Immagine
 FATATO/ Il dottor Andrea Natale, che ha operato Silvio Berlusconi... di giuseppe
 
"
"...Contro tutto questo voi non dovete far altro che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare...”.

Pier Paolo Pasolini
"
 
\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di giuseppe (del 29/08/2011 @ 19:22:43, in blog, linkato 1352 volte)
Il Trattato Italia-Libia di amicizia, partenariato e cooperazione è stato firmato il 30 agosto 2008. Il Trattato stabilisce inoltre che il 30 agosto, anniversario della firma, sia proclamato “Giornata dell’Amicizia italo-libica”. Martedì 30 agosto 2011 si avvicina e non ci sarà niente da festeggiare perché la Repubblica Italiana ha tradito la Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista, ha sospeso unilateralmente il trattato e ha preso parte all’aggressione militare e criminale della NATO, che ha causato già centinaia di vittime libiche civili, tra cui donne, anziani e bambini, violando l’articolo 11 della Costituzione. Ma i nostri servi politici continuano a mentire spudoratamente e a parlare di “azione umanitaria a difesa dei civili”. Ma non c’è modo di indorare la pillola: la coalizione atlantica è in guerra e, con lei, l’Italia: il comando dell’operazione di sfondamento Odissey Dawn è stato coordinato presso la base di Capodichino, diversi cacciabombardieri in dotazione all’Esercito hanno partecipato alle missioni sui cieli della Libia e la Portaerei Garibaldi (dotata di lanciamissili, lanciasiluri e di una capacità di carico massima di 12 cacciabombardieri AV-8B) è tutt’ora impegnata al largo delle coste libiche nelle acque del Golfo della Sirte. La guerra dura poi da più di quattro mesi e la NATO ha prorogato le sue azioni militari almeno fino al 30 Settembre, e c’è già chi parla di una possibile invasione di terra programmata per l’Ottobre da alcuni paesi della NATO, dato che i bombardamenti dell’Alleanza dal cielo e le azioni dei mercenari criminali e terroristi di Bengasi a terra non stanno portando i frutti sperati dall’occidente. Ormai è evidente che: - La risoluzione Onu è stata oltrepassata e violata, anche alla luce delle nuove prove che hanno documentato la completa inconsistenza dei principali capi d’imputazione contro Gheddafi (fosse comuni poi rivelatesi inesistenti, massacri mai filmati, bombardamenti sulla folla mai documentati ecc. …) - La Libia è vittima di un’ennesima aggressione della Nato, politicamente per nulla diversa da quella contro la Serbia nel 1999 e da quella contro l’Iraq nel 2003, per scopi totalmente geopolitici (approvvigionamento petrolifero e insediamento di un governo non ostile a Washington) e geo-strategici (espansione della sfera d’influenza della Nato, attraverso il comando Africom), volti al contenimento di potenze rivali nei fondamentali scenari del Vicino Oriente e del Mediterraneo. - L’Italia è a tutti gli effetti un membro della coalizione atlantica e sta svolgendo un ruolo attivo all’interno del teatro operativo in Libia. Eppure, stavolta, a distanza di otto anni dall’avvio dello sciagurato intervento in Iraq, nessun movimento, partito o gruppo è riuscito ad alzare una voce forte e decisa contro questa aggressione, tanto più a sinistra e nel mondo tradizionalmente “pacifista”, dove si è sostenuta la linea imperialista e neo-colonialista imposta da Obama, da Cameron e da Sarkozy, e dove addirittura le opinioni puramente personali e umorali in merito a Gheddafi hanno prevalso su qualsiasi ragionamento strategico e politico a lungo termine. Preso atto del fallimento storico e politico di queste componenti della società civile, e dell’impossibilità per le ragioni anti-imperialiste e della sovranità nazionale, di avere una seria rappresentanza all’interno di istituzioni e grandi organi di stampa, risulta opportuno utilizzare al meglio la rete e qualunque mezzo a disposizione per sensibilizzare la pubblica opinione nazionale e mobilitarne le coscienze a partecipare ad una manifestazione popolare unitaria il 30 agosto 2011. E’ perciò convocato un: PRESIDIO A ROMA, DAVANTI AL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI DELLA REPUBBLICA ITALIANA, (FARNESINA), MARTEDI’ 30 AGOSTO 2011, DALLE 16.00 ALLE 18.00, CON CONCENTRAMENTO ALLE ORE 17.00, PER CHIEDERE: 1) l’immediato ritiro delle truppe italiane dalla missione criminale in Libia e da tutte le missioni per conto della Nato e degli Stati Uniti d’America, 2) le dimissioni del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, in seguito alla gravissima violazione dell’art. 11 della Costituzione e degli accordi bilaterali tra Italia e Libia, stabiliti nel 2008 all’interno del Trattato di Amicizia di Bengasi. PER MANIFESTARE: 1) il nostro appoggio alla resistenza del legittimo governo di Muammar Gheddafi, 2) al mondo, ma soprattutto al popolo libico, che c’è un’Italia che non dorme e non subisce passivamente i diktat della NATO e che si ribella alle sue logiche criminali, che disprezza i propri politici servi e traditori e che vuole al più presto ristabilire dei rapporti di amicizia e cooperazione con la Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (193)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di giuseppe (del 24/08/2011 @ 19:16:10, in blog, linkato 1160 volte)
