Immagine
 AGGUERRITO/Il ministro degli esteri Massimo D'Alema... di giuseppe
 
"
Noi siamo letterati ed artisti, e siamo uomini pensanti e responsabilmente coinvolti nelle cose che cupamente ci attorniano. Traiamo la nostra legittimazione più profonda ed individuata dalla visione, dall’emozione, dalla persuasione della sacralità, dell’identità, della socialità nazionale ed europea. Questo è il nostro mondo e per questo noi viviamo e ci battiamo.

Sandro Giovannini
"
 
\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di giuseppe (del 26/01/2013 @ 14:57:08, in blog, linkato 850 volte)
La cartellonistica stradale è un settore della comunicazione e dell’economia reale a torto sottovalutato, o maltrattato, perché spesso efficace nei suoi messaggi e non soltanto quelli a scopo commerciale, perché ricordo ancora, per citare l’esempio più eclatante, la bellissima – lo dico dal punto di vista tecnico, senza altre implicazioni – campagna di affissioni che a suo tempo precedette la prima e vera discesa in campo di Silvio Berlusconi. In periodo di transizione come questo, in cui calano, per tante ragioni su cui non è questo il luogo in cui dilungarsi, le possibilità delle televisioni e languono ancora quelle offerte dal web, la sua importanza cresce; addirittura si dilata poi in un periodo, sempre come questo, di crisi, in cui “la pubblicità dei poveri” offre ai medi, piccoli e piccolissimi imprenditori e commercianti un motivo di speranza. A Lecce stiamo assistendo in questi giorni a un fatto inaudito. L’Ente Provincia –senza a stare ad elencare le ragioni, che risulterebbero noiose per i non addetti ai lavori: faccio una sintesi estrema, ed è questa l’idea che me ne sono fatto, senza tante parole, nei fatti – costringe le aziende del settore alla chiusura, o alla riconversione, per effetto di scelte precise, in cui l’apparato burocratico ha dato il peggio di sé, risvegliandosi in un accanimento esiziale, dopo un passato di inadempienze in buona e in cattiva fede, mentre la politica che dovrebbe orientarlo, oltre che inaffidabile, si dimostra ancora una volta fuori dal mondo reale e comunque non soltanto incapace di regolare e favorire le dinamiche sociali, ma addirittura capace soltanto di distruggere in maniera indiscriminata. Tutto questo accade oltre tutto in piena campagna elettorale, il che almeno dovrebbe offrire un qualche motivo ulteriore di riflessione per tutti, e invece niente.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (98)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di giuseppe (del 23/01/2013 @ 14:42:43, in blog, linkato 836 volte)
DI MALI IN PEGGIO. Siamo in guerra, ma nemmeno lo sappiamo. Ecco invece di che cosa si tratta nei fatti: è necessario conoscere, per cominciare a costruire la cultura della pace. Ecco, almeno saperlo…Niente. Lo ha deciso il governo Monti, tanto per aggiungere un’estrema nefandezza alle altre precedenti, come quella di cui si è appreso oggi, di aver dato 3, 9 miliardi di euro al Monte dei Paschi di Siena allo sfascio, più di quanto incassato dall’erario con l’Imu che ha dissanguato le famiglie italiane; lo ha autorizzato una riunione semiclandestina della Camera dei Deputati e i nostri mass media, troppo occupati nei pettegolezzi e nei tentativi estremi di accreditare i partiti di regime nella loro proposta elettorale, ne hanno riferito in brevissimo spazio, un millesimo di quello che dedicano a incensare Monti, Bersani e Berlusconi, o a compiangere Fabrizio Corona: eppure da ieri siamo in guerra contro il Mali, o almeno una parte di esso, in aiuto della Francia, e, al solito, degli interessi americani, che sosteniamo, per ora, nella fattispecie, con aerei e appoggi logistici, e poi si vedrà. Fino a prova contraria, il Mali e nessuna parte di esso non ci ha fatto niente di male, anzi, alzi la mano chi pure sapeva dell’esistenza stessa di questo Stato, figurarsi. Poi – per chiamare le cose come stanno nei fatti – si tratta in primo luogo di una nuova violazione della Costituzione, per cui, se avessimo uno Stato serio, bisognerebbe rinviare a giudizio i politici responsabili; ancora, in secondo luogo, si tratta di uno spreco di risorse, che certamente avrebbero trovato migliore destinazione d’uso, toh, a dare dieci euro in più alle pensioni sociali e di invalidità, per esempio, dieci euro per tanti di loro preziosissime, nella guerra che combattono quotidianamente contro la povertà per la sopravvivenza; infine, l’intervento italiano al fianco dei Francesi, sempre per chiamare le cose come stanno, si può correttamente definire di tipo neocolonialista, e ciò in pieno nuovo, terzo millennio e ventunesimo secolo, neocolonialismo, sì, esattamente questo. Quel neocolonialismo messo in atto dalla Francia moderata e conservatrice prima e socialista e progressista adesso, in Libia, dove hanno fatto un deserto vero, altro che quello che c’era e lo hanno chiamato pace, salvo poi aver in realtà destabilizzato l’intera regione, le cui conseguenze ora in Mali sono, purtroppo, solamente le prime avvisaglie, così come fecero gli Americani con noi alleati in Iraq prima e stanno facendo in Afghanistan adesso, con la benedizione dei vari Andreotti, Prodi e Berlusconi. Ah, dimenticavo la distruzione della Jugoslavia, sostenuta da Massimo D’Alema. Con che credibilità – mi chiedo – adesso Bersani parla di ripensare lo stanziamento per gli aerei da combattimento, se il Pd, al governo, in