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 ASSURTO/ Inopinatamente agli onori delle cronache per un banalissimo episodio da ragazzini, il centr... di giuseppe
 
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"...Contro tutto questo voi non dovete far altro che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare...”.

Pier Paolo Pasolini
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di giuseppe (del 30/07/2008 @ 15:58:27, in blog, linkato 1499 volte)

E ti pareva.

Non solo il governo non ha sbattuto fuori Umberto Bossi e non lo ha nemmeno invitato a scusarsi, il che era almeno il minimo che dovesse fare, dopo l’ennesimo sacrilegio perpetrato giorni fa dal capo leghista, no; ma ora, per bocca di un altro suo ministro, Altero Matteoli, ha invitato a scusarsi...la Ryan Air, rea, secondo gli alteri quanto deliranti ragionamenti del titolare delle infrastrutture, di aver riportato in un volantino pubblicitario la foto del gestaccio, rivolto – ricordiamolo - agli Italiani, di ieri e di oggi, all’Inno, alla Bandiera.

Ora, a parte che le campagne pubblicitarie della Ryan Air bisognerebbe studiarle sempre, come tutte le sue strategie aziendali e ci sarebbe sempre da imparare, con la sua esternazione il ministro Matteoli ha perso un’altra ottima occasione per starsene zitto, mentre ha aggiunto l’ennesima sconvolgente riprova del grave stato di disagio, politico e psichico, in cui si dibattono, pur nelle loro comodissime carriere di lungo corso berlusconiano, gli esponenti della disciolta Alleanza nazionale.

Le parole che non t’ha detto lui, come nessuno, però, io ho trovato lo stesso, ieri, per caso, mentre stavo lavorando alle ultime battute del mio nuovo saggio.

Stavano in una lettera scritta da Edoardo Agnelli a Umberto Bossi nel 1993, ma evidentemente le offese leghiste all’ Italia e agli Italiani sono roba vecchia.

Ecco le parole che Edoardo Agnelli sentì il bisogno di indirizzare personalmente a Umberto Bossi appena arrivato a Torino:

Augurandole oggi buona festa di Ognissanti si desidera cogliere tale festività come evento per comunicarle di quanto Le siamo grati per aver contribuito a portare aria fresca e pulita, quindi reale e positivo rinnovamento, sulla e alla scena politica nazionale. Al contempo però dobbiamo esprimerle il nostro sentito rammarico quando in tale festività Ella cortesemente viene a Torino, città che ha fatto l’Italia e da qui, forse inconsciamente, Ella mi offende l’Italia e quanti nel passato vi hanno lavorato e son anche morti per darci questo patrimonio che è l’Italia Unita. Ora l’Italia Unita è un patrimonio che i nostri avi tra l’altro ci han lasciato, che non è un patrimonio in denaro, bensì molto di più: patrimonio umano, culturale e, se mi permette, anche di solidarietà e amore fra le nostre genti”.

Pur nella presa di posizione ‘forte’, dopo che nobile – fra l’altro in questi giorni di nuovo di grande attualità, a quindici anni di distanza da quando fu così affrontata – si notino il garbo, la generosità, la sensibilità; si notino le maiuscole; si noti quel dativo etico personale – “mi” – che sostituisce all’improvviso il plurale di routine.

Ritorni a studiare, meno altero e meno dimentico di tutto e di tutti, pur di occupare poltrone, Matteoli, e mediti questi concetti, che un tempo conosceva, perché glieli aveva insegnati Giorgio Almirante; li recuperi, se ne è capace, in un soprassalto di dignità, di cui voglio credere sia ancor capace.

