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 NEGATO/ In nome dell'antifascismo, con odio e violenza, il dibattito programmato nei giorni scorsi a... di giuseppe
 
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“Nessuna meta è irraggiungibile, quando ho qualcosa da dire”

Nicola Vacca
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di giuseppe (del 30/11/2013 @ 23:21:49, in blog, linkato 1059 volte)
Intellettuali antichi e moderni pc IO E LUI Eccolo, è qui di fronte a me, domato, almeno per ora, sia pur parzialmente, nonché a costo di lunghi ed estenuanti tentativi, che si sono protratti con alterne vicende per tutti questi ultimi cinque giorni, tanto è vero che lo sto usando, ci sono riuscito, almeno a scrivere, perché – vedete? - sto scrivendo, sono ritornato a scrivere, che è come dire che son ritornato a vivere, perché scrivere è la mia vita. Causa anche cattive condizioni di salute, ho passato soltanto con lui tutto questo tempo, ingaggiando un formidabile duello per riuscire a farlo funzionare, almeno nelle funzioni essenziali. Credo di avercela fatta: e se, come spero, poi leggerete questo “pezzo” in cui voglio raccontarvi cosa è successo, per condividere con voi, anche per capire qualche cosa in più, grazie al vostro aiuto, allora ne avrò la conferma. Per ora mi pare di sì, di esserci riuscito, per quanto lui ora se ne stia apparentemente docile, ma altero e quindi pure minaccioso, in tutto lo splendore dei suoi non so quanti e nemmeno che cosa di potenza, vagamente sinistro in altri tasti che mi guardo bene anche soltanto dallo sfiorare, perché non appena lo sfiori soltanto, parte con tutta una serie di funzioni che solamente lui conosce e riconosce, ma soprattutto perché ho imparato – e sorrido - che nella vita non bisogna mai toccare i tasti sbagliati, se no son sempre guai. Era successo che per tanti motivi che non sto adesso qui a specificare, ho dovuto e ho potuto comprarmi, e finalmente, un mio pc. Così, dopo una mezza giornata verifiche e confronti, presso i rivenditori specializzati, scarsamente aiutato dai commessi che, come tutti gli esperti di informatica, sono particolarmente odiosi, con quell'aria di superiorità che hanno e con il loro linguaggio tecnico che si ostinano ad adoperare per confonderti ancor più le idee, facendoti sentire un ignorante analfabeta, alla fine, anche per sfinimento, ho optato per un prodotto dell'ultima generazione, per quanto dal costo tutto sottratto accettabile, almeno così mi han detto, nel rapporto qualità/prezzo, anzi decisamente buono, se non per le mie povere finanze, alle quali, appunto, ho dovuto sottrarre quattrocento euro, azzerandole di brutto, e insomma, “tutto sottratto” è proprio l'espressione giusta, visto che il mio budget si è così esaurito, come me. Infatti, falsamente rassicurato, non pensavo certo di esaurirmi, nel poterlo far funzionare. “Vedrà” - mi aveva detto il giovane esperto della rivendita, rispondendo alle mie perplessità, con le sue ipocrite rassicurazioni con i congiuntivi rigorosamente fantozziani - “E' facilissimo da usare...Che ci vuole? Collega la spina, accende, segui le istruzioni ed è subito pronto...”. E invece...Adesso vi racconto che cosa è successo durante questi giorni, fra me e lui, il Mostro. *** Con tutta la mia buona volontà, ma vigile perché memore di tutte le precedenti esperienze in materia sempre tragicamente sconfortanti, soltanto ripetendo nella mia mente“E' facilissimo” di tanto in tanto, ho cominciato con lo scartare lo scatolo e trovare le istruzioni. Mi aspettavo un manuale, che so? Un depliant riccamente illustrato. Ma ho trovato una paginetta tipo i bugiardini dei medicinali, scritto in una decina di lingue, per cui le istruzioni per l'uso in italiano si riducevano a poche righe, giusto per descrivere dove collocare le prese, con figure stilizzate. Ma tanto, mi son ripetuto “E' facilissimo...E che ci vuole?”, se non hanno ritenuto di dare tante spiegazioni, è perché sarebbero state inutili, mi son detto, mettendomi all'opera di buzzo buono. La prima difficoltà è stata nel collocare la pila nell'apposito vano. Sarà che era difettosa, sarà che era nuova e quindi originale, almeno rispetto alle altre collocazioni abituali, standard, sarà che la prima volta è sempre la più difficile – e sorrido di nuovo – sarà che sono imbranato io, che pure avevo chiesto ripetutamene, m inutilmente aiuto alla figura stilizzata, comunque è successo che nel riuscire a mettere la pila al posto giusto avevo già esaurito la dose di pazienza che mi ero auto – imposto, di certo non aiutato dall'andirivieni in postazione dei gatti di casa, irresistibilmente attratti dal nuovo oggetto, con cui parevano voler prendere immediata confidenza. Poi, ho cominciato a mettere le prese nei buchi, perché è sempre una questione di buchi da colmare, ma anche in questo me la sono cavata, aiutato dai colori e dalle rappresentazioni grafiche, compresa la spina del mouse, che non sapevo dove mettere, forse perché il Mostro il mouse non lo voleva, perché costruito per farne a meno, ignaro del fatto che io, antico, erede della lettera 22, delle linotype, della carta carbone, senza mouse non so scrivere, dal momento che non saprei dove posizionarmi, ma insomma, alla fine, puro lo spinotto del mouse, di cui mi ero ovviamente munito, in un modo o nell'altro, da qualche parte è entrato. Trattenendo il fiato, ho acceso. Il Mostro si è illuminato d'immenso. Scegli la lingua che devo parlare, m'ha scritto in sovrimpressione per prima cosa, l'italiano? Sì, scriviamoci in italiano, mio caro. Clic. Musichetta. Colori. Ora ti dico che fare, segui con ordine, mi ha aggiunto, con tono perentorio e già qui mi sono sentito lievemente alterato. Non sei collegato a internet, collegarsi a internet, ha proseguito subito dopo in tono perentorio. Come, non sono collegato? Ma se c'è internet libero per tutta la casa, quello senza limiti e senza fili, avrei voluto stupidamente scrivere per rispondergli, ma il Mostro ha fatto prima, come sempre fa prima lui e devi fare come dice lui, tanto per mettere in chiaro le cose, per cui ho imparato subito l'amara verità e difatti ha specificato con supponenza, “Ci sono connessioni disponibili” facendomele vedere e aggiungendo “Scegliere una connessione disponibile”. Grazie al mio buon mouse, ho scelto, la mia Telecom senza limiti e senza fili, con tutte le telefonate verso fissi e pure verso i cellulari, tutto compreso, pure la bolletta che ti tramortisce quando arriva, ovvio. Ma qui sono cominciati i guai seri. *** E' cominciato il dialogo silente, che nemmeno Samuel Beckett sarebbe riuscito ad articolare talmente assurdo e surreale, durato alcuni giorni. E' cominciata la sfida, il duello, l'assurda lotta senza esclusione di colpi, l'arma letale, la missione impossibile. Metti il codice di autenticazione, ha intimato il Mostro. Ma quale codice di autenticazione? Inserire password, ha cominciato a lampeggiare, ogni volta che a me scattava un pensiero, per quanto, appunto, assurdo e surreale, nel dialogo