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 APOCALITTICO/ Un manifestante "no- tap"... di giuseppe
 
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"Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono niente, o non vale niente lui".

Ezra Pound
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di giuseppe (del 29/03/2007 @ 11:16:30, in blog, linkato 36761 volte)

Tutti invitati ( ingresso libero )

Associazione Culturale POESIA ATTIVA

Info: tel. 011 5176881 - Cell. 338 1534427 www.poesiattiva.it; e- mail: info@poesiattiva.it

Venerdì 30 marxo 2007 - Ore 20.00

Chiesa di San Dalmazzo Via Garibaldi 24 Torino

VIA CRUCIS di Papa Benedetto XVI

A cura di: Armando Santinato

Apertura Padre Giuseppe Colpani - Bruno Labate

Presenta Marcello Croce

All’organo: Stefano Rosso

Interpretano Francesca Altavilla, Bartolo Arnolfo, Maria Anna D’Antuono, Victoria Caniggia, Francesco D’Andrea, Lorenzo De Francesco, Paola Galliano, Mario Maglione, Daphnie Marino, Chiara Morrone, Giuseppe Morrone, Lino Morrone, Iolanda Rigo, Marisa Sacco.

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Di giuseppe (del 25/03/2007 @ 10:44:39, in blog, linkato 35911 volte)

Guardate il blog del 29 ottobre 2006...

 

ORA LEGALE? No, grazie!

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Causa una banale, per quanto debilitante, influenza, del resto affrontata eroicamente, nella normalità quotidiana, di giorno, senza cedere alla tentazione di darmi ammalato, sono un paio di sere che me ne sto buono buono, come uno stupido, disteso sul divano, a guardare la tivù: non quello che mi interessa, come faccio di solito, ma tutto quello che passa sul video.

Così l’altra sera mi sono imbattuto in un telefilm americano, uno dei tanti, anche se della serie – ho appreso – “cult” C.S.I. ( ah, sempre ho appreso, da pronunciare “si es ai”).

Erano le 21, si badi bene, mica dopo mezzanotte, quando ogni notte, su tutti i canali, compaiono compiacenti signorine con in mano telefoni e non solo che fanno venire… Ecco, fanno venire e basta…

Ma le “operatrici telefoniche” delle ore piccole mi sono sembrate al confronto suore laiche, rispetto a quello che è andato in onda giovedì, subito dopo cena, sull’emittente “giovanile” Italia 1.

Ora vi racconto cosa ho visto, senza commenti: i commenti li lascio a voi, appena il tempo di ricordarvi che esiste una legge che tutela i minori e un’altra legge che combatte la pornografia e la violenza. Che la televisione sia uno strumento potentissimo di suggestioni, purtroppo nei modelli diseducativi che continuamente propone, lo sapete da voi, senza che ve lo ricordi io.

A parte la pubblicità più stupida di me che la guardavo, con tutte le schifezze e le cose inutili che proponeva, i poliziotti di New York erano alle prese con due casi, raccontati con dovizia di particolari.

La prima storia era quella di una festa a sorpresa, allietata da una giovane cantante, finita ammazzata sulla strada del ritorno a casa. Il papà della minorenne che l’aveva organizzata aveva pensato bene di comprare con un extra di cento dollari non solo la voce della ragazza, ma pure altro: tutto documentato e rappresentato, mentre la festa dei ragazzini si svolgeva di là. Di sera, però, finita la festa, la poveretta finisce ammazzata, da un giovane che la segue, la immobilizza in un luogo isolato e la violenta: anche questo tutto raccontato nei minimi dettagli.

La seconda storia era quella di un “menage a tre”, anzi a quattro: due donne che si dividono un uomo e ne tengono un altro “in panchina”, a guardare, pronto a entrare in campo, pardon, a letto, come veniva fatto vedere, performance erotiche comprese.