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Edo
Di giuseppe (del 28/07/2008 @ 20:07:06, in blog, linkato 1212 volte)
Come raccontavo qui all'inizio del mese, stavo cercando un editore per il mio nuovo libro, una vera e propria inchiesta giornalistica sulla morte di edo, "Ottanta metri di mistero - La tragica morte di Edoardo Agnelli". Bene, voglio condividere con le mie blogghine e i miei blogghini la notizia. Ho trovato quello che cercavo. ...Come proprio volevo, la mia prima scelta, una casa editrice romana affermata e specializzata nella saggistica, con un'attenzione mirata, un editing particolare e una distribuzione in tutta Italia ricercata e allargata. Già ai primi di novembre, secondo gli accordi intercorsi. Ma mantengo per ora questo piccolo mistero, l'unico... Chi, come me, fa un’inchiesta giornalistica su di un mistero, fra l’altro l’ultimo e assoluto mistero italiano, l’unico rimasto del tutto oscuro, dei tanti che hanno attraversato la nostra storia contemporanea, più o meno noti, più o meno irrisolti, in primo luogo non deve fare egli stesso il misterioso e non deve nascondere niente ai suoi lettori. In questo modo sono andato avanti, sentendo tutti quelli che era necessario sentire, al di là del loro ruolo o delle loro convinzioni, magari diametralmente opposte, ma trattando tutti allo stesso modo, con un solo peso, quello del dubbio, e una sola misura, quella della critica; e poi con l’unico desiderio di capire, per far capire. Non sono un carabiniere, non ho i poteri di un magistrato. Non ho voluto fare indagini poliziesche, o giudiziarie, tanto meno celebrare processi. Ho fatto per passione quello che è la mia missione deontologica, di contribuire come meglio posso alla conoscenza: ricercare, confrontare, acquisire e riferire al servizio dei lettori, ognuno dei quali potrà così sapere e liberamente farsi un’idea, maturare una propria convinzione. “Non c’è dubbio che l’informazione sia e debba avere, per mestiere e per dovere, un alimento di critica pubblica. C’è un giornalismo che pretende di ricostruire la verità. C’è un altro giornalismo che sa di non poter afferrare con presa sicura l’intera storia che racconta. E’ un giornalismo consapevole di un limite e accetta di lavorare a una continua approssimazione della verità, cosciente che non saprà mai davvero che cosa è la verità, ma saprà che cosa è la menzogna. La indicherà ai suoi lettori. Vi si opporrà, per quel che poco o molto che è in grado di fare. E potrà ripetere ai pochi, o ai molti che gli concedono ogni giorno fiducia: non vi abbiamo mentito” Giuseppe D’Avanzo, “La Repubblica”, 23 luglio 2008 Pressoché perfetto. Ecco questo, esattamente questo. Alla verità su Edoardo Agnelli questa mia inchiesta giornalistica non arriverà, perché non può arrivarci. Ma cercherà di avvicinarvisi quanto più possibile. Poi comunque, da qualunque parte la riscontri, griderà contro la menzogna.
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Di giuseppe (del 25/07/2008 @ 15:49:47, in blog, linkato 1526 volte)

...Queste cose non mi interessano affatto.

Ma lo sconforto che hai dentro, la tua malinconia senza rimedio, non riesco a sopportarla.

http://www.youtube.com/watch?v=41xyrkhrCZw

 

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Di giuseppe (del 22/07/2008 @ 22:50:28, in blog, linkato 1378 volte)

Non pensavo di poterne scrivere ancora, dopo un intero capitolo, nel mio ultimo libro sull’amore.

Anzi, non pensavo di voler dire ancora “le parole che non ti ho detto”…

Ma mai dire mai. E infatti… Adesso che ‘stasera - e finalmente! -  mi ha lasciato la malinconia di uno di quei giorni che, e ormai è già notte, ma - e per fortuna! - non è la prima notte di quiete. In questo silenzio di un fragore assordante, con tutto quello che mi scoppia dentro: mai più, sempre, e sempre di più.

Quante volte è tornato questo film nella mia vita e meno male!

Questa volta, più forte di tutte le altre.

Ormai, sono un po’ anche io il “professore” e non è un modo di dire…

In questa notte nuda di parole, cerco invano una carezza deposta nel mio cuore, più forte del vento solitario che vi respira dentro.

E penso e fumo e guardo

 http://it.youtube.com/watch?v=sImv63Uo8qs

 

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Di giuseppe (del 21/07/2008 @ 15:54:14, in blog, linkato 1219 volte)

Le frasi pronunciate ieri da Umberto Bossi, che, invece di stare in galera, dove si troverebbe, se tre anni fa gli alleati del centro – destra non lo avessero salvato con una legge ad personam, volta a depenalizzare sostanzialmente il reato di vilipendio alla bandiera, quegli stessi alleati che ora fingono di prendere le distanze, misurandole a centimetri, fa purtroppo il ministro, sono di una gravità inaudita.

Sono anche esse di nuovo penalmente rilevanti. La libertà di opinione è una cosa, il vilipendio è un’altra, ben diversa, per di più l’offesa e l’oltraggio ai simboli della Patria e dello Stato e a tutti coloro i quali si sono sacrificati ad essa e per essa lavorano.