Politici e addetti ai lavori si esercitano in questi giorni sugli scenari possibili di un “dopo Berlusconi” oramai considerato una certezza e che quindi si adoperano a preparare, o almeno a prefigurare. L’ipotesi più accreditata al momento pare essere quella, rotti tutti gli indugi che sta protraendo da mesi, se non anni, della “discesa in campo” del manager ex Fiat, ora della Ferrari e di altre numerose aziende, da sempre esponente di punta del postcapitalismo italiano, Luca Cordero di Montezemolo, ( da qui in avanti per comodità definito Luca Montezemolo ) quale “nuovo che avanza” per prendere il potere e governare. Ora, se nel 1994 l’espressione aveva un senso, oggi, riferita a un uomo di 64 anni, ma soprattutto a un uomo, età a parte, con un curriculum come il suo, non ne ha alcuno e anzi fa gridare allo scandalo già come semplice ipotesi, purtroppo concreta. Sarebbe Luca Montezemolo il “nuovo che avanza”? Il politico capace di farci uscire dalla crisi? Il salvatore della patria? Non credo proprio e cercherò adesso di spiegare perché. Intanto, quale “ideologia”, supposto che il soggetto ne abbia una, o una sua propria ne possa concepire, di riferimento, ho trovato dichiarazioni disarmanti. Il Nostro Aspirante Nuovo Salvatore si rifà, invocandola, a una non meglio precisata “rivoluzione liberale” che dovrebbe risanare i conti pubblici e guidare l’azione politica del nuovo governo post-Berlusconi, per quanto non si capisca bene come. Ora, tanto per precisare, la rivoluzione liberale è quella concepita e illustrata in Italia da Piero Godetti: siamo introno al 1920, 1925. Se poi vogliamo rifarci al liberismo economico o al liberalismo politico in senso classico, dobbiamo andare ancora più indietro, al 1776, per la precisione, l’anno in cui uscì il saggio “La ricchezza delle nazioni” di Adam Smith. E tanti saluti al “nuovo” quale ideologia di riferimento, col suo “meno Stato e più iniziativa privata” che con tali riferimenti dottrinari si vorrebbe riproporre e a parte il fatto che l’abbiamo già sentita e variamente ripresa e attuata sia dai governi Prodi, sia dai governi Berlusconi degli ultimi lustri. Quanto alle idee concrete, poi, ne ho trovata una sola: la vendita, anzi, “la dismissione”, come la chiama egli, “del patrimonio e delle società pubbliche” da parte dello Stato. Lamenta, infatti, “la pessima qualita’ dei servizi che dovrebbero rappresentare il core business dello Stato”. Che cazzo significa “il core business dello Stato”? Uno che, già in politica – la dichiarazione è di pochi giorni fa – parla così, fa rimpiangere i doroteismi e i moroteismi della Prima Repubblica. Comunque. l’idea sarebbe questa: lo Stato vende i servizi che ancora amministra, o controlla, ai privati, anzi, vende musei, monumenti, terreni, isole, dove “vende” va letto “svende”, se non “regala”, come l’esperienza storica di quanto già successo nel recente passato insegna, ai privati, cioè agli imprenditori della Confindustria di Luca Montezemolo! Altro che conflitto di interessi del povero Silvio! Avremmo qui un megagalattico conflitto di interessi totale e permanente! E far tornare dall’estero i grandi capitali occultati, in primis quello della Fiat, il tesoro segreto di Gianni Agnelli, no, eh? Tassare le rendite immobiliari e finanziarie, no, eh?? Una bella quota su chi guadagna in un giorno quello che gli altri guadagnano in un anno, nemmeno, vero??? Come può essere per la giustizia sociale uno che guadagna sette milioni di euro all’anno? Va beh che tiene famiglia, anzi quattro ( i ricchi non si fanno mai mancare nulla ), ma insomma, cifre del genere, anzi, un lavoro di manager del grande capitale, sono già una contraddizione in terminis per chi vuol fare politica. Ma, idee e ideologia a parte, è sull’uomo proprio che ho le mie riserve. La prima, mi è venuta in mente all’improvviso proprio adesso, da uno dei “cassettini della memoria”, come li chiamano i concorrenti di Jerry Scotti: forse non è importante, o fondante, come le altre, che mi accingo a esporre qui di seguito, è un semplice, brevissimo episodio, un aneddoto di poco conto, del quale fui testimone diretto, ma io ve lo voglio raccontare lo stesso, perché mi sembra significativo: a volte sono i dettagli che spiegano più di tante altre sostanze motivi e personaggi. Doveva essere l’inizio degli anni Novanta, se non ricordo male. Trascinato da un amico e collega giornalista di fede juventina ero al “delle Alpi” di Torino. In tribuna – stampa, perché quello, un abituè del posto, era fissato a farsi riprendere dai servizi e commenti sulla partita. Ci ero andato non so neanche io perché, ecco, perché era stato sempre quello a procurarmi l’accredito, ma ci ero andato mal volentieri, primo, perché all’epoca il Lecce, alle sue prime esperienze di seria A, perdeva sempre, regolarmente e quindi avrei dovuto sorbirmi tutti gli “sfottò” del caso di colleghi, amici e conoscenti; secondo, perché in tribuna – stampa non mi piace e da allora anzi ogni qualvolta vado allo stadio a vedere il Lecce faccio il biglietto di curva ultras, almeno così era quando non c’era ancora la cazzata della tessera del tifoso, ma va beh, lasciamo perdere, benedetto vizio di divagare! Stranamente, quel giorno, quasi alla fine del primo – tempo, zero a zero. Prima che l’arbitro fischiasse per mandare le squadre al riposo, il mio amico mi prese per un braccio e mi disse di seguirlo, per andare al bar, prima che arrivassero tutti, così avremmo potuto “sbafare” con tutto comodo. Al delle Alpi, era così. C’era una tribuna d’onore, dove i soci abbonati avevano a disposizione un bar, con servizio libero, cioè gratis ( o per meglio dire compreso nel salatissimo costo dei biglietti in quel settore ), di rinfresco, che nelle partite di coppa, di sera, diventava una specie di ricca cena, ma pure nei pomeriggi domenicali era proprio niente male. La tribuna – stampa era situata proprio sopra la tribuna d’onore ed era collegata da un ascensore, così che i giornalisti, al solito “imbucati”, potevano comodamente accedervi per mangiare e bere a sbafo, a spese della Juventus. Eh, quando si dice lo stile - Juve! Bene, arrivammo davanti l’ascensore e c’era lì un commesso, un fattorino, un inserviente, insomma, che, vedendoci arrivare, chiamò l’ascensore, insomma, pigiò il bottone di chiamata, per farlo arrivare e farci salire e così farci raggiungere il bar del rinfresco. All’improvviso, alle nostre spalle, di fronte al commesso, si materializzò un corpo minuto vestito elegantemente, con tanto di ciuffo ai capelli, urlando, all’indirizzo dell’inserviente, che l’ascensore doveva trovarsi lì, che non doveva chiamarlo ogni volta, che doveva fare in modo insomma che chi arrivasse lo trovasse già con le porte spalancate e continuava a inveire nei suoi confronti, a urlargli quanto fosse grave la sua colpa! quanto era buono a nulla!! “Minchia!” – mi sussurrò in un orecchio il mio amico “ Montezemolo! Che cazziatone!”