Mi sono stropicciato gli occhi e ho guardato l’ora: più o meno le 21.45. Il quarto – e dagli! - finisce anch’egli assassinato: rivoltelle, proiettili, buchi in fronte e negli occhi. L’assassina? Una delle due donne, gelosa ( gelosa? Mah.. ) dell’altra che riceveva più.. ehm ..attenzioni…

Non ci potevo credere.

Intanto era iniziato un altro episodio, sempre della stessa serie. Questa volta, in una macchina incendiata, viene scoperto un cadavere carbonizzato. I solerti poliziotti lo portano in laboratorio e lo analizzano, pezzo per pezzo, in quel che era stato risparmiato dalle fiamme: tutto fatto vedere per bene, pezzo per pezzo, appunto, radiografie interne comprese, per risalire all’identità della vittima, una giovane ragazza.

Però a questo punto non ce l'ho fatta più e ho spento, perché mi stavano venendo il mal di pancia, la nausea e i sudori freddi. E non credo che fosse per l’influenza…

Specifico che in questo mio riassuntino non ho inventato niente, anzi, ho omesso altri particolari e aggiungo soltanto che in Italia esistono un ministero, pure pieno di comitati e sottocomitati; un’ Autorità nazionale per le comunicazioni; venti comitati regionali; ognuno di tutto questo costa milioni di euro all’anno in grossissimi stipendi ai componenti, che dovrebbero vigilare sul rispetto delle leggi.

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Di giuseppe (del 18/03/2007 @ 12:51:39, in blog, linkato 41650 volte)

Trascrivo qui di seguito un brano di un articolo del “Corriere della sera” di pochi giorni fa. Leggetelo, ché poi vi faccio una domanda.

Erano di pattuglia, al buio. All’improvviso i nostri soldati, una decina, sistemati su due mezzi blindati, hanno inquadrato tre strane sagome, tre uomini con lanciarazzi che si portano a spalla. Gli alpini del reggimento ‘Pinerolo’ non hanno aspettato che i tre tirassero: hanno sparato subito. Uno scambio di colpi furioso, dai blindati nelle campagne intorno. Pochi minuti, quanto è bastato per far scappare le sagome e, come si dice fra i militari, mettersi in sicurezza.”

La domanda: il brano descritto si riferisce a un episodio:

a) della prima guerra mondiale

b) della seconda guerra mondiale;

c) della guerra del Vietnam

d) della guerra in Afghanistan.

Come dite?

E' la vostra risposta definitiva?

L’accendiamo?

Sì, d.

Si riferisce a un episodio accaduto pochi giorni fa, in Afghanistan.

In queste ore in cui la sorta di un altro giornalista è appesa un filo, il pensiero va ai nostro soldati, che fanno il proprio dovere, in mezzo ai pericoli di ogni tipo e di ogni momento.

La colpa non è mai dei soldati, che sono poi gli umili, i poveri, gli innocenti. La colpa è sempre di chi ce li manda, a fare la guerra, comunque e dovunque, senza se e senza ma: non ci sono guerre giuste.

Ricordiamocelo: la guerra continua, la guerra è vicina a noi.

Tutti noi dobbiamo ricordarcelo e costruire la cultura della pace, la sfida, difficile ed esaltante, per le giovani generazioni del nuovo secolo e del nuovo millennio, in cui la guerra dovrà diventare una parola tabù, dovrà finire per sempre.

Costruire la cultura della pace significa anche non farsi prendere per il culo. Da Prodi e da D’Alema in primo luogo, perché sono essi che adesso mandano i nostri soldati, i figli del popolo, a morire senza ragione, in nome e per conto degli interessi economici e finanziari delle fabbriche di armi, delle multinazionali del petrolio, delle oligarchie dell’alta finanza internazionale, che sostengono gli Usa di George W. Bush.

