pene inflitte alla squadra del loro cuore. E amen!

Fin qui non ci sarebbe niente di strano e niente da dire.

Le sorprese cominciano invece alla fine, quando, dopo l’ultima considerazione, che suona quasi come una minaccia, per cui si puntualizza - ahimè! - che “questo non vuole che essere l’inizio di un discorso più ampio e più approfondito, che ci vede serenamente a disposizione” , sfilano i nomi dei firmatari, definiti da “Tuttosport” “un gruppo di autorevoli personalità della cultura e della scienza”.

E vai!

Una delle cose belle del calcio è che di calcio possono parlare tutti e tutti con più o meno uguale considerazione e rilevanza.

Un’analisi di una partita fatta dagli avventori di uno dei più malfamati bar di Caracas vale grosso modo quanto quella fatta dei più autorevoli giornalisti e dei migliori tecnici del settore, con buona pace di chicchessia. Quindi di calcio possono parlare anche le autorevoli personalità della cultura e della scienza, ci mancherebbe altro!

Il problema è che questi hanno perso un’altra ottima occasione per stare zitti. Perché poi pure nel parlare a vanvera est modus in rebus e alla fine a qualche criterio di validità oggettiva ci si può e ci si deve sempre ancorare.

Ora, nella “protesta” in questione, si evince soltanto una tesi: le accuse alla Juventus sarebbero frutto di coloro i quali non volevano giustizia, ma semplicemente punire una squadra che ha vinto troppo.

In particolare, si sostiene che: “indipendentemente dalle cose dette o fatte da alcuni personaggi, che hanno finito per falsare una situazione di palese superiorità, la nostra squadra ha vinto gli ultimi due campionati semplicemente perché era la più forte”.

Un delirio, insomma. Ma come "indipendentemente"?!? “Le cose dette o fatte da alcuni personaggi”, tanto per ricordarlo, sia pur in estrema sintesi, sono la rete di rapporti mafiosi, clientele, corruzione, asservimento e sfruttamento che Moggi e Giraudo, in nome e per conto della Juventus, avevano messo in piedi e perfezionato nel corso degli anni nei confronti di tutti i massimi dirigenti del sistema, degli arbitri e pure dei giornalisti. Ecco perché la Juve vinceva in Italia ( ma, significativamente, non vinceva in Europa! ) e controllava l’intero sistema.

Tutto ciò, poi, si badi bene, non da due anni, bensì da molti anni, tanto che le avrebbero dovuto levare non soltanto gli ultimi due scudetti, ma almeno un altro paio e mandarla a giocare fra i dilettanti dell’Eccellenza regionale.

Giova ricordare, ancora e peggio che la Juventus è coinvolta nel doping amministrativo e nel doping sanitario, vicende queste che, a differenza di quelle calcistiche, hanno rilevanza penale e che sono estremamente vergognose. Far dopare i calciatori, per esempio, è anche peggio che chiamare gli arbitri amici e l’unica consolazione è che almeno le inchieste penali hanno avviato, anche se indirettamente, quella sportiva che ha portato al processo e alla condanna.

Nulla di tutto questo si trova nel documento pubblicato da “Tuttosport” e nient’altro, al di là della tesi ridicola che abbiamo riportato. Alla faccia della cultura e della scienza!

Fra i primi firmatari, rigorosamente in ordine alfabetico, troviamo una sequela di effettivamente brillanti e affermati professionisti, che però si sono così resi ridicoli col calcio, anche per inseguire la presunzione di mettersi in mostra.

Sorprende trovare il più prestigioso fra di essi, un politico di razza prima, un intellettuale di spessore poi, quale il Presidente della Fiera Internazionale del Libro, che di mettersi in mostra, a differenza degli altri, non aveva bisogno; ma siamo uomini e sbagliamo e auguriamo all’on. Rolando Picchioni che aver firmato questo delirante documento sia il suo errore fra le decine di meravigliose iniziative meritorie che egli regge e gli valga, gli basti e gli avanzi per tutto il resto.

Consegniamo impietosamente alle cronache invece il professore di pediatria dell’Università di Torino, Enrico Madon, con l’auspicio che concentri in futuro le sue argomentazioni sulle discipline mediche e non più su quelle calcistiche.

C’è ancora il banchiere rosso, anche se adesso pensionato di lusso, Nerio Nesi, già socialista lombardiano, poi a rifondazione comunista e ai comunisti italiani, grande manager di banche e imprese pubbliche: e fa un bell’effetto, vederlo schierato in questa circostanza e su questa sponda!

