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 COLORATA/ di rosso per protesta, nel nome di Filippo Tommaso Marinetti, la fontana di Trevi a Roma... di giuseppe
 
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"Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono niente, o non vale niente lui".

Ezra Pound
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Di giuseppe (del 21/02/2007 @ 12:34:14, in blog, linkato 36133 volte)

La sua foto, non la metto, non la metto più, perchè c'è già e anzi, per mia incapacità tecnica, la caricai così com'era, di dimensioni pesantissime e così adesso ogni volta che si deve aprire, mi blocca il sito.

Però annuncio volentieri la serata, invitando a partecipare.

Domani, giovedì 24 febbraio, alle ore 20.30, a Torino, nella sala conferenze del Centro Servizi in via Toselli, n. 1, il mio amico e concittadino ( leccese, non torinese...) Francesco Rodolfo Russo presenta il suo ultimo romanzo, "Prima di entrare eri già qui", Giancarlo Zedde editore.

Del libro, riporto un passaggio della recensione fattane da Eleonora de Bonis, sulla rivista "Letteratura e tradizione":

"è un’emozionante messa a fuoco dei nostri percorsi quotidiani e spirituali. Itinerari che, mediante le storie personali dei protagonisti, mostrano l’immagine di un “viaggio”: frenetico nel tempo e negli spostamenti dei personaggi, lento nell’assecondare le voci interiori desiderose di accantonare ogni tipo d’nfingimento. F.R. Russo mette in scena, oseremmo azzardare pirandellianamente, una storia di esistenze che costruiscono – a volte senza rendersene conto – l’attesa per una vigilia: una sorta di veglia dove le vicende narrate, inizialmente distanti, intrecciandosi lasciano presagire l’aurora: un modo nuovo di affrontare la vita. La trama ricca e avvincente, oltre al sottile gioco degli incastri, s’impreziosisce di rimandi letterari. L’autore con una prosa semplice e ricercata a un tempo, disegna a tuttotondo personaggi che attraverso situazioni drammatiche, divertenti, imbarazzanti, banali e inusuali evidenziano i loro caratteri e le loro peculiarità".

Poi, vorrei dire che comunque, libri presentati e ripresentati a parte, sono sempre belle queste serate, che diventano un momento di incontro, di piacevole confronto, di socializzazione, fra pubblico e privato, fra "personale" e "politico": sono veri e propri eventi, appuntamenti preziosi, a colori, fra le pagine chiare e le pagine scure della nostra agenda quotidiana.

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Di giuseppe (del 21/02/2007 @ 12:08:17, in blog, linkato 35965 volte)

Ieri ho visto un articolo vergognoso, sulle pagine cittadine della “Stampa” di Torino, con un titolo ancora più vergognoso:”Sfila Fiamma Tricolore/ Sarà un giorno di guerra”, in perfetto stile sedicente democratico, in versione ipocrisia perbenista subalpina.

Sono ripiombato a trenta e più anni fa, come se il tempo non fosse passato, come se nel frattempo non fosse cambiato tutto intorno, dentro e fuori: eppure, le stesse dinamiche, le stesse precise procedure. Mi sono cascate le braccia, e pure altre cose.

E’ successo che per sabato prossimo 24 febbraio il “Movimento sociale – Fiamma Tricolore” ha indetto una manifestazione nazionale, a Torino, con corteo, a sostegno delle sue nuove proposte politiche, precisamente la lotta al precariato nei rapporti di lavoro, il contrasto alle delocalizzazioni industriali e il sostegno al “mutuo sociale” per finanziare l’acquisto della casa ai ceti meno abbienti.

Un corteo fra l’altro di poche centinaia di metri, saranno due o trecento metri dalla stazione di Porta Susa, luogo di ritrovo, ai giardini Lamarmora, luogo del comizio conclusivo. 

Tanto è bastato per scatenare la reazione degli extraparlamentari ( usiamo apposta il lessico degli anni Settanta ) e pure dei parlamentari di sinistra. Mobilitazioni preannunciate per impedire fisicamente il corteo del Movimento Sociale; richiami di fuoco a iniziative sulla “necessità di bloccare questa iniziativa” rivolti a “tutte quelle associazioni, quei gruppi, quei partiti che, da sempre, sono in prima fila quando si parla di antifascismo”.