. Ricordo di quei pochi secondi in cui la scena di consumò i due volti rossi. Quello di Montezemolo, d’ira e quello del commesso in livrea, di vergogna. Ora, a parte il fatto che, per educazione, non per altro, e l’educazione viene sempre prima della politica, prima dell’amore, prima di ogni altra cosa, un presidente non si mette a inveire contro l’ultimo dei suoi dipendenti, comunque non lo umilia in pubblico, per di più senza colpa, soltanto per sfogare magari la delusione di uno zero e zero casalingo, ecco, per me questo aneddoto è emblematico dell’arroganza del postcapitalismo e della considerazione che esso ha per i lavoratori. Ma lasciamo stare gli aneddoti e passiamo ai fatti, cioè alle altre riserve, sull’uomo e l’opera, che mi sento di fare e di condividere, dopo averli ricercati, trovati e comunque a uno a uno, come è mio costume, opportunamente verificati. In primis, lo stop a una brillante carriera, favorita dalla famiglia dei salotti buoni e dai buoni studi, alle relazioni esterne della Fiat, bruscamente interrotta, quando scoprirono che si “vendeva” gli appuntamenti con l’Avvocato ai vari personaggi, soprattutto industriali a vario titolo postulanti, che volevano incontrarlo, a colpi di cinquanta milioni ( dell’epoca) l’uno, una specie di tassazione personale. Grande fu l’imbarazzo di Gianni Agnelli e Cesare Romiti quando vennero a saperlo. Non lo licenziarono, però, come avrebbe fatto chiunque al loro posto, se non altro in nome dell’educazione, che come detto viene sempre prima di tutto: lo mandarono a risciacquare i panni sporchi in un’azienda minore di famiglia. Poi, l’esperienza di “Italia 90”, ricordate? Per quattro anni, dal 1986, al 1990, in previsione dei mondiali, venne creato un comitato col compito di provvedere all’organizzazione dei mondiali di calcio. Il tutto si risolse in un disastrose sperpero di denaro pubblico, con opere inutili, come strade e alberghi, se non dannose e la costruzione di stadi pessimi, già vecchi prima ancora di essere inaugurati, senza dire di quelle rimaste sulla carta, ma con i finanziamenti versati e dunque fatti sparire, insomma, una vergogna, una catastrofe per le finanze dello Stato e un affare per i pochi imprenditori privati e i loro politici di riferimento. Beh, sapete chi era il presidente di quel comitato di affari, è proprio il caso di dirlo? Era Luca Montezemolo, lo stesso che oggi tuona (beh, tuona si fa per dire) contro il deficit di bilancio dello Stato. Quanto alle capacità manageriali ampiamente dispiegate e sfruttate nel corso degli ultimi anni, alla guida di settori dell’universo Fiat, Ferrari in testa e un complicato gioco di intrecci con altri imprenditori, Diego della Valle per primo, per finire un’ultima considerazione: lo Stato non è un’azienda: non ne abbiamo già avuto abbastanza di uno che voleva fare amministrare l’Italia come se fosse una delle sue aziende? Non è un caso e discende poi dal complesso di inferiorità che Berlusconi ha sempre avuto nei confronti degli uomini Fiat, vero e proprio stato patologico, derivategli dai traumi subiti da imprenditore per essere stato sempre disprezzato da loro, non è un caso, dicevo, che Silvio Berlusconi più di una volta avrebbe voluto Luca Montezemolo ministro dei suoi governi. Posso capire, non giustificare, ma capire sì, viste le ultime evoluzioni, che lo aspetti Gianfranco Fini, con una bella alleanza con il suo “Futuro e libertà”, e pure Francesco Rutelli, con il suo partitino che non mi ricordo più nemmeno come si chiama. Mi stupisco invece e non capisco e anzi mi scandalizzo addirittura, invece, se, come pare, lo aspetti pure un politico tutto sommato coerente e di mai rinnegata antica scuola come PierFerdinando Casini. Con Luca Montezemolo saremmo poi all’avvento della tecnocrazia, del postcapitalismo, della globalizzazione targata Fiat, dell’alta finanza in prima persona e in presa diretta, un’ipotesi che mi fa rabbrividire: dello sfruttamento del lavoro, dell’evasione fiscale, del grande accumulo di ingenti patrimoni personali. Lo Stato non è un’azienda; non ha un logo, ha una bandiera; non ha consigli di amministrazione, ha forme di rappresentanza; non ha dipendenti da sfruttare, ha uomini e donne da tutelare e valorizzare. E la politica non è tecnocrazia, la politica è un’altra cosa
Articolo (p)Link Commenti Commenti (107)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di giuseppe (del 23/08/2011 @ 20:12:56, in blog, linkato 897 volte)
Sento ripetere, ancora questa mattina da commentatori un tempo autorevoli, sul giornale di famiglia, che Silvio Berlusconi non voleva ( non avrebbe voluto ) pochi mesi or sono la guerra contro la Libia e che la colpa sarebbe del presidente francese Sarkozy e di quello italiano Napolitano, i quali lo avrebbero tirato per i capelli. Mi risparmio la facile quanto efficace battuta, perché purtroppo non c’è niente da ridere. Il bilancio, pochi mesi dopo, comunque vadano a finire le cose, è già catastrofico e potrebbe diventare drammatico, e drammatico in senso epocale: l’Italia ha di nuovo negato la propria Costituzione; ha rinnegato la propria vocazione mediterranea, a lungo perseguita in passato con profitto, sostituendola con una atlantica, grigia e dannosa; ha fatto da servo degli Americani e dei Francesi; è andata contro i propri stessi interessi economici, già ben avviati in Libia; ha fatto l’ennesima figuraccia storica, andando a colpire un capo di Stato con il quale aveva appena firmato un trattato di amicizia, ricevendolo in pompa magna; si è trovata invasa dall’emigrazione non più controllata proveniente dalle vicine coste e ne sarà invasa sempre di più. Questo, per un presunto “intervento umanitario”, che ha causato immani carneficine, ha destabilizzato un paese sovrano, con una guerra civile e comunque un’instabilità che andrà avanti chissà per quanto ancora e ha giovato soltanto ai mercanti di armi e alle multinazionali del petrolio. Ora, dire, adesso, come sento da più parti, a fronte del bilancio impressionante, ma realistico che si è delineato in tutta evidenza e che però era facile prevedere, che Silvio Berlusconi non voleva ( non avrebbe voluto ) la guerra non significa giustificarlo, significa aggravarne colpe e responsabilità. E’ questa ( questo bilancio impressionante ) un’altra concausa della fine del berlusconismo, che peserà enormemente in negativo pure sul bilancio storico che bisognerà consolidare in sede di dibattito culturale sull’uomo e sull’opera. In Italia il Presidente della Repubblica non ha poteri reali ed effettivi. A volere la guerra erano “i comunisti”, come li chiama lui. Il Presidente francese non aveva nessun modo di obbligarlo a un atto autolesionistico. E allora? C’era una sola ragione per trascinare in guerra l’Italia contro la Libia? C’è adesso una sola giustificazione per la decisione di Silvio Berlusconi?
