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 ALTERNATIVO/ Il cartello elettorale e politico preparato oggi a Torino. ... di giuseppe
 
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"Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono niente, o non vale niente lui".

Ezra Pound
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di giuseppe (del 30/11/2007 @ 20:44:38, in blog, linkato 1192 volte)

Due delle cose che riscontro sempre di più negli ultimi tempi e negli ultimi tempi sopporto sempre meno è quando qualcuno prende un impegno, un appuntamento e poi dopo dice che non può venire; e quando cerchi qualcuno e non ti risponde, mai, nemmeno per e - mail, nemmeno ti fa ritelefonare.

Ora io capisco che George W. Bush il 12 settembre 2001 sarebbe dovuto andare a una conferenza e dovette annullare la sua partecipazione; capisco pure che Vasco Rossi non risponda a tutte le ragazze che gli scrivono.

Capisco molto, come vedete.

Ma tutti gli altri e negli altri casi di tutti questi che credono di rendersi importanti così facendo proprio non li capisco: mi credano, si rendono soltanto indisponenti, non indisponibili; stupidi e non importanti; proprio nella migliore delle ipotesi e nella fattispecie assai minoritaria, disorganizzati: sballati, gasati, completamente fusi.

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Di giuseppe (del 29/11/2007 @ 16:25:56, in blog, linkato 1513 volte)

Io non so, non posso sapere, come si viveva in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale.

Certo, c'erano i bombardamenti sulle nostre città.

Poi, le notizie arrivavano deformate dalla propaganda del regime fascista, certo, ma almeno arrivavano, sia pur nella limitatezza dei mezzi tecnologici di allora e per quanto, immagino, si facesse finta di nulla, nella convinzione che tanto tutto sarebbe finito presto e si conducesse più o meno la vita di tutti i giorni, come se niente fosse. A parte le notizie dei caduti che arrivavano direttamente alle famiglie.

Io però so come si vive in Italia in questi anni di guerra, al fianco degli occupatori e sfruttatori americani che hanno invaso Iraq e Afghanistan. Si fa finta di niente, si ignora, si nega la parola stessa.

Nessuno bombarda le nostre città, almeno per ora: ma intanto l'Iran ha messo a punto un missile capace di arrivare fino a Roma e ha detto che lo userà, se sarà anch'esso invaso.

Le notizie, nonostante tutti i progressi tecnologici, arrivano col contagocce e quelle poche che arrivano vengono cancellate dal regime democratico. Ecco che cosa è successo ieri.

Lo sappiamo grazie alla eroica missione professionale dei giornalisti indipendenti dell'Associazione lettera 22, che pubblicano e diffondono in clandestinità, pressoché oscurati in Italia.

Riportiamo integralmente qui di seguito il dispaccio. Aggiungiamo un brevissimo commento: poi dicono che gli Afghani sono terroristi! Provate voi a stare senza casa, a essere invasi e bormbardati, a perdere lavoro, beni materiali e spirituali, a vedere uccisi i vostri cari: e poi vedete se non diventate terroristi anche voi!

 