maggioranza, o all’opposizione, si è sempre allineato sulle posizioni guerrafondaie italiane degli ultimi decenni. E ci fosse uno, dico uno, che a proposito di campagna elettorale, abbia inserito nel suo programma l’uscita dalla Nato, o il ripudio effettivo della guerra quale strumento di risoluzione delle controversie internazionali, o lo stop alle spese militari, illogiche del tutto e del tutto improponibili. Uno che abbia scritto – e io lo avrei messo al primo posto – nel suo programma, il verso di Ezra Pound: “Non ci sono guerre giuste”. Siamo nel Tremila, ma non è cambiato niente. Si fa la guerra per estendere il proprio dominio, per depredare risorse economiche, per sostenere i produttori e i mercanti di armi. L’unica certezza, l’ultima speranza è che si affermi la cultura della pace. Una cultura che consideri la guerra un tabù, qualcosa di esecrando, da estirpare senza se e senza ma, da considerare come oggi si considera la schiavitù, la legge della jungla, l’incesto. E’ un processo lungo: in fin dei conti, per esempio, la schiavitù ha dominato incontrastata per millenni e per secoli e relativamente da pochissimo, da pochi decenni, essa è stata almeno legalmente bandita. Ora, tocca alla guerra: è la sfida del nuovo secolo e del nuovo millennio. Le nuove generazioni dovranno impegnarsi e riuscirci. Ma noi, pure noi, dobbiamo pur cominciare in qualche modo. *** Inventing Peace Another focus in my lab is what we call “peace innovation.” We’re investigating how technology can help change attitudes and behaviors in ways that bring about global harmony. We know this is an idealistic project and we may fail. But given the state of the world, choosing not to pursue this line of research would be irrational. I created a Stanford course on Peace Innovation, and I was pleased with how the students performed. We’ve starting solving a big piece of the puzzle: creating simple and reliable methods to measure peace-related outcomes. (da:ww.bjfogg.com) Sono parole di BJ Fogg, studioso dei nuovi mass media e delle tecnologie della persuasione contemporanee, fra i cui strumenti ci sono, come è noto, i social network, fra cui Facebook e un po’ tutti i blog. Ne mette in risalto le straordinarie potenzialità di comunicazione di idee e di diffusione di ideali. Ne ha uno anch’egli, lanciato con l’ Università di Stanford. Costruire la pace nel mondo e, fedele ai propri insegnamenti, sui grandi traguardo da raggiungere a piccoli passi, costruire la pace nel mondo entro i prossimi trenta anni. Io penso che trenta anni siano pochi, che ne servano almeno trecento. Però è vero. Le grandi rivoluzioni non avvengono da un giorno all’altro, le grandi rivoluzioni avvengono nell’arco di molti e molti anni prima e dopo le date – simbolo. Ci sono voluti secoli per, per esempio, abolire la schiavitù e le leggi razziali: nei tanto additati a campioni di libertà Stati Uniti d’America – giova ricordarlo – le ultime leggi razziali sono state abolite negli anni Sessanta, appena quaranta anni fa. Voglio dire questo: ci sono i contesti storici e i processi storici che hanno i loro modi e i loro tempi, di cui bisogna sempre avere lucida consapevolezza, storicizzando quello che ci si trova ad affrontare. E vogliamo dire soprattutto quest’altro: è a gente come BJ Fogg che vanno dati i Nobel per la pace, altro che a Obama, perché hanno avviato una grande rivoluzione epocale, di cui sono e saranno protagonisti attivi tutti coloro che, soprattutto nelle giovani generazioni, questa grande rivoluzione epocale, di costruire la cultura della pace, giorno per giorno si fanno artefici, anche semplicemente scrivendo, o leggendo, o diffondendo, qualche notizia, o qualche commento, su un qualche sito web. *** Le guerre hanno costi ingenti, ma fanno però la fortuna dei mercanti di morte e dell’alta finanza internazionale, a danno del popolo americano, la cui soglia di povertà continua quotidianamente ad innalzarsi, come del resto in Italia. Gli stessi costi in termini di vite umane sono paurosi, pagati dai figli del popolo povero, da cui provengono i soldati americani mandati a morire in oriente, in termini di migliaia; e pagati soprattutto dal popolo iracheno, o afghano, o libico, o algerino, o del Mali tutto, in special modo civili innocenti, vecchi, donne e bambini, in termini di centinaia di migliaia di morti, dalle seicentomila al milione di vittime. Come hanno fatto gli Israeliani in Medio-Oriente.. Sempre col pretesto della lotta al terrorismo. State anche voi qualche anno senza casa, senza terra, senza vestiti, senza cibo e senza prospettive e poi vedete se non diventate anche voi terroristi. Non ci sono guerre giuste. Ci vorranno decenni, forse secoli, perché l’umanità conquisti la cultura della pace, che la parola guerra diventi tabù. *** Fa paura la guerra. Concludo con un dato, anch’esso misconosciuto ed occultato dalla nostra grande informazione di regime, tanto per capire meglio come non stiamo parlando di astrazioni, o realtà lontane, bensì di lacrime, sangue e morte che ci tocca da vicino. Sarebbe bastato anche un solo morto per gli effetti indiretti delle armi all’uranio usate dagli Americani, accanto ai quali sono dieci anni che i soldati italiani combattono, al servizio dei loro interessi economici e strategici, dalla Serbia, al Kossovo, dall’Iraq, all’ Afghanistan, per rinnegare la guerra. Secondo il ministro della difesa Arturo Parisi, che ne riferì in Parlamento, nell’ormai lontano 2007 – ma è l’unico dato ufficiale esistente – sono “appena” 37 e 255 gli ammalati di gravissime patologie. Secondo i famigliari dei militari italiani, sono invece rispettivamente 170 e 2000. Questo, per dire soltanto dei soldati italiani, molti dei quali salentini. Ma quelli delle altre Nazioni son forse meno importanti? E le popolazioni civili colpite direttamente? Ecco, a cominciare da questa campagna elettorale, per favore, cominciamo. Bisogna costruire la cultura della pace, che consideri la guerra una ipotesi inverosimile, il massimo della disumanità: il prossimo traguardo, nel nuovo secolo e nel nuovo millennio, di civiltà per l’umanità. E per favore, per favore: nessuno resti indietro.