Articolo (p)Link Commenti Commenti (109)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di giuseppe (del 19/08/2011 @ 19:03:54, in blog, linkato 878 volte)
Fra le frasi infelici che stanno segnando la fine del berlusconismo, e di tutto ciò che esso ha significato, last, but not least, aggiungo, volendomi limitare a un campione rappresentativo di tre, quale podio del demerito, quell’ infelicissima “uscita” del ministro per l’Innovazione Renato Brunetta dalla contestazione cui era stato fatto oggetto. I fatti sono noti, e non occorre ricordarli. La frase, cioè il personaggio che l’ha pronunciata, sì. Ecco, dell’ultimo berlusconismo, quello senza più spinta propositiva e limitato alla cattiva gestione della pessima amministrazione, per di più avulso dalla situazione reale del popolo e della vita quotidiana, Renato Brunetta è al tempo stesso figura emblematica e uno dei massimi responsabili. La sedicente “battaglia”, pomposamente teorizzata e spiegata come una vera e propria “rivoluzione” al servizio dei cittadini, da lui intrapresa contro gli impiegati pubblici ha assunto i toni di una vera e propria crociata e, proprio come le crociate storiche, ha denotato obiettivi sfasati ed esiti fallimentari, oltre la sostanziale inutilità del concepimento stesso di iniziative simili. C’era, tanti anni fa, prima di Berlusconi, nelle file del quale poi entrò alla nascita di Forza Italia, un politico, un sottosegretario, che potrebbe essere individuato come un predecessore, un precursore della lotta – intendiamoci: questa sì, sacrosanta – contro inadempienze, sprechi e scandali della pubblica amministrazione. Raffaele Costa, si chiamava, oddio, si chiama ancora, perché, per quanto uscito oramai dalla vita pubblica è vivo e lotta insieme a noi. A proposito, è stato l’unico candidato del centro – destra che stava per espugnare la Stalingrado rossa della città di Torino, a differenza di tutti gli altri di questi ultimi anni, scialbi e insignificanti: il che dimostra che era capito, seguito e anche amato da tutti, impiegati pubblici compresi. Renato Brunetta invece, presentatosi poche settimane fa candidato a sindaco nella Venezia del Veneto tutto di centro-destra, è riuscito a perdere vergognosamente, a dimostrazione di quanto sia impopolare, e impopolare perché percepito come confuso, ingiusto e velleitario. Ma che stavo dicendo, benedetto vizio di divagare? Ah, sì, Raffaele Costa andava a trovare e denunciare episodi precisi, faceva nomi e cognomi, si impuntava su casi concreti e indicava soluzioni. Renato Brunetta, invece, ha colpito tutti indistintamente, ha considerato il pubblico impiego indiscriminatamente parassitario e fannullone, con ciò denotando una paurosa confusione mentale e il grave handicap intellettuale di non aver capito che gli impiegati pubblici lavorano poco e male non perché così vogliano, ma perché non sono valorizzati, anzi, sono penalizzati costantemente e non hanno stimoli, né incentivi, e anzi sono mortificati nella professionalità. Invece di motivarli, li ha demotivati ulteriormente. Le tasse che gravano sempre e soltanto su di loro, gli stipendi bloccati che non arrivano più a fine mese, ora neanche alla metà, hanno fatto il resto. Un’enorme massa sociale che alle prossime elezioni non voterà più per il centro – destra. Figuratevi poi a Roma città e capitale, che continua a essere insultata e mortificata dalla Lega, come con la recente pagliacciata dell’apertura delle sedi di rappresentanza dei ministeri al Nord. Riesco a spiegare perché il centro – destra sia arrivato al capolinea? Alla prossima fermata, si scende e tutti a casa. A proposito di Roma, piccola parentesi. Qui, all’avvento di Berlusconi, il Msi era il primo partito, con percentuali – quelle del 1994 – altissime, superiori al trenta per cento. Uno su tre votava Msi, e anche in altre città del Sud. Per non parlare poi dei candidati nel maggioritario, eletti con percentuali bulgare in tutto il Sud Italia. In tutta Italia, comunque toccò da solo il 13,5 %, senza apparati, né clientele: puro libero voto di opinione. Il Msi era, per quanto interclassista e popolare, il partito del ceto medio, degli impiegati, dei cittadini tranquilli e perbene, che vivevano dignitosamente e dignitosamente volevano arrivare o continuare a vivere. Che cosa è rimasto di quelli che Giorgio Almirante chiamava “Italiani”, con il complemento di denominazione della città in cui parlava? Che cosa hanno fatto – a proposito di ceto medio, a proposito di secessione leghista – quelli che se ne sono proclamati eredi e ancora adesso galleggiano nel popolo della Libertà e nel governo? Infine, per tornare alla fine del berlusconismo vero e proprio, il precariato. Una maledizione della globalizzazione, che non solo non è stata arginata, ma non è stata neppure affrontata, e anzi è stata favorita. Qui occorre però ricordare che il centro sinistra si è comportato allo stesso modo, e anzi peggio, perché al peggio purtroppo non c’è mai fine. Ora che il precariato lo vogliano la Confindustria, i capitalisti, i banchieri, i politici camerieri al loro servizio, i tecnocrati, è un conto. Che sia accettato e favorito senza nemmeno l’esercizio di un qualche distinguo, senza nemmeno l’apertura a una qualche speranza, è un’altra vergogna del centro – destra, specie della componente che un tempo aveva nel nome e nel portato genetico la qualifica di “sociale”: un’altra concausa che lo porterà a una rovinosa quanto ingloriosa fine prematura e senza più rimedio alcuno. Vero: l’Italia peggiore è quella dei giovani che non hanno futuro, e nemmeno un presente chiaro: è quella di chi non può sposarsi, fare figli, comprare una casa, nemmeno ottenere un piccolo prestito per un’automobile, o un computer, mentre le banche, o i loro faccendieri, danno milioni di euro senza garanzia agli esponenti di questo governo. A questa Italia peggiore, la politica, il governo, che ne sono i responsabili, mentre tutti gli altri sono le vittime, dovrebbe rispondere, e non insultare, perché il precariato non è una condanna biblica: è una scelta, quanto meno una complicità della cattiva politica, impotente, e impotente perché incapace.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (102)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di giuseppe (del 18/08/2011 @ 19:42:33, in blog, linkato 1190 volte)