Tanto è bastato per alimentare l’inchiostro fantasioso e velenoso dei diligenti cronisti del quotidiano torinese, tanto per non fare nomi gli ineffabili Ludovico Poletto e Maurizio Tropeano, i quali, con perfetto stile di regime, attenzione: NON registrano una situazione esistente soltanto nella mente deviata di quei quattro rivoluzionari da strapazzo dei centri sociali autori dei proclami di lotta, ma la creano essi stessi così scrivendo, che “la tensione cresce. Il rischio di incidenti per sabato pomeriggio – se non subentreranno cambiamenti- è elevato”.

“La tensione cresce...”

Tanto è bastato al vicepresidente del consiglio regionale Roberto Placido ( come l’amore di Prevert, così fragile, così violento ) dei D.S. ( cioè negli anni Settanta del P.C.I. ) per dichiarare: “Chiederò al Prefetto e al Questore di valutare la possibilità di non autorizzare il corteo. Non possiamo accettare che ci siano esibizioni pubbliche di saluti romani e di slogan fascisti, proibiti per legge, e che possono portare a reazioni violente e a scontri di piazza”. “Se non subentreranno cambiamenti...”.

A questo punto del logoro copione, negli anni Settanta il Questore vietava la manifestazione per motivi, in cui le vittime diventavano i rei, di ordine pubblico, alla faccia della democrazia, della libertà di espressione e di tante altre cose, ed extra e parlamentari di sinistra gongolavano per il successo ottenuto.

Negli anni Settanta.

Ma oggi?

Oggi siamo nel Tremila e non ci posso credere che si ripetano certe dinamiche veteromarxiste.

Dai...Vuoi vedere che ha ragione Silvio Berlusconi, quando dice che i comunisti sono sempre gli stessi?

Ora, a parte che è cambiato il mondo intero; che i feroci comunisti sono diventati i feroci capitalisti in Cina, e i feroci liberaldemocratici prodiani in Italia; che è caduto il muro di Berlino; che sono finite le ideologie e purtroppo, per tanti, pure le idee; a parte centomila altre cose che disegnano uno scenario tutto diverso, ecco, io vorrei capire che c’entra il fascismo, preso a pretesto per osteggiare una manifestazione indetta, si badi bene, per sostenere proposte politiche innovative, orientate nel sociale e a favore dei ceti popolari.

Quegli stessi ceti che la sinistra extra e parlamentare non rappresenta più e continua come ha fatto sempre a illudere e ingannare.

Che cazzo c’entra l’antifascismo per proibire una iniziativa volta a dare ai poveri la possibilità di avere una casa?

La verità è che i comunisti ( e vai, col lessico degli anni Settanta, allora, vai col lessico di Silvio Berlusconi ) , questi comunisti da strapazzo, sono in crisi profonda: non possono lottare contro il governo di cui fanno parte; soffrono di una crisi di identità paurosa, non sono più né carne e né pesce, si sono ridotti a ruota di scorta del neoliberalismo da sagrestia di Romano Prodi; e allora, per battere in qualche modo un colpo, per dare comunque sia un sia pur flebile segno di vita, per dimostrare a sé stessi di essere ancora vivi, hanno riesumato queste sceneggiate dell’antifascismo pretestuoso, l’unica memoria, per quanto sbiadita e superata dai tempi, che possa tenerli ancora insieme in qualche modo.

Pure Oreste Scalzone è tornato... Come mai non ha dichiarato nulla a proposito del pericolo fascista che si scatenerà a Torino? E Adriano Sofri, strano che Sofri non abbia scritto nulla, tanto diligente erede dei movimenti studenteschi, le lotte continue, i poteri operai, che sono servite soltanto ai compagnucci borghesi per occupare le poltrone, le banche, i giornali.

Pensa che questo sabato non sapevo che fare...

Adesso lo so. Sabato pomeriggio alle 16 in punto, placido placido, me ne andrò davanti alla stazione di Porta Susa e mi infilerò nel corteo della Fiamma Tricolore.

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Di giuseppe (del 07/02/2007 @ 15:00:25, in blog, linkato 1429 volte)

Ma benedetto uomo! Ma come? Neanche il tempo di far decantare il gran casino provocato con le ultime disastrose esternazioni, e siamo punto e daccapo. Ci risiamo. Un vizio, anzi, giacché ci siamo, un vizietto, che non riesce a dominare, evidentemente nemmeno a capire: anzi, si crede brillante, quando fa così e pensa di piacere, mentre invece si squalifica gravemente.

Il vero guaio è che delle notizie di ieri rilanciate dai mass – media quella che ha trovato maggiore attenzione e riscontro, in quello che abbiamo imparato a chiamare l’ “immaginario collettivo”, fra risatine d’approvazione e sdegnate disapprovazioni, è appunto l’infelice battuta di Silvio Berlusconi a proposito degli omosessuali, che, a suo dire, sarebbero tutti schierati politicamente con centro – sinistra.

