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 OMBELICO/Del mondo mediatico di questi giorni, il Palazzo di Giustizia di Torino... di giuseppe
 
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“Nessuna meta è irraggiungibile, quando ho qualcosa da dire”

Nicola Vacca
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di giuseppe (del 31/01/2007 @ 17:38:17, in blog, linkato 35933 volte)
“Non mi ha fatto mai fare una brutta figura, mai. Mentre certe altre mogli di politici... E poi è anche indulgente, che cosa potrei volere di più?”. Finiva con queste parole un’intervista concessa nei giorni scorsi ad un settimanale “femminile”, in edicola domani, da Silvio Berlusconi, che così si esprime a proposito di sua moglie Veronica Lario. Mai una brutta figura? Indulgente? Quando si dice le ultime parole famose... Questa mattina, a sorpresa, il quotidiano “Repubblica” portava in prima pagina come apertura una lettera al direttore di Veronica Lario, la quale, in seguito a certe frasi leggere e disinvolte adoperate dal marito, pieno di complimenti nei confronti di belle ragazze incontrate in una cerimonia, gli rinfaccia la scorrettezza e gli chiede pubbliche scuse, con più o meno fondate argomentazioni. Eccone il testo completo: “Egregio Direttore, con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, qual è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: " ... se non fossi già sposato la sposerei subito" "con te andrei ovunque". Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l´età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni. A mio marito ed all´uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi "La metà di niente". Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questo per vari motivi: per la serietà e la convinzione con la quale mi sono accostata a un progetto familiare stabile, per la consapevolezza che, in parallelo alla modifica di alcuni equilibri di coppia che il tempo produce, è cresciuta la dimensione pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri personali. Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli. Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati. RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero, La saluto cordialmente”. In Italia in queste ore non si parla d’altro. Si tratta di un fatto per molte ragioni straordinario, difficile da capire e da spiegare. Vediamo di fissarne le migliori coordinate possibili. Come ho documentato ampiamente nel mio recente saggio “Breviario d’amore” ( Azimutlibri ) da anni – da quando Elisabetta Canalis mandò un comunicato all’ Ansa per ufficiliazzare la fine del suo rapporto con Bobo Vieri - si è diffuso il singolare fenomeno da parte di più o meno importanti personaggi pubblici di affidare alle colonne dei giornali le proprie problematiche di coppia. Benché io ritenga che il “personale” sia “politico” e che dunque le scelte “private” abbiano e anzi debbano avere una valenza “pubblica”, trovo invece disdicevole che marito e moglie, o fidanzato e fidanzata si mettano a litigare sui giornali. Come è giornalisticamente legittimo, essi vanno a solleticare e sollecitare i diretti interessati, i quali però dovrebbero ben guardarsi dal cadere in simili trappole, che finiscono comunque per nuocere alla loro immagine. Peggio, quando sono essi stessi a sollecitare spazio sui mass media per simili vicende, che potrebbero più agevolmente essere dibattute a quattro occhi e sicuramente in maniera più dignitosa per tutti: insomma, il proverbio: “i panni sporchi si lavano in famiglia” non sarà originale, ma è una perla di saggezza, che spesso molti, abbagliati dall’informazione drogata e dalle leggi distorte dello spettacolo, finiscono per dimenticare, con esiti comunque catastrofici. Nella fattispecie odierna, però, siamo di fronte a qualcosa di eccezionale: non è il produttore cinematografico, l’attrice, il cantante, o la velina, bensì l’uomo più ricco d’ Italia e il protagonista assoluto della vita politica italiana, a essere dentro la lite d’amore affrontata e gestita in pubblico. Proprio questo punto bisogna mettere a fuoco: Berlusconi non ha mai capito la distinzione fra uomo privato e uomo politico e men che mai fra uomo politico e statista. Nessuno dei suoi collaboratori e scherani, qualcuno dei quali viceversa tutto questo deve pure avere ben chiaro, ha mai osato, certo per viltà e per tornaconto, impuntarsi con lui e dirgli di smetterla. Decine di comportamenti esecrabili o di gaffes terrificanti, alcune delle quali aventi come oggetto proprio la mercificazione e lo svilimento della donna, sono ben presenti negli archivi dei giornali e della memoria collettiva, senza che il protagonista ne abbia mai tratto una qualche salutare lezione: non ha mai capito che nuoce gravemente alla sua credibilità mettersi la bandana in testa, andare al “Billionaire”, parlare di Shevcenko e magari pure vantarsi di tutto questo. Assodato e ribadito ciò, le frasi usate lunedì scorso alla consegna dei “Telegatti” sono una umana debolezza, censurabile soltanto sotto il profilo della dimensione che abbiamo fin qui crediamo chiaramente delineato. Insomma, non sta bene, per la sua immagine, per la sua credibilità, per la sua identità, direi addirittura per il carisma, la sacralità che devrebbe avere, o quantomeno ricerca,che un politico, addirittura uno statista, si metta a fare il cascamorto con le figone di turno, come farebbe un qualsiasi avventore del bar dello sport con la bonazza appena intravista al tavolo di fronte. Questo è quanto. Ecco perché Silvio Berlusconi ha sbagliato. Nello specifico, invece, nella dimensione privata di coppia, sono frasi banali, che non significano nulla. Tutti gli uomini, anche i più innamorati, i più fedeli, i più morigerati, quando vedono una bellezza femminile, specie se generosamente esposta, ( anzi, più vedono e più scatta il meccanismo ) si sentono come in dovere di farle i complimenti e di manifestare il proprio apprezzamento, senza che ritengano minimamente ciò un torto, o uno sgarbo, nei confronti della propria eventuale moglie, o fidanzata, o compagna, o quello che è, purché non sia fisicamente presente e senza che con ciò vogliano in effetti tradirla in nessun modo. Se non si capisce questo, non si capisce niente della psicologia maschile. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra. Alzi la mano un uomo che non si è mai comportato così in circostanze analoghe: non ce n’è nessuno. Se esiste, ovvio che la legittima compagna del parolaio galante possa non prenderla tanto bene. In questo gli uomini sono stupidi, quando non calcolano che le proprie parole in simili circostanze non solo possano essere riportate a chi non dovrebbe proprio sentirle, ma pure, quando il che si verifica, siano regolarmente distorte e interpretate in maniera del tutto cattiva e negativa. Quel che accade in questi casi fra i due, sono affari loro e se la dicono e se la cantano all’interno della coppia, con esiti imprevedibili. Il bello è che non interessa a nessuno, di per sè. Ognuno di noi, se maschio, si è sentito assalito verbalmente, nel migliore dei casi, in circostanze analoghe ( e quante circostanze analoghe ! ) dalla propria inviperita compagna, e, se donna, ha dato in escandescenze contro il malcapitato e spudorato, quanto sprovveduto, partner: è un copione logoro, che sappiamo tutti a memoria. Che senso ha, allora, che la moglie dell’uomo politico Silvio Berlusconi decida di mettere tutto in piazza? Che, invece – che ne so – che rompergli la testa, o prenderlo a prolacce, o minacciare, o attuare sfaceli, abbia preso carta e penna e abbia raccontato tutto, pretendendo pubbliche scuse? Pubbliche scuse? Poi, in questo momento, dopo decenni che lo conosce e dopo decenni in cui non è riuscito evidentemente a cambiarlo: che senso ha? E ancora, per una banalità, almeno se paragonata ad altri edificanti episodi di cui il marito si è reso pubblicamente protagonista, il peggiore dei quali, pure da capo del governo, da questo punto di vista, l’allusione sessuale nei confronti del primo ministro finlandese, a suo dire così convinta a cambiare idea a proposito della sede dell’autority alimentare. Infine, sul principale giornale ostile al marito e al suo partito: pure, non le mancavano certo i giornali, essendone addirittura proprietaria di uno in prima persona e di un altro in famiglia... Una specie di sfregio, di beffa crudele, quest’ultima circostanza. Non c’è alcun senso, appunto. Una cosa fatta sulla base della vanità, o velleità, o delirio, di onnipotenza, uno sragionamento, tout court. E adesso? Adesso speravo che almeno Silvio tirasse fuori le palle, come dice di fare ai suoi calciatori e ai suoi collaboratori e, di fronte all’enormità e alla volgarità del gesto, mandasse cordialmente a cagare la moglie e cominciasse le pratiche di un salutare divorzio. Invece – no, per favore no! – ha preso pure lui carta e penna e, in questo pomeriggio, ha risposto sempre in pubblico, con un una lettera appena battuta dalle agenzie di stampa, in cui sostanzialmente si dichiara innamorato e chiede scusa. Eccone il testo completo: “Cara Veronica, eccoti le mie scuse. Ero recalcitrante in privato, perché sono giocoso ma anche orgoglioso. Sfidato in pubblico, la tentazione di cederti è forte. E non le resisto. Siamo insieme da una vita. Tre figli adorabili che hai preparato per l'esistenza con la cura e il rigore amoroso di quella splendida persona che sei, e che sei sempre stata per me dal giorno in cui ci siamo conosciuti e innamorati. Abbiamo fatto insieme più cose belle di quante entrambi siamo disposti a riconoscerne in un periodo di turbolenza e di affanno. Ma finirà, e finirà nella dolcezza come tutte le storie vere. Le mie giornate sono pazzesche, lo sai. Il lavoro, la politica, i problemi, gli spostamenti e gli esami pubblici che non finiscono mai, una vita sotto costante pressione. La responsabilità continua verso gli altri e verso di sé, anche verso una moglie che si ama nella comprensione e nell'incomprensione, verso tutti i figli, tutto questo apre lo spazio alla piccola irresponsabilità di un carattere giocoso e autoironico e spesso irriverente. Ma la tua dignità non c'entra, la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore anche quando dalla mia bocca esce la battuta spensierata, il riferimento galante, la bagattella di un momento. Ma proposte di matrimonio, no, credimi, non ne ho fatte mai a nessuno. Scusami dunque, te ne prego, e prendi questa testimonianza pubblica di un orgoglio privato che cede alla tua collera come un atto d'amore. Uno tra tanti. Un grosso bacio. Silvio". Allegria! E con cio, Silvio e Veronica, per favore, andate a farvi i fatti vostri da un’altra parte. Perché, purtroppo, tutto ciò non era Mike Bongiorno, non era il Bagaglino, non era Scherzi a parte. Era l’apodittica dimostrazione della confusione fra televisione e realtà oggi imperante, era la terribile dimostrazione di come sia futile e vuota la vita politica e sociale di quest’Italia del berlusconismo sempre dilagante e sempre imperante, anche con un governo di segno apparentemente inverso.
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Di giuseppe (del 28/01/2007 @ 17:36:15, in blog, linkato 36110 volte)