silente, ancora civile, iniziato con lui. Ma quale password? Internet qui è già autenticato nella centralina! Funziona già libero. L'Alessandra accende e si collega col suo computer, pure con il telefonino, infatti, perché tu vuoi l'autenticazione? Ma non c'è stato verso. Forse voleva sapere che tipo di connessione c'era? “Telecom”, ho scritto. E lui: “codice errato”. “Alice” ho riscritto. E lui sempre: “codice errato”. Poi mi è venuto in mente un'operazione che il tecnico della Telecom fece la prima volta, quando venne a installare l'impianto, trascrivendo un'assurda serie di lettere e numeri, che, dopo alcuni tentativi a tentoni, ho ritrovato dietro l'apparecchietto e, dopo altri tentativi infruttuosi di ricopiarla e digitarla correttamente, sono riuscito a replicare davanti al Mostro, che a questo punto, tutto soddisfatto, finalmente è andato avanti, incurante delle mie prime imprecazioni nei suoi confronti, per la sua supponenza, alterigia e stupida avidità. Inserire un indirizzo e-mail, mi ha scritto il Mostro dopo pochi secondi. Ma perché ti devo dire il mio indirizzo di posta? - ho pensato, ma non mi faceva andare avanti senza. Va beh, 'mo ti frego io- e ho inserito il mio indirizzo farlocco, mica quello buono, il vero, con il mio nome e cognome, no, ma quello inutile, con lo pseudonimo, che tengo buono per le notifiche inutili, tipo quelle di Facebook e lo spam collegato: professore.to@hotmail.it, tiè, beccati questo! Il Mostro non ha battuto ciglio. Ha recepito e si è congratulato. Si è colorato, ha aumentato la musichetta e ha scritto: “BENVENUTO GIUSEPPE PUPPO”, non solo, m'ha messo pure la mia foto, una delle mie foto, in tutta evidenza, sul monitor. Sono rimasto basito. Che cazzo ne sai tu come mi chiamo? E chi ti ha dato la mia foto? Ma lui è rimasto indifferente, e ha proseguito imperterrito, con l'identificazione: bisognava dare la foto, cioè faceva tutto lui, io dovevo solamente stare fermo davanti all'obiettivo, con tanto di freccette, che intanto erano uscite sul deskop. Mi sono sentito come un criminale davanti alla Polizia che ti fa le foto segnaletiche prima di sbatterti in galera, ma tant'era. Avrei scoperto nei giorni seguenti a che cosa serviva. Infatti, ogni volta, appena lo accendi, il Mostro ti inquadra e ti identifica. Se no non c'è modo di andare avanti. Se provi a fare il furbo, che so? Mettendoti di traverso, chinando il capo, abbassando gli occhi, non si apre. Procede solamente se ti vede bene e ti riconosce completamente, il bastardo. *** Difatti, appena acceso, espletate le formalità di rito, BENVENUTO, ha ripetuto il Mostro compito e compunto il giorno dopo, con tutte le informazioni su data, ora, condizioni meteo e pure il numero delle mail che nel frattempo si erano accumulate. Beh, vediamo chi ha scritto, ho pensato io. Già...Facile a dirsi. Come si fa? Dove sta il sistema operativo? Come si usa sto Windows 8, che nessuno gli aveva chiesto e che a me la metà bastava? Per non dire la soddisfazione di continuare ad arrichire gli eredi di Bill Gates. Così - Come cazzo si avvia?- gli ho intimato col pensiero. Niente, sordo. Ho passato ore e ore a esplorare col mo mouse triste e sconsolato tutta una serie di punti oscuri, ognuno dei quali rimandava ad altre funzioni, chiamate app, ognuna delle quali, a sua volta, apriva modi nuovi, ma per me sconosciuti e irraggiungibili, quanto indesiderati e inutili. Telefonare, comprare e vendere, giocare, fare conversazioni più o meno amichevoli, girare video, guardare film, ascoltare musica, di tutto, di più, con altre cose che nemmeno riuscivo a capire che cosa fossero, tranne l'unica cosa che a me interessava, scrivere, con un normalissimo, fottutissimo programma di scrittura che già esisteva vent'anni fa, all'alba dei computer, la prima cosa che imparai a usare e che invece il Mostro, fra l'altro sempre occupato a mandare nuovi aggiornamenti, non richiesti e non graditi, del tutto e del di più sembrava non avere. L'aveva, l'aveva, naturalmente. Proprio quando non sapevo più come insultarlo, me l' ha fatto scoprire, il giorno dopo ancora. *** Ma bisognava pagare, ovvio, arricchendo ancor di più i fortunati eredi e i famelici azionisti. Bontà sua, mi metteva a disposizione il programma per un breve periodo, visto che mi ero categoricamente rifiutato di sottoscrivere alcunché e tanto meno di indicare la mia carta di credito, del resto da tempo ampiamente screditata. None, nienzi ( avevo scoperto che il Mostro capiva pure il dialetto leccese), perché mi voglio mettere di nuovo Libre Office, il programma gratuito e perfettamente funzionante come quello a pagamento, di cui mi aveva detto Michele. Bastava scaricarlo, un'operazione all'altezza delle mie capacità tecniche. Detto fatto. Ma il Mostro evidentemente sapeva difendersi: per quanto correttamente scaricato, non mi faceva ritrovare il programma gratuito e ogni volta che volevo scrivere o leggere qualunque cosa, mi riproponeva invece il suo maledettissimo Microsoft office. Non solo, aveva ripreso a propormi in modalità analoghe l'anti - virus, accessorio indispensabile e sempre a caro prezzo. Ma l'ho fregato. Possibile che una macchina dovesse avere la meglio su di un essere umano? Oppure che per farla funzionare ci fosse bisogno di un tecnico specializzato? No, non era possibile. Mi sono attrezzato, ho dato fondo a tutte le più remote capacità di pazienza e di sopportazione, e sono riuscito un giorno a far funzionare l'anti - virus senza pagare niente. Almeno per ora. Il giorno dopo, sono riuscito a ritrovar pure il mio programma di scrittura gratuito. L'aveva nascosto fra i file scaricati, il bastardo. Bastava adesso applicarlo al sistema operativo, e sarei stato apposta. Ma come si usa il sistema operativo, insomma, come si fa ad aprire la posta? Bastava pigiare sulla figurina della busta che appariva eloquente sulla schermata iniziale? Sì? E vai... Ma no, ti pareva, troppo facile. Aperta la posta, perché allora il famigerato windows 8 aveva cominciato a funzionare, il Mostro ci ha messo del suo. Ah, ti devi prima accreditare, “devo verificare che sei attendibile”, una semplice formalità, come dicono nei film i Poliziotti prima di sbatterti in galera, il Mostro voleva ulteriori rassicurazioni, insomma, come la legge sulla privacy, che, partita per tutelare, agevolare e difendere i cittadini, si è trasformata in uno strumento ulteriore per colpire, ostacolare e offendere i cittadini: ad un certo punto mi ha imposto di andare a recuperare un codice segreto di protezione dei dati, da inserire per poter accedere alla mia casella. Ma c'era qualcosa che non quadrava, dal momento che era appunto per poter accedere alla casella di posta che il codice mi serviva. Come se m'avesse letto nel pensiero, il Mostro però è venuto subito in mio soccorso: se non sai come fare, cambia le impostazioni iniziali di accredito. Sfinito, senza più insulti, né bestemmie da lanciargli contro, ho spento, stremato. *** Affranto, il giorno successivo ho scoperto però che non potevo modificare le impostazioni