Kabul – Sarebbero almeno una dozzina, ma forse addirittura venticinque, le vittime di un ennesimo raid aereo, avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì tra le montagne del Nuristan, una zona impervia del Nordest afgano. Una bomba sganciata da un aereo ha seminato la morte nel sonno in un gruppo di operai e tecnici che lavoravano alla costruzione di una strada nel cuore di una regione montagnosa e nota per le sue ricchezze minerarie. Si erano rifugiati nelle loro tende nel disperato tentativo di scampare a un bombardamento quando, nei pressi del villaggio di Kamdesh, gli aerei delle forze multinazionali, col compito di proteggere la popolazione afgana dai talebani, sbagliando clamorosamente bersaglio, hanno centrato i loro ricoveri provvisori. Ma l’operazione resta ancora confusa e, mentre scriviamo, l’Isaf/Nato non ha smentito nè accreditato il numero delle vittime fornito dalle autorità locali, anche se ha ammesso di aver bombardato la zona ma senza dire quando. Nel contempo la coalizione a guida americana, citata dall’Associated Press, starebbe accertando quanto accaduto in Nuristan dopo che funzionari afgani le avrebbero attribuito il raid dovuto a un errore di intelligence. Un caso emblematico della confusione dovuta alla doppia catena di comando tra Isaf/Nato e coalizione a guida americana. In un paese dominato dall’incertezza anche nel modo di condurre la guerra, nemmeno i numeri sono certi. Dodici morti è la cifra che il governatore della provincia del Nuristan, Tamimi Nuristani, ha fornito alla France Press, sostenendo che effettivamente i talebani era nei dintorni. Ma l’agenzia di stampa Pajhwok, un’accreditata quanto giovane testata giornalistica della capitale, ha fatto salire il bilancio a 25. E in effetti in giornata il loro numero ha continuato a lievitare, da 12 a 14, da 22 a 25. Forse è ancora per difetto visto che secondo fonti locali, citate dall’edizione in pashtun della Bbc, il bilancio sarebbe ancora piu’ alto. Il malik locale, Taj Mohammad, ha detto però di non avere dubbi, avendo contato personalmente le bare nel numero di venticinque. Alla strada, tra il distretto di Noorkaram e quello di Duap, stavano lavorando diverse maestranze. Almeno 14 vittime farebbero parte di una Ong afgana finanziata con denaro coreano. Gli altri sembra appartenessero a una società di costruzioni afgana. L’ennesimo passo falso della Nato o della coalizione (la responsabilità non è ancora stata accertata), rischia di compromettere il già fragile equilibrio interno all’Isaf dopo che, proprio settimana scorsa, il segretario generale dell’Alleanza atlantica Jaap de Hoop Scheffer aveva ribadito che la Nato farà il possibile per evitare vittime civili. E dopo l’uscita di qualche mese fa sulle “bombe piu’ piccole” per far meno male, de Hoop Scheffer dovrà ora spiegare che speranze ci sono di evitare che tutto continui come prima. L’ennesimo errore è da mettere in conto a un’opzione militare che non sembra tener conto della richiesta di una svolta che, seppur a fatica, comincia a farsi strada in diverse cancellerie. Ma che già da tempo dev’essere nella testa degli afgani. Avere notizie da e sul Nuristan è difficile oggi ma lo è stato anche in passato. La “terra nascosta” dell’Hindukush è una delle zone piu’ impervie, magiche e forse piu’ ricche del paese. Nota un tempo come Kafiristan, la terra degli infedeli perché i nuristani erano tra i pochi afgani non musulmani, è diventata solo nel 2001 una delle 34 province del paese. E’ formata dalla parte Nord delle province di Laghman e Kunar, quest’ultima ad alta infiltrazione guerrigliera, e confina a Nord col Badakshan, la regione piu’ povera del paese, e a Est col Panjshir, la famosa terra di Shah Massud. Ma il Nuristan ha anche un lungo confine col Pakistan ed e’ considerata una zona di passaggio chiave per i talebani o i loro sodali. Non e’ la prima volta che se ne parla per la caccia ai guerriglieri. Si dice che ai tempi dell’invasione sovietica, Mosca fece fare prospezioni e carotaggi per verificarne la ricchezza che le ricerche confermarono. Minerali quasi a cielo aperto ma difficilissimi da trasportare cosi’ che la partita venne chiusa aspettando tempi migliori. Che non arrivarono. Ma adesso ci si sta lavorando, forse proprio per metter mano a quelle ricchezze.

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Di giuseppe (del 28/11/2007 @ 11:54:10, in blog, linkato 1575 volte)
Con la consueta ironia che contraddistingue le nostre conversazioni, e con l’abituale brillantezza che contraddistingue le conversazioni di tutti i Leccesi, il mio amico Francesco Rodolfo Russo mi scrive per dirmi che ha partorito ancora, sottolineando quanto per un uomo si tratti di un evento eccezionale. Naturalmente il parto si riferisce al suo ultimo libro, il romanzo “L’ospite imprevisto”, Giancarlo Zedde editore. Lo presenterà – e invita tutti ad essere ospiti, previsti o imprevisti non importa – giovedì 6 dicembre, alle 20.30, al Centro Servizi Volontariato, di via Toselli n.1 a Torino.
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Carissimi, vista la vostra risposta così calda, e stretta, all’inaugurazione della mailing list azimutiana, alle visite sul forum, al sostegno nelle nostre presentazioni, abbiamo pensato di non poter passare tutto sotto silenzio.