Neanche gli altri son da meno, però uno dei “nostri” telegiornali ne ha fatto un appuntamento fisso in tutte le sue edizioni e non parliamo dell’apposita rubrica “meteo” che va in onda alla fine di tutti gli altri, con il colonnello dell’Aeronautica militare, o la compassata annunciatrice, no, ma di un vero e proprio “servizio”, in cui, accanto alle immagini riprese in mattinata dei vari fenomeni, una voce vagamente angosciata e angosciante descrive la situazione come se fosse sempre una tragedia e magari insiste sul fatto che le temperature sono “al di sopra delle medie stagionali”. Ora, a rigor di logica, le medie sono appunto date dagli alti e dai bassi ed è, sempre logicamente, difficile, più che facile, che la temperatura di un dato momento sia appunto in media...Il risultato è comunque sempre allarmistico.

Non parliamo poi d’estate, quando ( d’estate fa caldo? Dove sta la notizia? E pure se in inverno qualche giorno non è proprio freddo, di nuovo; dove sta la notizia? ) sempre quella voce insiste su di un altro concetto la cui logica è francamente incomprensibile: quello della temperatura “percepita”, calcolata regolarmente ben al di sopra di quella effettiva, tanto per accrescere pure il tono apocalittico. Percepita? …Che significa “percepita”? Senza bisogno di fare esempi banali, non si tratta forse di una sensazione soggettiva, quindi virtuale?

Eh già, non ci sono più le mezze stagioni… Il tempo è cambiato! ...”Sarà colpa della bomba atomica?” – si chiedevano allarmate le distinte signore – bene di un vecchio film di Alberto Sordi? Degli anni Sessanta, vale la pena sottolineare… Poi, i 20 - 26 gradi di Torino di una decina di giorni fa, in pieno gennaio, pure durante le ore notturne: un fenomeno perfettamente spiegabile e regolare, appena più accentuato del solito, dovuto, come è noto, al vento soprannominato “fohn” tipico delle Alpi, diventato invece, nell’approccio e nella divulgazione di quasi tutti i nostri mass – media, una specie di apocalisse.

Ma davvero il tempo è impazzito? In proposito, come è noto, c’ una scuola di pensiero, largamente diffusa, che crede che sia così e imputa tutto ciò, anche con apparentemente ineccepibili dossier di documentazione, alle emissioni nocive dell’uomo, che provocano il così detto “effetto serra”, responsabile dei misfatti atmosferici.

Ma è proprio così?

Difficile dirlo, in realtà.

Certo, certo: gas di scarico, di riscaldamento domestico, industria e pure di automobili non fanno certo bene, né alla salute di chi è costretto a respirarli, né dell’ambiente, e limitarne l’emissione è cosa buona e giusta.

Sarebbe stata cosa ancora migliore orientare lo sviluppo verso mezzi più sostenibili: l’energia atomica, l’idrogeno, l’ utilizzo del vento e del sole, il trasporto su rotaia…Ma gli ingenti interessi economici che ruotano intorno a tutto questo lo hanno finora quasi del tutto impedito. Se ci orienterà presto e bene in tali direzioni, non sarà mai troppo tardi.

Detto ciò, però, c’è da dire pure che la meteorologia è una scienza largamente inesatta, oltre che complicata, perché soggetta a tutta una serie di varianti e di possibili ipotesi, che rendono problematico ottenere indicazioni certe, anche per il prossimo giorno, specie poi per una zona specifica e limitata, al di là della descrizione di una generica tendenza. Varianti e possibili ipotesi legate inoltre e fenomeni di cui abbiamo conoscenze limitate, se non approssimative, In particolare, sappiamo ben poco a proposito degli effetti, che pure esistono e anzi sono letteralmente decisivi, dell’eccentricità dell’orbita terrestre; dell’inclinazione dell’asse del pianeta; della processione degli equinozi; delle macchie solari.