iniziali di accredito, dal momento che il Mostro mi aveva nominato amministratore unico, unico, appunto. Sospettoso e guardingo, alla faccia della privacy, ha preso pure ad informarmi tempestivamente ogni volta che l'Alessandra si collega ad internet da un'altra stanza, ovviamente con il suo pc o con il suo telefonino. Mi aspetto da un momento all'altro che adesso mi mandi un' app (a pagamento, ovvio) che mi consenta di scoprire che cosa ella faccia per fatti suoi. Già adesso, sulla schermata iniziale, del resto lui mi aggiorna costantemente, secondo dopo secondo, che cosa stiano facendo alcuni suoi amici, così, senza collegarsi a Facebook, o altri social network: il Mostro sapeva chi sono i miei amici e si è messo di impegno a dirmi subito, all'inizio, in quali faccende essi siano affaccendati. Ma figurati, Mostro. Piuttosto aiutami a capire sto maledetto windows 8. Di nuovo, come se m'avesse letto nel pensiero, ha deciso di aiutarmi facendomi trovare la guida apposita, on line, da compulsare al bisogno. Beh, non ci potevo credere, le prime cose che mi ha detto sulla guida delle istruzioni per l'uso, sono state di non fumare, come invece io faccio sempre quando scrivo, perché la cenere cadendo può danneggiare la tastiera, e poi di non pigiare troppo sui tasti, che invece io percuoto con forza, come se zappassi, retaggio della mia mitica “lettera 22” dei tempi che furono. Insomma, sapeva tutto di me. *** Come si fa a combattere con un Mostro? Vincere non si può, ma si può convivere. Adesso credo che il sistema funzioni, almeno per quello che serve a me, perché mi fa scrivere nel modo che ho scelto io, e tanto mi basta. Per il resto, mi devo autenticare con la faccia da ebete ogni volta che lo apro, e ho dovuto fare tutto il resto, pure per poter accedere alla mia posta, come ha detto lui. Ma le app no, eh?!? Le app, no, va bene? Va bene, cazzi tuoi se non le vuoi usare, sembra sorridermi adesso, con la sua aria di strafottenza. Basta non sfiorarlo, perché se no ci riprova e mi rimanda da attivare questo o quello indicibile trastullo, o questa o quella fenomenale funzionalità, che io però con altrettanta tenacia mi ostino a rifiutare. Abbiamo raggiunto un precario equilibrio. Non ci amiamo, anzi, ci detestiamo cordialmente, conviviamo forzatamente, ecco tutto, ma abbiamo imparato a tollerarci a vicenda e ci sopportiamo nelle rispettive aspettative del tutto divergenti. Ma sono passati appena pochi giorni, chissà come si evolverà il nostro rapporto però pure necessariamente indissolubile, mi sorprendo a pensare preoccupato, trattenendo il fiato ogni volta che l'accendo. Giuseppe Puppo
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Di giuseppe (del 20/11/2013 @ 20:29:48, in blog, linkato 2395 volte)
CHI E' L'ARTEFICE DEL PRIMO SUCCESSO PER “LECCE CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA 2019” - AIRAN BERG, L'UOMO CHE NON PARLA NEANCHE BENE L'ITALIANO (ma si vede che si fa capire bene quando vuole) (g.p.) ..E bravo Airan! Nu te facia cussì spiertu! E se i tuoi traduttori avranno le loro difficoltà a renderti l'espressione dialettale, insomma: t'avevo sottovalutato! Sfinito dagli incontri, a metà strada fra una convention aziendale da venditori di catene di sant'antonio e un'assemblea studentesca sessantottina, che, nel caldo asfissiante dell'estate leccese, avevi convocato fra “gli operatori culturali” della città e che erano piaciuti soltanto al Caro Sindaco, in cui avevi ascoltato tutto e tutti, senza capire nulla e nessuno, per poi finire con le tue performance personali, quegli esercizi motivazionali da incantatore di serpenti, anche io, come quasi tutti, non credevo di poter arrivare in Europa. E invece... Siamo nel girone finale, abbiamo superato la fase delle qualificazioni e ora, in poco meno di un anno, ci giochiamo con altre cinque la champion league, che vale tanti soldi; tantissime opportunità per gli artisti e gli operatori culturali salentini (se vorrai, adesso, come speriamo di cuore, coinvolgerli non soltanto con i tuoi astrusi questionari da sondaggi di marketing, ma rendendoli effettivamente protagonisti di iniziative reali) e un enorme prestigio per tutti i Leccesi, qualsiasi cosa essi facciano nella vita. Eravamo partiti in ritardo, rispetto alle altre ben più agguerrite candidate; avevamo pochissimi mezzi, e c'era da inventare davvero un'utopia, più che un sogno. Ma poi, in virtù del successo ottenuto in Austria con la città di Linz nell'analoga competizione del 2009, di cui eri il direttore artistico, sei stato chiamato qui da noi a ricoprire lo stesso ruolo e il risultato si è già visto! E bravo ancora! Sant'Oronzo sa soltanto come e perché, (basta dare un'occhiata alle reazioni incredule e stizzite dei rappresentanti delle quindici città escluse) invece ce l'abbiamo fatta. La commissione dei “saggi” (ma tu, c'è da credere, conoscevi i tuoi polli: sapevi insomma come avrebbero gradito una presentazione e così l'hai preparata; sai farti capire da chi vuoi tu) europei ci ha inserito fra le sei finaliste. Per quanto il risultato ultimo sia ancora lontano, perché una sola sarà la prescelta, adesso è più vicino. Poi, senti, va già bene così: adesso c'è quasi un anno di tempo per concretizzare ed è legittimo ipotizzare che comunque, al di là di quella che sarà la decisione finale, tutto ciò si tradurrà in opere e giorni destinate a restare e ad arricchire il finora tutto sommato grigio e ripetitivo panorama culturale leccese, rinnovandolo e ravvivandolo. Insomma, ora bando alle ciance e facciamo cultura, non parliamone e basta! Diamo spazio agli artisti, e a tutti gli artisti, non solamente a quelli amici degli amici. Usciamo dalla logica degli orticelli e delle torri d'avorio; dei finanziamenti (quei pochi rimasti) indiscriminati e scriteriati; del particolarismo, dell'improvvisazione, del contingente, del fatalismo, della rassegnazione, i mali atavici della nostra terra, che tu non hai fatto in tempo a conoscere, ma che noi leccesi teniamo nel nostro portato geneticvo; del borghese piccolo piccolo, dell' aspettando Godot. A proposito, tu (scusami: uso per comodità tua il tu della lingua inglese) sei un uomo di teatro: e come è possibile trascurare, come è stato fatto colpevolmente finora, nella fattispecie, l'eredità del nostro genio di Carmelo Bene? Sempre a proposito, non rimaniamo chiusi nemmeno nel localismo, nel particolarismo e apriamoci alle realtà nazionali ed internazionali, riflettici, perché il Salento non è e non vuol essere la Padania. Ancora, lascia stare i politici, credimi. Va bene la tua idea dell'utopia da infondere in quello che abbiamo imparato a chiamare l'immaginario collettivo, va benissimo il coinvolgimento di tutti, ma...Altro che lasciare decidere i politici. Tutto il contrario: bisogna liberare la cultura dalla politica! E deve essere la cultura a dirigere la politica, a sua volta diretta dall'economia, non viceversa, come purtroppo accade qui da noi. I pochi mesi che hai passato qui probabilmente non sono bastati a farti fare un'idea chiara della situazione, quelli che passerai ti servano ad affinare questa fondamentale indicazione strategica. Ora, butta giù dal carrozzone, pardon, dal carro, su cui sono saliti, i vari assessori, sulla cui capacità di discernimento culturale e di criticità operativa esistono serie e comprovate riserve, e vai avanti per la tua strada. Sei un uomo di buone letture, tu, Airan. Avrai letto Eduardo Galeano, che non è un calciatore extracomunitario, come, sentendoselo citare, da uno dei relatori di una manifestazione pubblica di qualche anno fa, credeva il nostro Silvio, in una delle sue terrificanti gaffe, bensì lo scrittore uruguaiano, che ha scritto: “Lei è all'orizzonte. [...] Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare. (Finestra sull'utopia)” Manca l'ultimo tratto, una decina di mesi di tempo, Airan Berg! Andiamo, e non soltanto per camminare, ma per arrivare diritti al traguardo. Così sarai riuscito davvero, come volevi tu, a reinventare l'utopia.