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Di giuseppe (del 17/03/2007 @ 20:07:26, in blog, linkato 1397 volte)

Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri, i direttori dei quotidiani “Il giornale” e “Libero”, personalmente, mi stanno cordialmente sul culo.

Tanto quale doverosa premessa, per essere chiari, brevi, concisi e compendiosi e perché nessuno pensi a una mia simpatia né personale, né ideologica, in relazione a quello che sto per dire.

Padreterni, egoisti, vanitosi, contraddittori e tanto basta e avanza.

Ma… Ma la mia onestà intellettuale e l’oggettività dei fatti mi spinge oggi a dire che Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri sono rimasti adesso gli unici campioni della libertà di informazione in Italia.

Nelle ultime ore sono successe cose di una gravità inaudita, senza che nessuno, opposizione di centro – destra compresa, tranne Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri, abbiano avuto alcunché da ridire.

Nemmeno il tanto esecrato fascismo, in ben altro contesto storico, poté tanto.

E’ successo che Maurizio Belpietro è stato l’unico a riferire che il politico protagonista del “puttangiro”, o “transgiro” che dir si voglia notturno, immortalato dalle foto del paparazzo di turno, come emerso dagli atti giudiziari, era Silvio Sircana, il portavoce di Romano Prodi, anzi promosso adesso a portavoce unico del Governo.

Contemporaneamente, è partita un’operazione che ha dell’incredibile e del drammatico al tempo stesso.

L’ordine dei giornalisti ha aperto un provvedimento disciplinare nei confronti di Maurizio Belpietro.

Il paparazzo autore delle foto, Max Scarfone ha ritrattato, asserendo, in interviste compiacenti andate in onda o in pagina su alcuni dei più importanti organi di informazione, a questo punto davvero “di regime”, di essersi inventato l’intera storia.

Peccato che le foto esistono davvero.

Sono cinque e secondo la procura di Potenza servivano appunto a ricattare Siriana, che però e comunque, dunque, a fare il “puttangiro” o “transgiro” notturno c’è andato davvero.

Le hanno nelle mani “Il giornale” e “Libero”, che, pur non potendo pubblicarle, ne hanno dato conto oggi e sono stati gli unici a farlo, nel vergognoso muro di omertà e ipocrisia eretto intorno dall’intero mondo politico italiano.

Ma c’è di più e di peggio.

Contemporaneamente, ieri, con una velocità che ha dell’incredibile, il Garante della privacy ha emanato un provvedimento, già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e dunque già operativo, vieta la diffusione di «dati personali che si riferiscano a fatti e condotte private che non hanno interesse pubblico o eccedenti rispetto all’essenzialità dell’informazione» o attinenti «a particolari della vita privata delle persone in violazione della tutela della loro sfera sessuale».

Chi viola il divieto verrà denunciato alla Magistratura e rischia una condanna penale da tre mesi e due anni di reclusione.

Si tratta di un provvedimento di una gravità inaudita.

I comportamenti dei politici - se non altro per il valore educativo e di guida che la politica deve avere nei confronti dei cittadini tutti – dei governanti, di chi rappresenta le istituzioni, di chi occupa a vario titolo e a vario livello posti di responsabilità, infatti, hanno sempre e comunque interesse pubblico.

In questi casi, che sono poi la stragrande maggioranza dei casi interessanti, è poi impossibile separare il “personale” dal “politico”, il “privato” dal “pubblico”.

Da oggi la libertà di informazione dei cittadini in Italia è gravemente compromessa.

Da oggi, tanto per fare un esempio, non si potrà più dire che un leader politico che si batte contro il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, è separato e convive more uxorio con una. Ma gli esempi possibili sono infiniti. Ma come? Non si può più parlare dei fatti e delle condotte private dei politici? Se un deputato che mi rappresenta ruba, evade le tasse, evade le leggi, tira di coca, io non posso dirlo, io non posso saperlo?

Non ci posso credere, sembra un assurdo, eppure è tutto vero.