Sappiamo però che gli effetti sul clima di tutti questi fenomeni sono pesantissimi, in maniera nettamente maggiore di quelli delle emissioni dannose, a questo punto marginali. Valgano gli esempi seguenti fra i tanti che si potrebbero fare, negli ultimi duemila anni, quindi fra quelli accertati storicamente, senza perciò andare a scomodare le epoche preistoriche e i relativi, quelli sì, sconvolgimenti.

Nella Roma repubblicana e imperiale, quando non c’erano né fabbriche, né automobili, il clima era talmente mite che gli abitanti indossavano semplici toghe anche d’inverno. Provate voi a girare adesso dalle parti di via Nazionale, o dei Fori imperiali, con indosso un semplice lenzuolino… Invece al tempo di Carlo Magno erano tutti ricoperti di pelli e pellicce… Pochi secoli e il clima cambiò di nuovo; si sciolsero molti ghiacciai del polo Nord: i Vichinghi arrivarono agevolmente in Groenlandia e la videro piena di pascoli di erba: così, appunto, la chiamarono: Grun - land, terra verde, così come chiamarono “vin land”, terra del vino, la zona attuale di Terranova, sulle ragioni costiere del Canada. Andate a vedere quanta erba c’è in Groenlandia e quante viti ci sono in Canada adesso!

Eppure, stando agli attuali ragionamenti catastrofici di tanti sedicenti esperti, in quell’epoca in cui si sciolsero davvero i ghiacciai le nostre coste italiane avrebbero dovuto essere sommerse: invece vi prosperarono le repubbliche marinare! E questi sono fatti, non opinioni.

Fatti, come l’Arno e la laguna gelati nel Mille e Seicento, tanto che i Fiorentini e i Veneziani vi transitavano a piedi, con carri e carrette, per molti mesi all’anno.

Come, certo, il progressivo aumento della temperatura da un secolo a questa parte.

E allora?

Allora, per favore, smettiamo di fare catastrofismo a tutti i costi, senza che ciò, si badi bene, significhi menefreghismo o lassismo. Tanto la natura è più forte di noi esseri umani e noi non riusciamo a capirla, tanto meno a governarla.

Possiamo però esserne consapevoli, certo e con ciò rispettarla maggiormente, senza fare drammi inutili, generare panico, far lievitare angoscia, se una notte d’inverno un viaggiatore, a Torino, si sente il vento caldo sulla pelle.

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Di giuseppe (del 16/01/2007 @ 13:09:08, in blog, linkato 36051 volte)

Un po’ per non infierire, un po’ per carità, un po’ per disgusto, cerchiamo di evitare di commentare tutto quello che riguarda la Lega.

Fin quando è possibile.

Ieri il “Corriere della sera” riferiva di una riunione leghista, in cui, alla presenza del leader Umberto Bossi, i principali esponenti di quel partito hanno delineato nuove strategie, il che ci interessa poco e punto, se non per un’estemporanea dichiarazione del capogruppo in consiglio regionale lombardo Stefano Galli, il quale ha rivendicato con orgoglio la pena scontata, per sentenza definitiva e inapplicabilità della condizionale, per precedenti condanne, per vilipendio alla bandiera.

Ora, a parte che la pena è stata soltanto parzialmente scontata ai servizi sociali, non è il caso di commentare né l’orgoglio, perché si qualifica da sé, né la coerenza di questo esponente, che poi mesi fa fu “grande elettore” del presidente della Repubblica.

Bisogna invece ricordare che la libertà di opinione non è mai assoluta e che non si può offendere nessuno, in nome della libertà di opinione, soprattutto chi ha una fede, chi è morto per essa, chi ha lottato e sofferto.

Certo, si può criticare finanche lo stato nazionale, l’unità italiana, l’Italia stessa: ma non si può offendere i simboli, le bandiere, per quello che esso rappresentano. Ma dove vogliamo andare a parare?

Ecco, l’occasione ci è propizia per ricordare che il reato di vilipendio alla bandiera è stato depenalizzato meno di un anno fa, in uno degli ultimi provvedimenti del parlamento a maggioranza di centro-destra: la “salva – Bossi” fu chiamata quella legge vergognosa, perché il leader massimo della Lega rischiava allo stesso modo una condanna esecutiva, per lo stesso reato, per aver affermato che lui con la bandiera italiana ci si puliva immaginate che cosa. Oggi i leghisti possono liberamente vilipendere la bandiera, rischiando appena una multa di qualche centinaio di euro.

Quella legge vergognosa fu approvata pure con i voti favorevoli e decisivi dei parlamentari di Alleanza Nazionale: ecco che cosa vogliamo ricordare.