Perciò, per ringraziarvi, e cogliendo l’occasione per festeggiare anche –finalmente- le uscite natalizie azimutiane in questi giorni in tutte le librerie d’Italia, s’è deciso di scontare tutto il nostro catalogo del 30%, solo per chi legge questa email. (e naturalmente le spese di spedizione sono a carico nostro).

Se vorrete, dunque, non dovete fare altro che andare sul sito

www.azimutlibri.com

dove troverete tutte le novità oltre a tutti gli altri nostri libri.

Azimut, e sai cosa leggi!

Guido

PS e non dimenticate dell’iniziativa che stiamo portano avanti sul forum: “Il racconto, scriviamolo!”, nella sezione LiberArea.

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Di giuseppe (del 26/11/2007 @ 17:45:04, in blog, linkato 1031 volte)
...L'ULTIMA VITTIMA DI QUESTA GUERRA ASSURDA, PIU' ASSURDA DI QUANTO SONO ASSURDE TUTTE LE GUERRE, CHE IL GOVERNO PRODI, IL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI MASSIMO D'ALEMA, CONTINUANO A SOSTENERE, MANDANDO A MORIRE I FIGLI DEL POPOLO, QUALI SERVI DEGLI INTERESSI ECONOMICI E STRATEGICI DELL'IMPERIALISMO AMERICANO.
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Di giuseppe (del 23/11/2007 @ 12:35:38, in blog, linkato 1170 volte)

Anche questo mese mi hanno fottuto quasi quarantatrè euro direttamente dallo stipendio, ho appena finito di controllare: esattamente 9, 63 di addizionale comunale e 32, 78 di addizionale regionale, tutte tasse in più oltre a quelle che pago normalmente.

Come detto in precedenza, io come tutti i residenti a Torino e in Piemonte, di questo ringrazio l'assessore liberal - comunista Paolo Peveraro, il quale, sia da assessore comunale, sia adesso da assessore regionale, ha acceso mutui stratosferici con la finanza internazionale, per pagare la spesa corrente delle sue amministrazioni, cioè lo sperpero pubblico elevato a sistema.

Lo ringrazierò tutta la vita, e lo faranno per tutta la loro vita anche i miei figli.

Da notare, che 43 euro in meno sul mio stipendio sono ancora di più di quanto appaiano come dato a sè stante. Ma la cosa che proprio non riesco a sopportare è che almeno finissero in beneficienza, o andassero nelle tasche di poveri ed emarginati. No, vanno a finire nelle tasche dei ricchi banchieri dell'usura internazionale e contribuiscono a rendere più ricchi i maneggioni della finanza, che da Londra a Francoforte, da Parigi a New York, si arricchiscono sempre di più speculando sulle difficoltà ecnomiche delle famiglie e sui sacrifici dei proletari, dei giovani, degli emarginati.

Che ogni mese io debba dare 43 euro a questi ricchi usurai, mi fa impazzire!

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Di giuseppe (del 21/11/2007 @ 18:47:14, in blog, linkato 1402 volte)

Quello che di più bello c’è nel nuovo partito del popolo genialmente annunciato da Silvio Berlusconi è il ritorno alle origini: sono i corsi e i ricorsi della Storia; ed è l’istituzione che miracolosamente ritorna movimento.

Ho cercato di spiegare nel blog di ieri quello che io ho capito di quello che ha capito Silvio Berlusconi.

Anche Forza Italia all’inizio, nel momento dell’intuizione e del lancio, quasi tre lustri or sono ormai, era un movimento, di forza dirompente e di impatto devastante. Aveva dentro di sé i germi della conquista, il portato genetico della promessa, la speranza di migliori condizioni di vita per tutti, sia dal punto di vista materiale, sia spirituale, nella affermazione individuale.

Poi, la Storia è lunga e complessa ( ne abbiamo tentato un abbozzo in Ritratti del Duemila, nel capitolo dedicato appunto a Silvio Berlusconi ), ma comunque, Forza Italia da movimento si è fatta istituzione ed ha prodotto un regime, il così detto “berlusconismo”, i cui guasti e storture abbiamo ben evidenziato: ossessione liberista, materialismo, egoismo sociale, difesa degli interessi personalistici, perdita del senso dello Stato, contaminazione prima e deriva partitocratica poi. Invece adesso, dopo un anno e mezzo di governo Prodi, con un profondo disagio montante e una rivolta antipartitocrazia che assomiglia a Tangentopoli e forse è anche peggio in termini di antipolitica, tutto questo sembra azzerato, in una nuova, incredibile verginità.