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (162)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
L’attenzione che il mio blog di ieri ha avuto, sia nelle numerose attestazioni di stima in pubblico, sia in alcune reprimende in privato, per cui ringrazio ancora comunque tutti, mi spingono ad allargare e con ciò meglio definire il discorso avviato, in quello che voleva essere un semplice resoconto giornalistico e che invece, per la riflessione finale scappatami dall’intimo, e relativa, maturata, non certo estemporanea, od occasionale decisione, si è trasformata in dichiarata intenzione di voto. Mi scuso se mi allargherò in alcune nuove invasioni nel personale, che cercherò di limitare allo stretto necessario. Desidero infatti offrire il mio modesto, ma sentito e sincero contributo politico da condividere e discutere con i miei amici di Facebook, e con i miei venticinque lettori del sito, che, come detto, considero la mia grande famiglia allargata. Politico, sì, nel senso più nobile del termine e in concreto. Non faccio politica a livello militante, né in quel senso intendo più farla, da quando, nel 1994, si compì un ciclo e io decisi di non avere mai più altri partiti, anche da semplice aderente, anche perché decisi che da grande avrei fatto il giornalista e lo scrittore, l’intellettuale, insomma. Ma so per antica scuola che tutto è politica, anche come ti vesti, a volte, anche cosa mangi; so pure che in ogni nostra azione quotidiana ognuno di noi, volente, o nolente, inconsapevole, o convinto che ne sia, comunque fa politica, perché compie precise scelte politiche, nell’andare al lavoro a piedi, o in bicicletta, anziché in auto, per esempio. Sempre per antica scuola so che se anche uno non si interessa di politica, tanto la politica si interessa di lui, e, soprattutto, perciò so che è compito e anzi dovere dell’intellettuale – che non deve fare politica, e non deve avere nessuna tessera in tasca, perché possa essere considerato davvero tale, ed esercitare liberamente il ruolo che gli compete, di analisi, di sintesi, di orientamento – schierarsi, quando è il momento e militare in maniera organica, impegnandosi con convinzione e chiarezza. Quel che nel mio piccolo intendo fare io, insomma. E adesso vi spiego perché. Appena il tempo di annotare, a proposito di certe candidature registrate in queste ore, che Indro Montanelli dava del tu agli sconosciuti ragazzi che gli chiedevano aiuto nella professione giornalistica, ai quali rispondeva personalmente, di proprio pugno, siglando o correggendo quanto usciva dal pigiare i tasti della sua mitica lettera 22; ma si faceva negare, o faceva rispondere dalla segretaria, e comunque dava loro sempre del Lei e non accettava di andarci insieme neanche al ristorante, nei confronti dei politici, dai quali non solo non accettò mai nessun seggio parlamentare, ma nemmeno la nomina a senatore a vita, pur parlando spesso con i suoi lettori e spiegando loro certe scelte, di politica. Riesco ad esprimere adesso, amici cari, perché Indro Montanelli era un grande uomo, un grande giornalista e un grande intellettuale, e invece professionisti tipo Corradino Mineo, o Augusto Minzolini, sono cosa distinta e distante? E andiamo avanti. Occupandomi dunque anche di politica, e ci mancherebbe, seguo Beppe Grillo da anni, da quando i suoi spettacoli cominciarono a trasformarsi in precise indicazioni propriamente politiche. Non gli davo credito superfluo. Non lo facevo capace di passare dalla protesta, alla proposta. Mi prefiguravo per lui un destino analogo, nei corsi e ricorsi di cui ci ha ammaestrato la storia, a quello di Guglielmo Giannini, per di più collega teatrante, che nell’immediato secondo dopoguerra fece fuoco e fiamme e poi, pur suscitando un certo consenso di massa, sparì nel nulla. Individuavo - ed elencavo- in lui pure alcuni difetti, tipo il protagonismo sterile, o il velleitario qualunquismo, unito ad un’ingenuità sostanziale e pure a un minimo di contraddizioni: ma chi è che non ne ha? Pure Pier Paolo Pasolini, che considero con Ezra Pound i miei modelli mitici, macchiava il suo genio profetico di qualche caduta di stile. Ma di Beppe Grillo mi piacevano molti dei suoi interessi, chiamiamoli così originali. In questi ultimi anni, soprattutto gli ultimi tre, ho, da un lato, dovuto constatare come il Movimento 5 Stelle abbia saputo proporsi come alternativa credibile per tutti, non solo i delusi, o gli incazzati e ciò al di là della destra e della sinistra, finalmente e non solo a parole rese semplici etichette oramai desuete, quanto inopportune, nella capacità di amalgamare esperienze diverse sotto l’egida di vere e proprie idee – forza; e, dall’altro, come