Dopo quella del nostro presidente del consiglio, commentata nel blog di ieri, la frase con cui il nostro ministro per le riforme Umberto Bossi ha liquidato alcune polemiche sulla recente manovra fiscale, esprimendo lo stato d’animo di chi, a suo dire, vorrebbe provvedimenti meno restrittivi ( ma la realtà è ben diversa: la realtà effettuale è di totale condivisione ) è un altro dei segni della fine di un ciclo. Denota, infatti, un’incapacità congenita non solamente – e sarebbe già grave – a trovare e attuare soluzioni che non vadano a colpire sempre i soliti ceti sociali, oramai ridotti allo stremo, ma pure – ed è drammatico – a ragionare in maniera seria e costruttiva, senza insulti, boutade e slogan senza senso. Anche nella fattispecie, poi, tutto ciò va a negare le caratteristiche di fondo del “movimento” dei primi anni Novanta: proprio come in tanti processi rivoluzionari, si parte in un modo e si finisce praticamente all’opposto. Un movimento popolare, che ora deve annullare le proprie manifestazioni, per paura delle legittime contestazioni della propria base militante. Con la mancata esemplificazione burocratica; con le liberalizzazioni a vantaggio di pochissimi e a danno di tutti i cittadini; con una partitocrazia diventata ancora più soffocante e sfacciata, di quella della così detta “prima repubblica”; con il senso dello Stato disgregato, il bilancio è catastrofico, e accomuna i due leader. Sta finendo per consunzione, in cui ogni passaggio è un degrado; con un cupio dissolvi; con una lagna, non almeno con uno schianto; con una vergognosa e pratica ritrattazione e contraddizione di quanto sempre sostenuto, una vera e propria esperienza storica, che si annunciava e pure di esserlo cercò seriamente, straordinariamente pulita e creatrice. Almeno, alle origini. Su Umberto Bossi pesa poi però l’insostenibile pesantezza di aver fatto cadere il primo governo Berlusconi, del 1994, quello che, per quanto la Storia non si faccia con i se e con i ma, avrebbe potuto imporre quella ventata innovativa e positiva che teneva nel proprio portato genetico. In seguito, i fatti andarono diversamente, e sono noti, per quanto li si voglia minimizzare o negare del tutto. A proposito del personaggio, possono essere sintetizzati come segue. La Lega Nord nasce sull’ignoranza, pregiudizio e razzismo contro i Meridionali, successivamente trasferite contro gli immigrati e mai abbandonate. In più di suo ci mette una confusa, per usare un eufemismo, concezione di Stato secessionista, mai abbandonata, contro lo Stato: si inventa una baggianata quale mito fondante e su di essa regge la propria, chiamiamola così, ideologia. Sviluppatasi contro la così detta partitocrazia dei ladri di governo, comincia da subito a prendere soldi come tutti gli altri partiti dagli enti e da tante altre fonti, oltre che, nel corso degli anni, mutuarne tutte le forme più odiose, dall’oligarchia di vassalli e clienti, al familismo amorale. Fonda una banca, che volatilizza i risparmi dei poveri padani che si erano fidati. Poi, li prende direttamente da Berlusconi, del quale e in ragione di ciò diventa organica, salvo abbaiare senza motivo e senza costrutto in direzione contraria a ogni occasione possibile e salvo poi smentire nei fatti, nei momenti decisivi, i latrati. Finisce con l’argomentare oramai solo più con insulti, offese, contumelie, e ragionamenti in confronto dei quali le chiacchiere da bar dello sport assumono spessore filosofico. Umberto Bossi, a differenza di Silvio Berlusconi, starebbe già in carcere, se un’apposita legge – detta appunto la salva – Bossi, per quanto ovviamente se ne sia parlato poco – non gli avesse evitato l’ennesima condanna, che lo avrebbe portato dietro le sbarre, depenalizzando il reato di vilipendio alla bandiera, a opera degli alleati dell’allora Forza Italia e dell’allora Alleanza Nazionale. Ma poi, a parte tutto, che pena sentire una persona fisicamente ed evidentemente colpita nel fisico, usare contro un’altra insulti legati all’aspetto fisico! Ecco, il cupio dissolvi, che le due recentissime frasi dei due maggiori leader del regime agli sgoccioli, oramai avulso dalla realtà, indicano emblematicamente meglio di quella delle famose brioches della regina Maria Antonietta.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (113)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di giuseppe (del 17/08/2011 @ 18:27:05, in blog, linkato 1210 volte)