Ma occorre non dimenticare.

Dalla memoria condivisa, ecco allora tutta la serie di se con cui nel blog di ieri ho condizionato il giudizio positivo e l’esito fausto in termini di interesse nazionale della nuova avventura che sembra proprio stia per partire, anzi essere già partita.

Che succederà?

In politica è già abbastanza difficile capire che cosa è successo in passato, e difficilissimo avere un quadro attendibile della situazione presente; figurarsi prevedere il futuro.

Per ora, di bello, come detto, c’è il ritorno alle origini, il movimento, la visione rivoluzionaria; tutto il resto, dipende dai “se”.

Intanto, in questi giorni, ancora un volta, in maniera pressoché inestricabile, al destino di Silvio Berlusconi si lega quello di Gianfranco Fini.

 

L’uomo, in questi giorni, nello scatto d’orgoglio, politico, nel susseguirsi di vicissitudini private, fra il dolce e il salato, dolce e salato come le cose della vita, nella dimensione privata che si fa pubblica, e viceversa, nella profonda solitudine in cui è piombato, fa simpatia, fa finanche tenerezza.

Gianfranco Fini è cresciuto negli anni Settanta, quando si diceva “il personale è politico” e dunque ha un destino in comune, condiviso dalla sua generazione. L’ha seguito e spesso gli esiti della sua vita privata, di più di altri, e di più che per altri, hanno influenzato profondamente, se non deciso tout court quelli della sua vita pubblica e cioè della sua carriera politica.

Se “il personale è politico” era un dogma assoluto, progressivamente caduto in disuso, di questo dogma Gianfranco Fini è stato a lungo l’amplificazione, e adesso, invece che vederne placati gli effetti, ne è diventato l’esasperazione.

Ci riferiamo alle vicende della prima antica unione e della recente separazione; delle amicizie politiche decisive, da Giorgio Almirante, a Silvio Berlusconi; della nuova compagna di vita e dell’annunciata paternità. Sono tutte vicende abbastanza note, ma non è qui il caso di ricordarle, per rispetto della sofferenza personale che comunque hanno generato.

Una separazione dopo tanti anni di unione e di quell’unione forte, poi; una separazione politica consumata in questi giorni di un rapporto politico storico e sembrava inossidabile; dall’eredità almirantiana volutamente tralasciata, all’eredità berlusconiana forzatamente non raccolta; e una donna nuova, molto più giovane, che lo sta per rendere di nuovo padre, a 55 anni poi. Tutto, in poche settimane, in pochi giorni.

Beh, c’è da essere solidali con Gianfranco Fini e guardare a lui con partecipazione umana emotiva, con simpatia, appunto, partecipazione solidale ed affettuosa, perché una simile serie di prove avrebbe sfiancato chiunque e soltanto a reggere l’urto di una tale massa di eventi ci vuole un fisico bestiale, sì, non è da poco e non è da tutti.

Prendete per esempio, in una delle vite parallele che sarebbe piaciuto di tracciare a Plutarco, il suo rivale – alleato – nemico – concittadino delle origini– co - protagonista, ormai non si capisce più bene, e pure amico ( memorabile il giorno in cui tempo fa vedevano insieme in televisione la partita di calcio dell’amato Bologna e Pier Ferdinando si mise ad esultare ad un gol, attirandosi l’attacco sull’uomo, con conseguenze tangibili, del cane di Gianfranco, che ovviamente non aveva capito il perché di quei gesti sconsiderati ed evidentemente non li aveva graditi ) Casini.

Pure lui ha un’altra figlia, una nuova compagna e soprattutto un nuovo suocero e soprattutto su quest’ultimo ci sarebbe molto da dire e intendiamo politicamente: e invece nessuno ha detto niente di niente e anzi i due hanno organizzato pure tanto di bella cerimonia pubblica, in pompa magna.