esso abbia saputo articolarsi in una serie di proposte concrete, alcune delle quali addirittura mi entusiasmano. Perché, credetemi, a lungo le ho cercate in quei partiti, o movimenti, che pure le avevano nelle proprie radici, o potevano agevolmente recuperarle, e attualizzarle; in tanti di quelli uomini – perché le idee camminano con le gambe degli uomini – che in fin dei conti le avevano studiate, o quanto meno ne avevano sentito parlare, dimenticandole quando avrebbero potuto, in posizioni di governo, almeno propagarne un’eco chiara e gradevole. Salvo poi venirne a darne cenno adesso, in campagna elettorale, senza capire di non essere più credibili in nessuna maniera, senza capire di essere del tutto improponibili e delegittimati, perché non puoi parlare adesso in campagna elettorale di mutuo sociale, o di stop alle banche, quando al governo, o in maggioranza, votavi i provvedimenti di Prodi o di Berlusconi; non puoi adesso criticare la casta, dopo esserne stato parte integrante. Niente. Quaesivi et non inveni. Invece adesso – e finalmente - ho ritrovato e pure reso credibile in maniera operativa tanto di quanto ho studiato, ho dibattuto, ho sentito mio. Grazie a Beppe Grillo. E ora, se avete ancora la bontà di proseguire nella lettura, vi specifico che cosa, raccontandovi di alcuni miei incontri decisivi. E sorridendo aggiungo: sì, nessuno resti indietro! Il primo, con un professore, che quando io ero ragazzo girava l’Italia in lungo e in largo, con pochi, ma qualificatissimi seguaci, senza che le sue teorie riuscissero ad andare al di là delle belle lezioni che impartiva, o delle movimentate serate che animava, parlando di stop alle banche, di proprietà di popolo, di sovranità monetaria, di democrazia organica, di partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle imprese, di nazionalizzazione delle aziende strategiche, e di tante altre cose ancora. Quel professore, morto sette anni fa, era Giacinto Auriti e molte delle sue rivelazioni, alcune semplici intuizioni metapolitiche, gli sono sopravvissute, animando lucide disamine e purtroppo confuse, se non inefficaci proposizioni, su cui o è caduto un impietoso velo, o si è abbattuto il disinteresse generale, perché resosi improponibile, come se parlare di certe cose dovesse essere un’operazione da setta segreta alla caccia di complotti, e non potesse diventare, invece, sia pur piano piano, una vera e propria idea – forza, da riuscire a esprimere prima, e a concretizzare, poi. Ho sentito l’altra sera con le mie orecchie Beppe Grillo proporre e lanciare con autorevolezza, fra le altre, in maniera dirompente, e credibile, proprio nella sua insostenibile leggerezza dell’essere, l’oscuro oggetto dei miei desideri politici: la democrazia organica, la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende, il controllo e la proprietà popolare delle aziende strategiche, banche in primis, e scesate se è poco. L’altro professore del quale desidero parlare – e poi la smetto, per non abusare della vostra pazienza, per quanto potrei proseguire su altre cose ancora che mi piacciono, del Movimento- si chiama Stephen Coleman, adesso insegna all’università di Leeds, dopo averlo fatto a Oxford ed essere stato pure consulente per le nuove tecnologie del governo inglese di Tony Blair: dopo Marshal Mc Luhan, uno fra i più autorevoli, se non il più autorevole studioso dei mezzi di comunicazione di massa. Più di dieci anni fa, ebbi la fortuna di intervistarlo. Mi disse cose bellissime, e sottolineo più di dieci anni fa. Parlò da dio visionario, eppure in maniera concreta e credibile: perché aveva aperto un sito, in cui l’agenda di una Camera inglese veniva “dettata” dai cittadini con i loro interventi diretti, in cui parlavo dei loro problemi, su cui sollecitavano interventi legislativi; e un altro, in cui gli eletti avrebbero dovuto interloquire direttamente con gli elettori, in servizio permanente effettivo di controllo, di critica e di stimolo. E quando parlava della democrazia dell’antica Grecia, da dio visionario diceva che non era più un’utopia, la partecipazione e la decisione diretta: più di dieci anni fa diceva che adesso, o da allora in avanti e a breve, si sarebbe potuto realizzarla, dal momento che la rete era la nuova agorà, che avrebbe dovuto sostituire la piazza, concretamente improponibile ai tempo moderni, di nuovo effettivamente realizzabile, sul web. Mi disse tante cose belle, in quell’intervista, che io riportai fedelmente, perché poi i lucidi e folli visionari mi sono sempre piaciuti, per quanto all’epoca lo considerassi poco più di un’ illusione, o una specie di incantatore di serpenti e la frase più bella di tutte fu quando, testualmente – in seguito è diventata la sua citazione più adoperata – esclamò: “I giovani di oggi saranno i veri democratici di domani. Grazie a Internet”. Qui non ho bisogno davvero di aggiungere altro. Più di dieci anni dopo, Stephen Coleman è sempre il dio visionario, ma Beppe Grillo è adesso il suo profeta.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (217)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