Da oggi la stampa italiana è meno libera “- nota Information Safety and Freedom, associazione per la libertà di stampa nel mondo –“ le nuove norme riducono la libertà di informazione e la sottomettono al rispetto di criteri soggettivi molto simili ai meccanismi censori in vigore nei regimi autoritari”.

Dal canto suo, l’unione dei giornalisti di cronaca ha così commentato il provvedimento: “Il Garante per la privacy ha preso a pretesto un episodio circoscritto, sul quale peraltro indaga la magistratura, per fare di ogni erba un fascio e per imporre un ulteriore giro di vite all’informazione, ricorrendo a sanzioni da galera finora mai applicate. Chi sbaglia fra i cronisti paga, chi ingiuria e diffama commette reato, ma è liberticida mettere alla gogna un’intera categoria, imbavagliare e intimidire chi compie il proprio dovere a suo rischio e pericolo. Non può essere il Garante a stabilire confini sulla correttezza dell’informazione sul diritto di cronaca e piantare paletti sulla libertà di stampa tutelata dalla Costituzione”.

Sottoscriviamo i due documenti.

Esprimiamo solidarietà a Maurizio Belpietro e, insieme a lui anche nei confronti di Vittorio Feltri, ci congratuliamo, abbracciandoli idealmente.

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Di giuseppe (del 14/03/2007 @ 17:59:47, in blog, linkato 52118 volte)

Ma quante meraviglie, quante delizie, continua a riservarci questa nostra Italia!

Da alcuni giorni, i quotidiani riportano alcuni stralci delle intercettazioni telefoniche disposte dalla magistratura nell’ambito delle inchieste relative ai “traffici”, chiamiamoli così, del fotografo milanese Fabrizio Corona, la così detta “puttanopoli”, come è stata ribattezzata, un torbido intreccio di sesso, droga e ricatti, che in un modo o nell’altro coinvolge tanti nomi più o meno noti del gossip nazionale.

Ma non è di questo che, almeno direttamente, intendiamo parlare, no, perché, direttamente, è salutare stenderci sopra quel pietoso velo, anzi, una bella, spessa coperta. Vogliamo soffermarci, invece, sulle espressioni usate dai protagonisti, le parole fra loro pesanti, il lessico famigliare dell’allegra combriccola, per vedere che cosa cambia, attraverso i termini della cronaca, nel bene, nel male, nel nostro linguaggio, che poi è, tout court, la nostra dimensione pubblica e privata.

Abbiamo ritrovato quell’italiano greve raffazzonato, scorretto e volgare, che già trovammo ai tempi di Stefano Ricucci e dei suoi furbetti del quartierino, ora, nelle intercettazioni riguardanti Fabrizio Corona e i suoi compagni di after house, ancora più scomposto e indecente, soprattutto nella constatazione che esso è ormai la koinè appiccicaticcia e generalizzata di una condizione umana e sociale senza più freni, né remore, né idee né ideali, meschina e tesa soltanto, in un egoismo orribile, all’apparire, all’avere, all’ostentare.

Dice Fabrizio Corona alla ex moglie Nina Moric, in un esasperato colloquio in cui la donna, anche per ottenere qualcosa per il figlio di quattro anni, gli rinfaccia, fra l’altro, di essere stato l’amante di Lele Mora e di poterlo mandare per tante altre circostanze in galera: “Non ti darò una lira! Ma tu che donna sei? Vuoi che ci facciamo la guerra? Vuoi che ci facciamo lo sputtanamento? Per il mantenimento del figlio ti do 500 euro al mese anche se andiamo per le vie legali”.

Ecco, vedete che delizie!?! Sono poche parole, tre frasi in croce, ma basterebbero già per scriverci su un trattato sociologico.