La frase con cui il nostro presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha commentato la propria, recente manovra fiscale, esprimendo lo stato d’animo di chi, a suo dire, sarebbe stato costretto dagli eventi di crisi planetaria e dalle pressioni ineludibili dei partners europei “a mettere le mani nelle tasche degli Italiani”, contrariamente a quanto sempre annunciato e sottolineato come motivo di vanto, è uno – un altro - dei segni della fine di un ciclo. Nella fattispecie, va a negare una delle caratteristiche di fondo del “movimento” del 1994: proprio come in tanti processi rivoluzionari, si parte in un modo e si finisce praticamente all’opposto. Con la mancata esemplificazione burocratica; con le liberalizzazioni a vantaggio di pochissimi e a danno di tutti i cittadini; con una partitocrazia diventata ancora più soffocante e sfacciata, di quella della così detta “prima repubblica”; con il senso dello Stato disgregato, il bilancio è catastrofico. La metamorfosi poi in un vero e proprio governo tecnico, che obbedisce da servo agli ordini dei banchieri, è la suprema mortificazione per la Politica. Ho riflettuto pochi giorni fa, nell’ultimo mio blog, su www.giuseppepuppo.it, sulla sostanza della manovra e a queste riflessioni rimando, quale indicazione paradigmatica e concreta per i prossimi giorni e le prossime settimane. Ho riflettuto anche, in una necessaria e degna collocazione più opportuna, nel mio ultimo libro “Metafisica del bunga bunga” ( edizioni Etimpresa ) di due mesi fa, http://www.etimpresa.it/libri/3-ebook/11-La-metafisica-del-bunga-bunga.html , su un possibile bilancio storico del berlusconismo, e a queste altre riflessioni rimando per un più articolato confronto. Aggiungo quindi soltanto una – la – considerazione decisiva: l’uomo appare decisamente stanco, appannato, provato, incapace di districarsi dal dissidio pubblico/privato in cui è sprofondato, impotente. Non si accorge poi che negli ultimi mesi – dagli accanimenti nei bunga bunga e alle bruttezze varie ad esso collegate, dall’intervento contro Gheddafi, a questa manovra finanziaria – sta praticamente contraddicendo il suo personaggio, il suo mito, il suo operato storico. Sta finendo per consunzione, in cui ogni passaggio è un degrado; con un cupio dissolvi; con una lagna, non almeno con uno schianto; con una vergognosa e pratica ritrattazione e contraddizione di quanto sempre sostenuto, una vera e propria esperienza storica, che si annunciava e pure di esserlo cercò seriamente, straordinariamente pulita e creatrice.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (108)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di giuseppe (del 13/08/2011 @ 14:54:39, in blog, linkato 1036 volte)
Le recenti dimostrazioni popolari, sia pur a vario titolo e a vario livello, registratesi su scala planetaria, ma con il denominatore comune della protesta contro l’esclusione, l’emarginazione e lo sfruttamento della globalizzazione, sono un segnale degli sconvolgimenti epocali che stanno montando. Grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è dunque eccellente, per la rivolta contro il mondo contemporaneo. Si ripropone dunque e in tutta drammatica evidenza l’interrogativo di fondo di tutti i grandi momenti rivoluzionari: che fare? In Italia, in primo luogo: partecipare e protestare. Ma non con i post su Facebook, o, meglio, non solo. Azione fisica, nella non violenza; disobbedienza civile, pacifica, ma risoluta. Chiediamo che tagli e sacrifici colpiscano i grandi patrimoni finanziari e immobiliari, pubblici e privati, le banche, le banche d’affari, le assicurazioni, le multinazionali, a cominciare da quelle petrolifere e farmaceutiche e così sia appianato il deficit di bilancio. Poi, lo dico ai miei “amici” del Pdl e ai miei “nemici” del Pd, serve a poco indignarsi, se poi, quando torneremo a votare, voteranno di nuovo per il Pdl, o per il Pd, che è la stessa cosa. Bisogna individuare i soggetti politici realmente estranei, antagonisti, alternativi. Uno, piaccia, o non piaccia ( e specifico: a me, estraneo alla sua genesi, non piace ) c’è già: i grillini. La speranza, che nei prossimi mesi si aggreghino ( sottolineo: aggregazione, non frammentazione ) altre ipotesi credibili. Intanto, chiediamo l’abolizione del Senato ( ché è anti - storico, inutile e anzi d’impiccio ), la riduzione a metà dei deputati, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, anche quale rimborsi elettorali, la cancellazione di tutte le così dette Authority e di ogni altro ente di parcheggio dei politicanti in esubero. La politica recuperi un senso attraverso la partecipazione popolare, sottraendo lo Stato alla sovranità limitata e anzi negata dall’Europa dei mercanti e dei banchieri e dalla Banca Centrale Europea. In primis, immediato recupero della funzione di battere moneta. Poi, nazionalizzazioni, e non privatizzazioni. Avvio di un lungo piano di edilizia popolare, che crei al tempo stesso lavoro per diverse professionalità, non con nuove costruzioni, ma col recupero dei centri storici, delle periferie degradate, del territorio, all’insegna del Bello. Turismo, agricoltura, energie alternative, gli altri settori da mobilitare attraverso il coordinamento statale. E si rimetta in moto l’economia erogando immediatamente, mese per mese, nelle buste paghe di impiegati e operai, le quote ora sottratte per pensioni, contributi vari e trattamento di fine rapporto: visto che continuano ad alzare la soglia di anzianità, per portarla direttamente nella toma degli Italiani, facciano di non darlo proprio, ma di erogarlo mese per mese: gli stipendi raddoppierebbero, le famiglie italiane tornerebbero a vivere. Regioni e Comuni neghino i debiti contratti con le grandi banche dell’alta finanza internazionale: usino una metà di quanto non più versato agli speculatori per i servizi sociali ( trasporti, asili nido, centri di aggregazione sociale ) e l’altra metà lo lascino ai lavoratori, che così otterrebbero uno stipendio più che raddoppiato. Partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione delle imprese. Poi taglio immediato di tutte le spese militari, richiamo in Patria di tutti i nostri contingenti in guerra al servizio degli Usa e destinazione d’uso contro mafia, camorra e ‘ndrangheta al Nord come al Sud. Usciamo dalla Nato. Usciamo subito dall’Euro, causa prima di tutti i nostri guai oramai decennali. Servire il popolo.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (161)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di giuseppe (del 11/08/2011 @ 21:53:05, in blog, linkato 871 volte)
