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 PEGGIORATA/ Nei panni di Albakiara, rispetto ad Albachiara, l'attrrice Laura Gigante... di giuseppe
 
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“Nessuna meta è irraggiungibile, quando ho qualcosa da dire”

Nicola Vacca
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Di giuseppe (del 29/04/2007 @ 12:45:19, in blog, linkato 35581 volte)

Poche parole, ma significative, sulla storia tragica di Annamaria Franzoni, la cui vicenda, del resto, è ben lungi dal concludersi, come purtroppo sono ben lungi dal finire i siparietti mediatici allestiti con una intensità oramai francamente insopportabile, partendo da quelle da lei pronunciate ieri al suo avvocato e saggiamente riferite, nella consapevolezza acquisita, di aver sbagliato, nel prestarsi al circo mediatico.

Speriamo almeno che ora tenga fede al suo ravvedimento. Non ne possiamo più dei vari bruni vespi - enrichi mentani - maurizi costanzi – ireni pivetti – barbare palombelli - avvocati taormini e criminologi bruni che ci hanno massacrato durante tutti questi anni.

Come la Medea di Euripide, in un empito vai a sapere di quale delle nebbie che talvolta offuscano l’umana ragione, è stata lei ad uccidere suo figlio, né poteva essere diversamente.

Esattamente questo: non erano date altre possibilità e quindi si è trattato di un esito scontato, sia in assise, sia ora in appello.

Questo, le gente lo ha capito subito, al di là delle logiche processuali.

La gente però non ha capito perché chi ha i soldi può influenzare, condizionare, dilatare fino all’inverosimile, orientare e modificare la giustizia.

La gente non ha capito, infine, perché chi ha i soldi, anche se viene giudicato colpevole, non va in carcere e in carcere ci vanno sempre e soltanto i poveri, gli emarginati.

Diciamo queste due ultime cose, al di là del caso di Annamaria Franzoni, sulla quale riversiamo invece tutta l’umana “pietas” di cui siamo capaci, sì, proprio quel sentimento di umana generosità, fratellanza, solidarietà e amorevole compartecipazione invocato in sede processuale dal pubblico ministero e che ha prodotto la pena scontata da trenta a sedici anni.

Ma è una palese in-giustizia, una delle bruttezze più amare della nostra Italia, il fatto che oggi chi ha i soldi manipoli la giustizia a suo piacimento e che di qualunque pena si sia macchiato, pure dopo esserne stato giudicato ripetutamente colpevole, non paghi mai nessuna colpa.

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Di giuseppe (del 27/04/2007 @ 18:48:05, in blog, linkato 36152 volte)

A Milano, ieri, ho visto anche gli zingari infelici, che sul treno cercavano di sviare l’attenzione dei viaggiatori, per permettere ai loro figli minorenni, opportunamente addestrati, di arraffare qualcosa: uno spettacolo penoso.

…Ho visto la Centrale con il consueto carico di varia umanità, brutta come sono ormai irrimediabilmente brutte tutte le stazioni ferroviarie italiane, sempre battute dai profughi della vita, disperati e disperanti, senza tetto, né legge e sempre sconvolte da perenni lavori in corso, che non migliorano niente e peggiorano tutto.

…Come sempre mi succede quando sono fuori Torino, ho incontrato qualcuno di Torino, che a Torino, dove entrambi risiediamo, non incontro mai, per un sorriso, il reciproco- “Che ci fai qui?”- e una pacca sulle spalle. …

Come sempre mi succede quando sono fuori Torino, ho dato ripetutamente informazioni ai turisti che me le chiedevano, pensando che fossi del posto: devo proprio ispirare fiducia, se sono sempre a fermarmi per strada e domandarmi come si va per di qua, o per di là, e io che rispondo, con incredibile sicurezza, come se vivessi lì, pure con l’accento milanese, se sono, come ieri, appunto, a Milano, o con quello romanesco, se nella capitale, o infilando un “belin” ogni due parole se a Genova, e così via, e ogni volta a stupirmi che a chiedere informazioni siano sempre le donne e mai gli uomini: giustappunto, gli uomini che non devono chiedere mai.