Beh, in estrema sintesi, apprendiamo esterrefatti come Lele Mora, l’impresario di attrici, presentatrici e vallette, che appariva sempre circondato da super-fighe, abbia in realtà anche altri interessi, per la serie: il pane sempre a chi non può o non vuol mangiarlo...Nella fattispecie, preferendo il cambio di vocale!

Poi, il fotografo – impresario, uno, dai conti ostentati del suo commercialista, con casa da oltre due milioni e mezzo di euro, ma che dichiara al fisco guadagni da studente par - time in un call center, che versa per il mantenimento del proprio figlioletto di quattro anni 500 euro al mese, la metà di quanto abitualmente prendeva una delle ragazze del suo giro per una sola notte in compagnia dell’impresario, o del finanziere di turno.

Ma a scandalizzare chi ancora riesce a farlo, nonostante tutto, è quella frase – “Vuoi che ci facciamo lo sputtanamento?” – è quella parola . “lo sputtanamento”.

Che brutta espressione, che brutto vocabolo! Sputtanamento...

Circondati da puttane, pronti ad approfittare della prostituzione, o a prostituirsi in tanti modi anch’essi, i compagni di after house quello temono, quello hanno per incubo da tenere lontano, quello cercano di impedire con ogni mezzo, anche comprando le foto compromettenti, che li ritraggono in circostanze imbarazzanti, quello devono evitare, costi quel che costi: lo sputtanamento! Mica pensano a non fare, o non far fare certe cose, mica importa loro di cambiare abitudini, comportamenti, vizi e vizietti, mica si danno regole morali, mica si interrogano su come vivono e su quello che fanno, o fanno fare no: basta che non si sappia in giro, basta evitare “lo sputtanamento”, morte vera in quest’Italia dei vizi privati e delle pubbliche virtù, della sua ipocrisia congenita e della sua bassezza acquisita.

Tanto attenti all’ “immagine”, altro imperativo categorico! “E’ come quando vai al supermercato, paghi uno e prendi due!” – dice sempre Fabrizio Corona a uno dei suoi interlocutori interessati alle “ragazze – immagine” per un “evento” e, a scanso di equivoci, spiega bene che insieme nel prezzo pagato per la presenza della valletta di turno alla manifestazione pubblica era compresa la prestazione sessuale privata a parte.

Ma cosa è dunque questa “immagine” che a ogni piè sospinto viene evocata, o per costruirsene e accreditarsene una, o per evitare di vedersela screditata e distrutta? E’ la metafora dell’ipocrisia, è il significato dell’egoismo, questa è l’immagine!

 Ecco appunto, in uno dei tanti stralci dei documenti giudiziari pubblicati dai quotidiani in questi giorni, un altro uomo di immagine, imprenditore dell’immagine, Matteo Combi, creatore di una linea di abbigliamento, col logo della margherita,alle prese con il poliziotto che lo interroga e che vuol sapere chi erano le ragazze con le quali si accompagnava:

Beh, una persona che poi io ho avuto una storia è stata la Gregoraci”.

Ma...Mah...Ma ancora la Gregoraci? E’ mai possibile che a ogni inchiesta e a ogni intecettazione, mese dopo mese, anno dopo anno, c’entri sempre la Elisabetta Gregoraci, raccomandata da Berlusconi in persona per lavorare a “Buona domenica”, il programma nazional – popolare delle buone famiglie italiane, la compagna integerrima di Flavio Briatore magister elegantiarum?!?

Ma non è di lei che vogliamo interessarci: è dell’italiano di Matteo Cambi, che vogliamo dire! Non sanno parlare! Ricchi, anzi ricchissimi ( “Gente che incula i soldi”, nella compita e compunta espressione con cui lo stesso Corona definiva le persone che frequentava ) prestigiosi, potenti e poi, quando devono esprimersi, usano solecismi ed anacoluti che un tempo avrebbero fatto arrossire di vergogna! Un tempo, quando erano bel altri i metri di giudizio di una persona e di cui la cultura, anche quella minima, ma solida, della buona e sana scuola elementare di un tempo, l’educazione, il rispetto erano le solidissime fondamenta!