Della nuova compagna di Gianfranco Fini invece una trasmissione televisiva ha detto troppo. Ecco, certo, il personale è politico, e va bene; il personaggio pubblico deve reggere le tensioni derivanti dalla propria carica e siamo d’accordo; il politico riveste anche una funzione emblematica e rappresentativa in quello che fa, pure privatamente ed è giusto; ma ogni limite ha la sua pazienza. “Striscia la notizia” è andato oltre il diritto e se vogliamo pure dovere di satira. Nella mancanza di rispetto alla dignità umana, nell’offesa gratuita, non c’è più satira, nemmeno come pretesto: c’è un’azione vergognosa, e basta.

Tutta la solidarietà e la simpatia a Gianfranco Fini, allora. Che gli facciano compagnia, nella sua sostanziale solitudine di adesso.

Ecco, la solitudine è un’altra costante della sua vita.

La solitudine politica era una condanna senza possibilità di redenzione per il Movimento sociale, una pena illimitata senza scampo. I voti popolari che riceveva non valevano niente e i voti parlamentari che disponeva non potevano essere usati in alcun modo.

Poi, c’era la solitudine fisica: sentirsi quotidianamente additati come l’incarnazione del male assoluto, chiamati fascisti come demoni infernali, offesi e vilipesi, relegati, emarginati, è stata una prova terribile, cui tutti coloro che hanno militato nel Msi della vera fiamma tricolore hanno più o meno duramente patito e più o meno dolorosamente sopportato.

Si può capire come evitare la solitudine politica sia stato poi sempre per Gianfranco Fini diventato il leader di Alleanza nazionale il principale obiettivo. In questi giorni, un obiettivo diventato un incubo. Se ci saranno da una parte partito democratico e cosa rossa; poi la cosa bianca e infine il partito del popolo berlusconiano, che ne sarà di Alleanza nazionale?

Una domanda che non ha al momento risposta.

Ma i tempi della politica sono imponderabili; e i suoi modi a volte assai bizzarri. Un patto di governo che durava da tredici anni, finito per una litigata telefonica per colpa di un servizio di sedicente satira televisiva.

C’era dell’altro, certo.

Pure, intendiamoci, a Gianfranco Fini non sono pochi gli errori che oggettivamente si possono attribuire. Aver rinunciato all’eredità missina in maniera fin troppo disinvolta, non distinguendo fra quello che erano orrori sì, e quello che invece erano valori e per di più attualissimi; aver sacrificato storia e tradizioni alla contingenza politica; un appiattimento estremo, un vero e proprio servilismo agli interessi degli alleati, rinunciando a veri e propri punti di forza della così detta “destra”, dal senso dello Stato, all’amore per la Patria, dalla rispetto per la Giustizia, alla vocazione sociale.

Il tutto, in cambio dei posti di governo, sottogoverno e sottobosco, di quella partitocrazia, contro cui così tanto e così nobilmente aveva lottato il Msi di Giorgio Almirante.

Ma adesso non è il momento. Ci sarà poi tempo, anche per capire e per giustificare, ché poi la Storia deve essere giustificatrice e non giustiziera.

Poi, nel divenire, gli errori si possono essere corretti e possono essere emendati, riscattati addirittura. In questo momento di estrema difficoltà umana e politica, è questo il migliore auspicio che gli si può con umana simpatia rivolgere.

Poi, la solitudine personale, beh, quella è un’altra cosa e un’altra costante, l’altra faccia della stessa medaglia. Come quando, negli anni di piombo, se ne stava a scrivere comunicati, mentre gli altri facevano a botte e perciò dicevano che non aveva coraggio; come quando, dopo, negli anni di oro, se ne stava rinchiuso negli uffici di vicepresidente del consiglio, di ministro degli esteri, dicendo che aveva da fare, che non voleva essere disturbato per nessuna ragione al mondo e invece se ne stava ore e ore a pensare e cedeva al peso dei sogni.

Di nuovo, questo guazzabuglio pressoché inestricabile, fra pubblico e privato. E allora va bene, se il personale è politico: è una gran bella storia d’amore, quella di un uomo che a 55 anni sa di nuovo emozionarsi e accettare con rispetto, maturità e disponibilità quello che l’amore gli ha portato; senza fuggire, anzi col coraggio di riaffermare un’altra vita.