…A Milano, ieri, seduto al fresco dei giardini intitolati alla memoria di Indro Montanelli, facendo finta di leggere i giornali, ho ricordato quando, ragazzo, gli scrissi, chiedendogli aiuto per poter fare il giornalista e lui mi rispose, prodigo di buoni consigli e adesso, adesso che nessuno ti risponde mai, quando gli chiedi qualcosa, nemmeno il capo di gabinetto di un ministero e il capo di gabinetto, nel senso di w.c. di un ufficio, non ci posso credere: ma sono queste le piccole cose che fanno i grandi uomini.

…A Milano, ieri, seduto al fresco dei giardini intitolati alla memoria di Indro Montanelli, facendo finta di leggere i giornali, ho visto passare davanti la mia panchina, in nemmeno un’ora, nell’ordine: due pattuglie di “polizia municipale”, come si chiamano i vigili a Milano, in auto; due poliziotti municipali a cavallo; due vigilasse a piedi; un’auto dei carabinieri, una di vigilanza privata e infine un mezzo di volontari vigili del fuoco: e mi sono accorto che Letizia Moratti aveva vinto le elezioni da un anno. …

A Milano, ieri, ho visto prezzi assurdi nelle vetrine di via Turati, di via Manzoni, di via Montenapoleone: abiti e accessori, delle solite note marche, folli nei costi. Poi, con sconforto, le stesse vetrine, ho pensato, che avevo visto a Torino, a Roma, a Genova, a Londra, tutte uguali. …Pure in galleria, non c’è più “la” Motta, ma una catena che trovi sulle autostrade di tutta Italia.

…Ho letto i menù esposti fuori di ristoranti che necessitano, per una cena, della preventiva accensione di un mutuo bancario.

…Ho visto molte delle ragazze che passavano per strada con ai piedi ciabattine, infradito, ma proprio quelle che quando ero ragazzo noi portavamo sulla spiaggia, a mare e già di questo, di portarle solo a mare, ci vergognavamo e nessuno si sarebbe mai sognato di metterle per uscire normalmente in città: e invece adesso, ieri, a Milano, ho visto le ragazza a piedi nudi con le ciabattine sottili ciabattare a passeggio nel centro.

…Ho visto passare poi gente vestita da un accesso all’altro: da quelli jeans e maglietta fina a maniche corte, a quelli con giubbotto, giacca, gilè, camicia e cravatta ( beh, però non avevano più la sciarpa).

…Ho visto cinesi, tanti cinesi, tantissimi cinesi, fra residenti e turisti: e ho capito che la Cina è vicina.

…Ho preso tutti i giornali di free - press che ti danno alle fermate del metrò e mi sono sollazzato con un’edizione gratuita del “Corriere della sera” che esce al pomeriggio, con una del “Sole XXIVore” che si chiama ( dai, non ci posso credere! ) ”24 minuti” e con altri tre o quattro quotidiani gratuiti: e ho capito che l’informazione è cambiata.

…Ho pensato che ero vicino l’Europa e ho ricordato la Lecce lontana, le spiagge delle mie estati di città ancora più lontane, a quel Salento, di sole, di vento, di caldo, che “dell’Europa la Giamaica è”.

…Ho fatto la riunione di lavoro con venti persone per tre ore e mi sono sentito sempre solo.

…Ho pensato che volevo acquistare un attico con vista su piazza Duomo, da tenere come base per i miei soggiorni futuri, per un’occasione o per l’altra, e mi sono accorto che non mi erano rimasti neppure i soldi per il taxi.

…Così ho rifatto di nuovo sempre a piedi il tragitto da Piazza Duomo alla Centrale e sono ripartito, quando le prime luci della notte si accendevano ai lati dei binari, nel grande hinterland di banche, di fabbriche, di uffici e sempre più solo, in quel vagone anonimo e vuoto, mi son sentito, fintanto che sono arrivato a Porta Nuova e me ne sono tornato, sempre a piedi, stanco morto, dopo mezzanotte, a casa.