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Di giuseppe (del 11/11/2013 @ 20:25:47, in blog, linkato 1769 volte)
I NUOVI SCENARI DELL’ECONOMIA E DELLA POLITICA – Connessi al futuro – La lezione di Derrick de Kerckhove Ho letto ieri un nuovo saggio – un bell’articolo su “Repubblica”, titolato “Mercato social club”, che si riferisce alla sua partecipazione al “Future forum” , una rassegna sull’innovazione, in corso a Udine - di Derrick de Kerckhove. Considero l’autore un vero e proprio maestro dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, capace di indicarne potenzialità, pericoli, istruzioni per l’uso e, soprattutto, il che è ancora più difficile, una vera e propria rarità, prospettive future. Insomma, una specie di “Duca mio”, dopo che lo fu – feci in tempo – anche per me Marshall Mc Luhan. Lo è stato anche dopo di lui e per primo per quanto riguarda internet, il professore inglese Stephen Coleman, ex consulente del governo di Tony Blair, docente a Oxford, il quale, sempre per primo, individuò nelle innovazioni tecnologiche (in particolare gli strumenti dell’elettronica) la capacità di produrre un effetto sicuramente positivo e propositivo, in termini di partecipazione popolare, alla politica. Era ancora il 2004. Beppe Grillo – sorrido – si occupava ancora di altro. Io all’epoca dirigevo per la Regione Piemonte il progetto multimediale “Obiettivo minori” per l’educazione all’ uso delle nuove tecnologie. Incuriosito dalle vaghe notizie che giungevano sugli insegnamenti del professore, anche per fargli valutare il nostro lavoro, gli chiedemmo un intervento. Nel corso di quell’intervista, realizzata a Londra da Fatima Moliardo, -per chi voglia leggere il testo completo: http://obiettivominori.org/be/main.php?page=fe_std&id_page=notizie&id=224 - Coleman parlò da lucido profeta, preconizzando scenari che si stanno pian piano avverando, dalla politica, all’informazione. Poi, dopo di lui, a livello di capacità di sintesi, analisi e progettualità futuro, ecco imporsi l’astro nascente di un altro, come Mc Luhan, sociologo, il canadese Derrick de Kerckhove, il quale, proseguendo i discorsi avviati da Coleman, da alcuni anni insegna e scrive dei nuovi mass media e delle loro potenzialità e che io cerco di seguire, come sempre affascinato da chi è capace non solo di spiegare il passato, che è già difficile, e pure capire il presente, che è più difficile ancora, non solo, ma pure di anticipare il futuro, che è davvero di pochissimi al mondo. Intervenendo pochi giorni fa al seminario di Udine, Derrick de Kerckhove ha analizzato le nuove frontiere dell’economia ( ma pure della politica, che sempre di più e purtroppo dell’economia è marxisticamente sovrastruttura) al tempo di internet, ha prefigurato scenari inediti, comunque in fase di realizzazione e ha detto poi tante altre cose ancora assai degne di note, su cui è proficuo riflettere. Vorrei farlo sui miei mezzi, dal mio sito, a leccecronaca.it e, naturalmente, insieme a tutti voi. Certo, non a tutti interessano questi argomenti, invece, a mio modo di intendere, affascinanti, non tutti avranno la pazienza di seguirli, però io ci provo, anche perché almeno al mio amico Valerio Melcore – e sorrido di nuovo – interesseranno moltissimo. E allora, cercherò qui di seguito di fare una buona sintesi delle cose che ho imparato e delle riflessioni che me ne sono venute. *** Il fenomeno compiuto dei giorni nostri che Derrick de Kerckhove chiama “condizione digitale” ha reso vicini tutto e tutti, permettendo accesso simultaneo a persone, cose e attività, il che, a sua volta, ha generato quella che il sociologo definisce “cultura partecipativa”, cioè il desiderio di essere partecipi e coinvolti, connessi, insomma, come soprattutto i così detti social media testimoniano ampiamente. L’ economia sta cominciando a essere generata, o rigenerata, come la politica (in tal senso già più avanti, e senz’altro per la politica va meglio impiegato quest’ultimo verbo) dalla “cultura partecipativa, con spinte che partono dal basso, dalla base, dal popolo riunito in forme partecipative di analisi e decisioni condivise, senza imposizioni dall’alto e anzi con spinte che dal basso verso l’alto salgono e si impongono. Sta nascendo, così caratterizzato, il così detto “mercato intelligente”, anch’esso ancorato nel mare di internet dove navigano le persone trasferendo e condividendo in tempo reale informazioni ed emozioni attraverso i confini geografici, oltre le barriere sociali e vecchi e oramai superati confini ideologici. Come muoversi nella economia intelligente? Derrick de Kerckhove fissa tre regole, che valgono benissimo, aggiungo io, per la politica, per lo stare bene insomma al mondo d’oggi nella nostra società contemporanea, ma soprattutto in prospettiva futura. Le tre regole sono: essere presenti on line; riuscire a stimolare il coinvolgimento; creare comunità. Quale – lo chiama proprio così – “debole segnale del futuro”, a conferma della prima regola, il sociologo segnala che da San Paolo del Brasile sono spariti tutti i cartelloni della pubblicità stradale; negli Stati Uniti d’America, la città di Houston, nel Texas, ha già seguito l’esempio della metropoli brasiliana, ed altre si stanno attrezzando. Insomma, gli investimenti della pubblicità si stanno dirigendo verso nuovi mezzi di comunicazione, così come, per fare un altro esempio, i giornali cartacei stanno diventando minoritari rispetto a quelli on line Per quanto riguarda il coinvolgimento, la politica insegna meglio dell’economia, in cui sempre meno, comunque, uno vuole che gli o le si dica come fare e come comportarsi, ma vuole esprimere direttamente i propri contenuti emozionali. Per fare un altro esempio, io non vi sto dicendo che cosa fare, vi sto proponendo delle idee: e se voi metterete “mi piace “ di Facebook sotto questo mio pezzo, condividendolo sui vostri profili, esprimendo riflessione, partecipazione, promozione ideale, avremo tutti insieme realizzato il “coinvolgimento” dal basso, nella fattispecie sugli scenari di un futuro che è già cominciato. Infine, il fare comunità, in cui discutere e scambiare idee ed emozioni, è il modo migliore oggi per realizzare sé stessi e le proprie idee, come pure, in campo economico, per promuovere i propri prodotti e servizi. Considero tutti questi scenari futuri affascinanti. Vi prego di riflettere su di esse e di condividerli. Un’ altra lezione a cui tengo molto è quella di un altro mio Maestro, Filippo Tommaso Marinetti, il quale alle figlie ripeteva: “Non bisogna pensare al passato, neanche al presente, e nemmeno al domani, bensì al dopodomani”: Pensiamoci, dunque, già adesso, concretamente, al nostro dopodomani. E forse lo stiamo già facendo. Insieme, naturalmente. Giuseppe Puppo
