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Dall'Ilva alla Tap - IL VENDOLISMO MALATTIA INFANTILE DEL COMUNISMO
Di giuseppe (del 07/11/2013 @ 08:33:29, in blog, linkato 1371 volte)
Proseguono i provvedimenti anche concreti della magistratura contro l’ Ilva, che, sostanzialmente ancora agevolata, se non protetta, dal governo bi –Letta, continua ad essere inadempiente sul fronte del reale risanamento, della radicale ristrutturazione della produzione, della tutela dell’ambiente e della salute delle persone. Insomma, il disastro continua. Fino a quando? Fino a quando la volontà popolare non troverà uno sbocco politico reale, per avviare lo smantellamento dell’attuale sistema, in una profonda rigenerazione della produzione, su criteri moderni ed efficienti, sotto l’egida dello Stato, che dovrebbe riprendersi il controllo di questo settore, strategico, senza lasciarlo agli approfittatori e agli avventurieri senza scrupoli, come ha fatto in passato. Le occasioni offerte dal risanamento ambientale, quello ancora possibile, e le nuove prospettive imprenditoriali, faranno poi cadere e finalmente il ricatto occupazionale, su cui ambiguamente si è puntellato il sistema di interessi stratosferici e di corruzione totale, di cui ho scritto qualche giorno fa, commentando il coinvolgimento giudiziario del governatore della Regione Puglia Nichi Vendola. Ora, come è stato giustamente rilevato, il pericolo è che l’attenzione sociale si appiattisca sugli aspetti giuridici e legali, mentre si distolga dalla politica. Francamente, da intellettuale, mi interessa poco e punto l’esito delle inchieste dei magistrati, perché quello che mi sta a cuore è il giudizio politico. Al di là degli aspetti penali, al netto delle bucoliche prese di posizione retoriche, oltre i quadretti idilliaci a lungo dipinti, in concreto la Regione Puglia oggettivamente non si è mossa contro il sistema dell’Ilva, anzi, implicitamente, così facendo, l’ha agevolato. Vale pure per la sanità, perché, vicende giudiziarie a parte, la sanità pugliese costa troppo e funziona male, il tutto sulla pelle e nelle tasche dei Pugliesi. Questa è la verità della cronaca dei fatti, e pure – vale per tutte le amministrazioni nel frattempo succedutesi – la verità storica: chi ha ereditato la situazione preesistente, di cui certo non era responsabile, comunque non ha fatto nulla di concreto, nei fatti, per invertire la tendenza, quanto meno per avviare il risanamento. Tutti zitti e buoni sotto la gigantesca cappa di interessi montati dall’Ilva sopra il cielo di Taranto, e pure delle zone del Salento, raggiunte dai miasmi mortiferi per effetto della circolazione dei venti. *** Geograficamente colpito a morte dall’inizio alla fine, lungo le coste dei due mari, all’inizio dalla pestilenziale centrale di Cerano, alla fine dal disastroso stabilimento dell’Ilva, il Salento proiettato sull’economia contadina, sulla cultura, sul turismo, vacilla. Il colpo definitivo sul suo equilibrio naturale sta per arrivare, se qualcuno, se qualcosa, non farà in tempo a fermarlo, prima che sia realizzato, prima che si abbatta rovinoso, e anzi mortale, sulle genti salentine. Si tratta del gasdotto trans – adriatico (TAP) il cui sbocco finale, come è noto, è previsto sulla spiaggia di San Foca. Basta studiare un po’ le carte, leggere gli atti burocratici ed amministrativi, confrontare le dichiarazioni politiche, approfondire un minimo, per capire facilmente che si tratta di un’opera utile solamente alle società multinazionali che la costruiscono e la gestiscono; che in termini gestionali se ne potrebbe fare totalmente a meno; che nel Salento non porterà nessun tornaconto economico; che agli Italiani tutti non darà beneficio alcuno, come invece promette mentendo e sapendo di mentire il Letta nipote. E allora, per favore, muoviamoci prima, non dopo. Perché poi, quando sarà fatto, con l’ecosistema sconvolto, darà ben misera soddisfazione andare ad individuare le responsabilità. Qui torniamo a Nichi, massimo esponente istituzionale del territorio, pure leader di un partito che nel nome porta il richiamo preciso all’ecologia e teorico di politica e di letteratura. Sulla Tap Sel e Pd continuano a fare solamente fumo, senza arrosto, in un gioco delle parti, fra piani nazionali e locali, sovrapposti e incastrati in un sostanziale nulla di fatto. La realtà è che nei fatti i progetti delle multinazionali sono in avanzata fase di realizzazione. Nichi Vendola ne è responsabile, sia detto, comunque vada a finire, a futura memoria. Intendo essere preciso. Ho scoperto che la Regione Puglia aveva trenta giorni di tempo per bloccare il progetto del Tap presentato presso i suoi uffici e non l’ha fatto, quindi ha fatto scattare il meccanismo del silenzio – assenso e cioè ha di fatto autorizzato i lavori. Quindi, poi Nichi Vendola potrà pure mettersi a scrivere poesie e a rilasciare affascinanti dichiarazioni in merito, ma questo è, questo lo inchioda, ‘stavolta ab origine, non come per l’ Ilva a posteriori, ‘stavolta a monte, prima, fin dalle origini, alle sue responsabilità precise. Cos’, alla luce della scelta compiuta, al buio dell’autorizzazione concessa, questo tardo romanticismo risulta francamente insopportabile, come il buonismo di maniera, il politicamente corretto ostentato formalmente, a coprire la verità dei fatti. Di questo Vendola dovrebbe preoccuparsi, se non fosse troppo occupato a rincorrere i suoi pur legittimi sogni di gloria, su scala nazionale, e a dichiarare sempre e comunque, a ogni proposito e sproposito, su motivi e personaggi mille miglia distanti dagli interessi della Puglia e dei Pugliesi. Continua invece imperterrito a perpetuare la propria immagine naif, ingenua, disincantata, fanciullesca, tardo giovanilistica, che copre i fallimenti della sostanza, e l’occupazione sistematica del potere, che ha scientificamente attuato, dall’energia, alla cultura. Nicchi Vendola, che ha una sfasatura infantile della politica, ridotta ad affabulazione trasognante, tutta giocata sulle capacità straordinarie nella comunicazione e nella costruzione dell’immagine e quindi del consenso, piena di suggestioni, da incantatore di serpenti, che incanta, appunto, grazie alle sue capacità e così facendo fa dimenticare – in codesta versione post comunista del nuovo secolo e del nuovo millennio – i fallimenti di governo, nei fatti concreti che interessano realmente i popoli e le persone.