Ora, a parte che questo non è affatto vero e non lo è neppure in linea di massima, la questione non è proprio questa: la questione è che è vergognoso disprezzare, discriminare e giudicare le persone sulla base del loro orientamento sessuale, o anche semplicemente per questo mancare loro di rispetto. Punto e basta.

Se ciò vale per chiunque, vale a maggior ragione per il leader di una grande coalizione politica, che pur si dice democratica, liberale e rispettosa delle libertà individuali, fin nel nome: ha, egli, anche perché, nel bene, come nel male, esempio e orientamento per l’immaginario collettivo, doveri di serietà, rispetto, educazione, che però regolarmente dimentica.

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Di giuseppe (del 06/02/2007 @ 18:29:57, in blog, linkato 1690 volte)

Ormai del Msi in Alleanza Nazionale non c’è rimasto più niente. Che cosa lo tengono a fare quel simbolo, dentro?

Comunque, Alleanza Nazionale mi è aliena. Non parla più a me. Non la capisco. Mi risulta totalmente distinta e distante, un’altra cosa proprio. Diversa e quanto mutata da quel che conoscevo.

L’ultima conferma, l’altro giorno.

Io, nel Msi, ero abituato a seguire, fino a qualche anno fa ( e nemmeno troppi, una decina, va bene? ) magari in maniera attiva e partecipe, questioni del tipo le proposte alternative al sistema; la possibile alternativa, né marxista, né capitalista, verso la giustizia sociale; la nuova repubblica; la lotta ai poteri forti ( ancora, quel grande uomo che fu Pinuccio Tatarella, per il resto buono e moderato, ne parlava nel primo governo Berlusconi, denunciandone l’azione occulta ); la partecipazione dei lavoratori agli utili delle aziende; la cooperazione; la democrazia partecipativa attraverso la religione del lavoro, e altre cosucce del genere.

Nel Msi mi hanno insegnato il primato della politica; il senso dello Stato e della giustizia; l’onore della bandiera e dei simboli; la condanna di ogni comportamento equivoco in tema di onestà e rettitudine, e scusate se è poco. L’articolo primo dello Statuto diceva che l’iscrizione al Msi era vietata a chi aveva subito condanne penali per rati infamanti e ai massoni. Cazzo, adesso che mi ricordo, diceva proprio così, esattamente questo.

Nel Msi ho studiato, mi sono formato, ho imparato e col Msi ho dato il mio contributo alla politica, alla cultura, alla società civile, un contributo forse modesto, almeno personalmente, ma come quello di tutti gli altri di quel partito, un contributo onorevole, onorato e comuqnue prezioso.

Di tutte queste cosucce si discuteva in congressi, o riunioni palpitanti, in cui di interesse materiale non c’era niente, nemmeno il pensiero di poter un giorno accapigliarsi per qualche interesse materiale, eppure si discuteva animatamente, a volte fin troppo animatamente, fino a far volare le sedie e i cazzotti, con passione vibrante, e si votava per mozioni ideologiche, complesse e articolate, che abbracciavano l’universo mondo e ognuno doveva intervenire e portare il suo contributo, più o meno critico e più o meno rappresentativo, secondo una precisa liturgia, che ancora ricordo con commozione, quasi, quando il presidente di turno dell’assemblea interna ti chiamava, secondo una liturgia precisa, “La parola al camerata Tizio”e poi subito dopo avvertiva “Si prepari il camerata Tale” e intanto si erano fatte le due di notte.

Le donne non parlavano del velo, dei dipartimenti stagni, nelle quote rosa. Le donne non piativano spazi o incarichi. Le donne spazi, cariche e incarichi, se li prendevano direttamente e basta.

Erano tante, tutte bellissime, principessa e guerriero al tempo stesso, colte, preparate e quanto meno capaci di dare la carica esse stesse ai maschi, o di calmarli con saggezza, secondo i momenti.

Non frequentavano i salotti di Emilio Fede, le discoteche di Flavio Briatore, non avevano partecipazioni azionarie con Marcello Lippi, non hanno mai fatto gestacci a chi le provocava, tutta più gli tiravano addosso uno schiaffone, senza scappare, o nascondersi; non hanno mai detto frasi tipo “Io un altro partito lo trovo. Ho pure chi me lo finanzia”.