BEPPE GRILLO VISTO DA VICINO/ Lo tsunami tour si abbatte su Lecce, sabato sera in piazza Sant’ Oronzo c’ero anche io E’ stata una festa di popolo, una riconciliazione con la politica più autentica e genuina, quella che parte dall’impegno concreto di ognuno di quelli che pensano che non tutto sia perduto e che qualcosa ancora si possa fare. E’ stata una cerimonia laica liberatoria, un rito collettivo, comunitario e identitario, di protesta contro le degenerazioni e le spoliazioni del regime delle angherie, delle tasse, delle prese in giro, delle mortificazioni, delle nuove povertà, dei tutti collusi e che adesso, ognuno a modo suo, cerca di accreditarsi come guaritore dei disastri provocati. C’ero andato mosso da quella sana curiositas sviluppatasi in questi mesi dopo alcuni incontri, chiamiamoli professionali, con i militanti leccesi del Movimento 5 Stelle, in cui mi avevano colpito la loro freschezza, la loro semplicità, a volte addirittura ingenua, la loro voglia di impegno concreto, senza tornaconti, la loro capacità di articolare ipotesi di soluzioni anche radicali, volendo cominciare a farlo. Non avevo mai visto Beppe Grillo da vicino, avevo al massimo semplicemente letto i suoi scritti, con sempre maggiore interesse, negli ultimi tempi, stropicciandomi gli occhi e sobbalzando sulla sedia, favorevolmente impressionato da quelle idee che – al di là della destra e della sinistra, come infatti la capacità peculiare è quella di attrarre e mettere d’accordo provenienza diverse e anzi opposte, sotto denominatori comuni fortissimi e validissimi- mi sembrano, vere e proprie idee forza – e ho così voluto colmare la lacuna. Informato del comizio sul web – e ti pareva… - per caso, così, sabato sera, in un tardo pomeriggio mite e umido, a tratti piovoso in maniera capricciosa, tipico del lento inverno leccese, sono andato in piazza Sant’Oronzo e mi sono unito alla folla che con sorpresa – non c’era uno straccio di manifesto in giro, nessuno aveva detto niente, se non su internet – si era radunata e certo non per caso, come da tempo immemorabile non mi succedeva da vedere. Ho maturato alcune considerazioni e ho meditato una riflessione che adesso, se avrete la pazienza e la bontà di proseguire nella lettura, qui di seguito vi esporrò, perché voglio condividerle con tutti voi, che, come sapete, considero la mia grande famiglia. C’era aria di festa, ecco, prima di tutto, una sana e consapevole libidine di affermazioni importanti. E c’era tantissima gente, animata solamente dal desiderio di partecipare e di costruire. In tempi di politica virtuale, grigia e ripetitiva, di un grigiore indistinto e di profondissima tristezza, di noia infinita, fatta solamente sui giornali e sulle televisioni di regime, basterebbe solamente questo e avanzerebbe pure, per trasformare tutto quanto, già soltanto così, in un vero e proprio evento. Beppe Grillo è arrivato a tempo di rock, in allegria e se ne è andato sulle ali di una specie di speranza rigenerata . Ha saputo coinvolgere e motivare. Dal “ se ne devono andare tutti e casa” ( una risata, dunque, davvero, li seppellirà? ) urlato insieme alla piazza gremita, che non chiedeva di meglio; alla parte propositiva e concreta, sul da farsi e il come e il quando. Diversa ripartizione delle risorse dello Stato, levando dalle spese militari, dal finanziamento pubblico ai partiti in tutte le forme, dagli sperperi pubblici, come i contributi per l’editoria che del sistema è parte integrante nel suo ruolo di disinformazione sostanziale e di oggettivo contributo all’asservimento; e dando in favore del credito di mutuo soccorso, del sostegno alla piccola e media impresa, del reddito sociale alle persone in difficoltà. Un nuovo modello di sviluppo, che piano piano ci porti tutti a stare meglio e a poterci dedicare sia a noi stessi, sia agli altri in maniera costruttiva e creativa. Un nuovo modello di comunità, di aggregazione sociale, che superi i vecchi partiti e i vecchi sindacati, a favore della partecipazione popolare ai processi democratici attraverso un’ “agenda” scritta insieme tramite internet; e a favore della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende. Proprietà nazionale delle aziende strategiche. Scuola e sanità totalmente pubbliche. Controllo delle banche. Ridiscussione del sistema euro e della Comunità europea. Rinegoziazione del debito nazionale. Sono le principali proposte operative, direi dirompenti, quanto perfettamente condivisibili, di Beppe Grillo, che ho ascoltato sabato sera direttamente dalla voce del suo leader carismatico/animatore/ o semplice controllore, come predilige definirsi. E scusate se è poco… Quanto basta – per quanto mi riguarda- ed è questa la riflessione che voglio condividere – per farmi seriamente pensare di votare per il Movimento 5 Stelle.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (136)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di giuseppe (del 17/01/2013 @ 13:39:50, in blog, linkato 887 volte)