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Di giuseppe (del 07/11/2013 @ 08:33:29, in blog, linkato 834 volte)
Proseguono i provvedimenti anche concreti della magistratura contro l’ Ilva, che, sostanzialmente ancora agevolata, se non protetta, dal governo bi –Letta, continua ad essere inadempiente sul fronte del reale risanamento, della radicale ristrutturazione della produzione, della tutela dell’ambiente e della salute delle persone. Insomma, il disastro continua. Fino a quando? Fino a quando la volontà popolare non troverà uno sbocco politico reale, per avviare lo smantellamento dell’attuale sistema, in una profonda rigenerazione della produzione, su criteri moderni ed efficienti, sotto l’egida dello Stato, che dovrebbe riprendersi il controllo di questo settore, strategico, senza lasciarlo agli approfittatori e agli avventurieri senza scrupoli, come ha fatto in passato. Le occasioni offerte dal risanamento ambientale, quello ancora possibile, e le nuove prospettive imprenditoriali, faranno poi cadere e finalmente il ricatto occupazionale, su cui ambiguamente si è puntellato il sistema di interessi stratosferici e di corruzione totale, di cui ho scritto qualche giorno fa, commentando il coinvolgimento giudiziario del governatore della Regione Puglia Nichi Vendola. Ora, come è stato giustamente rilevato, il pericolo è che l’attenzione sociale si appiattisca sugli aspetti giuridici e legali, mentre si distolga dalla politica. Francamente, da intellettuale, mi interessa poco e punto l’esito delle inchieste dei magistrati, perché quello che mi sta a cuore è il giudizio politico. Al di là degli aspetti penali, al netto delle bucoliche prese di posizione retoriche, oltre i quadretti idilliaci a lungo dipinti, in concreto la Regione Puglia oggettivamente non si è mossa contro il sistema dell’Ilva, anzi, implicitamente, così facendo, l’ha agevolato. Vale pure per la sanità, perché, vicende giudiziarie a parte, la sanità pugliese costa troppo e funziona male, il tutto sulla pelle e nelle tasche dei Pugliesi. Questa è la verità della cronaca dei fatti, e pure – vale per tutte le amministrazioni nel frattempo succedutesi – la verità storica: chi ha ereditato la situazione preesistente, di cui certo non era responsabile, comunque non ha fatto nulla di concreto, nei fatti, per invertire la tendenza, quanto meno per avviare il risanamento. Tutti zitti e buoni sotto la gigantesca cappa di interessi montati dall’Ilva sopra il cielo di Taranto, e pure delle zone del Salento, raggiunte dai miasmi mortiferi per effetto della circolazione dei venti. *** Geograficamente colpito a morte dall’inizio alla fine, lungo le coste dei due mari, all’inizio dalla pestilenziale centrale di Cerano, alla fine dal disastroso stabilimento dell’Ilva, il Salento proiettato sull’economia contadina, sulla cultura, sul turismo, vacilla. Il colpo definitivo sul suo equilibrio naturale sta per arrivare, se qualcuno, se qualcosa, non farà in tempo a fermarlo, prima che sia realizzato, prima che si abbatta rovinoso, e anzi mortale, sulle genti salentine. Si tratta del gasdotto trans – adriatico (TAP) il cui sbocco finale, come è noto, è previsto sulla spiaggia di San Foca. Basta studiare un po’ le carte, leggere gli atti burocratici ed amministrativi, confrontare le dichiarazioni politiche, approfondire un minimo, per capire facilmente che si tratta di un’opera utile solamente alle società multinazionali che la costruiscono e la gestiscono; che in termini gestionali se ne potrebbe fare totalmente a meno; che nel Salento non porterà nessun tornaconto economico; che agli Italiani tutti non darà beneficio alcuno, come invece promette mentendo e sapendo di mentire il Letta nipote. E allora, per favore, muoviamoci prima, non dopo. Perché poi, quando sarà fatto, con l’ecosistema sconvolto, darà ben misera soddisfazione andare ad individuare le responsabilità. Qui torniamo a Nichi, massimo esponente istituzionale del territorio, pure leader di un partito che nel nome porta il richiamo preciso all’ecologia e teorico di politica e di letteratura. Sulla Tap Sel e Pd continuano a fare solamente fumo, senza arrosto, in un gioco delle parti, fra piani nazionali e locali, sovrapposti e incastrati in un sostanziale nulla di fatto. La realtà è che nei fatti i progetti delle multinazionali sono in avanzata fase di realizzazione. Nichi Vendola ne è responsabile, sia detto, comunque vada a finire, a futura memoria. Intendo essere preciso. Ho scoperto che la Regione Puglia aveva trenta giorni di tempo per bloccare il progetto del Tap presentato presso i suoi uffici e non l’ha fatto, quindi ha fatto scattare il meccanismo del silenzio – assenso e cioè ha di fatto autorizzato i lavori. Quindi, poi Nichi Vendola potrà pure mettersi a scrivere poesie e a rilasciare affascinanti dichiarazioni in merito, ma questo è, questo lo inchioda, ‘stavolta ab origine, non come per l’ Ilva a posteriori, ‘stavolta a monte, prima, fin dalle origini, alle sue responsabilità precise. Cos’, alla luce della scelta compiuta, al buio dell’autorizzazione concessa, questo tardo romanticismo risulta francamente insopportabile, come il buonismo di maniera, il politicamente corretto ostentato formalmente, a coprire la verità dei fatti. Di questo Vendola dovrebbe preoccuparsi, se non fosse troppo occupato a rincorrere i suoi pur legittimi sogni di gloria, su scala nazionale, e a dichiarare sempre e comunque, a ogni proposito e sproposito, su motivi e personaggi mille miglia distanti dagli interessi della Puglia e dei Pugliesi. Continua invece imperterrito a perpetuare la propria immagine naif, ingenua, disincantata, fanciullesca, tardo giovanilistica, che copre i fallimenti della sostanza, e l’occupazione sistematica del potere, che ha scientificamente attuato, dall’energia, alla cultura. Nicchi Vendola, che ha una sfasatura infantile della politica, ridotta ad affabulazione trasognante, tutta giocata sulle capacità straordinarie nella comunicazione e nella costruzione dell’immagine e quindi del consenso, piena di suggestioni, da incantatore di serpenti, che incanta, appunto, grazie alle sue capacità e così facendo fa dimenticare – in codesta versione post comunista del nuovo secolo e del nuovo millennio – i fallimenti di governo, nei fatti concreti che interessano realmente i popoli e le persone.