Sostenere che la così detta “comunità internazionale” ( egida sotto cui si mascherano gli interessi occidentali, quindi americani ) dovrebbe a questo punto intervenire sul governo inglese per impedirne le violenze sui rivoltosi non è una provocazione: è lo stesso ragionamento con cui lo si chiede per la Siria, o lo si è chiesto per la Tunisia, o non lo si è chiesto- preferendfo direttamente l’intervento armato – per la Libia. Del resto la definizione data dei dimostranti dal primo ministro inglese David Cameron – “criminali” – è la stessa che ha dato per quelli di casa sua il presidente siriano Assad, o che aveva dato il deposto presidente della Tunisia Ben Ali: e così via. Pure per gli avvenimenti di Londra e ora pure di altre città inglesi – ma è ancor più grave - come al solito, mancano informazioni dirette ed esaurienti. Ho potuto vedere solamente un breve passaggio – rilanciato da Rai news 24, dei servizi che Al Jazeera, l’emittente araba, ha dedicato agli avvenimenti, con gli inviati sul posto: una lezione di sano giornalismo, della tv araba, a quelle “nostre”, che si sono ben guardate dal farlo. Mi risulta infatti che sia al momento l’unico tentativo di capire e far capire in presa diretta, andando a verificare. Invece – il contrario del buon giornalismo – e sempre al solito, tanti commenti, basati sul niente: cosa vuoi commentare, se non hai conoscenza dei fatti? Puro esercizio di superficialità e di autocelebrazione, protagonismo, personalismo, ideologia distorta, sociologia all’acqua di rose, politica da bar dello sport. Ora, non voglio caderci anche io: sono costumi che non indosso. Ma un’ipotesi voglia farla, e sottolineo ipotesi. Può darsi che gli avvenimenti di queste ore in Inghilterra siano fenomeni isolati, ciclici, fini a sé stessi, destinati a esaurirsi da sé, come la storia ci ha abituato a conoscere, dalle rivolte degli schiavi dell’ antica Roma, al tumulto dei Ciompi, in Italia; dai contadini al tempo della Guerra dei Cent’anni, ai ragazzi immigrati, in Francia: qualche gazzarra, un po’ di violenza, proteste e saccheggi e poi repressione e tutto come prima, non è successo niente, abbiamo scherzato. Ma trovo eccezionale che gli avvenimenti di queste ore in Inghilterra avvengano a pochi mesi, poche settimane di distanza da quelli del nord Africa, del Medio Oriente e alle proteste popolari montanti in Europa. Credo che un denominatore comune ci sia, questa è l’ipotesi: è un Sessantotto globale, contro la globalizzazione. E’ la rivolta di chi dalla globalizzazione è stato escluso dai vantaggi ( ammesso che ne porti e mi riferisco ovviamente ai beni materiali ) ed è stato incluso negli svantaggi: primo fra tutti, motore formidabile di malcontento e anzi rabbia, quello di non avere futuro, di essere condannato a un destino di subordinazione, penuria e sfruttamento. Una rivolta contro il mondo contemporaneo, che non ha ideologie di fondamento, né leader di riferimento: è la rivolta dei poveri, emarginati ed esclusi, contro i ricchi, i benestanti e i potenti, in nome e per conto delle asfissianti sperequazioni sociali che la globalizzazione ha apportato. Un’ipotesi, al momento. Primi segnali di un’indicazione precisa, che presto diventerà dirompente su scala planetaria, pur senza un disegno organico, con la sola forza della rabbia, quindi della violenza, di chi rivendica migliori condizioni di vita, in luogo di povertà, e partecipazione, in luogo di esclusione? Oppure semplici coincidenze, accidenti in compartimenti stagni, destinate a esaurirsi a una a una, senza lasciar traccia, caso per caso? Stiamo per ora ai fatti. Prima di quello inglese, di cui conviene seguire attentamente gli sviluppi, alcuni incendi sociali sono già scoppiati, anche se presto spenti, in tanta parte del mondo. Ma quanto fuoco cova già sotto la cenere.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (191)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di giuseppe (del 10/08/2011 @ 19:52:49, in blog, linkato 1300 volte)
Ho visto soltanto oggi sul web l’ “intervista” rilasciata da Vasco Rossi a Vincenzo Mollica del Tg1 andata in onda lunedì sera. Si tratta di uno spezzone di un ben più lungo spazio pubblicitario regalato dalla tv pubblica, attraverso il suo sito, al cantautore, nel corso di una videochat quanto mai opportuna in vista della ripresa del tour annuale... Definire questo spezzone, in cui l’intervistatore sarebbe un tremebondo per l’emozione Vincenzo Mollica, che sorride come un ebete e venera l’intervistato come un dio, un’”intervista”, è un’offesa alla deontologia professionale, dal momento che ancora c’è qualche giornalista che ne è consapevole e la esercita, o almeno si sforza di farlo; il documento però è prezioso: andrebbe acquisito dall’ordine, se esistesse in maniera sostanziale e non solamente amministrativa e burocratica e spedito a tutti gli iscritti, per ribadire come NON si fa un’intervista a chicchessia. Ma veniamo al sodo. Ho visto questa “intervista” perché avevo letto delle proteste riprese, sia pur timidamente, dalla stampa, di Carlo Giovanardi, sottosegretario con delega in materia, e di Giovanni Serpelloni, capo del dipartimento antidroga del governo: il primo, l’ha definita “fuori luogo”; il secondo si è detto preoccupato per il “messaggio” che può arrivare ai ragazzini. Infatti. Capita nella vita pure di essere d’accordo con Giovanardi…Sorrido, ma inizio e finisco subito di scherzare. Infatti è proprio “fuori luogo” che il così detto “servizio pubblico” offra per ragioni di audience i suoi spazi migliori a una stella, per quanto decadente, del rock, permettendogli di dire e di fare quello che vuole, nel contesto di uno spazio informativo, di un servizio giornalistico, acriticamente, anzi, con sottomissione fideistica. Ed è altrettanto vero che il “messaggio”, neanche subliminale, ma proprio concreto, per quanto indiretto, che ne scaturisce è che si possono tranquillamente usare le sostanze stupefacenti, tanto se ne viene fuori: “abbiamo frequentato delle pericolose abitudini, ma siamo ritornati sani e salvi senza complicazioni”. Ora, le cose non stanno così, purtroppo, e vado subito al sodo, senza dar conto della replica alle accuse del Tg1, letteralmente risibile e demenziale, in cui si nega l’evidenza e anzi si aggrava la posizione, già abbondantemente compromessa, come succede ai comunicati – stampa, quando devono confutare, senza nessun appiglio: finiscono