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Di giuseppe (del 14/01/2007 @ 16:33:49, in blog, linkato 19728 volte)

Certe volte si capisce di più dai pettegolezzi locali, che dai trattati accademici, dai saggi impegnati o dalle analisi nazionali. Non sapete cosa sia la politica oggi in Italia? Non riuscite a comprendere quanto valga anche un posto di consigliere nella vostra città, o nella vostra regione? Bene, la dichiarazione che segue è per voi: avrete tutto subito chiaro. L’ha rilasciata al quotidiano LA STAMPA Guido Corsetto, coordinatore piemontese di “Forza Italia” e la riprendiamo integralmente dal sito del partito. Eccola.

"Sarà perchè come dice lui, è «ferito sul piano umano» dal comportamento dei «traditori». Sarà perché, cosa che invece non ammette, la fuga da Forza Italia lo preoccupa. Fatto sta che Guido Crosetto, coordinatore azzurro del Piemonte, tira fuori tutto il veleno che ha in corpo contro i Moderati, la formazione di transfughi passati ad appoggiare il centrosinistra. E parla della politica come molti italiani se la immaginano e come, di solito, nessuno dei suoi colleghi la racconta: richieste di soldi, mercato delle poltrone, impegni solennemente presi e serenamente ignorati. «I Moderati dicono che Forza Italia non è più vicina alla gente. Ma a loro della gente non importa nulla. Chiedono e ottengono posti gettonati e promettono a loro volta altri posti gettonati. Questo è tutto. Qui a Torino sono andati con Chiamparino e la Bresso perché hanno trovato porte aperte, le stesse porte che noi gli avevamo chiuso in faccia». Onorevole Crosetto, intende dire che li avete cacciati voi? «E’ semplice: loro avevano un prodotto da vendere e noi non eravamo interessati ad acquistarlo». Brutalmente: le hanno offerto il loro pacchetto di voti? E in cambio di che cosa? «La loro proposta era di natura tutt’altro che politica e non si conciliava con i presupposti morali, almeno i miei». Addirittura... «Giacomo Portas venne da me e, alla presenza di altri, mi disse: “Comprati i Moderati. Oppure, se non puoi farlo tu, chiedi a Berlusconi. Magari lui è interessato”». Ma non mi dica... E quanto chiedeva? «Non lo so, perché non diedi seguito alla cosa». Lei non fece neanche un’offerta o, perlomeno, non ne parlò con Berlusconi? «Assolutamente no». Non mi vorrà far credere di essersi scandalizzato... «Scandalizzato? Con tutto quello che sono abituato a vedere in politica? No, non mi sono scandalizzato». Insomma, che cosa rispose a Portas? «Che questo è un modo di fare politica che non mi interessa. A me questa politica fatta come al mercato non mi in-te-res-sa, chiaro? Qundi, dialogo chiuso. Mi stupisce però che il centrosinistra abbia aperto loro le porte e mi chiedo perché». Se le cose stessero come dice lei, sarebbe da chiedersi piuttosto se il centrosinistra abbia accettato l’offerta che lei sostiene di aver respinto. O no? «Quel che so è che i Moderati hanno avuto contatti con tutti i leader dell’Ulivo. Le voci ricorrenti parlano di una promessa fatta da Piero Fassino a Portas. Io non voglio crederci, ma...». Quale promessa? «A quanto pare, un posto nel Consiglio di amministrazione di Finmeccanica. Io non voglio crederci, non voglio pensare che i ds siano scesi a un livello così basso, però...». Però? «Guardi, le faccio una profezia: se questo metodo passa, si allargherà a macchia d’olio in tutta Italia e chi ha un minimo frammento di consenso, comunque acquisito, correrà a vendersi al miglior offerente. Ma la politica non è questa e sono i partiti maggiori che devono dire no. Per questo la mia vera sfida non è ai Moderati, ma al centrosinistra: chiuda la porta ai trasformisti come abbiamo fatto noi». Torniamo alla presunta offerta di Fassino: non risulta che si sia concretizzata. «Intanto però, i Moderati hanno avuto nomine, poltrone. Michele Dell’Utri è assessore al Comune di Torino, Portas ha avuto una poltroncina al Corecon, il Comitato regionale di controllo. Per il resto vedremo, hanno appena iniziato. Ma, ripeto, loro sono solo il sismografo non il terremoto: sono l’esempio di una politica alla quale non frega niente della gente». Che ruolo hanno giocato nella fuga dei Moderati da Forza Italia Chiamparino e la Bresso? «Penso che abbiano incentivato questa operazione perché, soprattutto in Regione, recuperare consiglieri dal centrodestra rende più debole la sinistra estrema». Qualcuno dice che anche l’Udc non abbia visto male la cosa, Buttiglione, Bonsignore... «E’ una voce che ho sentito. Ci sono stati anche alcuni alleati, o meglio, singoli esponenti di partiti alleati, che hanno soffiato sul fuoco. Ma non è stato l’elemento decisivo. La verità è che i Moderati sono usciti da Forza Italia dopo che erano state bocciate alcune loro richieste. Di poltrone, per essere chiari». Può fare qualche esempio? «Portas. Non gli fu assegnata una poltrona che, devo essere sincero, io mi ero impegnato a dargli». Quale poltrona? «Una poltrona, una qualsiasi. A lui non interessava quale». Nelle sue parole sembra di cogliere dell’astio.. «Mi rendo conto che sto cedendo all’astio, ma sa perché? Molte di queste persone hanno avuto da me aiuto e non parlo di politica. Parlo di una mano tesa sul piano umano, personale». Chi ha aiutato? «A Maurizio Bruno, ex coordinatore di Torino di Forza Italia, per non fargli finire gli assegni in protesto ho pagato di tasca mia, badi bene, di tasca mia, dei debiti che aveva contratto per la sua personale campagna elettorale e che non era stato in grado di onorare». In una intervista a «La Stampa» lei ha accennato qualcosa anche a proposito del suo ex vice, Giuliano Manolino. Può essere più chiaro? «Ah sì, indovini che aveva fatto: aveva preso la residenza in un Comune lontano da Torino, anche se non ci abitava, per farsi dare un rimborso chilometrico più alto quando veniva in Consiglio regionale. E poi mi viene a parlare di interesse per i problemi della gente! Non mi stupisce che da sindaco di Pecetto non sia stato rieletto dai suoi concittadini. Manolino è uno che pontifica sulle origini di Forza Italia, sul ‘94; peccato che lui sia entrato nel partito nel 2000 e si sia iscritto soltanto il giorno prima della chiusura delle liste, quando è stato sicuro che sarebbe stato candidato». Onorevole Crosetto, i transfughi sono una trentina. Possibile che vi abbiamo abbandonato tutti per motivi di interesse? «Una trentina su circa ventimila consiglieri in tutto il Piemonte, sì. Io posso dirle, caso per caso, uno per uno, i motivi per i quali se ne sono andati. E non ce n’è uno nobile». Cominci pure... «Maurizio Bruno se n’è andato perché la direzione cittadina del partito bocciò la sua nomina all’Agenzia comunale dei pubblici servizi. Giuliano Manolino se n’è andato perché non è stato nominato dai nostri consiglieri regionali vicepresidente del Consiglio. Di Portas ho già detto. E potrei andare avanti». Un’ultima domanda. Ammettiamo che questi signori siano come lei li descrive, significa che il suo partito, Forza Italia era ridotto alla peggior sentina dell’immoralità, una vera schifezza, scusi il termine... «Bé, intanto loro erano solo una parte della classe dirigente. E poi, come lei sa, nei partiti la classe dirigente non si inventa. Io non critico la loro professionalità. Portas ad esempio, come organizzatore era il migliore di tutti...». Non è un buon motivo... «Infatti». Non è che lei non si era accorto di niente? Manolino era il suo vice... «Io di vice ne ho venti, lui era uno dei venti. Detto questo, non è che non me ne fossi accorto. Infatti, con me non aveva spazio, motivo per cui se n’è andato. Spazio che invece ha trovato a sinistra. Chissà perché».