Potrei farne tanti, di nomi, delle donne del Msi, che ho conosciuto e apprezzato, belle quanto intelligenti, principesse e guerriere. Ne faccio uno solo, Viviana Beccalossi, perché, oltre all’ammirazione, a lei imputo una colpa precisa, foriera di una precisa degenerazione: quella di essersi dimessa, da deputato, dopo pochi mesi, nel 2001.

Ecco, invece adesso apprendo dai giornali che quello che, usando un eufemismo, potrebbe essere definito ancora “dibattito interno”, o quel che ne rimane, verte sul ruolo di sedicenti circoli femminili, di cui semplicemente non si capisce il senso, appellati come il supplemento magazine del sabato del “Corriere della sera”, quindi probabilmente destinati a ribadire la supremazia di pellicce e tacchi a spillo nei confronti del velo e del burka, ma forse sono io che penso male...

Sempre dai giornali apprendo ancora che l’opposizione interna tocca il massimo di acume ideologico affrontando la questione dei "pacs", per cui si nega ogni sia pur timida, appena accennata, apertura civile; si nega, ben inteso, a opera sempre della stessa oppositrice, la quale con grande coerenza, la stessa di ogni altro aspetto della sua poliedrica personalità, risulta regolarmente divorziata dal precedente marito, che, per chi non lo vedesse, era chirurgo estetico, e adesso è regolarmente convivente in unione civile con un imprenditore della sanità privata.

Ma meglio neppure accennare, neppure nominare per caso, la sanità privata.

Ecco, quell’opposizione interna che a suo tempo fecero - - che so? - Junio Valerio Borghese e Julius Evola, Augusto De Marsanich e Araldo Di Crollalanza, Arturo Michelini e Giorgio Almirante, Pino Rauti e Beppe Niccolai, e tanti altri, sempre in nome dei valori e degli ideali, ora la fa, in nome e per conto dei salotti della Milano – bene, in virtù del velo da impedire alla povere musulmane, una della quale non so pronunciare nemmeno il cognome, anch’esso artefatto, ma soltanto scriverlo: Santanché, con l’accento né grave, né acuto, bensì semplicemente squallido.

L’altro giorno, c’era sul quotidiano torinese La Stampa un articolo su di lei con un titolo che sia pure in maniera del tutto involontaria, faceva ridere e piangere al tempo stesso: “La pasionaria della destra/ “Nessun inciucio con Storace. Io ballo da sola”.

Lo sdegno scoppiava furente, a sentir parlare a vanvera di “pasionaria” e ancor di più di destra; ma poi si tramutava in uno scoppio di ilarità, quando inevitabilmente il lettore si chiedeva dove, questa “pasionaria” balla da sola... Dove, Al Billionarie?

E Flavio ed Elisabetta? Li lascia nel “privè” del locale? E Lele Mora, e che cazzo? Che fa Lele Mora, a Porto Cervo, con le altre sue cortigiane, quando lei balla da sola?

Ecco, pure tutto questo, io non capisco.

Tutte queste cose, e pure tante altre ragioni, soprattutto le vicende degli ultimi anni e degli ultimi mesi, su cui ora è meglio calare il pietoso velo del silenzio, perché per carità residua non voglio approfondirle, né tanto meno proprio più affrontarle, tanto che importa ora? E certo, pure, a chi importa ormai? Ma ecco, per tutte queste cose Alleanza Nazionale non parla più a me, mi è estranea, mi è distinta e distante, mi è semplicemente aliena.

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Di giuseppe (del 04/02/2007 @ 16:19:32, in blog, linkato 26027 volte)

Renato Pallavidini, professore torinese cinquantenne, saprà di storia e di filosofia, pure di politica, è stato e/è un bravo, degnissimo militante nazional - popolare, ma di comunicazione non sa nulla.

E’ caduto come un allocco nella trappola tesagli appositamente dai genitori dei suoi allievi, opportunamente usati e istruiti, del liceo classico “Cavour”, che evidentemente lo avevano nel mirino e mal sopportavano un docente noto per idee e impegni fuori dagli schemi conformistici, sedicenti democratici e di sinistra, tanto cari alla Torino – bene radical chic.

Un vero e proprio agguato, ordito in perfetto stile “torinese”: ipocrita, silenzioso, freddo, anonimo. Una domanda in classe fatta apposta, pure qualche parola di troppo di opinioni politiche, beninteso, sull’attualità internazionale e il ruolo di Israele ed ecco scatenarsi “la Stampa” e “la Repubblica”, a sbattere il mostro sulle pagine di cronaca: un professore diventato il demonio, negazionista, nazista e chi più ne aveva di peggio, più ne ha messo, dalle prese di posizione a vanvera dei politici, alle ispezioni ministeriali.