C’è pure l’avvocato Andrea Galasso: ma questa non è una sorpresa, date le frequentazioni di cui godeva.

E ci sono infine tanti altri chirurghi e professori universitari che hanno pensato bene di mettersi così in mostra, senza ben ponderare, sotto i fumi del tifo e della presunzione, quanto di effetto boomerang le firme in calce hanno procurato loro.

Ora, pensiamo ancora a quanto il calcio possa più della cultura e della scienza, a come possa trascinare in figuracce e in comportamenti ridicoli anche per tutti gli altri versi della loro vita stimatissimi professionisti e seppelliamo infine con una risata questo documento a sostegno della Juventus di un gruppo di autorevoli personalità: chi l’ha scritto, chi l’ha sottoscritto e pure chi l’ha pubblicato!

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Di giuseppe (del 17/07/2006 @ 17:19:43, in blog, linkato 1940 volte)

Riporto qui di seguito una sintesi del documento diffuso ieri a Tel Aviv da alcune organizzazioni pacifiste israeliane, dopo una manifestazione di piazza in cui circa duemila cittadini ebrei hanno aspramente criticato la politica del loro stesso governo.

Lo riporto in segno di condanna dell’escalation militare di questi ultimi giorni, in cui si ripete il triste copione di Israele che, insensibile alle richieste di pace provenienti da tutto il mondo e alle risoluzioni dell’Onu che gli impongono di lasciare SENZA SE E SENZA MA i territori arabi occupati, le n.242, 338, 425, invece con il pretesto della lotta al terrorismo, come hanno fatto i suoi protettori statunitensi in Afganistan e in Iraq, si è lanciato in una nuova folle guerra, che senza minimente incidere contro il terrorismo fondamentalista musulmano, anzi aumentandone la forza, sta facendo centinaia di vittime civili, specialmente donne e bambini e sta distruggendo uno altro Stato autonomo e sovrano come il Libano.

Questi sono i fatti. E quello che segue è una sintesi del documenti sottoscritto da alcune associazioni israeliane, fra cui Gush Shalom, Donne per la pace, Anarchici contro le barriere, Yesh Gvul e Taayush:

 “Contro la follia militare e l’illusione unilaterale, chiediamo di cessare l’uccisione di civili in Libano, Israele e Gaza e di iniziare subito i negoziati politici per porre fine alla crisi. Il solo modo di dare un futuro diverso a Israele, di pace e di sicurezza, è dare soluzione alla fonte dell’ostilità, risolvere il conflitto attraverso il negoziato, stabilendo una relazione paritaria di mutuo rispetto tra israeliani e palestinesi”

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Di giuseppe (del 28/06/2006 @ 13:13:53, in blog, linkato 2588 volte)

Sono cose private. Perché non posso essere socio di un’azienda?”.

Così Francesco Cosimi Proietti, detto Cecchino, da una vita segretario particolare di Gianfranco Fini e da pochi mesi pure deputato al Parlamento, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano di commentare le indagini in corso della magistratura che su vari fronti lo riguardano direttamente o indirettamente.

Lasciamo stare tutte le altre e vediamo soltanto quelle sugli affari fatti in società con Daniela Fini, moglie del presidente di Alleanza Nazionale. Vediamola, senza aspetti processuali, o giuridici, che non ci interessano più di tanto: vediamola sul piano morale e politico, gli unici che ci importano.

Visto che Cecchino non lo sa, glielo spieghiamo noi, perché non poteva essere socio di un’ azienda. Noi che ci vergogniamo profondamente, anche per chi non si vergogna, o, peggio, nemmeno capisce perché dovrebbe vergognarsi.

Noi che da una vita abbiamo creduto nella diversità, intesa come superiorità, della politica e di una parte della politica; che abbiamo criticato chi per decenni faceva dell’intrallazzo e del malaffare un regime e che per questo siamo stati emarginati e perseguitati; che adesso, dopo cinque anni, i primi in cui era andato al potere chi tutto questo doveva rappresentare, ci accorgiamo con profonda amarezza che sì, non sono stati uguali agli altri: sono stati peggio.

Quand’anche non ci sia niente di rilevante penalmente, è moralmente squallido che il segretario particolare e la moglie del vicepresidente del consiglio e leader di un partito che esprime il Governatore della Regione Lazio prima e il Ministro della Salute poi, costituiscano società private che fanno affari nella sanità.