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Beh, Guido non c’è più. Ha perso tutti i clienti, Patrizia, dopo la fin troppo nota vicenda di cronaca, che nell’ottobre 2005 la ebbe protagonista, insieme a Lapo Elkann, non solo; il potentissimo ufficio stampa della Fiat, di cui dicevamo nei precedenti blog dei giorni scorsi, le ha di fatto impedito ogni apparizione televisiva, che le avrebbe consentito un minimo di sostentamento.

Inoltre, da Lapo non ha avuto nemmeno una parola di ringraziamento: eppure sostanzialmente gli salvò la vita, quella sera. P

erò, almeno è tornata pure lei, Patrizia, in concomitanza del “ritorno” sfavillante del rampollo ( di cui pure abbiamo scritto qui nei precedenti blog ) e ha parlato, con grande amarezza, lamentando il trattamento ricevuto; ma- e va ascritto a suo onore- mai cedendo alla volgarità, o al pettegolezzo. E si che ne avrebbe avuti, di argomenti… ( L’intervista è apparsa su “Libero.it”, a firma di Giorgia Camandona ).

Ah la potenza della famiglia! Ah che fanno i soldi! E – a proposito – i soldi di tutti noi, visti gli stratosferici soldi pubblici che la Fiat, quindi la famiglia Agnelli, ha preso dallo Stato italiano in tutti questi decenni…

Alla volgarità e al pettegolezzo ha invece abbondantemente ceduto in questi giorni il quotidiano della famiglia, commentando con dovizia di particolari la vicenda del “Carpe diem”, la casa “chiusa” ora davvero di incontri sadomaso di mistress Kelly: il capolavoro del genere, la descrizione dettagliata delle abitudini sessuali dei masochisti che frequentavano il centro di via Lagrange a Torino.