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Di giuseppe (del 06/11/2013 @ 11:16:03, in blog, linkato 991 volte)
All’estero evidentemente hanno un’altra considerazione della politica e i politici si adeguano: al minimo sospetto, al primo peccato veniale da cui a torto, o a ragione, sono coinvolti, danno serenamente le dimissioni, e vanno a casa. In Italia non si dimette mai nessuno. Le eccezioni sono pochissime e fra di esse, le pochissime, sono pure quasi tutte estorte, per così dire, obbligate, anziché spontanee, per ragioni di opportunismo, o ragion di Stato addirittura. Di solito, non bastano condanne penali e civili di ogni ordine e grado, e, aspetti giudiziari a parte, comportamenti di pessimo gusto e di infimo livello morale, anche dal semplice punto di vista sociale, niente: tutto continua come prima, tanto gli Italiani hanno la memoria corta e sono facili alla sottovalutazione, alla giustificazione e alla dimenticanza. Ora, sapete bene che cosa ha fatto e che cosa non ha fatto la ministro Anna Maria Cancellieri, dopo i dialoghi telefonici, preoccupati e affranti, con il suo amico e confidente Antonino Ligresti, il quale le chiedeva di intercedere a favore della liberazione della figlia Giulia, finita come lui in guai giudiziari grossi come montagne, ancora in carcere per una truffa di centinaia di milioni (di euro, ovvio) ai danni di assicurati, azionisti e piccoli risparmiatori: e naturalmente messa agli arresti domiciliari dopo pochi giorni. La sventurata rispose. Così rispose, chiarissima e rassicurante, lapidaria e accomodante: “Ho fatto la segnalazione”. Così disse, memore certo di quanto a sua volta Antonino aveva fatto in tempi passati e recenti, a favore del proprio rampollo, Pier Giorgio Peluso, assunto dalla Sai di Ligresti per poco più di un anno e retribuito con quattro milioni di euro circa, prima di passare ad altro incarico in Telecom Italia, certo per propri meriti indubbi e senza nessun favoritismo, nessuna “segnalazione”, fin dagli sfolgoranti inizi di carriera in UniCredit. Ci vorrebbe la voce di Mario Merola per sottolineare questo italico intreccio di preoccupazioni diuturne per i propri figli, sì, perché, è vero, “I figl so piezz e core e nu sanna lassà”. Purtroppo, nella concezione della Cancellieri, questo vale solamente per i figli suoi, e per quelli dei suoi amici, non per quelli degli altri, perché, sempre da ministro, sia pur dell’Interno, nel precedente governo – Monti, ebbe a dichiarare quanto segue, nel commentare la dilagante, drammatica, disoccupazione giovanile: “Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà", giustificando il dramma del precariato, avallando la tragedia della parcellizzazione del lavoro, “just in time”, quando pure c’è, ignorando cinicamente e sostanzialmente disprezzando tutti gli altri genitori, incapaci di ascendenti forti come il suo e alle sue stesse segnalazioni impossibilitati. Forse perché con le parole ci lavoro, ma delle parole io ho un grande rispetto. Le parole sono importanti, a volte pesano come macigni. Credo che la ministro Cancellieri avrebbe dovuto già dimettersi un anno fa, quando pronunciò inopinatamente una frase come quella che le uscì di bocca. Poi, so che cosa avrebbe dovuto fare, adesso: negarsi, come minimo, non scambiare nemmeno una parola con il suo amico e sodale Antonino, buttare il telefono via non appena avesse udito la sua voce. E invece… Così, so che cosa dovrebbe fare adesso: dimettersi, così, subito, senza tentennamenti, e andare a casa, certo confortata da una di quelle pensioni d’oro che competono a tutti gli esponenti della casta come Lei. E invece… Invece racconta barzellette, a mo’ di insistenza per restare al suo posto, come quella per cui avrebbe fatto centinaia di segnalazioni come per la figlia di Antonino, come se tutte le decine di migliaia di poveracci che a torto o a ragione languiscono in galera avessero il suo numero di telefono e potessero rivolgersi a Lei chiedendole di fare qualcosa. Almeno le barzellette di Silvio facevano ridere. Questa del telefono della Cancellieri invece no, fa piangere. Ma non capisce – eppure, non dovrebbe essere difficile – che con il suo comportamento la Guardasigilli ha rafforzato il sospetto che in Italia in carcere ci stiano solamente i poveracci e che i ricchi riescano sempre, in un modo o nell’altro, a cavarsela? Il sospetto cioè che mina il fondamentale assetto teorico che la legge è uguale per tutti? E purtroppo il sospetto è l’anticamera della verità.