Così, semplicemente. Basta e avanza. Ecco perché non poteva essere socio di un’azienda, di quelle aziende, egregio onorevole Francesco Cosimi Proietti, detto Cecchino.

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Di giuseppe (del 23/06/2006 @ 15:33:54, in blog, linkato 2432 volte)

E’ uscito il n. 38 di “Letteratura e Tradizione”, il bel periodico letterario diretto a Pesaro dal poeta Sandro Giovannini per le Heliopolis edizioni.

Chi volesse richiederne una copia-saggio può scrivere a info@helipolisedizioni.it

oppure telefonare in redazione al numero 0721 32036. L’abbonamento per sei numero annui costa 50 euro, con versamento sul conto corrente postale n. 12061610 intestato a: Edizioni del Veliero srl, piazza Garibaldi 4, 61100 Pesaro.

 

In questo secondo numero di seguito diretto da Luca Gallesi ( di solito il bimestrale cambia ogni volta direttore letterario) ci sono tanti articoli interessanti, alcuni dei quali veri e propri saggi. Segnaliamo il vivace ritratto di Gabriele D’Annunzio di Giano Accame; la corposa riflessione di Stefano Taddei sul neocapitalismo; la stimolante intervista al sociologo Carlo Gambescia sul “buon uso dell’economia” e la rievocazione sulla letteratura fantasy degli anni Sessanta di Gianfranco de Turris.

Come ogni volta, seguono le pagine delle redazioni locali, da Trieste, Milano, Firenze, Roma, Palermo e – da me coordinata- Torino. Questa volta, le segnalazioni delle novità letterarie ed artistiche partite dal Piemonte sono incentrate sui due romanzi di Francesco Rodolfo Russo, “Prima di entrare, eri già qui” ( Giancarlo Zedde editore) e di Manlio Bichiri e Giovanni Monaco “Omicidio al grande fratello” ( edizioni Ananke ).

Poesie, segnalazioni, recensioni e polemiche completano al solito una rivista di difficile approccio, ma capace di regalare tante e belle soddisfazioni intellettuali.

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NO
Di giuseppe (del 22/06/2006 @ 15:48:55, in blog, linkato 1563 volte)

NO

Non ci sono dubbi. Domenica ( e lunedì mattina: c'è tempo fino alle ore 15.00 e il risultato sarà valido qualunque sia il numero dei partecipanti; a differenza di quanto avviene solitamente per i referendum abrogativi e infatti si tratta di un referendum consultivo, appositamente previsto dalla legge)

NO

alla modifica della Costituzione varata nella scorsa legislatura.

E cioè NO alla divisione dell'Italia, NO agli interessi egoistici dei più ricchi, NO alle rivendicazioni razziste e particolaristiche della Lega nord supinamente accettate dal centro-destra. Insomma:

NO.

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Di giuseppe (del 01/06/2006 @ 12:57:47, in blog, linkato 2597 volte)

E’ proprio vero, al peggio non c’è mai fine.

Odiavo già Luciano Moggi quanto basta, come possono odiarlo – tifosi della Juventus compresi - tutti coloro i quali seguono il calcio con spontanea e genuina passione popolare, per quello che ha combinato in questi anni. In più, mettiamoci, per quanto mi riguarda, che sono tifoso del Lecce e grande estimatore di Zeman – bersagli preferiti delle manovre mafiose del boss – e quindi eravamo già ad un livello superiore...

Ma oggi siamo arrivati proprio al massimo. Ho scoperto infatti che il MIO quadro, quello che amo di più e più mi è caro all’universo mondo e nell’intera storia dell’arte universale, non sta, come beatamente pensavo, in qualche museo, o conservato a cura degli eredi dell’autore, bensì – NON CI POSSO CREDERE! – appeso alle pareti della casa di Luciano Moggi!

Nooooo...

Sì’, purtroppo sì! E come se non bastasse, lui se l’è pure fregato e ora lo detiene a piacimento.

Il quadro si chiama “Le muse inquietanti”, è di una rara e prorompente bellezza espressiva. Lo dipinse nel 1917 Giorgio De Chirico e ci mise dentro tutta le inquietudini e tutte le suggestioni del Novecento, che hanno guidato e plasmato la nostra identità di contemporanei. Chiamarlo capolavoro è dire poco. E’ un unicum, un’espressione grandiosa della metafisica, una tappa miliare dell’umana creatività, questo, esattamente questo.