Poi, egli stesso si è difeso male, presentandosi, quindi dando l’opportunità agli altri di essere così presentato, con ciò credendo forse di limitare i danni, come un povero diavolo, meschino e isolato, abbandonato dalla donna russa, eccentrico, “strano”: ecco come si distrugge e conseguentemente si auto – distrugge, pirandellianamente, un uomo.

Il tutto, per aver criticato la politica estera di Israele e l’azione israeliana nel contesto mediorientale e internazionale.

Un argomento tabù, che chi tocca muore: vedete che “democrazia” a sovranità politica e culturale israeliana è diventata la nostra?

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Di giuseppe (del 01/02/2007 @ 15:42:54, in blog, linkato 35785 volte)

Del blog di ieri, qualcuno ha lamentato di non aver capito il mio discorso così espresso:

Proprio questo punto bisogna mettere a fuoco: Berlusconi non ha mai capito la distinzione fra uomo privato e uomo politico e men che mai fra uomo politico e statista. Nessuno dei suoi collaboratori e scherani, qualcuno dei quali viceversa tutto questo deve pure avere ben chiaro, ha mai osato, certo per viltà e per tornaconto, impuntarsi con lui e dirgli di smetterla. Decine di comportamenti esecrabili o di gaffe terrificanti, alcune delle quali aventi come oggetto proprio la mercificazione e lo svilimento della donna, sono ben presenti negli archivi dei giornali e della memoria collettiva, senza che il protagonista ne abbia mai tratto una qualche salutare lezione: non ha mai capito che nuoce gravemente alla sua credibilità mettersi la bandana in testa, andare al “Billionaire”, parlare di Shevcenko e magari pure vantarsi di tutto questo.

Insomma, un concetto che non soltanto Berlusconi non ha capito, ma pure qualcuno dei miei lettori. Me ne scuso.

La colpa non è loro, che non hanno capito, ma mia, che, evidentemente, non mi sono spiegato bene. Cerco di rimediare.

Si tramanda che Aldo Moro portasse giacca e cravatta anche quando andava in spiaggia,al mare.

Dal canto suo, non mi risulta che Alcide De Gasperi avesse mai frequentato discoteche, feste e festini.

Bettino Craxi, con tutto quel che si può dire su di lui, non mise mai la bandana per ricevere un capo di Stato straniero, non aveva ville in cui organizzare finte eruzioni di vulcano a colpi di fuochi d’artificio e quando pure scopò con la mitica Moana Pozzi, pace all’anima di tutti e due, non lo fece sapere a nessuno, tanto meno alla moglie. E potrei continuare a lungo.

Riuscite a immaginare Enrico Berlinguer che parla del mercato dei calciatori e dà consigli sulle formazioni a Dino Zoff e a Carlo Ancelotti? Riuscite a vedere Giorgio Almirante che fa le corna dietro alla nuca al suo vicino in una foto ufficiale, roba che ormai neanche più uno scolaretto delle elementari?

Cosa voglio dire? Voglio dire che il politico, tanto più lo statista, deve avere un comportamento che si eleva, non che si abbassa, su quello della massa.

Quando anni fa i politici cercano di sembrare uguali agli altri e di per così dire “umanizzare” la loro figura, commisero una colossale sciocchezza.

La politica deve avere il primato, la politica deve educare, oltre che convincere. Chi fa politica deve guidare e orientare con tutto quello che fa e tutto quello che dice e in ciò risiede e da ciò deriva la superiorità, la sacralità, il carisma. Spero di essere riuscito nel mio intento.

Quanto al senso dello Stato, al prestigio delle istituzioni, cioè l’organizzazione e l’esemplificazione del bene comune, del patto collettivo, dei vincoli di sangue e di cultura che ci uniscono, beh, non mi sembra di dover spiegare niente in merito. Questo, tutti i miei lettori l’han capito. Tranne Berlusconi, che non l’ha capito mai.

E come è arrivato a settanta anni, per farsi rimproverare, in pubblico, per giunta, dalla moglie, come un ragazzino qualsiasi, così il senso dello Stato e delle istituzioni non lo recupererà mai più.

P. S. Veronica Lario, in aggiunta a quanto detto ieri: come l’ultima delle veline, in cerca di pubblicità, che racconta dei suoi litigi con fidanzato, voto: 0.

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