con l’ottenere l’effetto contrario. Se Vasco Rossi, come canta nella sua prossima canzone, è venuto fuori “sano e salvo” dalle sue “pericolose abitudini” ( di droga stiamo parlando, di cocaina in particolare ) io non lo so: comunque, se è vero, buon per lui. E’ guarito pure, grazie alle medicine, come ha raccontato, dalla depressione, questo male subdolo che ha colpito pure lui, ma altro non voglio aggiungere, perché riguarda la sua sfera privata e personale. Però voglio dire del significato pubblico e politico che le sue dichiarazioni e i suoi comportamenti assumono, per di più da uomo che a sessanta anni dovrebbe aver raggiunto almeno un minimo di responsabilità, o moralità, o maturità che dir si voglia: drogatevi pure, tanto se ne viene fuori, sani e salvi, appunto. No, no, no è vero, è una pericolosa mistificazione, un feroce inganno, sulla pelle dei ragazzini e dei giovani, già tanto duramente rincorsi dai pericoli e dalle facili sirene di droga, alcool, e altre devianze. In tutti questi anni Vasco Rossi non ha mai capito quanto male ha fatto ai giovani che lo hanno seguito, essi sì a ragione adoranti, propagando messaggi sbagliatissimi, non solo, quanto pericolosissime, per la salute e per il benessere psicofisico. Dalle droga non sì è mai salvi. Se se ne esce, se ne esce in casi che è difficile quantificare, ma che percentualmente sono comunque la nettà minoranza, rispetto a quelli in cui non se ne esce: e a costo di prove, difficoltà e sofferenze indicibili. Poi, comunque non se ne esce mai sani, “senza complicazioni”. Questi sono dati di fatto incontrovertibili. Spero che il mito dell’artista creatura speciale al quale tutto è permesso e che anzi si compiace delle sue pericolose abitudini sia morto definitivamente con Amy Whinehouse. Credo che a Vasco Rossi debba in qualche modo essere impedito, almeno sulla televisione pubblica, di continuare a fare del male ai nostri ragazzi e ai nostri giovani. Infatti, è recidivo. Altro che, se parla di droga! Un paio di anni fa ebbi l’occasione di vedere nella serata della “prima”, qui a Torino, un film che letteralmente mi scandalizzò: all’uscita, ero furente! Avrei come minimo voluto i soldi del biglietto indietro: ma non avevo neanche pagato e anzi mi avevano regalato pure un cappellino e non mi ricordo che altro! Avrei voluto comunque chiamare a uno a uno i ragazzi che erano usciti dalla sala, o quelli che aspettavano di entrarvi, in uno spiazzo sopraelevato di un grande centro commerciale e dire loro: ma avete visto che schifezza? / ma andate da un’altra parte! Avevo assistito per un’ora e mezzo a un ritratto della nostra peggio gioventù, propagandato come modello ideale, inframmezzato da continui spot/incitamento all’uso di droga. Lasciamo stare il confuso regista Stefano Salvati, responsabile di un ibrido indicibile fra thriller e commedia. Lasciamo stare per carità di patria il modello ideale dell’aspirante velina, intanto spacciatrice e a tempo perso recordwoman di “fellatio”, come dicono quelli che parlano bene l’italiano, perché conoscono il latino. Il guaio più serio è che la pellicola si esercita in una continua esortazione a far uso di droga, anche pesante, ostentata e magnificata. Quel film si chiama ( ahimè, non è stato distrutto ) “AlbaKiara” e Vasco Rossi l’ha pubblicizzato e indirizzato con carinerie varie e smancerie assortite al suo pubblico, per il quale, per tutta la pellicola, nella colonna sonora, canta le sue canzoni, a cominciare, naturalmente, da quella delle origini che dà il titolo anche al misfatto cinematografico. In realtà, a trenta anni di distanza, la romantica e pudica Albachiara è cresciuta. nel mondo fuori dalla sua stanza vede oggi la generazione successiva precaria e sconvolta, provata e degradata, disperata e disperante, allevata con i messaggi di tanti cattivi maestri, diventati, nel vuoto delle ideologie e nello sconforto delle idee, modelli di vita da imitare e seguire.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (210)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di giuseppe (del 09/08/2011 @ 20:09:01, in blog, linkato 786 volte)
Anulus, anello, circolo. Il serpente che si morde la coda. Il dio serpente. Il mito dell’eterno ritorno. Agosto, capo dell’anno: Ferragosto, lo spartiacque, il punto ( simbolico ) di ciò che ha fine, e ricomincia. Ultimi giorni dell’anno, opportuni per pensare, ma non al passato, e nemmeno al domani, ma al dopodomani. Non c’è niente di più bello che progettare il futuro: è necessario però attrezzarsi, prima, e poi perseguire. Bisogna mettersi in ordine le idee, e poi muoversi verso la prossima indicazione così ricevuta. La felicità non sta in un sogno, ma in molti sogni. La conoscenza, la meta. Bisogna iniziare da sé stessi. Se conosci, vinci la paura, sublimi te stesso e l'esistenza. E ridi, come il Buddha orientale. Ridi, perché stai bene, nel corpo, e nell’anima. Stai bene tu, e stai bene col mondo intero. Ridi, perché scopri di non essere nulla e di essere tutto. E sei umile. Se non hai l'umiltà non hai compreso nulla. E ami le cose semplici che trovi nella vita di tutti i giorni. La differenza è che ne hai la consapevolezza e ricerchi quelle autentiche, davvero importanti, e sincere. In armonia col mondo intero, ying e yang, caldo e freddo, aspirazione e inspirazione, non sei nulla e sei tutto.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (124)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2
Ci sono  persone collegate

< settembre 2017 >
L
M
M
G
V
S
D
    
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
 
             

Cerca per parola chiave
 

Titolo
blog (325)

Catalogati per sezione:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
Lynell
24/09/2017 @ 01:34:10
Di Michele
cialis effe [...
24/09/2017 @ 01:24:18
Di Alenahex
hoe lang werkt ciali...
24/09/2017 @ 01:17:38
Di StephenWredy

Titolo
Bianco e nero (194)

Le fotografie più cliccate

Titolo
Ti piace questo blog?

 Fantastico!
 Carino...
 Così e così
 Bleah!

Titolo
Listening
Musica...

Reading
Libri...

Watching
Film...


Titolo


24/09/2017 @ 01:35:32
script eseguito in 468 ms