L’avevo anche riprodotto sulla copertina dei “Ritratti del Novecento”, il mio saggio che potete trovare su questo sito, in lettura libera e gratuita.

Beh, come dicevo, invece che a disposizione di tutti in qualche importante museo, adesso ho scoperto con mio grande sconforto che se l’è fregato Luciano Moggi e che se lo tiene a casa sua.

Il verbo “fregare” è impreciso, a dire il vero: il verbo esatto è “estorcere”.

I fatti sono andati così come li ha racconti Luciano Gaucci, ex presidente della squadra di calcio del Perugia e come li ha riportati il settimanale “L’Espresso.

Sentiamo il piccato racconto e poi piangiamo insieme, furenti di sdegno.

“...Sono una vittima della cupola. Quanto mi è costato Moggi, tra orologi e quadri di gran valore! A Moggi ho dovuto regalare tre tele di De Chirico. La più importante era ‘Le muse inquietanti’, poi due paesaggi. Questi ultimi li ho pagati duecento milioni di lire ciascuno, ma il primo è un capolavoro: nel 1990 mi è costato settecento milioni di lire, ora vale sui tre milioni di euro. Era appeso nel mio salone quando l’ha visto Moggi, con cui stavo parlando di affari. Se ne è innamorato e me lo ha chiesto. Io ho risposto di no, ma lui è tornato poche ore dopo e mi ha detto: ‘Mi devi dare quel quadro!’. Sono stato costretto a eseguire. Lui sapeva bene che, quando forzava la mano, poteva fare quello che voleva. Io la definirei una tangente”.

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Di giuseppe (del 31/05/2006 @ 13:59:19, in blog, linkato 2235 volte)

Rocco Buttiglione ha saputo farlo.

Infatti Torino non è la Repubblica di Platone, ma quella di De Benedetti e, purtroppo per lui, nemmeno la Venezia di Cacciari.

Qui egli ha fatto una figura meschina, con la sua Casa della LIbertà, che prima gli si era stretta intorno e adesso gli si è ristretta intorno.

Dicono che non abbia colpe personali. Ce l'ha, ce l'ha: ha acettato una candidatura assurda, decisa a trenta giorni dal voto, per vanagloria personale, in cui il centro-destra torinese ( e quello romano ) ha dato il peggio di sè.

Tanto valeva appoggiare tutti Chiamparino, come pure qualcuno, mica tanto provocatoriamente, a ben vedere, aveva pure proposto: un comunista di centro con l'avallo del centro destra ci stava bene e sicuramente avrebbero fatto miglior figura di quella patita andando dietro a Rocco.

Pure con ciò hanno perso un'altra occasione per costruire qualcosa di veramente alternativo ai poteri forti e deboli che tutti insieme, in una melassa-marmellata da comitato di affari, un vero e proprio sistema mafioso, avvolgono la città da decenni.

Va beh che si sono dimenticati di quando il buon Rocco fece cadere da protagonista e da voltagabbana il pimo governo Berlusconi, nel 1995: ma avrebbero dovuto candidarlo nella natia Gallipoli, non a Torino!

Ora almeno cali il sipario su quest'altra squallida recita penosamente rappresentata sulle scene torinesi del teatrino della politica.

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Di giuseppe (del 24/05/2006 @ 17:08:36, in blog, linkato 1610 volte)

Il calcio-scandalo, giorno dopo giorno, quando la realtà supera ogni immaginazione, non finisce di sorprendere.

Ma davvero ut scandala eveniant!

Questo, poi, è pure divertente, dopo essere stato amarissimo, con le sue sorprese continue, con il suo pirotecnico rilancio di misfatti e meschinità del mondo del pallone, cioè dello spettacolo, dell’industria, della finanza, cioè del potere.

Salutiamo, intanto, la nomina di Francesco Saverio Borrelli a capo dell’ufficio inchieste, che dovrà, tirate le somme, comminare le giuste sanzioni nei confronti di chi aveva trasformato la competizione sportiva in sistema mafioso, a tutto danno della autentica e genuina passione popolare.