Ma al di là degli aspetti penali, c’è una evidentissima questione politica, che si pone dopo i nuovi, offensivi, razzisti, oltraggiosi, deliranti, ignorantissimi e vergognosi insulti di Umberto Bossi allo Stato, alla Nazione, ai suoi servitori, ai suoi martiri, agli Italiani tutti, di ieri, di oggi e di domani: l’evidente incompatibilità con la sua carica di ministro della Repubblica.

Poiché fra un suo delirio sul “Lombardo – Veneto” e “la Padania” e l’altro, condito da quelli sulle congiure meridionalistiche, Umberto Bossi non lo farà mai di sua spontanea volontà, a questo punto è d’obbligo che intervenga il Presidente della Repubblica ( che già avrebbe dovuto intervenire al momento della nomina rifiutandosi di farla, visto i precedenti ) fra l’altro con ciò esercitando un suo preciso dovere e che dietro suo esplicito intervento etico e politico siano immediatamente revocate le deleghe di ministro a un Umberto Bossi indegno di rimanere ancora al suo posto.

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Di giuseppe (del 18/07/2008 @ 17:04:44, in blog, linkato 2967 volte)

Buongiorno.

Avete bisogno di un paio di occhiali, miei cari blogghini e mie care blogghine? Andate a Calimera, da Sara. Vi sta aspettando.

Come, non sapete dove è Calimera? Ora ve lo dico io.

E’ uno dei paesi della Grecìa salentina (mi raccomando a leggere con l’accento giusto), vale a dire uno dei centri della provincia di Lecce dove si parla il dialetto con forti caratterizzazioni di greco antico, quello dei Bizantini, che a lungo soggiornarono in questo estremo lembo della patria italiana. Chi ha fatto il classico, si delizi: il nome di questo paese, in particolare, è rimasto tale e quale, “xalos”, bello, buono e “emera”, giorno, vale a dire una bella giornata, buongiorno, appunto.

Come, non sapete chi è Sara? Ora ve lo dico io.

Sara Nicoletti è la figlia diciannovenne della titolare del negozio di ottica in questione e con la madre lo gestisce quotidianamente.

Come, non sapete perché dovreste andare proprio fino a Calimera, da Sara? Ora ve lo dico io.

Guardate la foto allegata a questo blog, e capirete tutto: in attesa di rifarvi gli occhiali, intanto vi rifarete la vista…

Insomma: la notizia che ha fatto..notizia sta nel fatto che, dovendo preparare un manifesto pubblicitario e invece di pagare una modella professionista, nella fattispecie hanno voluto rimanere in famiglia e la figlia diciannovenne del negozio in questione si è convinta a  fare tutto da sé, di pubblicizzare da sé stessa la propria azienda: apparendo in prima persona, appunto. Un po’ come Giovanni Rana, quello dei tortellini, nei suoi spot pubblicitari.

In pubblicità, si dice appunto quando uno ci mette la faccia… Soltanto che, oltre alla faccia, Sara ci ha messo anche altre parti del suo corpo…

L’idea è stata di quel gran genio del mio amico ( lui saprebbe come fare ) Valerio Melcore, che nella comunicazione è Maestro, con la sua agenzia, che si chiama Sud Pubblicità.

Detto fatto: una corsa al vicino mare Adriatico, Valerio, immagino un po’ sudato e non certo soltanto per il caldo, a scattare, ed ecco pronto il manifesto.

Una bomba.

Ecco come sono andate le cose. I cartelloni pubblicitari ( la campagna di affissioni, curata anch’essa dalla Sud Pubblicità: eh, Valerio fa le cose per bene, pensa a tutto lui ) già da soli non erano passati inosservati, ovviamente. Poi, una parola al quotidiano locale, La Gazzetta del Mezzogiorno e certo un valido suggerimento per un bell’articolo, di costume, di quelli che piacciono tanto ai giornali. E non solo. Piacciono di più alle televisioni.

Subito, un servizio di TeleNorba, che è l’emittente televisiva privata più importante della Puglia.

Risultato? Le vendite raddoppiate in pochi giorni.

Ma il meglio deve ancora venire. Ieri sera, addirittura un servizio di qualche minuto nell’edizione principale delle venti del Tg5. Dico: sul più importante telegiornale nazionale, dopo Bush, Berlusconi, il Papa e la crisi economica, ecco Sara scaccia - crisi, in tutto il suo splendore.