Per la completezza dell’informazione e in nome della cronaca, ci aspettiamo ora che una decina di paginate siano dedicate nei prossimi giorni alle abitudini sessuali dei frequentatori delle transessuali e dei travestiti: come si vestono, cosa si mettono e dove, che cosa fanno, o si fanno fare… Non dovrebbe essere difficile per i solerti colleghi de “La stampa” reperire ampie ed inedite testimonianze.

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Di giuseppe (del 12/01/2007 @ 19:39:36, in blog, linkato 38088 volte)

La Torino ipocrita e puritana, bigotta e moralista, legge avidamente in queste ore sui suoi degni quotidiani tutti i particolari, in cronaca, ovvio, che continuano a venire fuori sulla vicenda del “Carpe diem” .

Sulla titolare, Mistress Kelly, in primo luogo.

Ora, se c’è una cosa che dovrebbe scandalizzare in tutto questo è l’inautenticità, che traspare dalle dichiarazioni lette sui giornali, sull’intera situazione, oltre che sulla figura della protagonista.

Capisco che si deve pur difendere, dall’accusa di sfruttamento della prostituzione che le è stata mossa, ma su tutto il resto ci si sarebbe aspettato qualcosa di più intenso, di più autentico, semplicemente di reale.

Il centro di via Lagrange, invece, come emerge dalle ricostruzioni giornalistiche, appare una casa da Carnevale, più che da pratiche sessuali.

L’arredamento, l’abbigliamento, le situazioni evocate sono una finzione scenica e svolgono, pure a mala pena, appena una funzione puramente evocativa.

La protagonista stessa, poi, che dice di aver imparato dal suo fidanzato, salvo poi essere clamorosamente smentita da lui in persona; che per acculturarsi legge un manuale d’amore…sadomaso; che piange miseria, appare in tutta la sua clamorosa pochezza, al di là delle sceneggiate messe in atto coi suoi clienti, in virtù di una scelta fatta soltanto per opportunismo, quale strategia di marketing: qualità scarsa e prezzi elevati.

Proprio per questo fa sobbalzare la considerazione che aveva dei suoi clienti, che si accontentavano evidentemente di ben poco, alla faccia dei soldi che le versavano a ogni incontro, considerati una specie di potenziali serial killer da tenere sotto controllo, per emendare le loro presunte perversioni.

Questo di squallido io ho trovato in tutta questa vicenda, e basta: questo, esattamente questo.

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Di giuseppe (del 11/01/2007 @ 19:46:49, in blog, linkato 29757 volte)

Altre cose che non sopporto dei miei colleghi giornalisti sono la superficialità e il conformismo. ‘

Stamattina a Torino le edicole sembravano impazzite: titoloni sulle locandine piazzate davanti a profusione e caratteri cubitali in prima pagina, più paginate e paginate all’interno: tutti i particolari in cronaca, ovvio.

Cosa è successo di tanto eclatante? E’ successo che il 27 dicembre scorso, si badi bene, quasi quindici giorni fa, senza che nessuno nel frattempo ne abbia avuto sentore, se non tutti in ritardo all’unisono, i Carabinieri hanno chiuso un sedicente “centro estetico” dietro, o meglio, dentro cui si celava una casa di appuntamenti. Casa ora davvero proprio chiusa! Specializzata. Tag: sadomaso.

Chiusa perché la titolare, Emanuela Li Causi, venticinquenne rampante, in arte Mistress Kelly, teneva ad aiutarla, nel soddisfare i suoi clienti, due assistenti: il che, per la legge italiana vigente, e soltanto questo, è reato, sotto il nome di favoreggiamento della prostituzione.

Così ora i vicini di casa ( mi pare di vederli, a bisbigliare fra di loro, salendo le scale, a lamentarsi col portiere, a fare denunce anonime ) saranno contenti e lo storico stabile di via Lagrange, centralissima ed elegantissima arteria del centro cittadino piglierà finalmente pace, senza tutto quel via vai di uomini “particolari”.

Ora, il bello è che di centri come questo, a parte la specializzazione, Torino, come tutte le altre città italiane, è piena. Non si capisce perché abbiano chiuso soltanto questo, adesso, dopo aver chiuso, anni fa, sempre nel capoluogo subalpino, il celeberrimo “Viva line”.

Mistress Kelly è tornata, però erano anni che il “centro estetico” di via Lagrange si faceva pubblicità, come migliaia di altri in tutta Italia di altri, sui giornali cittadini e la titolare aveva pure tanto di sito internet, in cui decantava le sue prestazioni, diciamo così, specialistiche.

Di stonato, in questa vicenda, ci sono le dichiarazioni successive dei protagonisti, nonché gli articoli dei giornalisti che le hanno ospitate, tutte improntate a superficialità e conformismo. E poi, quel nome…Così incredibilmente poetico e romantico…Via, un po’ di cultura non guasta mai! Non potevano chiamarlo, che ne so? “La pelliccia di Leopold”, oppure “Il giardino dei supplizi”?