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Una paginetta di Storia. Lo scandalo della Lockheed ( l’azienda americana che produce apparecchi) andò avanti per quasi tutti gli anni Settanta. Costò una condanna penale, con sentenza definitiva, a un ministro; costrinse alle dimissioni, pur innocente, un presidente della Repubblica; coinvolse politici, burocrati, imprenditori, spie vere e presunte, faccendieri a vario titolo, e insomma fu il primo, vero grande scandalo italiano, che cominciò a svelare il sistema dei finanziamenti illeciti ai partiti, anche se molti anni ancora sarebbero dovuti passare, prima che, più di dieci anni dopo, piano piano, la così detta “tangentopoli” lo portasse alla ribalta, con tutti le conseguenze, dirette e indirette, che sviluppò in seguito. *** Una paginetta di cronistoria. Era un ragazzo, in quegli anni, Mario di nome e Mauro di cognome, studiava a Milano e frequentava Comunione e Liberazione, l’organizzazione cattolica che là aveva avuto origine e sviluppo, ramificandosi a livello giovanile, ma soprattutto a livello economico e imprenditoriale, con un sistema ben presto diventò sempre più potente, fondato sull’intreccio fra politica e affari, di cui le recenti vicende della sanità lombarda in cui è coinvolto Roberto Formigoni rappresentano lo stadio terminale. Lo schema è semplice: base giovanile che crea consenso; elezione assicurata per gli esponenti più in gamba, prima nelle fila della Dc, poi di Forza Italia; posti nelle istituzioni; da dove poi essi assicurano, chiamiamole così, “attenzioni” quotidiane per le cooperative, le società, le aziende o fondate direttamente da Comunione e Liberazione, attraverso il suo braccio(fortissimo) economico, che si chiama Compagnia delle Opere; o guidate da esponenti amici; a comporre il tutto in un guazzabuglio pressoché inestricabile di commistioni multiple, una specie di banco di mutuo soccorso a oltranza. E ogni anno una grande vetrine, dopo Ferragosto, nella Rimini sfollata del turismo di massa, per sé e per gli altri, soprattutto i presidenti del consiglio del momento, di qualunque provenienza essi siano, ai quali rapidamente i ciellini si sono sempre adeguati, ben convinti che il potere logora chi non ce l’ha, ed essi del potere hanno bisogno e hanno sempre perseguito, o in proprio, o appoggiando di volta in volta centro – destra, o centro – sinistra. *** Laureato di belle speranze e giovane rampante nella Milano da bere prima e da mangiare poi, il turno di Mario di nome e Mauro di cognome arriva quando riesce ad entrare nelle liste di Forza Italia, ancora scevre di veline e accompagnatrici, quindi aperte pure ai migliori giovani di belle speranze, fra un imprenditore e l’altro, per le elezioni europee del 1999. Fu un caso da passaparola. I simpatizzanti di Comunione e liberazione misero un manifestino col suo nome sul cruscotto posteriore delle loro automobili, come se fosse la pubblicità su di un taxi, e lo fecero girare per un mese intero, nelle quattro regioni del collegio di nord – ovest. Funzionò. Entrato nel parlamento europeo, ci è rimasto quindici, lunghissimi, anni, in cui, fra una percentuale di cacao nel cioccolato, e una denominazione di ortofrutticoli, le fondamentali questioni di cui esso si occupa, Mario di nome e Mauro di cognome ha consolidato, oltre che il suo conto in banca, allietato dai lauti stipendi che il consesso assicura ai suoi membri di tre lustri interi, anche la fitta rete di rapporti politici interni. Poi, l’anno scorso, la rottura con Berlusconi e l’adesione a Scelta Civica, con la decisione di lasciare l’Europa e di ritornare, anzi, tornare per la prima volta, in Italia, a sostegno delle battaglie europeiste e “popolari” di Mario Monti. Eletto nelle sue liste, fu da lui mandato a trattare la formazione del governo bi-letta nello studio del presidente del consiglio incaricato. Fra ex democristiani, fra democristiani for ever, qualunque sia la successiva adesione, si trattò di folgorazione. Mandato da mediatore, ne uscì ministro. Della difesa, cioè delle Forze Armate. *** Una paginetta di attualità. Nel bel mezzo dello scandalo toccato in sorte alla sua collega di governo Anna Maria Cancellieri, in concomitanza (ed è stata questa la sua fortuna, perché passato praticamente sotto silenzio) anche a Mario Mauro è toccata una brutta storia da cui difendersi. E’ successo che a New York la Lockheed (sì, sempre quella dei formidabili anni Settanta italiani) ha fatto una pubblicità con una serie di testimonial d’eccezione, fra cui, manco a dirlo, Mario Mauro. Manco fosse Roberto Carlino, il ministro ha messo la sua parola per far vendere gli F35 prodotti proprio dalla Lockheed, sì e proprio i famosi e anzi famigerati aerei inutili, scassatissimi e carissimi aerei di combattimento al centro delle polemiche degli ultimi mesi. Infatti, l’Italia che ripudia la guerra quale risoluzione delle controversie internazionali, l’Italia del governo bi – Letta; l’ Italia che riduce la spesa sociale e ammazza di tasse quei cittadini che le pagano; l’ Italia che non trova soldi per aiutare chi soffre e si impoverisce ogni giorno sempre di più, ha trovato invece i soldi, tantissimi, un’enormità, tredici miliardi di euro, per comperare aerei di distruzione, che non stanno in piedi, anzi, in aria. Il nuovo ministro si è adeguato, non ha avuto niente da ridire, anzi. Da cattivo cattolico, ma da buon democristiano, senza far nulla, aspetta trepido che il Parlamento della maggioranza che sostiene il governo bi – Letta licenzi definitivamente la commessa miliardaria (in euro), con buona pace di cassa – integrati, precari, disoccupati e quant’altri per i quali invece i soldi non si trovano. Senza dir nulla, o senza far nulla, o quasi. Perché come se fossero i tortellini di Giovanni rana, anche Mario Mauro “ha messo la faccia” sugli aerei incriminati e compare felice e beato nella pubblicità della Lockheed, a perorarne l’acquisto: “To love peace you must arm peace”, che tradotto in latino significa “Si vis pacem, para bellum”, insomma, una colossale cazzata, smentita da secoli di tragedie storiche, che solo gli Americani, con il loro spirito imperialistico di prepotenza e sopraffazione non hanno capito. *** Impegnati ad attaccare e difendere Anna Maria Cancellieri, in pochi si sono accorti di questa storia. Male, malissimo. Perché pure il comportamento di quest’altro ministro è quanto meno discutibile, se non del tutto esecrabile e scontabile solamente con assai doverose dimissioni; pure la sua presunta giustificazione è risibile, nel momento in cui dice di essere estraneo ad interessi e anzi ignaro delle iniziative pubblicitarie. Ma dai, non perdiamo la speranza, confidiamo in Giambattista Vico. Questi della Lockheed, con i loro prodotti di morte e distruzione, con la loro grazia di un elefante fra le porcellane con cui li promuovono, con le loro mazzette, riuscirono anni fa a far dimettere un ministro e un presidente della repubblica italiana. Chissà che il miracolo non si ripeta adesso con Mario Mauro e Giorgio Napolitano…Per quanto questi non siano solide realtà, ma sogni. Parola di Roberto Carlino, ops, pardon, parola del vostro affezionatissimo Giuseppe Puppo