Una persona che poi io ho avuto una storia”, questo pronome relativo martirizzato, così come il congiuntivo comunemente vilipeso e negato, sono la rappresentazione di un popolo che non sa più parlare nella propria lingua, se non nelle forme sciatte e volgari in cui l’ha riadattata, anzi ridotta.

La lingua di Dante e Petrarca, quella di Foscolo e Manzoni, di Ungaretti e Montale, nemmeno pure più quella di Mike Bongiorno, la lingua per cui siamo diventati un popolo e per cui abbiamo adesso una memoria, di civiltà, di identità, di unità, di appartenenza, la lingua delle nostre radici, della nostra storia e della nostra cultura, del nostro agire e interagire, ora ridotta a un romanesco spurio, a un ibrido gergale raffazzonato, in cui i pronomi sono impazziti, i congiuntivi sono spariti e trionfa soltanto la volgarità!

Un italiano poi senza più punteggiatura. Quella punteggiatura, simbolo dell’ordine esteriore, a sua volta indice dell’ordine interiore. Alessandro Manzoni stava un giorno a decidere se mettere, o levare una virgola. Gli insegnanti delle scuole elementari e medie stavano fino a qualche decennio fa ore e ore a spiegarne il corretto uso primo e la possibile personalizzazione stilistica poi. Oggi, la punteggiatura non esiste. In compenso, esistono le abbreviazioni, le lettere – mostro, come la K.

Ecco un messaggio della madre della valletta Francesca Lodo, a sua figlia, con l’intento di darle buoni consigli, non di odine morale, come soltanto qualche ingenuo potrebbe pensare, bensì di spregiudicata partecipazione : “Di Corona tu non sai nulla di ciò Ke potrebbe fare in nero. Anche di te e Cocco non dire nulla potresti incasinarti e potrebbero assillarti di domande”.

Ecco l’assassinio del pronome relativo, lo sterminio della punteggiatura, il trionfo della lettera – mostro K, con la perla finale dell’uso creativo, fai da te, del verbo!

Ha corso seri pericoli di sputtanamento, con relativo crollo dell’immagine, anche quel politico importante, di primo piano, del quale però le cronache giornalistiche non hanno rivelato il nome, sorpreso e inseguito da uno dei fotografi che lavoravano per l’agenzia di Fabrizio Corona, tale Max Scarfoni, nel corso di un lungo e partecipato “puttan tour” notturno, lo scorso 14 settembre. In quell’ italiano “romaneschizzato” tipico della politica e della tivù ormai dilagante, così Max Scarfoni riferisce al suo boss: “Ma ti stai rendendo conto? Hai capito di che stamo a parlà? Cioè ma m’hai capito che ti sto a di? Ciò lui con la zoccola vicina, con le tette così, col transessuale, tutta nuda, vicino alla macchina sua...Ma quale scorta? Era lui da solo! Se l’è fatte tutte le mignotte, ci hai presente che a ogni mignotta, a ogni transessuale, lui s’è fermato? A ognuna si fermava e le guardava e ciò la foto di lui con la macchina tutto quanto col transessuale vicino”.

Lui e la zoccola.

Lui è il politico potente e influente, che chissà poi perché ci immaginiamo ferocemente contrario ai “dico” e alle unioni di fatto.

Lei, la trans, la zoccola. Ecco un’altra orribile vocabolo, passato dal dialetto napoletano alla koinè della vergogna.

Tra i due, il vero animale che dovrebbe suscitare ribrezzo è il politico, non la trans, magari costretta a prostituirsi per necessità economiche, impedita nelle proprie “normali” realizzazioni dalla morale e dalle leggi di questa nostra società disegnata da quei politici, che poi di notte, in incognito, senza scorta, si vanno a cercare problematiche, assai conflittuali compagnie!