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Di giuseppe (del 20/11/2007 @ 18:16:43, in blog, linkato 1239 volte)

Io lo chiamerei semplicemente “Partito del popolo” ( Pdp). Al massimo, “Partito nazionale del popolo” ( Pndp ). Nazionale e popolare, ecco.

Del popolo delle libertà, mi sembra una forzatura inopportuna, un’auto - citazione inutile. Dei moderati, peggio: ché il popolo italiano non è moderato, è incazzato nero come una bestia, con i politicanti, le formule vuote della politica, i suoi teatrini e i suoi teatranti, “ i parrucconi” appunto, come li ha chiamati Lui domenica sera, geniale pure nel lessico, originale quanto efficace; e l’euro, le tasse, le banche, i mutui, il precariato del lavoro e dell’esistenza.

Comunque, va bene uguale, lo chiami come vuole.

Ma stia attento ai contenuti: sicurezza, lavoro, giustizia sociale.

Stato, caro Silvio, per favore, ci pensi e ci ripensi: riscopra lo Stato, certo non quello delle tasse esose e della burocrazia paralizzante, nell’autorevolezza della Giustizia, nella certezza del Diritto, quindi dei delitti e delle pene; nella protezione dei propri cittadini, anzi: degli Italiani. Lavoro quale opportunità di esprimere liberamente sé stessi, creatività, possibilità di migliorarsi anche socialmente ( si rimangi certe dichiarazioni infauste; capita a tutti di sbagliare; e spieghi ai suoi amici imprenditori di non essere egoisti ).

Proponga nuove forme di partecipazione e di giustizia sociale, incentrate proprio sui lavoratori dipendenti, pubblici e privati, operai e impiegati: diverse destinazione dei contributi previdenziali; defiscalizzazioni sulle buste paga; partecipazione alla gestione e agli utili dell’azienda.

Abbia idee – forza, ridia valori, almeno idee – forza e queste qui che Lui può dare basta e avanzano: non più dunque soltanto protesta, parziale, limitata e limitativa, come quella dell’altro capopopolo e antipolitico Beppe Grillo; sono idee – forza, sono valori e qui sta il diverso peso, ben maggiore, la reale corposissima consistenza.

Ridia speranza ai giovani, ecco, lavoriamo tutti anzi per le giovani generazioni. E dia spazio e opportunità alle donne, in termini politici, intendo, neh?

Seguiremo con interesse tutto quanto, se il contenitore, qualunque ne sia il nome, sarà riempito da questi nuovi ( vecchio, nuovo, destra, sinistra, che banalità, queste etichette! ) contenuti e nuovi perché finalmente espressi compiutamente.

Se davvero sarà tutto scelto dal basso, dai militanti, nelle forme della democrazia partecipativa, appunto. Magari, se ‘stavolta - ed è l’unico che nomino e non vorrei vedere più – non ci sarà più Gianni Letta.

Ma se questi due “se” saranno rispettati; e se ne saranno esauditi altri due, se, cioè, non si farà di nuovo ingabbiare e annullare dai tavoli di lavoro, dalle commissioni sulle riforme, dai governi tecnici e istituzionali; se saprà dimostrare di saper andare oltre gli interessi personali e aziendali, ecco Silvio Berlusconi è di nuovo vincente, anzi, ha già vinto.

L’ultimo “se” è quello che più facilmente saprà realizzare. Ora non ha più bisogno di leggi ad personam, del resto molte delle quali fece concepire quale difesa dalla minaccia degli avversari, anzi nemici.

Eviti di farsi ingabbiare, ‘stavolta. Sarà vincente, anzi ha già vinto. Dia contenuti, valori, idee – forza, al nuovo partito. Lo faccia costruire dal basso, ripeto e sottolineo: con la democrazia partecipativa. Sarà già vincente, anzi ha già vinto.

Chi mi segue sa quante volte l’ho criticato, anche ferocemente e quanti appunti gli ho mosso, anche su queste colonne, come si diceva una volta, cioè qui da questo sito. Ma sempre serenamente, con mente cioè serena.

Del resto il compito dell’intellettuale questo è e quanto meglio lo svolge, tanto meglio fa agli altri: come servizio, come missione.