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Di giuseppe (del 02/11/2013 @ 18:21:20, in blog, linkato 871 volte)
“Stiamo diventando un partito?” L’interrogativo, col sotto-inteso “come tutti gli altri”, buttato lì da uno degli attivisti in maniera chiaramente provocatoria e strumentalmente artefatta, ha però gelato per un attimo la fronte accaldate dei tantissimi presenti ieri sera alle Officine Cantelmo, gremite ieri fino all’inverosimile, pure in una serata di giorno festivo e per di più nel bel mezzo di un “ponte”, per l’incontro dei “cittadini rappresentanti in Parlamento” salentini con i rappresentati, gli attivisti e gli elettori del Movimento 5 Stelle di Lecce. Cercherò di darne un resoconto sintetico. Cominciamo proprio da qui. Quale altra formazione politica può, semplicemente convocandola via web, trasformare una mediamente noiosa riunione di rendiconto, in vero e proprio evento? Quale altra formazione politica rinuncia nei fatti e in toto al finanziamento pubblico, nella fattispecie ben quarantadue milioni di euro? Quale altra formazione politica ha eletti alla Camera e al Senato che, sempre a favore dell’erario dello Stato, rinunciano ogni mese a parte dei compensi e ne danno puntuale e periodico riscontro? Quale altra formazione politica ha rappresentanti che discutono pubblicamente, ogni giorno su internet, e ogni tre mesi in un incontro pubblico, i loro comportamenti in Parlamento? Quale altra formazione politica è sostenuta da una reale partecipazione, da una concreta condivisione e da una effettiva trasparenza sulle risorse economiche e sulle risorse umane? E quale altra si distingue per aver elaborato “venti punti” di programma credibile ed efficace, quanto rivoluzionario e alternativo, che sta cercando di concretizzare, nonostante sia all’opposizione in Parlamento, pur essendo il primo per numero di voti ricevuti, a Lecce, come in tutta Italia, e sotto attacco nell’informazione asservita, che usa ogni pretesto, non avendo ragioni plausibili, per cercare di screditarla? *** Se avete risposto “Nessun’ altra”, è la risposta esatta: soltanto il Movimento 5 Stelle. Avete ora la risposta anche all’interrogativo raggelante dell’attivista: no, il Movimento non è un partito, come tutti gli altri. Certo, ieri sera, ci sono state polemiche, legate essenzialmente a una minoranza di insoddisfatti dei rendiconti presentati e delle scelte operate, i quali hanno potuto esprimerle direttamente, dopo averlo fatto a lungo indirettamente, agli interessati. Dopo essere stato due ore mezzo (poi, ho abbandonato per sfinimento) a sentire domande e risposte, dettate nei tempi e nei modi da un meraviglioso, incredibile “moderatore”, capace di togliere o negare la parola, quando necessario, pure ai “cittadini senatori”, o di concederla loro, con la formula di rito “Ne ha facoltà” (e io, che mi stropicciavo gli occhi: ma ve l’immaginate un qualunque onorevole degli altri partiti trattato così in una qualunque riunione pubblica?), mi sono fatto liberamente le mie idee, che ora sintetizzo. Credo che le polemiche risalgano ancora alle scelte fatte mesi fa ormai, via web, per le così dette “parlamentarie”, fra gli iscritti, montate in maniera strumentale da chi per numero di consensi avuti all’interno si è visto escluso dall’elezione: mere vicissitudini personali, beghe da protagonismo frustrato, insomma, perché, portate al vaglio dei massimi vertici interni, non hanno trovato riscontro alcuno; di voto libero ed estraneo ad ogni illecito si trattò, con buona pace di chi non se ne vuole fare una ragione. Trovo stucchevole andare a sindacare le decine di euro rese, o non rese, dall’uno, o dall’altro. Quanto alla scelta dei collaborato personali, poi, è molto semplice: ognuno si sceglie persone di fiducia e se in questo rispetta le normative vigenti, anche di questo bisogna farsene una ragione, e se poi il prescelto è figlio di un suo conoscente e a vario titolo amico, amen. Tutto qui? Beh, non ci crederete, tutto qui. Purtroppo però tutto questo va a finire sui mass – media, locali e nazionali, che nella superficialità e nella sostanziale opera di disinformazione quotidianamente operata, con un accanimento malevolo che non ha uguali nella Storia di questo Paese, ne traggono puntuale spunto per screditare il Movimento, le sue idee, le sue donne e i suoi uomini, perché poi le idee camminano con le gambe degli uomini e delle donne. Così, invece di parlare, che so? della lotta contro il gasdotto transoceanico, o del reddito di cittadinanza, parlano del grado di parentela dell’assistente parlamentare, o della cena a panini e birra delle loro riunioni, degli scontrini della trattoria, o del biglietto ferroviario. *** Sfugge il dato di fondo, così, quanto meno si confonde, che a mio modo di ragionare può essere espresso come segue. Il M5S non fa alleanze, era stato detto chiaramente prima ed è stato confermato poi in maniera coerente. Se avesse fatto l'alleanza col Pd, ( periodo ipotetico di quarto tipo: quali convergenze sarebbe state possibili, per esempio su tav, tap, finanziamento, legge elettorale tutto quanto il resto?) avrebbe perso di botto metà dei consensi avuti. Il M5S non è soltanto protesta: c'è tutto un programma realizzabile nei fatti di proposte concrete, che, invece di esercitarci ancora sui periodi ipotetici, o di provocare pregiudizi, o polemiche sterili quanto inconcludenti, tutti gli attivisti farebbero bene a propagandare. Si tratta di una vera e propria rivoluzione epocale e, come tutte le rivoluzioni, che non avvengono mai da un giorno all'altro, c'è bisogno di tempo per articolarla e realizzarla. Volando ancora più in alto, si sta elaborando nella base una sintesi di idee e non di ideologie, di idee – forza, fra persone che fino a qualche mese fa non avrebbero avuto niente da dirsi, fino a qualche anno fa si sarebbero detestate, e qualche decennio fa si sarebbero addirittura prese a botte, e che invece ora si ritrovano sotto la stessa bandiera stellata, con le proprie radici, potate e innestate opportunamente, le une nelle altre, nelle migliori aspirazioni di democrazia partecipativa e di giustizia sociale, a fare tutti fronte comune, prestando la loro opera di volontariato ideale, senza interessi, se non quello del bene comune. Si sta lottando, con la libertà di internet, contro la stampa e la televisione. E’ il nuovo, la modernità, contro il vecchio, e il passatismo. Sono battaglie epocali. Di tutto questo gli iscritti, attivisti, gli elettori del M5S dovrebbero essere consapevoli e di tutto questo tenersi quotidianamente occupati, piuttosto che, come invece ha fatto qualcuno, almeno a sentire la riunione di ieri sera, interessarsi del fidanzato dell’una, o della ricevuta fiscale del ristorante dell’altro.
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