Questa mattina, poi i rotocalchi a telefonare e a chiedere foto e servizi. Dai…

A Valerio e a Sara chiedo anche io qualcuna delle foto che realizzeranno per la prossima campagna pubblicitaria. Spero che mi accontentino e pure che torni presto dai suoi impegni il mio grafico, così potremo vederle tutti dalla home page di questo sito. Eh, sia chiaro, vogliamo approfondire… Studiare… I meccanismi della comunicazione, certo! Abbiamo tanto da imparare, deliziandoci!

Intanto, complimenti a Sara: che guardi lontano, e ci faccia sognare!

E complimenti a quel gran genio del mio amico! Valerio. Grande.

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Di giuseppe (del 13/07/2008 @ 12:44:12, in blog, linkato 1386 volte)

HO APPENA INIZIATO OGGI UNA NUOVA EDIZIONE DEL MIO "VECCHIO" E CARO SAGGIO "RITRATTI DEL NOVECENTO", COL TITOLO DI "MAESTRI DEL NOVECENTO", PERCHE' VOGLIO TRASFERIRLO IN EDIZIONE CARTACEA, DA PROPORRE AD UN EDITORE ATTENTO E LUNGIMIRANTE.

“Maestri del Novecento” presenta in maniera divulgativa ventuno protagonisti che hanno segnato con il loro pensiero e la loro opera il secolo scorso, in cui si trovano le nostre radici.

Lo ritengo fondamentale, nella mia creatività e nel mio impegno, perché didattico, ma non accademico; e perché divulgativo, quale testimonianza preziosa, ma soprattutto quale opportuna valorizzazione, di tutto un patrimonio culturale, in cui affondano le radici mie e di tutta una generazione, che se ne considera erede.

Come detto, la redazione si è sviluppata attraverso molti anni.

Con il titolo di “Ritratti del Novecento”, fu pubblicato on line per la prima volta nel 2002 sul sito di Antonio Maconi e successivamente anche sul mio sito, opportunamente “segnalato” in modo multimediale, nella convinzione di aprire così nuove strade alla diffusione e alla divulgazione editoriale, di cui lo sterminato pubblico di internet costituisce una meta esaltante.

Si tratta di un esperimento riuscito, di una scommessa vinta. Come documentato in maniera ufficiale e incontrovertibile dai sistemi automatici di rilevamento delle presenze sul web, durante tutti questi anni, in cui, fra l’altro, il testo è stato continuamente corretto, integrato e aggiornato, giungendo, a giugno 2006, alla quinta edizione, ha avuto centomila consultazioni: un risultato eccezionale!

L’opera, appunto alla quinta edizione, fra l’altro arricchita da numerose e, in alcuni casi, rare immagini, che permettono una conoscenza anche visiva, a livello multimediale, rimarrà comunque per mia decisione ancora su questo sito in lettura libera e gratuita, consultabile, fra l’altro, in diverse soluzioni, che, benché siano passati alcuni anni, da quando furono così rese disponibili dal grafico e web master Stefano Stradella, rimangono ancora all’avanguardia nel campo dell’editoria elettronica.

Nell’editoria cartacea, tradizionale e perenne, questo saggio vuole escire adesso, completamente riveduto, corretto e ampliato nel testo. Non ha, per scelta editoriale, la galleria fotografica delle edizioni on line, ma ha guadagnato in completezza, organicità e, magari, anche comodità di consultazione. La decisione di cambiare il titolo rispetto all’originale è dovuta al fatto che nel frattempo è uscito un altro volume che lo ha inopinatamente usato, fra l’altro senza occuparsi di nessuno dei protagonisti qui trattati, ma di altri personaggi e perché, anche per lo sforzo di definitiva integrazione e sistemazione, un nuovo titolo magari comunque meritava.

Questi ritratti sono in effetti e a tutti gli effetti ritratti di Maestri, di vita, prima ancora che di arte e di pensiero, le cui lezioni rimangono vivissime, preziose per illuminare il cammino di chi in futuro vorrà conoscerle, meditarle e seguirle.

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Di giuseppe (del 12/07/2008 @ 14:44:41, in blog, linkato 1353 volte)

Adesso ne sono convinto.

I ragazzi di oggi non sono né migliori, né peggiori dei ragazzi di ieri. Sono i giovani di sempre: deboli, indifesi, senza certezze, ma con tante speranze, portati a bruciare le esperienze e a sbagliare.