*** Ho appena risentito dopo mesi Maria Luisa, e già di per sé è una cosa bella, perché la ritengo una delle personalità più affascinanti e una delle testimonianze più stimolanti dei giorni nostri. L’ho trovata poi, ed è una cosa bellissima, tranquilla – pur dopo le vicissitudini logistiche, legate all’espropriazione indebita che le han fatto di casa sua – e proiettata ad un futuro di progetti, dal suo “buen retiro” di Santa Cesarea Terme. Per tutte queste ragioni e in attesa di rivederla presto, per poter scrivere – come spero ardentemente -non di lei, ma insieme a lei, ripubblico qui di seguito, per tutti coloro i quali non la conoscono, anche per condividere le mie scoperte con i lettori del mio blog e gli amici di Facebook, che considero la mia grande famiglia, il resoconto della mia “apparizione” di qualche mese fa. *** “Voglio scrivere la biografia di Carmelo. Completa di tutti i materiali, gli articoli di giornali, i programmi di sala, le recensioni che ho conservato, e con i ricordi della sua vera vita, che nessuno potrà mai portarmi via”. La luce del tramonto le scolpisce il volto fresco e grazioso e con i suoi chiaro-scuri gioca con l’abito nero, i capelli corti e lisci, gli occhiali, le lampade del salotto ricolmo di libri, libretti e copioni, entrando fin che può dalla vetrata sul balcone di questa casa che anch’essa vogliono portarle via, da dove si gode il più bel panorama che io abbia mai visto da una casa privata: la vista parte dello stabilimento termale, sopra le grotte naturali e sembra toccare le scogliere, fino alla cupola del palazzo di foggia orientale, dove suo fratello ambientò le visioni di “Nostra Signora dei Turchi”; davanti, immenso, maestoso, profumato, soltanto il mare, che gioca a confondersi con il cielo. “Ne hanno scritta un’altra qualche anno fa, dopo quella che lo stesso Carmelo si scrisse ancora in vita, si ricorderà come si chiamava..” Mi ricordo, lo so, da mesi, prima di iniziare a scrivere il mio spettacolo teatrale originale, ho studiato sul tema tutto quel che ho potuto: “Sono apparso alla Madonna”, si chiamava l’autobiografia è un titolo perfetto, in cui c’è già tutto quanto Carmelo Bene, sia pur in sintesi estrema, con la sua carica di sconvolgente rivelazione e il gusto esasperato della provocazione intelligente, mai fine a sé stessa, sempre propedeutica a un significato. Adesso sarà difficile fare di meglio, però ci ha già pensato… “Quando eravamo piccoli, tornavamo a casa insieme da scuola e ogni giorno ci aspettavano sul balcone di casa la mamma con la Tata, la quale, non appena ci vedeva spuntare dal fondo della strada, esclamava ogni volta:”Eccoli, la muscia e lu scarpune!”. Bellissimo, sì: l’immagine della gattina che si appiccica alla pantofola e le rimane sempre vicina, rende il senso della vita di Maria Luisa, rimasta attaccata a quella di Carmelo, seguito in tutta quanta la sua esperienza artistica, come regista, attrice, organizzatrice dei suoi spettacoli e ad essa dedicata. Sarà una testimonianza di prima mano sulla cultura della seconda metà del Novecento. Internazionale. “Guardi, questo è il programma di sala del di Albert Camus rappresentato da Carmelo con il gradimento compiaciuto del grande scrittore francese. Guardi, questo è una brochure in cirillico, di quando andò a Mosca a interpretare i futuristi russi. Lo sa che in Russia gli hanno dedicato più tesi di laurea che in Italia? Lo sa che filosofi e critici francesi hanno scritto di lui più che di ogni altro attore e regista? Continua a essere conosciuto e studiato più all’estero, che in Italia e nel Salento. Lecce dimentica i suoi figli migliori”. Il volto ora si è improvvisamente rabbuiato. Quando scende quel rosso tramonta nel cuore un male profondo. “Me lo hanno portato via, lo hanno ucciso, estromettendomi dalla frequentazione, dalla vista stessa di Carmelo nell’ultimo periodo della sua vita. Lo dimostrerò al mondo intero. Poi non è giusto che mi abbiamo sottratto tutti i suoi beni, che stiano dissipando un patrimonio ideale e materiale di grande valore. Il mio avvocato manda continuamente diffide, la giustizia farà il suo corso. Lo sa che si è stupito che io per la prima volta abbia dato il mio gradimento allo spettacolo teatrale che ha scritto Lei? Trovo giusto onorare la memoria di Carmelo direttamente con un’opera teatrale originale. Trovo giusto che partiate dal Salento. “ Beh, Maria Luisa, grazie. Un immenso onore per me. Adesso io…Io…Quel che ho scritto ho scritto. Poi, ora…Da autore devo cercare i sei personaggi, anzi i sei interpreti. Quindi… “Ma si dia da fare! Lei è di Lecce, stanno qui le sue radici. Come le mie, come quelle di Carmelo, della nostra famiglia, alla quale – a proposito, ecco un altro luogo comune da sfatare – era legatissimo, a cominciare da papà e mamma. Inventava, letteralmente, le occasioni, per farli venire ad assistere alle nostre ‘prime’ a Roma, o per venire a stare da loro, soprattutto durante le villeggiature estive. E lo faccia a Lecce, ci mancherebbe! Trovo la situazione culturale della città peggiorata: c’è tanto in quantità, ma poco in qualità. A Lecce venivano le più importanti compagnie nazionali, spesso in anteprima, ricordo che con Carmelo, negli anni Cinquanta, all’Ariston, vedemmo il più bel “Arlecchino servitore di due padroni” di Carlo Goldoni mai realizzato, quello interpretato da Marcello Mosetti, per la regia di Giorgio Strehler. Poi, c’era la grande lirica, sulla scia del mito di Tito Schipa, altro figlio illustre oramai dimenticato, dopo qualche celebrazione estemporanea. Gliel’ho detto, Lecce dimentica i suoi figlio migliori. Carmelo a Lecce aveva studiato, e io insieme a lui. Avevamo anche una casetta, che poi abbiamo dovuto vendere. Ricordo in particolare il liceo “Palmieri”, dove egli frequentò gli ultimi anni, e io pure, anzi, a Lecce avevo iniziato a venire prima di lui, in treno, pensi, da Campi salentina. Poi, siamo stati in tutto il mondo, certo, partendo necessariamente da Roma, e io sempre prima di lui e insieme a lui, o per interpretarne i suoi spettacoli, o per curarne la regia, ma con Lecce e il Salento sempre nel cuore, là dove sono le radici…” Sono importanti le radici: senza le radici del passato non ci può essere sviluppo nel futuro, ci si atrofizza. Poi, i Leccesi portano nel dna questa contraddizione, marcata, fra restare e partire, tornare e doversene andare di nuovo, sperando e rimpiangendo, maledicendo e trepidando per questo in ogni caso per tutta la vita. “Dovrebbero curare di più la qualità, pensare ai contenuti, non ai contenitori. Glielo dica, al sindaco Perrone. E gli dica che dovrebbero darmi la cittadinanza onoraria. Pensi, volevano darmi la cittadinanza onoraria di Campi salentina…Ma io ci sono nata davvero a Campi salentina, che cittadinanza onoraria avrebbero voluto darmi? Sì, ridete, ridete pure. Ora vi prendo un po’ di tè, il caffè non posso farvelo, perché sono allergica alle polveri e la domestica è andata via, poi vi devo dire di come Carmelo concepiva il teatro, la cultura, vi devo mostrare qualche foto, ma lei Valerio la smetta di riprendermi con quell’aggeggio infernale, e lei Alessandra che fa l’attrice faccia tesoro di qualche altra mia parola che adesso vi dirò…”. Con Valerio Melcore e Alessandra Maggio, aspettando Maria Luisa, improvvisiamo un rapido dibattito, considerando che hanno conferito la cittadinanza onoraria di Lecce a Ferzan Ozpetek, per un film che ha dato al mondo intero un’immagine di Lecce di paesino pettegolo e bigotto, completamente falsata e del tutto negativa. In effetti… “Vorrei interpretare le poesie di Carmelo all’anfiteatro romano. Le ho fatte sentire anni fa ai Teatini, suonavano sedici pianoforti a quattro mani. Le ho fatte sentire poi a Roca, sopra una zattera galleggiante davanti la grotta della Poesia: c’erano migliaia e migliaia di persone, convenute da tutta Italia, i vigili dovettero bloccare la strada. Ora più niente. Lo sa che le poesie di Carmelo sono anch’esse importantissime? Giorni fa, è venuto a trovarmi Pietrangelo Buttafuoco. Conosce?” Conosco, conosco: Pietrangelo è un’eruzione in piena… Sorride Maria Luisa. “Si onora della mia amicizia, ci tiene tanto a me. Abbiamo in comune anche un altro amico: Franco Battiato. E’ venuto a portarmi il suo ultimo romanzo edito da Mondadori. E lo sa che mi ha detto?”. Non oso pensarlo: Pietrangelo non è nemmeno un’eruzione, è un’erezione culturale continua… “Mi ha detto: altro che i soliti nomi! Il poeta più importante del Novecento è Carmelo Bene! E poi mi ha detto: che altro che Celentano! Per Carmelo Bene la provocazione era una ragione di vita, ma era sempre intelligente, sempre propositiva. Ed ha aggiunto: se avesse visto che adesso la provocazione la fa Adriano Celentano, oggi Carmelo Bene non farebbe più il provocatore” Continuerebbe a fare teatro, però… “Il teatro era tutto per lui. Il teatro e la cultura. Il teatro è cultura, la cultura sono la poesia, la filosofia, la letteratura, la pittura, le lingue, i dialetti…Ma il teatro è unico. Non esiste il pubblico del teatro, ma il pubblico del teatro è ogni singolo spettatore, che, con la sua sensibilità, da protagonista, interpreta egli stesso il testo, sempre da protagonista ne elabora il senso. Il teatro sono poi la musica, le scene, i costumi, le luci…Carmelo aveva una cura maniacale delle luci. Dovevano essere come quelle di un quadro di Caravaggio, avere gli stessi effetti che hanno i colori guardando il mare dalla grotta della Zinzulusa. Era capace di stare a provare soltanto le luci per una settimana intera. In particolare, a proposito, gli piaceva Francis Bacon, conosce? Ma no, non lo scrittore del Cinquecento! Il pittore irlandese del Novecento. Di scrittori inglesi gli piaceva Henry James, conosce?” Poco, è troppo poco quel che so, Maria Luisa. Cercherò di imparare. Come avremmo tutti tanto da imparare da questa signora in nero alla quale sono stato davanti per alcune ore come in un’estasi culturale, seguendo i suoi racconti, faticando dietro ai suoi riferimenti, ma soprattutto sapendola ascoltare, lasciandomi andare alle sue parole, come insegnava il Maestro per il teatro. Così rimaniamo ancora a guardare le foto di scena, i quadri, i libri, un vero e proprio patrimonio preziosissimo, ma soprattutto il volto suo, che si illumina di chiaro intenso, nei tratti di una bellezza ancora evidente, quando racconta di una vita dedicata al fratello, novella Antigone che al fratello ha posposto ogni cosa, convinta che un fratello non si possa sostituire, un marito e chiunque altro sì, o quando al contrario, rabbuiandosi, accenna ai torti di cui è stata vittima, alle minacce legali del dopo eredità contesa, che prospettano di portargli via tutto, anche questa casa, che trabocca di cultura viva. Ma una cosa io la so, Maria Luisa, me l’ha insegnata un altro poeta che tanto piaceva pure a Carmelo, Ezra Pound: quello che veramente ami rimane, quello che veramente ami non ti verrà strappato, quello che veramente ami è la tua vera eredità.