Da mani pulite a piedi puliti: e che il magistrato in pensione non capisca niente di calcio è di gradito conforto, per chi spera che giustizia sia fatta e che il calcio ritorni a essere sano competizione di valori positivi. E non c’entra e non c’entri nemmeno la politica: ci piace pensare che alla celebre invettiva di Borrelli sia lasciata la forma, e la sostanza si muti con il verbo “retrocedere” al posto di “resistere”: e che tutte le società coinvolte e complici finiscano in B, in C1 e in C2!

Oh!

Le sorprese, dicevamo. Avevamo appena fatto in tempo a stupirci per un ministro della Repubblica ( ormai ex ) che non esitava a chiamare anch’egli Luciano Moggi per raccomandargli la “sua”Sassari Torres ( dai...il ministro degli interni, dico, che implora favori di arbitri e di mercato dei calciatori come un presidente di club qualsiasi! Non bastavano i magistrati che si prostavano per qualche cena e qualche viaggio gratis al’estero, per qualche maglietta autografata e qualche biglietto omaggio! Non bastavano i poliziotti diventati guardie del corpo, autisti e factotum del boss Luciano! Pure il ministro degli interni ci voleva! Ma dove è finito il senso dello Stato? Il valore delle istituzioni? ).

Avevamo appena finito, ed ecco la new entry! Un altro ministro e questo pure appena in carica, dunque in perfetta par condicio bipartisan! Il buon Clemente Mastella che copriva con le sue prese di posizione politica, opportunamente e saggiamente sollecitate, gli intrallazzi di Moggi. Anche perchè pure lui ha un figlio che fa il procuratore di calcio! Dai! Dico: ma se qualcuno siu fosse messo apposta a inventare storie simili non avrebbe potuto o saputo fare di meglio della realtà che lentamente sta venendo alla luce, giorno dopo giorno. E adesso che è diventato ministro della giustizia, come la mettiamo, con il buon Clemente, solerte padre-politico del figlio Pellegrino, procuratore di calciatori? E il Ceppaloni, provincia di Benevento, in che serie milita?

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Di giuseppe (del 09/05/2006 @ 18:27:01, in blog, linkato 2592 volte)

Lo striscione apparso domenica scorsa sugli spalti ( peraltro pressoché deserti ) dello stadio di via del Mare di Lecce, firmato “Il calcio è del popolo” è una sintesi efficace di quanto sta avvenendo in questi giorni, nell’ambito dello sport più amato degli Italiani. Sport? Industria, piuttosto, ormai, spettacolo e ingenti interessi finanziari, oltre che il fenomeno di costume più rilevante.

Pare che sia soltanto la punta di un iceberg, come si suole dire, che la parte più consistente dello scandalo debba ancora emergere. Ma già ce n’è quanto basta. Certo, si sapeva, si sapeva già. Gli interessi dei più forti, la sudditanza degli arbitri, la complicità dei vertici. Ma un conto è sapere immaginando, alla supposizione dei fatti, un conto è sapere verificando, alla prova dei fatti; e un altro ancora, è accorgersi che la realtà supera la più fervida delle immaginazioni.

Dunque, c’era un sistema mafioso, oliato e consolidato, per favorire gli interessi multiformi della Juventus, con l’avallo del Milan e di tutte quelle realtà marginali, come squadre, che avevano il proprio tornaconto, da sudditi affiliati, nel loro piccolo, ad ossequiare i potenti. Il gioco veniva sistematicamente alterato e truccato. Autorità federali, dirigenti di club, industriali, banchieri, arbitri, procuratori, giornalisti stavano al gioco, per ricavare ognuno le fettine, o le briciole, della torta. E tutto alla faccia del popolo appassionato, i puri e delle sue passioni ideali. E quale drammatico epilogo, oltre al totalizzante doping amministrativo, sullo sfondo, lo sfruttamento degli atleti, col doping farmacologico vero e proprio.

Adesso in molti che si beavano delle loro amicizie coi potenti e ne cercavano a vario titolo i favori, si stracciano le vesti cercano di crearsi una verginità ampiamente perduta.

Adesso scaricano e isolano i mafiosi, per continuare i loro metodi. Ma la pulizia dovrà essere radicale: ridateci il calcio pulito, per favore.

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Di giuseppe (del 08/05/2006 @ 19:04:32, in blog, linkato 17799 volte)

Questa è una delle tante edificanti storie che la sinistra politica e sociale italiana, ci regala.