Il povero Orazio si sarà rivoltato nella tomba. Pure la mia anziana, una vera e propria istituzione, “la Pellegrino”, insegnante di latino e greco del liceo-ginnasio di Stato “G.Palmieri” di Lecce, la quale divinamente traduceva ( mi pare di rivederla e risentirla, ispirata, a occhi chiusi, con un filo di voce) “Carpe diem, quam minimum credula postero”: “Cogli l’attimo che fugge e quanto meno possibile tu sii fiduciosa nel domani”.

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Di giuseppe (del 11/01/2007 @ 18:56:36, in blog, linkato 25743 volte)

Una delle cose che non sopporto dei miei colleghi giornalisti è il cinismo. Cercherò quindi di non essere cinico io. Però ecco, a volte è proprio difficile.

Ieri abbiamo appreso da tutti i telegiornali e tutti i quotidiani, più o meno pilotati dal potentissimo ufficio – stampa della Fiat e dalle sue molteplici articolazioni editoriali e pubblicitarie, del ritorno di Lapo Elkann, dopo le note vicende di cronaca di più di un anno fa, su cui è meglio stendere per quanto possibile quel famoso velo.

Il rampollo nel frattempo si è dedicato alla creazione di una linea di moda personale, come quando alla guida della comunicazione della casa madre non aveva saputo far di meglio, invece di far vendere automobili, di ideare quelle orribili felpe con marchio aziendale stampigliato davanti, che soltanto i venditori delle sue concessionarie avevano avuto il coraggio di indossare.

Oh, roba di lusso ‘stavolta: a cominciare da un nuovo paio di occhiali da sole, il superfluo del superfluo, di cui, data anche la penuria di modelli del genere sul mercato, si sentiva davvero la mancanza e che saranno venduti al modico prezzo di mille e rotti euro l’uno.

Come se non bastasse, il rampollo è apparso quale testimonial dell’eleganza maschile sulla principale rivista di moda, però in un anonimo e banale gessato, sotto la gigantesca scritta L’UOMO.

Ecco, ci asteniamo dal cinismo, all’insegna dell’aurea regola secondo cui ognuno è libero di esprimere la propria sessualità come meglio crede, all’infuori della violenza e dei minori: però, insomma, che proprio lui sia ora diventato il testimonial dell’ UOMO contemporaneo è un triste segno dei tempi.

Quanto agli occhiali, lasciamo la parola a mons. Vinicio Albanesi, sacerdote da anni impegnato nel recupero e reinserimento di tossicodipendenti. Abbiamo trovate le sue dichiarazioni soltanto sull’Ansa, il che va iscritto a onore e merito della storica agenzia, come va iscritto a disonore e demerito dell’intera stampa italiana il fatto che nessuno abbia avuto il coraggio di riprenderle: “Un prezzo da vergogna per un oggetto che nasce dal mix tra interesse economico, comunicazione e storia squallida..Un oggetto a cui, a pochi euro di prodotto base, si sovrappone tutta la capacità negativa, crepuscolare e dal sapore di morte di una società che ha fatto dell'apparire il valore più alto. Mentre i nostri ragazzi che hanno avuto problemi di droga passano anni duri in comunità di recupero c'e chi grazie al denaro, al potere e al nome rilancia e di questi problemi fa commercio. Si tratta di uno dei livelli più bassi e rivelatori della pochezza a cui siamo arrivati".

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Di giuseppe (del 05/01/2007 @ 15:59:12, in blog, linkato 1342 volte)

Io non so da dove vengano fuori certi dati, come quelli pubblicati dai giornali negli ultimi giorni, tipo quante famiglie vivano sotto una determinata e davvero bassa soglia di entrate mensili, o di quanto siano aumentati i generi di prima necessità. Probabilmente si tratta soltanto di elaborazioni statistiche, però è innegabile che abbiano una validità oggettiva.

Ma io so perché negli ultimi anni e precisamente cinque ogni cosa sia aumentata, dal doppio, al triplo e il valore delle nostre possibilità economiche sia progressivamente sceso, fino a farci diventare quasi tutti più poveri, tranne i già ricchi. che son diventati più ricchi: perché è stato introdotto l'euro. Ne sono responsabili in ugual misura Prodi e Berlusconi, maggioranza e opposizione, a ruoli attuali e a ruoli invertiti, che l'hanno deciso, e avallato senza controllo.

Dicono che sia una scelta irreversibile e si tratta di un'altra balla colossale, come tutte le impostazioni legate all'Europa dei mercanti e dei politicanti che ci hanno imposto. Certo, al momento non ne abbiamo gli strumenti. Però possiamo costruirli e nel frattempo crederci e sperare.

Poi, l'augurio per il nuovo anno è di essere quindi più lucidi e determinati e di poter avere maggiori entrate di benessere economico, di cui abbiamo tanto bisogno: meno precari e più sicuri.

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