Oggi in più e in peggio ci sono però i mass – media, vecchi e nuovi, dai video di youtube, alle mode delle gazzette anche di importanza nazionale, che sono i veri responsabili dell’imbarbarimento dei giovani, perché riportano, propagano e amplificano certi comportamenti disdicevoli, certo, anzi squallidi ed esecrabili, ma che finiscono lì e che non hanno niente, proprio niente, di tutto quello che giornalai, sapientoni e parrucconi ci scaricano sopra, dentro e tutto intorno, dimentichi di quando anch’essi ebbero sedici anni, perché a sedici anni siamo stati tutti “zozos”, come si chiamava un bel film del cinema francese delicatamente intimista degli anni Settanta.

Dei miei sedici anni e dei miei splendidi anni Settanta riporto un solo, significativo ed emblematico, episodio "intimista".

Durante una noiosissima assemblea di sezione, il corso B, al liceo classico, un mio compagno di classe, poco interessato ai problemi del Cile e del Vietnam, pensò bene di ravvivare la mattinata, insieme ad una delle mie bellissime, procaci e- diciamo così, per adoperare un eufemismo – “esuberanti” compagne di classe, alla quale rivolse esplicite allusioni e proposte implicite. Subito dopo, con un “tranello” – in cui la ragazza sapeva benissimo di cadere e anzi di voler cadere – la attirò nell’aula rimasta deserta, mentre altri due facevano la guardia all’entrata, dall'interno, vicino la porta socchiusa, ma al tempo stesso, quale ricompensa del servizio reso ai folli amanti, potevano liberamente guardare che cosa avveniva a pochi metri di distanza sopra, sotto e intorno alla cattedra e così - sempre per usare un eufemismo - in qualche modo partecipare all'evento: e che cosa avveniva più o meno ognuno se lo può facilmente immaginare senza bisogno che lo racconti io qui adesso.

Sfortuna volle che però dal lato opposto dell’edifico, dal piano più in alto, passasse proprio in quei momenti il Preside e che vedesse, trasecolando, dalle ampie vetrate, in quali pratiche i miei due compagni di classe si stavano alacremente esercitando.

Venne dunque velocemente verso l’assemblea e tanto bastò – “Arriva il Preside! Arriva il Preside!” – perché chiunque fosse in tutt’altre faccende affaccendato, compresi i due erotici, si ricomponesse velocemente e si mostrasse tutto intento a seguire la noiosissima discussione non mi ricordo nemmeno più intorno a che cosa, se era Cuba, il Vietnam, il Cile o che cosa.

Rimase lì e, finita l’affollata riunione, però subito il Preside convocò me urgentemente nel suo ufficio.

Ah, giusto, ero io il rappresentante di classe e di sezione.

Pensavo chissà quale questione politica dovesse sottopormi, o rimproverarmi…

Mi aspettavo chissà chè...Mi chiedevo che cosa avessi detto 'stavolta nel mio intervento per suscitare i suoi rimbrotti e magari la solita sparata antifascista...

E invece…Eh già, perché, come si diceva in quegli anni, “il personale è politico”…

Il Preside mi fece rimanere in piedi davanti alla sua scrivania e in piedi si alzò anch’egli. Era rimasto pure col cappotto addosso: sì, proprio il mitico loden verde. Assunse l’aria solenne dei momenti difficili. Rosso in viso, per il furore e la vergogna, mi disse quanto aveva visto e mi invitò a provvedere: io, non lui, perché aveva deciso che dovevo pensarci io…a parlare con i due fedifraghi, a dir loro quelle cose che egli non aveva bisogno nemmeno di spiegare, tanto erano chiare e precise e nemmeno minacciò, annunciò semplicemente, annunciò a me affinché riferissi, che se si fossero ripetuti episodi simili, un qualunque episodio del genere, egli avrebbe così, senza bisogno di dire o fare altro, senza spiegazioni, senza niente, immediatamente, decretato l’espulsione a vita, non solo dalla nostra, ma da tutte le scuole del regno, degli eventuali reprobi e colpevolmente recidivi.

Mi ricordo che disse proprio così: “ Chiunque sia, la prossima volta li piglio e li caccio da tutte le scuole del Regno!”.

Quando parlai con i due erotici, e poi con tutti gli altri, che a seguire appresero quanto successo, non ci fu bisogno di molte parole: mi bastò riferire quanto.