Ma basta con i politici, basta con le solite veline, dolcemente ossequiose, o finemente protestanti ( “Mica sono una marchettara!” ), basta con la sempre in mezzo ai gossip più piccanti Michelle Hunziker!

Caliamo il sipario, con un edificante quadretto familiare. Beh, non ci posso credere, un’altra volta Silvio Berlusconi di mezzo c’è! Questa volta però non ne ha colpa, poverino! Se le colpe dei padri non ricadano sui figli, nemmeno quelle dei figli ricadano sui padri! Però povero Silvio, sempre in mezzo lo vanno a cacciare! E stavolta la prediletta figlia Barbara... Era successo che, sempre lo scorso settembre, la donzelletta se n’era andata in discoteca e, non sappiamo scortata da chi, si era fatta, ehm, per così dire “palpeggiare” da un occasionale avventore. Poco male, se non fosse stato presente lì tal Bicio, sempre della premiata fotograferia Corona, il quale così la raccontava al capo: “Ho fatto la Barbara Berlusconi tutta ubriaca all’ Hollywood. Il tipo non è il fidanzato, ma uno che le la baccagliava dentro. Lei è entrata da sola, è uscito questo qua che l’ha seguita, l’ha presa di dietro....Si vede che sono un po’ allegrotti, barcollano, si baciano appassionatamente, lui le tocca il sedere....”.

Le cose han seguito poi il solito andazzo, col vip che paga pur di non far uscire in giro le foto compromettenti. Ma in questo caso, a pagare è stato il papà Silvio, che, a dire di Barbara, notando il suo imbarazzo, senza colpo ferire, non solo ha sganciato ventimila euro, ma pure senza chiederle la benché minima spiegazione in merito.

Ora, una volta mio padre dovette pagare qualcosa come duemila lire, per colpa mia, ché non ricordo nemmeno più cosa avevo combinato, e non solo stette un mese prima e un mese dopo a chiedermene conto, ma pure mi diede per questo, o tentò almeno di darmi, qualcosa come duemila schiaffoni!

Meglio se Silvio le avesse chieste, quelle spiegazioni, e le avesse dato, insieme ai ventimila euro finiti a Corona, direttamente a sua figlia Barbara, qualcosa come ventimila calcioni in quel sedere che, come mostrato dalle foto al Bicio, l’allegra ragazza si era fatto piacevolmente palpeggiare in pubblico dal primo arrivato!

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Di giuseppe (del 08/03/2007 @ 17:04:56, in blog, linkato 35249 volte)

C’è un giornalismo che proprio non sopporto: quello degli arrivati che si autocelebrano e si aucompiacciono; quello delle rubriche fisse che diventano scialba routine; quello degli interessi consolidati, in luogo dello spirito di servizio; quello che invece di essere contro – potere diventa potere esso stesso; quello che perde ogni contatto con la realtà.

Oggi ho trovato un articolo che riesce nella incredibile impresa di riunire tutte quanti tali caratteristiche negative.

Sul quotidiano torinese La Stampa ho letto la recensione del ristorante di Gianfranco Vissani in provincia di Terni, a firma di Edoardo Raspelli, il sedicente critico culinario tutto preso nella sua stazza che, si badi bene, senza alcun rilievo di merito, senza spiegare né come né perché, tesse le lodi della “sublime e fantasiosa cucina di Vissani, supercuoco d’Italia”.

Bah...

Ma il peggio – è proprio vero: al peggio non c’è mai fine - stava in fondo, quando il sedicente critico, rivolgendosi ai propri lettori, dava conto dei prezzi del locale e così, testualmente, scriveva: “Avete due menù degustazione a prezzi sin troppo bassi ( 100 e 155 euro ) e, in compenso, prezzi di fuoco alla carta, per piatti fantasiosi, ma sublimi, unici ma succulenti”.

Non ho inventato nulla, il sedicente critico ha scritto proprio così!