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (154)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di giuseppe (del 13/01/2013 @ 14:50:56, in blog, linkato 678 volte)
Il blog di oggi/ NO LOGO Primi passi degli adempimenti elettorali, primi mal di pancia: soprattutto per le candidature assegnate, o negate, in maniera decisiva e inappellabile, in questo sistema sconcio che sottrae agli elettori la possibilità di scegliere i propri eletti, riservandola agli apparati di partito; poi, per la presentazione dei simboli, per il consueto ambaradan che ogni volta si scatena nella fattispecie. Un quarto d’ora di celebrità che, secondo la lezione di Andy Warhol, non si nega a nessuno, nemmeno agli esponenti dei partitini fatti in casa, insieme ai famigliari; a quelli che si estendono agli amici; a quelli virtuali che esistono solamente su Facebook; e a quelli da prefisso telefonico. Per quanto tutto finisca qui per tutti essi, si è verificata la solita sfilata di vanagloria impotente, con relativa esondazione nelle arrabbiature, per chi, clonando a destra e a manca, ha cercato non quindici, ma magari venti minuti, forse trenta. Fa bene – nell’esempio più eclatante, che riguarda il Movimento 5 Stelle - Beppe Grillo ad incazzarsi e a mettere le mani avanti: vai a sapere…Confidare nell’applicazione delle leggi esistenti – che pure vietano espressamente operazioni simili e, al momento dei fatti, impongono cassature senza rimedio – e basta, sarebbe delittuoso, mentre reclamare di sapere, sospettando (il sospetto è spesso l’anticamera della verità) chi c’è dietro ad artifizi simili è del tutto legittimo, anzi doveroso, da parte sua: vuoi vedere che magari il simbolo farlocco, con qualche escamotage leguleio, sarà poi ammesso, per sottrarre voti al legittimo destinatario? Per quanto mi riguarda, oggi però, a propositi di simboli, il mio pensiero è andato ad un edificante aneddoto personale, che voglio qui condividere con tutti voi. Molti anni fa, gli ultimi di quando ancora facevo politica, poteva essere il 1995, o il 1996, perché poi decisi di smetterla, per dedicarmi ad altro, mi capitò fra le mani la lettera di un giovane imprenditore, un produttore agricolo, neo aderente alla neonata Alleanza Nazionale, il quale chiedeva al responsabile del partito l’autorizzazione a poter mettere sulle bottiglie di un nuovo vino, o una nuova grappa, adesso non ricordo bene, di sua produzione, l’etichetta col logo di Alleanza nazionale: scrisse proprio così – questo me lo ricordo benissimo – “autorizzazione a mettere sulle bottiglie un’etichetta riproducente il logo di Alleanza nazionale”. Il logo… Capite, amici miei? Non disse “il simbolo”, disse: “il logo”! Le parole sono importanti, a volte pesano più di macigni, a volte non esprimono soltanto un’idea, a volte rivelano tutta una complessa, ma incontrovertibile, concreta verità. I loghi sono delle operazioni commerciali, dei marchi, delle strategie di vendita: appartengono al neocapitalismo senza frontiere, alla globalizzazione selvaggia, al dio denaro. I simboli sono dei partiti. appartengono ai militanti del passato, del presente e del futuro, a quelli che, animati di sana passione sociale, si sacrificano per un’idea, pagando, in termini di risorse umane ed economiche, senza guadagnare, ai puri di cuore, nel solco di una tradizione spesso gloriosa, a chi per essi spesso è stato assassinato. Dal momento in cui si è cominciato a confondere i loghi con i simboli, è iniziata la fine della Politica.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (77)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di giuseppe (del 12/01/2013 @ 19:16:25, in blog, linkato 902 volte)
Quello che appare in tv, esiste. Possibile? In che misura chi assiste riesce a decodificare i messaggi ricevuti? Oppure, tutto quanto fa spettacolo, e lo spettacolo è l’unica dimensione per tutto? Domande dopo la recente esibizione milionaria di Roberto Benigni elogiante la costituzione. La verità non detta dall’enfasi esaltatoria è ben diversa: una carta costituzionale che andrebbe riscritta da cima a fondo, se non altro perché con un bicameralismo fuori oramai dal tempo e dal mondo paralizza ogni decisione operativa importante, che tracima retorica, che gronda menzogne, nelle affermazioni contraddette dalla realtà e cito a alla rinfusa: il ripudio della guerra; la sovranità appartenente al popolo; il diritto a un lavoro pure commisurato alle proprie attitudini e potrei continuare a lungo. Domande dopo l’esibizione da avanspettacolo di Silvio Berlusconi ospite del programma di Michele Santoro di due giorni fa, in apertura col botto delle diatribe politiche di campagna elettorale, che ha giovato ad entrambi, per l’interesse morboso suscitato, addirittura fino agli allibratori inglesi. La verità non detta dall’enfasi spettacolare è ben diversa: il primo, che ha difeso l’indifendibile, dai suoi rapporti bungabunghigi, alle responsabilità improponibili di nomine prima e di sostegno poi continuativo all’adesso vituperato governo Monti, il secondo che, con i suoi accoliti, si è accreditato come paladino di liberalità e di professionalità, con una formula di fare informazione invece noiosa, superata, retorica e falsa, come le indicazioni politiche della nostra costituzione.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (143)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1
Ci sono  persone collegate

< novembre 2017 >
L
M
M
G
V
S
D
  
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
     
             

Cerca per parola chiave
 

Titolo
blog (325)

Catalogati per sezione:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
Marco
19/11/2017 @ 03:36:27
Di Jed
wine glasses
19/11/2017 @ 03:35:48
Di Mohammad
bahçe ekipman
19/11/2017 @ 03:35:04
Di Tamie

Titolo
Bianco e nero (194)

Le fotografie più cliccate

Titolo
Ti piace questo blog?

 Fantastico!
 Carino...
 Così e così
 Bleah!

Titolo
Listening
Musica...

Reading
Libri...

Watching
Film...


Titolo


19/11/2017 @ 03:42:45
script eseguito in 577 ms