Nessuno mandò i video a youtube: certo, perché all’epoca non c’erano i telefonini e internet: ma avete pensato che oggi si mandano i video a youtube, perché youtube li pubblica e che se non li pubblicasse non solo nessuno li manderebbe, ma nemmeno li farebbe?

Nessuno scrisse articoli di giornali. Nessuno ne parlò ai giornalisti, della carta stampata e della tv.

Nessuno intavolò discussioni, oppure organizzò tavole rotonde e quadrate, sul razzismo, sul maschilismo, sul bullismo, sulla mancanza di valori e di ideali e tutte queste robe qua che quasi sempre a sproposito oggi vengono ogni volta evocate.

Fatto sta che quell’anno e pure l’anno dopo certi episodi non si ripeterono più, almeno a scuola, il glorioso ginnasio – liceo di Stato “G.Palmieri” di Lecce, e, proprio secondo le volontà del saggio e forte Preside, trovarono luoghi più consoni per manifestarsi, tipo le cantine buie delle case private e gli angoli remoti dei giardinetti pubblici.

Ecco, faccio punto.

Aggiungo solamente che tutto questo discorso mi è venuto fuori perché ieri ho letto una valanga di articoli, su quotidiani pure i più importanti e prestigiosi, lunghi, documentati, con le interviste ai protagonisti, ai loro genitori, ai parroci, agli educatori, agli psicologi, ai filosofi, ai politici e meno male che non è stato convocato sull’argomento il consiglio di sicurezza delle nazioni Unite, su quanto accaduto in un paese della provincia di Torino, Ciriè, dove alcune ragazzine hanno costretto una di loro, colpevole di essere più bella e perciò di farsi la figa, a strisciare ai loro piedi, in segno di sottomissione, mentre erano in centro, vicino all’oratorio.

Roba che non solo non era da pubblicare – l’unico effetto è quello di ingenerare simili tentazioni, a comportamenti più stupidi che insignificanti – su quotidiani importanti, tanto più con tale dispiego di spazi e di mezzi, ma neppure un rigo e neppure sul bollettino parrocchiale.

Ma anzi, che dico pubblicare? Una bella lavata di testa, da parte del parroco, due parole serie e pesanti, quattro schiaffoni e tutto sarebbe finito lì. E invece… Perché sì, i ragazzi sono sempre quelli, altro che storie, ma evidentemente non ci sono più i parroci di una volta. E nemmeno i Presidi, di una volta. Oggi ci sono i giornalai, i sapientoni e i parrucconi.

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Di giuseppe (del 07/07/2008 @ 18:44:53, in blog, linkato 1484 volte)

Ad Asti, aull'autostrada e sulla ferrovia, a cinquanta chilometri da Torino, verso sud est, c’è la Cattedrale, che da sola vale un viaggio, o una deviazione: una piazzetta del centro – storico e davanti l’imponente e superbo edificio, che dal romanico attacca nella sua ricostruzione il gotico, di cui costituisce un rappresentativo esempio italiano.

Architettura e arte a parte, ad Asti c’è il palio, che rifà il verso a quello di Siena e si corre a settembre, con una festa che dura un mese, fra rievocazioni storiche, sfilate, fiere e mercati: e piazza del palio si chiama la piazza principale, un ovale altrimenti adibito a parcheggio, intorno al quale sembra ruotare tutta la città, e lungo il corso principale, che, ovviamente, porta il nome del più illustre concittadino, quel Vittorio Alfieri settecentesco grande esponente della letteratura italiana: città che poi è piccola, e tranquilla, schiva e riservata e di sé parla e fa parlare soltanto attraverso l’esasperato culto dell’enogastronomia.

Si mangia alla piemontese, all’astigiana propriamente e si bevono grignolini e moscati e gli altri vini, delle Langhe e del Monferrato, la vera regione, che si estende a cavallo delle province di Alessandria e, appunto, Asti.

Schiva e riservata, tranquilla e senza fretta scorre la vita di provincia, un po’ come le acque del fiume che la bagna, quel Tanaro scuro, limaccioso e mansueto, che però ogni tanto sbanda, si gonfia ed esonda, allagando tutto intorno.

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Di giuseppe (del 06/07/2008 @ 16:01:26, in blog, linkato 1615 volte)
Questo blog non può essere riportato qui, nella sede normale: è direttamente sulla home page, in special blog
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