Qualche giorno fa Gad Lerner, il reduce della lotta continua approdata alle corti magnifiche dell’informazione del grande capitale, nonché l’ultimo epigono dell’intellettuale organico al servizio del principe di turno, fedele fra i suoi...Prodi, del quale fu portavoce e gran cerimoniere, ha preso nuovamente carta e penna, si fa per dire, insomma è tornato a scrivere, dopo anni in cui si è dedicato il sabato sera a un programma televisivo in onda su LA7 che vedono soltanto i parenti dei numerosi invitati in studio.

Ha scelto “La stampa”, di cui fu anche vicedirettore, per affrontare una questione di fondamentale importanza.

La fine della storia? Il crollo delle ideologie? La giustizia sociale? LA parcellizzazione del lavoro e il precariato? La globalizzazione e il carovita? Il berlusconismo e/o il prodismo?

No, no, un problema ben più grave e appassionante: il proliferare con l’arrivo della primavera fra le vallate piemontesi delle fameliche zanzare, che succhiano il sangue, è il caso di dirlo...Al popolo lavoratore? No, ai ricchi possidenti di ville di campagna che hanno riadattato, nel Monferrato, per trascorrervi gli ozi di Capua, anzi, di Casale. Come ha fatto il buon Gad, che nella sua passa i periodi di svago e di bella stagione, lontano dalla caotica e frenetica Milano.

Sarebbe tutto perfetto...Cibo genuino, aria buona, vino, fresco di giorno, sdraiato all’ombra del faggio, novello Titiro, fra greggi e allevamenti e poi quella carezza della sera...Sarebbe, se non ci fossero le maledette zanzare a rovinare la bucolica e idilliaca atmosfera!

Così ora il poveretto se l’è presa con la Mercedes Bresso, la zarina del Piemonte, rea di non aver fatto nulla in un anno, da quando si è insediata nella piazza Rossa di piazza Castello a Torino, per debellare il flagello che mina la serenità esistenziale della nomenklatura, questo sì, di regime.

Pertanto l'ha riempita pubblicamente di rimproveri e di minacce, rinfacciandole di averle dato pure l’appoggio politico, insistito e corposo ( vedete, l’indipendenza del quarto potere? ) al momento delle elezioni regionali dello scorso aprile, al seguito di Ulivi, Unioni e quant’altro. E’ mancato soltanto che dicesse: si stava meglio, quando si stava peggio, o caro Lei, quando c’era Lui... E non avrebbe detto niente di sbagliato, anzi...Infatti, quando c’era Lui, il modesto, ma burocraticamente prodigo ex governatore Enzo Ghigo, a capo della coalizione regionale di centro-destra, le zanzare erano sparite, insomma, o quasi, e comunque per tre anni c’erano stati molti fondi impiegati contro il flagello, col risultato di limitarlo in maniera considerevole.

Invece, arrivata la Zarina, quei fondi sono spariti, tagliati, negati dalla sua giunta di centro-sinistra e nessun intervento è stato fatto, nei mesi scorsi, in maniera tale che adesso, arrivata primavera, milioni, che dico milioni? miliardi di zanzare banchettano di giorno e di notte col sangue dei ricchi e progressisti possidenti delle ville del Monferrato! Invece, quando c’era Lui, le zanzare non c’erano, e i treni arrivavano in orario...

Tanto è bastato a far venire la mosca, pardon, la zanzara, al naso del buon Gad. Ancora di più adesso, quando, dopo un bel po’ di giorni, nessuna risposta ha avuto dalla sua protetta e diletta Mercedes, la quale, alle feroci, come morsi, critiche ricevute, ha opposto un non sappiamo quanto pietoso velo del silenzio: dalla piazza Rossa di piazza Castello Gad non ha sentito volare una mosca, pardon, e dagli: una zanzara!

Infine. si sono incazzate, c’è da presumere, pure le zanzare: se non possono stare neppure fra le risaie, se non possono girare liberamente neppure fra le colline vicino ai fiumi, dove allora? Che colpa ne hanno, se i nostri ricchi progressisti illuminati hanno scelto la campagna per le loro regali dimore e vorrebbero però una campagna senza formiche, senza ragnetti, senza serpentelli e senza zanzare? Ma è giusto tutto questo? E’ giusto essere additate e avviate allo sterminio di massa, per non turbare i sonni dei ricchi progressisti sotto l’Ulivo? Certo che no! Hanno diritto a vivere anche esse, poverette! E allora: via coi morsi feroci, contro gli ideologi dello sterminio di massa! E dai...Anche le zanzare nel loro piccolo si incazzano.

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