Cento euro, per una serie di assaggini, da lasciare al “supercuoco” sarebbe un prezzo "sin troppo basso", come i centocinquantacinque, per una serie presumibilmente appena più corposa.

In compenso, se invece di assaggiare, si volesse fare un pranzo completo, un soprassalto di pudore del sedicente critico gli ha impedito di rilevarne il costo, genericamente indicati come “prezzi di fuoco”.

Ora, ognuno è libero di spendere i propri soldi come meglio crede e se c’è a chi piace pagare una cena, in uno sperduto paesino dell’Umbria, quanto una famiglia “normale” spende per mangiare un mese intero, sono fatti suoi, potendoselo permettere. Certo, poi vorrei che la Finanza controllasse a tutti i clienti del supercuoco la dichiarazione dei redditi, ma questa è un’altra storia.

Io, se anche potessi permettermelo, mi sentirei un idiota a spendere tre – quattro - cinquecento euro per una cena, ma va beh, non è questo il punto.

Il punto è che certi giornalisti, certi giornali che li ospitano, hanno completamente perso ogni contatto con la realtà: questa pseudo recensione in realtà è un’offesa sia all’intelligenza e sia alla dignità della stragrande maggioranza degli Italiani.

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Di giuseppe (del 07/03/2007 @ 18:10:19, in blog, linkato 25322 volte)

In queste stesse ore in cui un giornalista italiano è stato rapito, e in Parlamento si discute il rifinanziamento delle nostre "missioni militari", si è mossa una massiccia operazione militare della Nato, cioè degli Americani, contro i Talebani.

Ma non avevano vinto da anni? Non avevano già vinto pure in Iraq?

Invece, le forsennate, criminali campagne militari statunitensi non hanno risolto proprio niente di quello che a parole avrebbero dovuto risolvere, esportando, a suon di bombe micidiali, la così detta democrazia, ma anzi hanno aggravato la situazione di Afghanistan e Iraq, gettando questi due Paesi nel terrore, nella disperazione, nella povertà.

Fra l'altro, continuano a fare vittime civili, su vittime civili. Soltanto gli industriali e i mercanti di armi si fregano le mani: quelli che sostengono il presidente Bush e gli interessi neoimperialisti degli Americani.

Il guaio è che più o meno direttamente con loro ci siamo anche noi Italiani. Berlusconi e Fini, Prodi e D'Alema, non è cambiato niente. Che la smettano almeno di raccontarci la favoletta ipocrita dei nostri soldati che sono andati al fronte a distribuire le caramelle e i cioccolatini ai bambini.

I nostri soldati sono andati in Iraq e in Afghanistan ad aiutare le truppe di occupazione americane. Sono andati a fare la guerra.

Una guerra assurda, senza motivo, voluta da Bush e quindi a ruota da Berlusconi, Fini, Prodi e D'Alema. Una guerra degli Americani che uccide donne e bambini vittime innocenti. I nostri stessi soldati in Iraq hanno sparato su di una ambulanza con la croce rossa e hanno ucciso l'intera famiglia di una donna incinta che andava a partorire.

Questa è la guerra.

Non ci sono guerre giuste.

L'unica certezza, l'ultima speranza è che si affermi la cultura della pace. Una cultura che consideri la guerra un tabù, qualcosa di esecrando, da estirpare senza se e senza ma, da considerare come oggi si considera la schiavitù, la legge della jungla, l'incesto.

E' un processo lungo: in fin dei contio, per esempio, la schiavitù ha dominato incontrastata per millenni e per secoli e relativamente da pochissimo, da pochi decenni, essa è stata almeno legalmente bandita.

Ora, tocca alla guerra: è la sfida del nuovo secolo e del nuovo millennio. Le nuove genrazioni dovranno impegnarsi e riuscirci. Ma noi, pure noi, dobbiamo pur cominciare in qualche modo.

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