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Di giuseppe (del 19/04/2007 @ 16:15:33, in blog, linkato 39183 volte)

Peccato che “Repubblica” sia in sciopero, in questi giorni...Dove scriverà adesso, prima ancora del che cosa scriverà, la sdegnata consorte?

“Oggi”, un nuovo capitolo della telenovela che il diretto interessato aveva cercato, l’ultima volta, in pubblica risposta, di minimizzare quali “bagattelle”, mettendoci un “t” e una buona dose di faccia tosta di troppo.

“Bagatelle per un massacro” è il titolo di un romanzo di Louis Ferdinand Celine. Qui le bagatelle sono per un incontro multiplo. Cinque più o meno belle ragazze nella mega villa sulla costa Smeralda, per Silvio Berlusconi, però sorpreso dalle foto che chissà come il fotoreporter Antonello Zappadu è riuscito a scattare e che il settimanale “Oggi” ha deciso di pubblicare. Ha fatto bene. Avrebbe fatto meglio a pubblicare pure quelle del tran-giro di Silvio Sircana, ma questa è un’altra storia.

Adesso, mentre la musa ispiratrice della prosa epistolare di Veronica pare non solo inaridita, ma schiantata dall’ultima rivelazione sulle attività...politiche del marito, fanno ridere – genere: comico – le dichiarazioni che si succedono in queste ore, di servitori politici professionisti e gentili intrattenitrici non professioniste del leader di “Forza Italia”.

Tentano ora di far passare quanto accaduto come una riunione, appunto, politica, una specie di “convention” di simpatizzanti! Strano modo di fare politica! Chissà quali...profondi...argomenti si possono toccare con le varie grandi sorelle e grandi presentatrici televisive ( avessero mai parlato di politica, nelle loro per altro limitate apparizioni in pubblico! Ma soltanto di tresche e spettacolini!  ) colte in dolce e affettuosa compagnia nella mega - villa privata! Passeggiando mano nella mano! Sedute sulle ginocchia del capo! Vestite in tuta di ginnastica! Tutti indici di ...familiarità, di intimità, insomma: ci siamo capiti!

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Di giuseppe (del 17/04/2007 @ 15:39:28, in blog, linkato 42522 volte)
Ieri era la Cisnal, oggi è diventata l' Ugl, ma è sempre il sindacato nazionale, la confederazione sindacale dei lavoratori originale e alternativa e anzi ha conservato, attualizzato e rilanciato le grandi tematiche ideologiche della giustizia sociale e della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende. Qualcosa di unico e prezioso, che va al di là dell'etichetta di "destra" che comunemente le viene appiccicata. Venerdì prossimo, a Torino, nella sala "Principessa Isabella", di via Verolengo, n. 210, in un incontro organizzato dal centro studi "Araldo" ne discuteranno il segretario provinciale Giuseppe Failli, un ex sindacalista "storico" quale Bruno Labate e il dirigente d'azienda Leo Scandorra. Io ci sarò. E voi?
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Di giuseppe (del 16/04/2007 @ 17:34:16, in blog, linkato 42508 volte)

Anche i giornali nascono, crescono e prima o poi, per una ragione o per l’altra, muoiono.

Ma i giornali qualche volta rinascono. A volte ritornano.

Dopo quaranta numeri, gli ultimi due dei quali bellissimi, monografici, dedicati al recupero della memoria delle iniziative culturali attuate in mezzo secolo dalla “destra” di alternativa culturale e politica italiana, “Letteratura-tradizione”, la bella e preziosa rivista edita da tanti anni a Pesaro da fine poeta e impagabile animatore culturale Sandro Giovannini, con la sua casa editrice “Heliopolis”, cessò le pubblicazioni l’ estate scorsa. I motivi: in primo luogo, le risposte inadeguate dell’area di riferimento in termini di riscontri.