Ma l’intellettuale sa, deve anche capire. Silvio Berlusconi ha capito e ha creato.

Io vi dico che ho capito quello che ha capito Berlusconi.

Il momento è di nuovo storico. Forza Italia nacque da Tangentopoli e fu un’intuizione geniale.

Questo nuovo partito nasce dall’antipolitica, dalla rivolta contro la casta dei politici, dal disagio sociale profondo, dallo smarrimento di ideali e prospettive.

Nasce per dimostrare che non è vero che sono tutti uguali: per dimostrare cioè che gli altri sono tutti uguali. Per liberarsi da alleati che ormai non hanno più funzione propositiva, che sono tutti ormai– Alleanza Nazionale, Lega, Udc – senza identità e senza peso politico e sociale; precisamente, esattamente così, sono, senza forza e senza senso. 

Poi,  per opporsi alla sinistra veltroniana di un partito democratico nato già vecchio, che per piacere a tutti non piace a nessuno e serve soltanto a coprire gli interessi dei politicanti ex comunisti ed ex democristiani, dei loro padrini e dei loro padroni, dei loro protetti e dei loro protettori. Per evitare la bassolinizzazione dell’Italia intera, lo sfacelo economico, sociale, morale prodotto a Napoli e in Campania da Bassolino, fra De Mita e Mastella.

Nasce vincente, nel momento giusto, nei tempi migliori e – se lo sarà anche nei modi – vincerà in maniera travolgente, sconvolgente, devastante.

Un’altra, forse l’ultima, ma quella decisiva, intuizione geniale, che spazza via tutto il vecchio, ritorna alle origini, alle energie migliori e trova forza e carica, destinate a spazzare via tutto quanto di vecchio, marcio, puzzolente e adesso insopportabile c’è da troppo tempo ormai nella politica italiana.

Il popolo vuole essere finalmente protagonista, il popolo vuole ridare speranza ed entusiasmo ai propri figli, il popolo vuole un futuro per sé e le giovani generazioni. Nel suo nome e col suo nome trova adesso finalmente il suo vero partito per costruire il futuro.

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Di giuseppe (del 13/11/2007 @ 17:43:27, in blog, linkato 2871 volte)

A parte che mi chiedo che senso abbia chiamare un partito politico e per giunta nuovo “la destra”, ora che destra non significa più nulla, purtroppo e, con sinistra hanno assunto soltanto l’apparenza di etichette senza significato; e mi rispondo nessuno; a parte tutto su quel versante politico si va di male in peggio.

E’ vero che Alleanza nazionale ha rinunciato a tutto un patrimonio di ideali, di di idee-guida politiche, di riferimenti culturali; e poi, ha annacquato il tutto in una corsa verso un centro innaturale, conquistato del resto prima in pratica, con il clientelismo e il personalismo dei suoi rappresentanti di governo, nei cinque anni in cui è stata al potere.

Ma è altrettanto vero che di tutto ciò Francesco Storace è stato in tutto e per tutto, sia in una cosa, sia nell’altra, artefice esattamente come tutti gli altri esponenti di grande e piccolo rilievo di Alleanza nazionale, i vari Gasparri e Alemanno, a seguito del leader Gianfranco Fini, in testa.

Infine, a voler infierire, va detto che in Israele c’è andato pure lui.

Detto ciò, appariva chiaro già prima che cosa fosse “la destra”: un raggruppamento di insoddisfatti nelle loro carriere e nei loro percorsi politici, in cerca di banchetti al mercatino della politica, in cui esporre logore mercanzie ideologiche.

Infatti: il vuoto altrui non è stato certo colmato dal richiamo della destra all’ormai logoro e vuoto ritornello “dio- patria – famiglia”, senza che essa abbia avuto – e c’era infatti da non credere che potesse averla – la capacità di richiamarsi e di ancorarsi a vere idee forza alternative e a originali proposte sociali, che, se pur marginali, a sinistra, erano nel Msi: Stato; Stato del lavoro; Corporativismo; partecipazione corporativa; Giustizia; giustizia sociale.

Niente di tutto questo, nella destra e dunque, ai sensi di quanto sinteticamente, ma spero efficacemente ho detto prima e fin qui, tutto appare chiaro. Ma al peggio, anche questa volta, non c’è mai fine.