Ora, a nemmeno un anno di distanza, “Letteratura-tradizione” ritorna, è questa la notizia.

Ricomincia da 41, anche se con una nuova veste grafica, in prezioso, importante, formato volume, un rinnovato entusiasmo editoriale e un necessario ripensamento di contenuti.

Nelle prossime settimane, una serie di incontri in tutta Italia segneranno la compiuta definizione del progetto operativo. Il primo appuntamento del genere, per il Settentrione, si terrà a Milano, nel pomeriggio di giovedì 26 aprile ( se qualcuno fosse interessato a partecipare, me lo comunichi via mail e andremo insieme alla riunione ).

Mi piace riportare qui di seguito alcuni passaggi della lettera con cui Sandro Giovannini ha chiamato a raccolta i responsabili di “Letteratura-tradizione”:

Abbiamo sempre desiderato il rinnovarsi delle nostre iniziative ed ora possiamo crederlo. La speranza è che, con alcune caratteristiche del tutto nuove, come formato, impaginatura e periodicità, questa nostra rivista possa raggiungere livelli ancor più alti e riconoscimenti maggiori.

...Permane anche l’immutata necessità che una voce come la nostra, nello specifico letterario ed artistico, abbia una possibilità espressiva che altrimenti andrebbe ad annullarsi nuovamente e definitivamente. Che abbia la possibilità di far provare e temprare energie fresche di giovani, nel solco di una compatibilità e di un’esperienza collaudata, nel segno dell’antinarcisismo e della sobrietà agente.

Certo non ci illudiamo di poter, da soli, rappresentare esaustivamente la complessa dimensione di valori e ragioni, riferite a quello specifico, che legittimamente si affacciano da tante iniziative, anche individuali, anche di gruppi, che privilegiano logiche del tutto propositive e metapolitiche, ma siamo anche certi che nessuna iniziativa ha mai raggiunto una tale organicità di proposta e di rappresentanza consensualmente contestuale delle idealità, alla fonte della dimensione espressiva.

Prendiamo anche atto però, definitivamente, dell’impossibilità di mantenere ancora una sorta di “ambiguità creativa” che, con il precipitare in una specie di imbuto epocale dello scatenamento mondialista e della relativa restaurazione repressiva del pensiero unico, si rivelerebbe per ambiguità pura e semplice.

Noi siamo letterati ed artisti, e siamo uomini pensanti e responsabilmente coinvolti nelle cose che cupamente ci attorniano.

Traiamo la nostra legittimazione più profonda ed individuata dalla visione, dall’emozione, dalla persuasione della sacralità, dell’identità, della socialità nazionale ed europea.

Questo è il nostro mondo e per questo noi viviamo e ci battiamo.

Chiarezza quindi estrema nei riferimenti. Conseguente libertà, quindi, da ogni condizionamento politico o settario o di interessi, comunque, a noi, alieni.

Un luogo di pensiero in azione, giovane ma maturo, per quest’epoca drammaticamente inquieta, che necessita anche di una creatività che si esprima con forza e purezza.

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Di giuseppe (del 03/04/2007 @ 16:33:22, in blog, linkato 36462 volte)

Come detto il 29 ottobre scorso, data in cui finì quel periodo “estivo” di validità, e - sempre in quel blog – come motivato logicamente, io non seguo l’ora legale, perché la ritengo una colossale cazzata, cui tutti si adeguano senza una ragione, né un motivo, senza niente, semplicemente per conformismo, per abitudine, per incapacità e rinuncia di e a ragionare, di e a battersi.

Come detto il 24 marzo scorso, nel momento in cui la famigerata abitudine imposta per legge è rientrata in vigore, ho richiamato e ribadito quanto ho esposto ripetutamente, non senza destare perplessità e sconcerto.

Quel che non vi ho detto, invece e che vi dico adesso è che “gli altri” considerano questa mia annuale abitudine – NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI –una stravaganza, se non – nella peggiore- tout court un sintomo di pazzia. Bene, bene, cari: né stravagante, né pazzo! Bensì, capace di ragionare e di battermi!