Ora, viene la voglia ad Alleanza nazionale di ritornare, adesso che questi l'han lasciata! 

Alleanza nazionale, nei cinque anni di governo, ha avuto, fra le altre, anche la colpa di essersi schiacciata sulle posizioni politiche di Forza Italia e gli interessi economici di Silvio Berlusconi, certo. Insomma, una cosa è essere alleati di qualcuno; un’altra è vendersi e svendersi, rinunciando a tutto, anche alla dimensione della Giustizia, anche alla bandiera ( hanno votato finanche la legge che depenalizza il reato di vilipendio al tricolore ) in cambio del carrierismo politico; e va bene, anzi male, Alleanza nazionale ha fatto “un’altra”.

Ma almeno rimanendo padrona, per quanto sbandata, di sé stessa e non accettando intrusioni formali e sostanziali.

Formalmente e sostanzialmente, invece, al primo colpo, “la destra” ha accettato non solo l’intrusione al suo interno, ma un vero e proprio controllo dalla cabina di pilotaggio, dal centro decisionale e rappresentativo del suo essere, da parte del berlusconismo.

Silvio Berlusconi ha chiamato a Daniela Santanché a tale compito.

La sventurata ha risposto. E’ fuoriuscita da An, in cui era entrata grazie alla sua amicizia con Ignazio La Russa e grazie ai suoi soldi, per vanagloria personale e come manna colata dal cielo ha accettato il compito affidatole da Silvio Berlusconi in difesa dei suoi interessi politici ed economici, convinta di aver così maggiore visibilità e maggiore carisma.

Ma il carisma uno o ce l’ha, o non se lo può fare.

Daniela Santanché non ce l’ha.

La sua preparazione ideologica è fondata sul concetto di palle, su chi ce l’ha grosse e piccole, piene o vuote, di seta, o di velluto; la massima elaborazione politica di cui è stata capace, il dito medio esibito in pubblico.

Daniela Santanchè capisce invece di salotti alla moda, di investimenti in ristoranti e discoteche, di tronisti e barche a vela, di abbronzatura e chirurgia estetica.

I soldi, i divorzi, l’abbronzatura, sono i suoi interessi.

Marcello Lippi e Flavio Briatore, i suoi sodali.

Emilio Fede il suo profeta.

Tutto questo ora porterà in dote alla destra e con tutto questo identificherà il nuovo, vecchio, vecchissimo partito: dio – patria – famiglia ( doppia ) e “Billionaire”.

Voglio proprio vedere Francesco Starace bere champagne al tavolo di Costantino, guardando le unghia smaltate; e poi magari pure Teodoro Buontempo ballare con Lele Mora.  

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Di giuseppe (del 12/11/2007 @ 18:11:31, in blog, linkato 1439 volte)

Ieri è sucesso qualcosa di storico. Mai nella storia dell'Italia repubblicana, neanche nei cortei degli anni Settanta, gli anni di piombo, o al G8 di Genova del 2001, si era visto qualcosa di simile.

I tifosi ultras del calcio in molte città hanno occupato militarmente il territorio e, senza incontrare resistenza, hanno assalito e distrutto casernme di Polizia e CArabinieri, oltre a colpire, devastandolo, il Palazzo sede del potere, cui si oppongono, vale a dire il Coni.

In un altro Paese, il Ministro degli Interni, di fronte ad avvenimenti di tale portata, si sarebbe già dimesso. Ma noi abbiamo Giuliano Amato, che è sopravvissuto alla dissoluzione del regime socialista di Bettino Craxi, del quale era fidato sodale, prima di tradirlo, invece che di seguirlo, quindi presumibilmente sopravviverà anche a questo.

Ha sbagliato il Poliziotto a sparare, certo. Ma poi hanno sbagliato le autorità a consentire che si disputassero le gare di calcio come se niente fosse. Complici, i vertici del calcio italiano, che vedono ancora in carica altri sopravvissuti di lungo corso, tipo Petrucci, Carraro e Matarrese.

Hanno dato così la motivazione ai tifosi ultras di chiedere e in parte riuscire ad ottenere in alcuni casi con la violenza quello che sarebbe stato un provvedimento sacrosanto: fermare il calcio in segno di lutto, per la morte violenta di un tifoso pacifico ed innocente.

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