State a sentire.

Un anonimo lettore o lettrice del mio blog mi ha mandato appena ieri via posta elettronica una segnalazione di un articolo, che pure mi era sfuggito e che pertanto ho “recuperato” grazie a questa preziosissima segnalazione, di cui non finirò mai di ringraziare lo sconosciuto interlocutore.

Si tratta di un articolo, anzi due, di una pagina intera, insomma, dell’ultimo numero del popolare settimanale “Oggi”, in cui per la prima volta ho letto sul merito della questione qualcosa di illuminante, quanto di intelligente. Per la prima volta. Che – in buona sintesi – sostiene quello che da sempre sostengo io. Che l’ora legale non serve a nulla dal punto di vista economico. Che anzi poi fa male alla salute.

E dai! Sì!

Trascrivo qui di seguito integralmente gli articoli in questione.

Il primo è firmato dal giornalista scientifico Luigi Bignami, geologo, giornalista e scrittore scientifico.

Forse in realtà non ci sarà nessun risparmio. Negli Stati Uniti è iniziata con tre settimane di anticipo e durerà una settimana in più in autunno; in Italia invece e in tutta Europa, l’ora legale ha preso il via il 25 marzo. L?anticipo americano è l’ennesimo tentativo per capire se davvero l’ora legale può far risparmiare energia. Secondo Terna ( società responsabile in Italia della trasmissione e del dispacciamento dell’energia elettrica sulla rete ) l’anno scorso si sono risparmiati circa 73 milioni di euro. Ma studi molto approfonditi provenienti dall’ Energy Institute australiano sostengono che i risparmi sono soltanto apparenti. Secondo l’istituto, infatti, il risparmio viene sempre calcolato sulle ore interessate dalla maggiore quantità di luce( quelle pomeridiane , mentre se si fa il computo complessivo tra il risparmio pomeridiano e la maggiore richiesta di energia tra le 7 e le 8 del mattino e quelle più tarde perché, mediamente,si rimane svegli più a lungo, il risparmio risulta zero. L’ora legale crea poi problemi “psicologici”, oltre che all’uomo, alla zootecnica e all’ agricoltura. Cambiare l’ora di mungitura due volte l’anno è uno stress per gli animali. E per gli agricoltori è una forte seccatura, tant’è che in Giappone, dove l’ora legale venne introdotta dagli Americani subito dopo la seconda guerra mondiale, nel 1952 fu eliminata per le proteste degli stessi contadini”.

Il secondo è di Maria Grazia Parisi, medico e psicoterapeuta:

L’avvento dell’ora legale viene quasi sempre salutato come un fatto positivo, sia per il risparmio di energia e denaro che ne deriverebbe, sia perché coincide con l’arrivo della bella stagione. Alla maggior parte della gente fa piacere avere qualche ora di luce in più dopo l’orario di lavoro e nel tempo libero; è poi noto che, tra gli innumerevoli effetti benefici di una maggiore esposizione alla luce naturale, c’è anche quello di innalzare il tono dell’umore. Tutti contenti, dunque? Mica tanto. Perché c’è chi paga un prezzo non indifferente per questo apparentemente piccolo, ma in verità importante cambiamento. Soprattutto bambini e anziani, ma anche molti soggetti sensibili alle variazioni ambientali, possono ricavarne un certo disagio, che può durare anche qualche settimana. Disturbi del sonno, della digestione, dei cicli femminili, stanchezza, irritabilità, instabilità psicologica sono tra i principali sintomi che vengono riferiti da un numero sorprendente di persone. In realtà, benché civilizzati e apparentemente abituati a ritmi non certo naturali, , siamo probabilmente molto più dipendenti dai cicli stagionali di quanto non pensiamo. Il semplice slittamento di un’ora può quindi bastare, in questi casi, a creare uno sfasamento del normale funzionamento nervoso e ormonale a cui l’organismo deve poi far fronte, spendendo molte energie per un adattamento non previsto in natura”.

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